Ho appena finito di autografare otto, o nove libri non so, magari dieci. Ho voglia di fumare, di uscire, di raggiungere Marino Magliani, ringraziarlo, dirgli che la presentazione a Imperia del mio libro non poteva andare meglio: quaranta persone almeno in una serata caldissima, la troupe della Rai, la signora che, alla fine della presentazione, dice che…, la gradita visita di Latifah, prima dell’inizio.
Sto per uscire, e proprio quando metto in tasca la mano per tirare fuori la camel light sento una voce che mi chiama: Bassini.
E’ il libraio. Mi chiede se conosco una certa Loredana B.
Perché sa -aggiunge – ho visto che lei di Cortona e io conoscevo questa ragazza, con il suo stesso cognome, di Cortona pure lei.
E’ mia cugina, dico. Lui mi guarda. E’ troppo poco come risposta.
Tre parole che non dicono niente. Ho più di venti cugini primi, penso, e penso anche che non c’è tempo per raccontargli la storia, che magari lui conosce, di questa mia cugina che, con altri tre fratelli, perse il padre che era piccina.
Il mondo è piccolo, comunque. A Imperia trovo, meglio ritrovo, questo ricordo, ché io e Loredana siamo stati compagni di gioco in un’estate spensierata quando si aveva sedici anni, e trovo anche una signora di Vercelli, un’ex assessore, combattiva, bella persona, che non conoscevo…
E per la prima volta, a Imperia, e c’è stata attenzione, proprio parlando del mio passato (Cortona) e del mio presente (Vercelli) ho spiegato meglio Anna Antichi, la protagonista de La donna che parlava con i morti.
Oltre al giallo, oltre alla storia d’amore: e non so mica se è giusto spiegare un libro.
Comunque.
Ho detto che tra me e Anna Antichi c’è un punto in comune che è lo stesso punto in comune che hanno tante persone, oggi.
Siamo figli dell’Italia del dopoguerra, cattocomunista, superstiziosa. Oggi siamo figli d’una tecnologia che ci fa passare ore davanti a dei monitor, io almeno.
Ho ricordato quando, ragazzo, andavo a raccogliere il grano, appunto a Cortona.
I covoni, lasciati sul campo, che noi (intendo due squadre) con i forconi caricavano sui carri (barocci) trainati da una coppia di vacche chianine.
Poi, dopo aver sudato e bestemmiato e cantato, si andava sull’aia, a bere vino.
Lì, ascoltavo storie.
Anna Antichi è un po’ così. Ha avuto una storia(ccia) d’amore grazie a una chat ma si sente attratta, e non è solo nostalgia, al mondo di suo padre.
Racconti.
A proposito del numero di battute in eccesso.
Allora, mi fa sicuramente piacere quello che ha scritto Enrico Gregori, e cioè:
C’era una regola inerente il numero delle battute, è vero. Remo ha ritenuto di fregarsene. Non riesco a dargli torto. Nè, peraltro, riesco a dar torto a chi pensa “bè, se anche il mio racconto fosse andato oltre il rigaggio, sarebbe venuto meglio”. Sì, vero. Ma la controprova non c’è. Insomma io personalmente me ne frego.
Peraltro (non che sia un invito a tale procedura) in sede di “votazione” ognuno sarà libero di ritenere se l’aver oltrepassato il rigaggio debba o no essere considerato un elemento a sfavore.
Ringrazio Enrico, e aggiungo qualcosa.
Se a me dicono di scrivere un racconto con un numero massimo di 5500 battute io scrivo un racconto di 5500 battute.
Nella sezione racconti (https://remobassini.wordpress.com/racconti/) n’è uno, il primo, (pubblicato su No Tag) che è di 5500 battute.
Avevo scritto che in caso di cento battute in più non sarei stato lì a sindacare.
Poi è successo che mi son concentrato sui racconti (un paio di editing, discussioni con alcuni, cercare il socio a chi non l’aveva), insomma:dal momento che il lavoro non mancava davo per scontato che tutti avessero mantenuto le 5500 battute. Finché un giorno, leggendo un racconto, dico tra me e me: questo è più lungo. E in effetti lo era. Mi resi anche conto, fatte altre verifiche, che non era l’unico.
Bene, pensai né più né meno quel che ha scritto Enrico, sopra.
Stavolta è andata così.
Sulla votazione. Lo peto. Chi ha partecipato, più, se vogliono, le due persone che mi hanno dato una grossa mano (cioè Monia e T) possono votare i sei racconti migliori; (do per scontato che non si vota il proprio). Più che un voto lo vedo come un atto finale: si stabilisce quali sono i sei racconti (due apriranno l’ebh, due lo chiuderanno e due staranno in mezzo) più rappresentativi di questo esperimento.
Allo stesso tempo, possiamo proporre un’altra classifica: di chi questi racconti (mi vengono in mente Carlo S e Opi) li hanno solo letti (Eva Carriego fa parte del gioco, dal momento che si era dichiarata disponibile a partecipare).
Infine.
Elena (Caterpillar)ha chiesto: fino a quando si possono postare racconti e qual è il termine ultimo per votarli?
Allora, fino al 16 agosto possono (ma con preavviso) essere spediti racconti.
Poi si vota, fino a quando si sono espressi tutti o quasi. So bene che qualcuno magari è in ferie, ma non ma nemmeno di prolungare fino a fine agosto. E poi: si tratta solo di definire l’ordine dell’ebook.
Come se fosse cosa di tutti.
Chiudo dicendo che io non voterò. Ci o pensato bene, e magari un’altra volta lo spiego.
Sono in ferie, sono in Lingua d’oca. Ora spengo il computer e guardo il cielo. E’ stellato stasera.
Buone cose a tutti (e scusate per i refusi; sto postando al buio, in un prato… prima ho visto correre una lepre, non distante).
PS. Voglio aggiungere una cosa. Qui a volte ci soo scazzi. Dal mio osservatorio, dietro le quinte ma con un potente riflettore, dico anche che da molte perso c’è stata una signorilità e un modo garbato di partecipare a questo gioco che mi ha stupito.
(Spengo)