Il mio mestiere e la crisi

Faccio il giornalista da 27 anni. E dirigo un giornale locale da 7.
Nel consiglio di amministrazione del giornale che dirigo c’è una persona che mi è stata amica, in passato. Vicina in momenti tempestosi. Un anno fa mi ha rimproverato: La smetti di minacciare le dimissioni ogni volta che hai un attrito con gli editori del giornale?
Aveva ragione. Una volta ogni sei mesi io minaccio di dare le dimissioni.
Le risposi, Hai ragione, e da allora ho smesso.
Ma continuo a pensarlo. Questo mestiere uno lo deve fare svincolato da interferenze.
Dire io sono libero e dirigo un giornale che va contro i poteri forti è una minchiata.
Dire che ci provo no, invece, ci sta.
Fino a oggi ho avuto dalla mia le vendite. Addirittura io e la mia redazione, proprio in un momento in cui i giornali cominciavano a perdere copie, siamo riusciti, era il 2008, a far registrare il record di vendite e di abbonati dal 1871, anno in cui il giornale fu fondato.
Ora teniamo, ma non perché siamo bravi. Perché siamo credibili. E per essere credibile un direttore deve essere sempre in bilico tra il continuare ed alzare i tacchi (o farsi cacciare).
Oggi è più dura che mai. Colpa di internet? Forse. Colpa della qualità scadente dei giornali? Sicuramente sì. Colpa della crisi? Anche. C’è tanta gente che un euro e venti centesimi preferisce tenerlo in tasca, oggi.
Son cazzi, insomma, oggi. Lo vedo appena esco al mattino, davanti a casa mia. C’è la Caritas. E c’è la coda, lì, che aumenta sempre più. Di stranieri e di italiani. Succedeva con Berlusconi succede oggi con Monti. E non vedo sbocchi, non vedo.
Buona settimana

11 pensieri su “Il mio mestiere e la crisi

  1. Ciao Remo, collaboro con passione da 20 anni al giornale di cui sei direttore . C’è una cosa da dire, per i primi dieci anni si scriveva solo per la gloria, era uno stress per le foto, il fotografo a 10 km portare i rullini, andarli a ritirare, tutto per niente. Poi è incominciato ad arrivare qualcosa, con la tua direzione le cose sono cambiate, hai rinunciato a qualcosa tu per darlo agli 80 collaboratori ( ci sono donne che vivono solo di quello ). Poi adesso ci sono le digitali senza stress. Anche la gente è cambiata, se uno riceve la visita dei ladri, ci telefona a dire le cose come stanno, forse è come dici tu, siamo credibili e scriviamo le cose come stanno.
    Sei imprevedibile, come con questa cazzo di pagella al sindaco, a trovare chi ci mette la faccia contro, non è facile, ma da questa parte si lavora bene, sei sanguigno, ci sono gli stimoli giusti e buon lavoro, pec.

  2. Pier Emlio grazie per quello che hai scritto.
    Mi fa piacere che tu ti sia ricordato di una cosa: che mi son fatto dare lo stipendio da direttore senza chiedere un centesimo di più, e rinunciando ai benefit (come la macchina) ma insistendo affinché ai collaboratori sia corrisposto un compenso decente. Siamo l’unico giornale locale – e qui il merito è più degli amministratori che mi hanno ascoltato, che mio, che ho solo richiesto – a rimborsare chilometri e telefonate. Poi lo so: paghiamo poco come tutti i giornale locali. Ma la baracca va avanti grazie all’entuasiamo e al lavoro che gente come te ci mette, ogni maledetto numero.

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