Bastardo posto, il libro scritto più sofferto, più amato

Ieri, sulla mia pagina facebook ho postato l’incipit e un paio di pagine di Bastardo posto, libro che non si trova più (eccetto l’Ebook e qualche copia usata) e che uscì nel 2011 per le edizioni Perdisa Pop.
Ma vediamo alla storia sofferta di questo libro. Che sarebbe dovuto uscire nel 2009 con Newton Compton, casa editrice con cui avevo pubblicato “La donna che parlava con i morti” (4000 copie prima tiratura, più una ristampa di 1500).
E la Newton Compton annunciò l’uscita di Bastardo posto nel catalogo del quarantennale della casa editrice. Ecco la copertina studiata dai grafici della Newton, ecco la pagina del catalogo (in inglese).

Il 16 maggio 2009 avrei dovuto presentare Bastardo posto al Salone del libro, Torino. Era tutto prenotato.


Il giorno dell’uscita del libro, però, arriva una mail dalla Newton Compton: le prenotazioni, causa crisi., sono poche (sulle 850) quindi è meglio rinviare l’uscita. Mesi dopo, vedendo che il libro non usciva, mi accordai con la Newton, così da uscire con un altro editore.
Feci alcuni invii, mirati. Il primo che mi rispose fu Luigi Bernardi, allora direttore della collana Perdisa Pop. Arrivò anche un’altra proposta, di una casa editrice medio grande (e che mi piaceva), ma ormai avevo detto di sì a Luigi e quindi fu Perdisa Pop.
Spero che il libro venga ristampato, magari da Golem. Vedremo.

Un breve estratto di Bastardo posto.

Si sta accendendo un’altra sigaretta, ora. Ha ripreso da qualche mese. Prima aveva smesso, proprio per Matteo. “Dovessi morire”, aveva pensato, “soffrirebbe come ho sofferto io, o forse di più, quando ho visto la bara di mio padre chiudersi per sempre”.
Così senza dire nulla, senza dirgli che non sarebbe stato giusto (“lo faccio per te”), Limara aveva smesso di fumare. Da quaranta a zero sigarette nell’arco di una sera, il tempo di prendere una decisione, tornando a casa dal lavoro.
Avrebbe rimesso una sigaretta in bocca la prima notte con Marina. Prima di averla. Son diventate sessanta, ormai, le sigarette.
E comunque: più che un pensiero, l’ipotesi di morire, adesso, è un auspicio.
“Dio, ti prego, se esisti, fammi dormire per sempre, ma…”.
Ma il problema, per Paolo Limara, sono i ricordi: morendo, ce li portiamo appresso? 

il sorriso

Cortona, ultimo giorno di ferie.
Parlano di vaccinazioni, tre pensionati, prendendo il caffè nel bar in piazza. “Dai giornali si hapisce na sega” dice uno. “Chi un si vaccina deve pagà le spese” dice un altro. E avanti con pfizer, astra zeneca eccetera.
Arriva una giovane coppia. Sui trenta, trentacinque. Si fermano a parlare con i tre pensionati, di vaccinazioni naturalmente. Lui dice: Devo vaccinarmi, sono convinto. voglio farla. E lei?, chiede un pensionato indicando la ragazza. Risponde sempre l’uomo: Lei? Ma neanche, ha deciso che non si vaccina. I tre tacciono, i due si guardano, scambiandosi un sorriso. Bello.

(La cattiveria è degli sciocchi, di quelli che non hanno ancora capito che non vivremo in eterno.
Alda Merini)

L’odio e un vecchio sogno

Nella mia città ci si indigna perché di notte giovani e meno giovani si riversano nelle strade, rumorosi. Alcuni di loro vanno oltre: urlano, pisciano, a volte prendono a calci auto, distruggono fioriere.
Su facebook vedo alcuni madri e padri di famiglia che insultano altre madri e padri di famiglia perché non la pensano come loro.
Figli e genitori.
Urla.
È la stagione dell’odio, questa.
Qualcuno vuole che sia così, credo.

In passato spesso, in questo blog o sulla mia pagina facebook, ho scritto che sognavo di fuggire in un paese senza internet e cellulari. Una radio, il giornale al mattino, l’incontro per qualcuno per strada, o in piazza.
Vorrei di nuovo impadronirmi di quel sogno (così forte, così lontano).