in morte di un amico, grande giornalista

Quando muore un amico (che tu non sapevi malato, perché lui non voleva si sapesse) col quale dovevi vederti a cena per parlare delle solite cosette – il giornalismo vero, quello che non si genuflette, che non guarda in faccia a nessuno – non ti resta che dire, ciao amico, puttana merda potevamo almeno “una volta una” fare le ore piccole dopo aver mangiato polenta concia, bevuto dolcetto e grappe e continuato a parlare parlare parlare, no, cristossanto?… e ora devo pure scriverti un coccodrillo, te lo ricordi no? cosa dicevamo dei coccodrilli che si usa fare nei giornali? che nasciamo tutti belli e che muoriamo tutti buoni. accidenti, ma non potevi aspettare il tempo di un’altra cena?

E’ morto da poche ore Mario Pozzo, un amico, un grande giornalista.

Una volta lessi un suo pezzo. sembrava un racconto di Piero Chiara.
Allora, due poliziotti sono nelle curve. Hanno perso le chiavi della volante, vicino al tribunale.
Arriva, non si da da dove né da chi, l’idea geniale.
E’ stato appena processato uno scassinatore professionista, sa tutto lui di serrature di ogni genere.
Viene prelevato, portato sul posto: e per lui è un gioco da ragazzi aprire l’auto della polizia.
Mario Pozzo la storia la scrisse sul suo giornale (l’Eco di Biella), e i poliziotti si incazzarono da morire: che figura di cacca ci hai fatto fare?
L’articolo, comunque, avevo il grande vecchio perduto pregio: del cronista che scrive quel che vede, non quel che c’è scritto in un dispaccio di agenzia.
Oddio, a dirla tutta mancava una cosa in quell’articolo: il ruolo di comprimario – comprimario mica tanto – del giornalista.
Fu lui, il malandrino, a suggerire ai poliziotti di chiamare sul posto il professionista delle serrature.
Me li vedo gli occhi furbi di Mario che pensa, mentre insiste coi poliziotti: pensa che se le cose andranno come dice lui, lui scriverà un gran pezzo.

Hai lavorato all’Eco di Biella, alla Stampa, alla Gazzetta del Popolo, poi ancora all’Eco di Biella.
Ti sei fatto valere e hai sempre avuto problemi:
quelli “belli come noi” li han sempre problemi.
Bassini tieni duro, mi dicevi.

Tengo duro
Ciao Mario, un grande grane abbraccio

ciao

Nel libro della Kristof, Trilogia della città di K., ci sono due personaggi “maledetti”: uno dimentica troppo presto una persona amata, l’altra, invece, non riesce a dimenticare.
Solitamente si dimentica.
A volte si fa di tutto per continuare a ricordare.
Il 18 agosto ero a Tuglie, in Salento. Una bella serata, con amici.
Il 18 agosto del 2006 è morto mio fratello Moreno, 19 anni più giovane di me.
(Scrissi una lettera preghiera. E’ la prima cosa scritta, qui)
Ogni 18 agosto guardo in cielo e dico ciao Moreno.
Tra poche ore ci sarà la messa in suo ricordo. Così vuole mia madre, ci tiene ogni anno a pregare per lui. Ci andrò, certo, amche se a pregare non son capace.
E buona domenica

come funghi, i “docenti” di scrittura creativa

A volte tengo dei corsi, di scrittura (che a me scrittura creativa sembra un po’ una minchiata).
Mi faccio dare il rimborso spese e in cambio racconto “cose” tratte per lo più dalla mia esperienza.
Una volta una persona mi ha detto: Anni fa ho seguito un corso con Pontiggia, sai che tu mi ricordi lui? Immediatamente le ho pagato da bere (sospettando, chiaro, che mentisse).
Un’altra volta invece ho ricevuto una mail: di una partecipante delusa. Domenica (era in due giorni il corso) mi sei piaciuto, ma il giorno prima no, poitevi fare di meglio.
Io le ho risposto, lei no.
Comunque, il discorso sulle scuole di scrittura è mica facile. Son qui a dire, ora, però questo: che crescon come funghi i docenti. Leggo di una scrittrice (ora ora) che ha pubblicato un libro e che fa corsi. Ha una trentina d’anni.
Nella mia città, invece mesi fa ho saputo di un ventenne, molto intraprendente. Dopo aver pubblicato un romanzo breve per le edizioni Il filo (e quindi a pagamento) ha tenuto un corso di scrittura creativa: così è rientrato (suppongo) un po’ nelle spese.
Chissà se ha parlato anche di editoria banditesca, a pagamento.

parlare da soli

Quando ero ragazzo c’erano quelli che parlavano da soli per strada, magari sbraitando.
Ne rammento uno, sempre incazzato, in bicicletta, urlava agli automobilisti, a volte senza un perché. Mi dissero che da piccolo aveva visto fucilare i suoi genitori (presumibilemte fascisti) dai partigiani. Il bello è che lo incontravo spesso nella libreria di una signora comunistissima.

Mi accorsi che le cose stavano cambiando quando nel 2006, presi l’areo per andare a presentare Lo scommettitore a Roma. Ci saranno stati sei, sette ragazzi venti trentenni che sembravano fatti con lo stampino: eleganti, ben pettinati, gel a go go, occhiali di marca, ventiquattrore. Pure loro parlavano da soli, a voce alta, come i matti della mia infanzia: solo che loro lo facevano al microfono del telefonino.
Parlando di affari, donne, cene. Alcuni a voce molto alta.

Ieril’altro. Vedo a una decina di metri da me uno che conosco e che non mi sta particolarmente simpatico. Uno di quelli che ti spiegano il mondo. E la luna. Una volta mi ha anche offerto l’aperitivo: lui parlava, io ascoltavo pensando ad altro.
Comunque. Lo vedo, e lui mi fa un cenno di saluto.
Poi dice: Fai un salto da me?
(Io penso che anche sua moglie non è il massimo…).
Rispondo: Ho fretta, sto andando al giornale (vero era).
E lui: Sto parlando al telefono, ciao.
Ciao, dico.
Ciao, mi dice (ma anche l’altro o l’altra al telefonino avranno sentito dire Ciao: che casino).

leggere un libro triste

Ho riletto Agota Kristof in Salento, durante le ferie. La trilogia. C’è un perché di questa lettura – a parte il fatto che la Kristof sia morta da poco, a parte il fatto che la sua scrittura mi piace (le frasi così scarne, come alberi spogli. E i verbi che cambiano – presente, passato remoto, poi presente poi ancora passato remoto – perché il tempo non ha tempo).
Il perché scelgo di rileggerla è la vita: che ha volte ti dà una spallata e tu barcolli, poi, brancoli.
Come dice la Kristof certe vite sono più tristi del più triste dei libri.

Allora, mancano due tre giorni alle ferie. Non vedo l’ora, sono stanco, più degli altri anni.
Ho voglia di leggere di notte, di camminare tra sabbia e mare, pensando, fumando la mia pipa (che in Salento è cosa strana, nessuna la fuma, e i bambini ti guardano strano se la fumi).
Ho voglia di andare in posti dove nessuno mi conosce.
E sto pensando a queste cose due tre giorni prima di partire, durante una cena nel basso monferrato con pochi amici.
Distrattamente sento un racconto…perché tra gli amici a cena c’è anche un medico, un chirurgo: si occupa anche di malattie brutte, tanto brutte.

Un bimbo sano e un bimbo malato, due fratelli, insomma. Cresciuti con attenzioni – è giusto che sia così – particolari verso il bimbo malato. Molto malato. Non sarà mai normale, insomma.
Succede però l’imprevedibile.
S’ammala il bimbo sano.
Ha pochi mesi di vita, c’è un maledettissimo cazzo da fare.
Imprecare e piangere.
Il bimbo quasi non si accorge di nulla.
Gli ultimi giorni però il bimbo è uno straccio: e non riesce nemmeno più a parlare. E quando suo padre torna a casa non riesce a dirgli Ciao Papà, e si dispera di questo, e piange. Poi muore. Fine della storia.
Triste più di un libro triste.
Più triste: perché vera.

Racconti a 4 mani anno 4°, così andò

Abbinamenti e votazione finale: così è andata (e diecimila grazie alla signora T. e mille grazie ai due giurati Stefania Mola ed Enrico Gregori).
Poi verrà l’ebookde I racconti a quattro mani quarta edizione con i primi sei che verranno impaginati per primi (il premio questo è) e la copertina di Mario Bianco

Irene De Sanctis e Mario Bianco La vedova d’Alfonso 51
E.l.e.n.a e Ivano Porpora Il volo 39
Gloria Gerecht e Francesca Ramacciotti La prima volta 31
Giulia Meli e Lasaramandra smoke on the water 28
Roberta Bianchin e Luca Briante La duecentesima rosa 24
Maria Giovanna Luini e Cristina Pasqua Lo strappo 23
Anna Costalonga e Lucia Tosi Una vita lunga 13
Cristina Vezzoli e Carlo Rossi La lentezza dell’organismo sferico e biancastro 12
Cristina Vezzoli e Martina Marini Lo Sgrumpio 12
Maria Lucia Riccioli e Mavie Parisi Tarocchi di Sicilia 10
Annalisa Ferrari e Donatella Righi Come fu che Malik perse il suo sogno 10
Cristina Bove e Fausto Marchetti La corsa e l’attesa 7
Sandra Mazzinghi e Fabrizio Tummolillo Sanfermines 7
Morena Fanti e Marco Freccero Pantaloni bianchi 5
Silvia Ancordi e Rita Zaghi Zucchero filante 1
Marco Crestani e Paola Mattiazzo Il foglio bianco è davanti a lui 0

Si vota

Si vota. Oggi, sabato e domenica.
Spariscono i commenti in moderazione, quindi.

I racconti son sedici, votarne sei è come avere un esercito con più caporali di soldati ma tant’è: sei su sedici e arrivederci e grazie.
Il primo racconto aprirà l’ebook, poi verranno secondo, terzo e via discorrendo, fino al sesto. Poi verranno gli altri, a caso.
L’impaginazione dell’ebook sarà curata dalla signora T., la copertina sarà di Mario Bianco.
Dopo il voto si conosceranno anche i nomi degli autori.

Modalità di voto.
Possono votare tutti i partecipanti con un commento che abbia due caratteristiche:
1, non sia anonimo
2, proponga una valutazione di sei racconti (non cinque o quattro: sei)
Al miglior racconto si daranno 6 punti: al secondo 5; al terzo 4; al quarto 3; al quinto 2; al sesto 1.
La giuria (composta da Enrico Gregori, Stefania Mola e se vorrà Monia Casagrande) avrà un peso specifico maggiore: 12 voti al primo, 10 al secondo, 8 al terzo, 6 al quarto, 4 al quinto, 2 al primo.
(Io e la signora T, ricordo, non votiamo: perché conosciamo i nomi degli autori).
Poi, alla fine, verrà l’ebook. Con nomi e cognomi.