aquattromani: 3

LA TELEFONATA

– Uffa, non mi viene uno straccio di idea. Dell’Italia di oggi, dice. Dovremmo saperne qualcosa, no?
– Ci sarebbe da metterci di tutto, dalla politica al lavoro nero, ai barconi che vomitano persone a Lampedusa come se fossero pesci andati a male, alle badanti rumene e polacche, alla prostituzione di ogni colore. Ma che ne sappiamo veramente di queste cose, tranne quello che ci arriva dai giornali, dalla televisione e da qualche sporadica conoscenza di riporto?
– Va bene, la carne al fuoco è molta, forse troppa, ma di buono cosa c’è? La libertà d’informazione no. Ci dicono quello che vogliono e poi dobbiamo immaginare più verità possibili.
– I canali televisivi sono di parte, questo ormai l’abbiamo capito. Ognuno tira l’acqua al suo mulino. Forse potremmo capire qualcosa quando litigano, agli uomini la verità scappa sempre appena gli vengono i nervi.
– Si dice In vino veritas, se mi consenti, traduco in latino maccheronico, tanto al mondo, ormai, è tutto maccheronico: In nervis stat veritas, ti piace?
– Non solo gli uomini, se permetti, si infuriano in diretta televisiva e tutti sparano le rispettive pecche senza riflettere che accusando si accusano.
– Però io continuo a non avere le idee chiare, gli argomenti possibili sono davvero troppi. Che mi dici della condizione femminile?
– Paleolitica, ecco. E devo dirlo a mio svantaggio. Anche se il maschio non trascina più la femmina per i capelli come nelle barzellette tradizionali, siamo ancora lontani secoli da una vera parità.
– Ieri mi è venuta a trovare un’amica e ha pianto, parlava di violenza psicologica del marito.
– Per fortuna tu questo problema non lo hai…
– Già, però questo non è un problema dell’Italia di oggi, è una storia di sempre e del resto non si può generalizzare.
– E chi generalizza? ci sono sempre le eccezioni che confermano la regola, ah, ah, ah.
– Tutto vero. Intanto io sono ancora senza idee per questo racconto a quattro mani.
– E pure io. Ma mica ce l’ha ordinato il medico di partecipare, se non ci va ci cancelliamo e amen.
– Certo che possiamo, però, prima di arrivare a tanto, mi piacerebbe proprio mettere in piedi un bel racconto, di quelli che fanno magari “audience”, tanto per restare in tema.
– Uhm, a me pare che in fondo potremmo anche rimaneggiare quel tuo racconto sul caporeparto e farlo passare per nuovo, in fin dei conti è attuale anche il tema.
– Ma no, dai, è meglio rinunciare. L’argomento va troppo nel particolare.
– Forse hai ragione tu. Vabbé, allora glielo scrivi tu a Remo che ci ritiriamo, per mancanza di idee?
– Senti, che ne diresti di raccontare di quel mio amico che si fa crescere la barba lunghissima per sembrare un islamico?
– Ma a chi vuoi che importi?
– A nessuno. Allora senti queste: i vecchi abbandonati dalla famiglia all’ospizio e i cani scaricati sull’autostrada o comunque sulla strada per farsi la vacanza in pace.
– In pace dici? Ma non senza rimorsi. Quand’ero piccola ho letto sul sussidiario la storia di quel nonno trascurato a cui cade la tazza della colazione e si rompe, allora il nipotino tenta di aggiustarla e, quando il papà gli chiede cosa faccia, risponde: “Voglio riparare la tazza per darla a te quando sarai vecchio”. Altro che Italia di oggi, questa è storia antica e gli animali sono stati sempre abbandonati, però la fissazione della vacanza a tutti i costi per fare crepare d’invidia amici e nemici con le cartoline spedite dall’Egitto o dall’isola esotica, questa sì, potrebbe essere un’idea, tu che hai attraversato il Sahara a dorso di cammello…
– Sì, sì, prendimi in giro. Piuttosto, secondo te il razzismo è veramente superato o cova sotto sotto per riesplodere a luogo e momenti opportuni? Guarda la violenza negli stadi, vanno lì a divertirsi e si ammazzano come niente, ciao mamma, ciao papà, e il figlio non torna mai più .
– Io dico sempre: poveri genitori. E che mi dici delle stragi del sabato sera, di ritorno dalle discoteche? E’ un argomento troppo triste, vedo le famiglie straziate. Ormai è un’abitudine planetaria, come se ci fosse un orgoglio a chi resiste di più al sonno, alle pasticche, ad agitarsi ballando e facendo gli scemi. Intanto i genitori aspettano e sperano senza essere capaci di frenare i figli.
– Potremmo continuare all’infinito, questa è la verità, ma non abbiamo risolto il nostro problema, che ci mettiamo in questo racconto a quattro mani?
– Ho una certa confusione in testa, non mi viene un briciolo d’ispirazione,
– Aspetta, io ho bisogno della tinta, perché non mi accompagni dalla parrucchiera? Lì sì che se ne sentono di storie! Così mentre io mi faccio sistemare la chioma tu aguzzi l’udito e prendi appunti.
– Questa mi sembra proprio buona, anche io dal barbiere ne sento delle belle. L’ultima era di un vecchio che per sposare la badante ha divorziato dalla moglie ottantenne.
– Certo che ormai non ci si meraviglia più di niente!
– Infatti, pensa che la badante ha solo ventisette anni.
– Cose da pazzi!
– Allora cosa gli scriviamo a Remo per dirgli che rinunciamo?
– La verità, che non abbiamo trovato un’idea decente, ecco.

35 pensieri su “aquattromani: 3

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...