Un libro – di ribellione, forse un po’ autobiografico – nella testa. Ma c’è nebbia

Ho un libro in testa da almeno venti giorni, è dentro, è delineato, ha un suo inizio, una sua fine, un suo messaggio, i suoi personaggi, eppure continua a restare nella mia testa, nonostante sette otto tentativi di metterlo su carta.
Quando dalla testa va sulla carta succede niente, ma quando la testa legge quello che c’è sulla carta dice che no, non va ancora bene, che la prima pagina – ancora – deve essere scritta.
No, non solo la prima pagina: la prima riga.
Non c’è, non c’è, non c’è..

Non è un giallo, è una storia di ribellioni a questi giorni, a questi tempi, a questi mondi.

E’ ambientato in un bar di periferia di una città della Pianura Padana, c’è nebbia, come ora.

Per adesso resta in testa, vediamo cosa capita poi.

(Sono due anni che non scrivo, forse di più. Un anno fa era appena uscita La suora….
La prima riga de La suora è Le ossessioni non sono mai belle, eccetto Nora.
La scrissi poi, non subito. Stavolta qualcosa mi dice che la prima frase – quella che resterà tale – devo trovarla subito perché se non la trovo subito il libro non decolla. Un po’ come successe con il mio primo libro (Il bar delle voci rubate): Sa di antico il mio piccolo bar.
Venticinque anni dopo sono tornato in un bar… )

Questo è l’ultimo tentativo, di due notti fa. Non mi piace.

Nella vita ci son cose che si vorrebbero fare e non si fanno, ed è sbagliato. Io non so se si vive una volta sola, non m’importa, so che in genere si vive male, anche per questo: perché non si osa.
L’altra sera mi son messo a contarle le cose che avrei dovuto fare e che non ho fatte, e ho perso il conto, fanculo. Si vive a metà, così, anche meno.
Questa sera – è la vigilia di Natale – nel mio bar ci sono sette clienti: lo scrittore, Anna, il poliziotto in pensione e quattro sconosciuti.
Ecco: stasera farò quel che voglio fare, o almeno: ci proverò.