Il sentiero, recensioni su Instagram

Quando meno te lo aspetti…
Quando la tua vita sta prendendo una strada in cui non ti ci ritrovi…
Quando tutto intorno a te sembra estraneo e alieno…
I tuoi passi ti conducono sempre in un luogo che inconsciamente cercavi …
Dove la tua anima può ricongiungersi con la tua mente e il tuo cuore e trovare finalmente la via di casa…
È il sentiero dei papaveri che il Capitano, vero e struggente protagonista di questo romanzo, ha già percorso…
Ma sarà allo Scrittore, suo alter ego, che consegnerà la storia di tutti i suoi amici, che alla fine si uniranno in una storia corale, in cui ognuno di noi ci si può ritrovare…
È un sentiero fatto di persone, storie che hanno lasciato tracce indelebili, che compongono un mosaico di vite, grandi e piccole, ma tutte a loro modo, preziose…
E noi lettori, assaporiamo ogni storia che il Capitano ha raccolto, come assaporiamo le sue frittate percorrendo le pagine come un sentiero che ci porterà verso l’ amore e la speranza …
Una scrittura coinvolgente e densa, piena di emozioni e sensazioni che fanno fatica a staccarsi dai nostri cuori…
Un autore come raramente se ne incontrano, e, quando succede, qualcosa di lui resta inevitabilmente dentro di noi, per cambiarci, per migliorarci…
Perché il sentiero dei papaveri è lì….
Tutti possono percorrerlo…
Basta vederlo…

Scrivere senza medaglie

Non vedo l’ora di andare in pensione ma in pensione per davvero: mettendo da parte quelle definizioni inutili, medaglie di cartapesta: scrittore, giornalista. Non vedo l’ora di dire che sono… che sono stato un ex operaio, figlio di contadini, insomma della povertà, che si è laureato lavorando ( studiando di notte) e che poi ha scribacchiato qualcosa (sempre di notte), niente di che. Stufo, insomma, delle medaglie di cartapesta.
Continuerò a scrivere, comunque, sempre. Ma si può scrivere anche senza… medaglie.

Il problema vero

Il problema vero non è l’essere o meno uno scrittore, vendere tanti o pochi libri, avere tanti o pochi riconoscimenti, avere tanti o pochi maldipancia, avere tante e poche idee su cosa scrivere ancora e se scrivere ancora, il problema vero è che il tempo passa in fretta e porta via tutto, maldipancia e applausi, fiori e sporcizie varie, anche i ricordi delle colline che da ragazzo guardavi pensando che la storia, la tua storia, sarebbe stata una gran bella storia. Da raccontare. Forse per questo ti sei messo a raccontare…

Pubblicare con un piccolo e con un grande editore?

Una domanda che ogni tanto qualcuno mi fa: perché da un po’ di tempo pubblichi solo con la piccola editoria?
Ho due risposte.
La prima. Per i tempi.

Faccio un esempio per farmi capire. Una dozzina d’anni fa scrissi La notte del santo. Lo inviai a varie case editrici, grandi e piccine. Anche a Fanucci (che per me è medio-grande). Dopo qualche mese mi arrivarono delle proposte di pubblicazione da piccole case editrici. Dìssi di no, ma non perché fossero piccole. Perché non mi convincevano. Dopo 4 anni (ripeto 4 anni) arrivò la risposta positiva di Fanucci.
In genere (ripeto in genere) le case editrici più grandi hanno tempi lunghi. Una piccola casa editrice magari è più snella. Pubblicai in un batter d’occhio Lo scommettitore con Fernandel, pubblico adesso in fretta con Golem.
Pubblicare con una casa editrice, certo, vuol dire due cose: guadagnare qualcosa (ma con 1500 euro di anticipo non si diventa ricchi), vendere di più.
Cosa vuol dire, per un autore come me, vendere di più? Esempio chiaro: sulle 4mila copie per esempio con la Newton Compton (La donna che parlava con i morti), sulle 400 con Golem (La suora).
Quattromila è dieci volte tanto quattrocento, ma alla fin fine quattromila e/o quattrocento sono briciole.
Conosco autori che hanno venduto 20, 30mila copie e adesso fanno fatica a farsi pubblicare da un piccolo editore.

Secondo risposta. Con le piccole realtà editoriali in genere ci si trova meglio. Ho scritto “in genere”. In genere vuol dire questo: lavorare con passione e serietà.
Ho avuto la fortuna di lavorare e trovarmi bene con Perdisa e Luigi Bernardi (Bastardo Posto e Vicolo del precipizio), ho la fortuna di avere adesso una giovane e soprattutto brava editrice, Francesca Piazza di Golem. Magari non è esperta, ma lavora a testa bassa per proporre sul mercato dei prodotti validi. Non è un caso che de Il sentiero dei papaveri venga spesso elogiata la copertina, e la copertina è importante. Come mi disse un giorno (il giorno in cui lo conobbi) Raffaello Avanzini, ad della Newton Compton la fortuna di un libro è dovuta a tre fattori: la copertina, il titolo e soprattutto la distribuzione:
E magari, aggiungo io, la bontà del libro. E la fortuna, anche.

Prima ho parlato di briciole. Così è. Ma le briciole, comunque, devono lottare…
Mi spiego: le briciole che lottano appartengono a quella piccola editoria che piace a me.

Il Sentiero dei papaveri: recensione su Il Fatto quotidiano

Lunedì 18 marzo, recensione de Il sentiero dei papaveri su Il Fatto

“Ogni generazione, senza dubbio, si crede destinata a rifare il mondo. La mia sa che non lo rifarà. Il suo compito e forse più grande: consiste nell’impedire che il mondo si distrugga”. Con queste parole di Albert Camus, pronunciate quando nel 1957 gli conferirono il premio Nobel, Remo Bassini riassume Il sentiero dei papaveri (Golem), Il suo nuovo romanzo. A differenza di molti narratori contemporanei che non vanno al di là del loro ombelico, Bassini, classe 1956, toscano di Cortona che vive e lavora a Vercelli, è uno che sa narrare molto bene le storie belle e dolenti di personaggi spesso perdenti, ma che si ostinano nel cercare di impedire, appunto, che il mondo si distrugga.
Tutto o quasi accade nel bar di un certo Capitano, in una città che può essere o non può essere Vercelli, dove si danno appuntamento donne e uomini che si raccontano le loro storie. E un’umanità di umiliati e offesi, accomunata però dalla consapevolezza che, in questa nostra sciagurata epoca, fatta di “social” e di infinite solitudini consumate al computer, “dobbiamo tornare ad ascoltarci e ascoltare le nostre storie, dobbiamo ribellarci alle macchine, le nostre menti vengono prima. Dobbiamo costruire nuove città”.
Così si snodano le vicende del Capitano, dello Scrittore, della Libraia, di Rosa, del Professore, del Piccolo Prete. Vicende di provincia, questo “bastardo posto”: una provincia che lo scrittore di Cortona sa rendere sempre con efficacia, e che indaga nelle sue poche virtù e nei tanti vizi. Le avventure dei personaggi di Il sentiero dei papaveri sono sbocciate ascoltando una sera, paradossalmente su Internet, il medico e psicanalista Emilio Mordini che parlava dell’era digitale. Diceva: “Sono le 10 di sera e stiamo dialogando davanti al computer. È una follia comoda. Pensate: dopo un viaggio, potremmo essere attorno a un tavolo davanti a una bottiglia di vino… Stiamo perdendo il ritmo della vita, e la vita è un po’ come la musica, che è fatta da suono, pausa e suono. Noi stiamo distruggendo la pausa, non c’è più un tempo delle cose e se non c’è un tempo delle cose siamo tutti morti”. Poi, rammenta Bassini, disse anche che “tutto questo sistema è costruito per portare a un continuo consumo. Ci stanno rubando il tempo, cosa fare?
Giornalista e scrittore di razza, già direttore del giornale storico di Vercelli La Sesia con cui si batté contro corruzioni e malefatte, Bassini ha pubblicato numerosi romanzi, spaziando da alcuni “gialli” non banali (La notte del santo, La donna di picche) a narrazioni di forte impegno civile come Forse non morirò di giovedì, tra i vincitori al Premio letterario internazionale città di Cattolica. Questo libro e un netto atto d’accusa contro il giornalismo comprato e venduto, i mercanti che strozzano la libertà di stampa per interessi politici ed economici, i direttori che uccidono o stravolgono le notizie per assecondare gli inserzionisti della pubblicità. Il sentiero dei papaveri conferma la bravura di Bassini e in particolare attesta la sua capacità di essere meravigliosamente inattuale in questa vergognosa attualità.
Massimo Novelli
Il Fatto quotidiano, lunedì 18 marzo 2024.

Il sentiero dei papaveri: tutte le recensioni

Il sentiero dei papaveri conferma la bravura di Bassini e in particolare attesta la sua capacità di essere meravigliosamente inattuale in questa vergognosa attualità.
Massimo Novelli su Il Fatto quotidiano
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Un autore come raramente se ne incontrano, e, quando succede, qualcosa di lui resta inevitabilmente dentro di noi, per cambiarci, per migliorarci…
Perché il sentiero dei papaveri è lì….
Tutti possono percorrerlo…
carta-fragile (su instagram)
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Un libro sincero di avventure della mente e dei sentimenti, in quella che un grande scrittore, 200 anni fa Honoré de Balzac, definisce l’umana commedia.
Guido Michelone su La poesia e lo spirito
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È una storia di atmosfere, di simboli, di metafore e di visioni oniriche che si snoda conducendo il lettore dentro un mistero, anzi, una serie di misteri.
Rosalia Messina su Letteratitudine
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La vicenda scivola lungo quel sentiero dei papaveri che nessuno sa di preciso dove sia ma dove arrivarci non è difficile, e si svolge nel bar di una periferia povera e violenta di una città senza nome, elementi questi che aiutano a creare un’atmosfera di magico che non ti so spiegare, come dice il protagonista.
Angelo Marenzana su CorriereAl
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E’ una storia-fiaba senza tempo, che potrebbe svolgersi in qualunque luogo, in cui prevalgono sentimenti, purtroppo spesso desueti, come la solidarietà, l’ascolto, l’accoglienza, il perdono e la gratuità al di là di ogni età, sesso, razza o ceto sociale:
Daniela Domenici su “Daniela e dintorni”
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Non vi diciamo dove si trova “Il sentiero dei papaveri”… Sul sentiero dei papaveri anche voi deciderete di “essere più forti della paura”.
Roberta Martini, La Stampa edizione di Vercelli
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Una storia intrisa di tante storie e il gusto di Remo Bassini per i bar di un tempo, per la gente e per le storie nascoste dietro i conventi.
Paola Rambaldi su Liberi di scrivere
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“ Il sentiero dei papaveri racconta di persone che vivevano come una volta. Ci ricordiamo ancora come si viveva anni fa senza smathphone e like su facebook? A prescindere dal ricordo: il mondo sta cambiando, ma noi, forse, ci limitiamo a subire, prendendo atto che non c’è un’ altra strada. O forse c’è: è il sentiero dei papaveri”
Maria Pina Ciancio su Lucaniart
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Ci ricordiamo ancora come si viveva senza smarthphone e senza like su Facebook? Quando, al risveglio, guardavamo la finestra per capire se era una giornata di sole o di pioggia?
Su Montecarlo News
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Personalmente lo ritengo un romanzo su come si può restare umani. Il “Grande fratello” è qui con noi da tempo, più subdolo e pervasivo che mai.
Gian Piero Prassi su Notizia Oggi
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Recension su Amazon
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Recensioni su facebook
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Intervistato da Alessandra Rauti (dal minuto 5 e qualche secondo) a Incontri d’autore, su Radio Rai 1.
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Pagina in aggiornamento

Il sentiero dei papaveri: recensioni su facebook


Remo Bassini mi fa compagnia con il suo delizioso racconto Il silenzio dei papaveri. Ho già letto i libri di Remo pubblicati da Golem Edizioni. La suora e Forse non morirò di giovedì. Conosco lo stile e il ritmo di Remo e lo ritrovo in questa sua “fiaba” quasi mi verrebbe da chiamarla. C’è un personaggio Il Capitano che ha poteri di veggenza e diventa l’eroe della vicenda, delle vicende. C’è un bar dove le storie vengono raccolte e c’è un personaggio che dovrà risolvere il trauma della sua vita: la madre è andata via quando lui era adolescente e non è più tornata. Lui è rimasto col padre ed è cresciuto nel dispiacere. Finché non incontra Il Capitano lui non avrebbe però mai saputo di avere quel dolore fermo nel suo inconscio. Sarà il capitano a svelarlo. Nella nostra vita siamo tutti fermi a pochissimi avvenimenti a pochissimi giorni e sempre solo quelli ricordiamo. La lettura scorre piacevole e impariamo quanto sia importante l’ascolto, come si possa riuscire a trovare il sentiero dei papaveri che poi altro non è che la nostra via nei giorni e negli anni. Un grande abbraccio a Remo Bassini, scrittore affettuoso, cioè scrive per dare dignità agli affetti credendoci ancora
Ippolita Luzzo

Dopo un abbrivio intrigante e inconsueto, con la sottolineatura della figura della mamma, citata molte volte nelle prime pagine, per sottolinearne l’importanza che acquisirà in tutto il racconto, la storia si svolge attraverso eventi che evolvono in situazioni incredibilmente inaspettate e singolari. Il romanzo si veste di personaggi dai nomi bizzarri: il Capitano, il Piccolo Prete, il Trattore, il Silenzioso, il Poeta, L’Eterno, Piccarda, la Libraia. All’inizio del racconto non si è conquistati dal protagonista, pare solo uno pseudo scrittore fallito, una specie di ameba parassita del proprio padre, ma, a poco a poco, il personaggio acquisisce spessore e si motiva tanto da ispirare simpatia. Le sue peculiari stranezze, spesso si possono rapportare, per similitudine, a sensazioni e timori che, con altre vesti, appartengono un po’ a tutti. Il romanzo è ricco di spunti meditativi che conducono a profonde considerazioni, come il rammarico di non conoscere abbastanza il passato dei nostri cari che non ci sono più, per non aver comunicato a sufficienza con loro. In conclusione Il sentiero dei papaveri mi è piaciuto e lo consiglio, perché è un testo interessante e sorprendente, pieno di umanità, buono come “un panino con la frittata”.
Giulio Dogliotti

Un uomo in crisi trova una nuova ragione di vita nelle persone che incontra al bar del Capitano, nella periferia della sua città: vite vere, relazioni vere, non semplici né scontate, ma le loro storie gli fanno tornare la voglia di cominciare a inventare altre storie – lui che anni fa ha pubblicato un libro di racconti del quale non vuole più sentire parlare. E navigando nelle vite di altra gente, poco per volta solleva la cortina di non-detto che grava sul suo passato, compresa la ragione per cui i suoi genitori si separarono quando lui era solo un adolescente.
Franco Ricciardiello


Un estrattore di emozioni questo libro, Il sentiero dei papaveri di Remo Bassini per Golem Edizioni.
Atmosfere d’altri tempi nel nostro tempo, un’odissea orale che alla fine trova la sua sintesi scritta, grazie a personaggi originali che una società omologante non può sostenere né sopportare, e che alla fine avrà la meglio sul loro sodalizio spirituale. Una lettura labirintica, che alterna bellezza e tragedia, intimismo e confidenze, passioni segrete e amori dichiarati, ironia e commozione.
Una lettura che mi sono goduto.
Carlo Barbieri

Sollecitazioni rituali, quasi magiche ne “Il sentiero dei papaveri”

Certo, lo scrittore del Sentiero dei papaveri si muove in una sorta di labirinto metafisico, dove il paesaggio e l’ambiente, la natura e la città, i personaggi e i comprimari, i bar e le case, agiscono a livello di sollecitazioni rituali, oscure, persino magiche…

Il resto della recensione QUI su La poesia e lo spirito