Una pagina della mia vita. Mi è tornata in mente parlando con mio figlio, che sa di me giornalista e scrittore. Della mia laurea in lettere. Del mio impegno politico a sinistra culminato con la mia candidatura a sindaco per Sel e una lista Civica e poi del mio allontanamento da una sinistra favorevole al green pass.
Mio figlio mi ha chiesto dei miei sette anni in fabbrica, dopo il diploma. Volevo cambiare il mondo, per questo era andato a lavorare in una multinazionale giapponese che produce cerniere. Ma mi ero subito distinto come sindacalista: preferii la Cisl di Carniti a una Cgil troppo filo Pci.
C’è una pagina della mia vita da operaio che mi commuove, che mi fa venir la pelle d’oca, ho detto a mio figlio.
Racconta, mi ha detto. Gli ho raccontato.
Lavoravo in un reparto dove si facevano le cerniere lampo di nylon. Turno giornaliero: dalle 8 alle 12, poi dalle 13 alle 17.
Un giorno ci dicono che è aumentata la richiesta di cerniere, ci saranno due turni, quello del mattino (6-14) e quello del pomeriggio (14-22).
C’era un caporeparto italiano, c’era un meccanico, c’erano gli operai (mi pare fossimo una quindicina) e c’era il responsabile giapponese. Controllava tutto. Era una brava persona, ma non vedeva di buon occhio mio impegno come sindacalista. Una volta, in seguito al licenziamento di due operai in prova, organizzai uno sciopero con tanto di manifestazione davanti alla fabbrica e blocco del traffico per pochi minuti sulla tangenziale che da Vercelli porta a Casale.
Torno al lavoro, ai due turni che avremmo dovuto fare. C’era un meccanico, ora ne occorrevano due, uno per turno.
Il meccanico era mio amico, e mi insegnò a farlo. Diventare meccanico per me – e per chiunque lo fosse diventato – significava un passaggio di categoria (dal terzo al quarto livello) e a un piccolo aumento di stipendio.
Venne il giorno della nomina. Il responsabile giapponese domandò al meccanico se ne aveva individuato un altro, e lui indicò me. Il responsabile giapponese scosse la testa e disse: Bassini comunista. Non gli andavo bene.
Arrivò una scena da film. Il giapponese sospinse il carrello con gli attrezzi da meccanico verso un operaio, chiedendogli se voleva fare il meccanico. Ma lui rispose: No grazie, deve farlo Bassini. Il giapponese indispettito si rivolse a un altro, e poi a un altro ancora. Stesso risposta, da parte di tutti…
Per la verià una su 15 avrebbe voluto farlo lui, il meccanico. Non gli piacevo, non faceva mai sciopero. Però non ebbe il coraggio di accettare. Disse solo No grazie.
Tutti gli altri fecero il mio nome. Rinunciando a un piccolo ma importante aumento di stipendio.
Era il 1981 o il 1982 non ricordo. Ma quella pagina della mia vita non posso dimeticarlo.
Forse era un mondo che non esiste più.
