Non conosco il suo vero nome. Su facebook si chiama Titti Pallante, su instagram stesso nick, ma tutto attaccato (tittipallante).

Un breve brano tratto dal mio libro “Lo scommettitore” pubblicato da Fernandel nel 2006.
Il protagonista è un ex professionista della politica. Ha abbandonato il suo (sporco) lavoro. Quando lavorava, però, aveva dei sogni ricorrenti.
Il passaparola sulla sua bravura di professionista della politica a volte lo spaventava – perché prima o poi, specie se hai una squadra, qualcuno ti frega – altre volte lo riteneva insufficiente.
Avrebbe voluto piantarla con aspiranti sindaci, presidenti di provincia, parlamentari, europarlamentari. Avrebbe voluto di più. Avrebbe voluto che si sapesse della sua bravura anche nelle alte sfere, in alto in alto, dove non era mai arrivato.
Al Vaticano.
Qualcuno lo convoca, magari a Parigi – no, meglio in un castello nelle vicinanze di Praga – e gli dice che deve lavorare in silenzio, da solo, affinché Tizio venga eletto Papa. E per fare questo lui, da solo, deve contrastare Caio. Annientarlo. Avrebbe accettato di corsa, perché sarebbe stato il modo migliore per chiudere la carriera da scommettitore. Avrebbe accettato senza badare ai soldi, non si era mai preoccupato di diventare ricco.
Era il suo sogno proibito, che faceva a occhi aperti: microspie nei confessionali, donnine che scuciono indiscrezioni sbottonando qualche veste cardinalizia, incontri nei sotterranei del Vaticano. Roba da film, o da libro giallo.
Il sogno numero due, di scorta, era quello di confrontarsi e scontrarsi con i servizi segreti, quello di sentirsi un vero 007 che finalmente può capire con che gente ha a che fare. E magari spulciare nei loro archivi, vedere quante balle propinano i governi democratici con la complicità dei democraticissimi giornali.
E poi aveva un sogno numero tre…
Cominciamo da Amazon, c’è un’unica recensione, questa.
È il secondo libro che leggo di questo autore che si conferma una grandissima penna. “Bastardo posto” è un libro denso, la cui storia dura cinque notti ma dove il tempo si dilata. È pieno di storie difficili, di quei fantasmi che le perno ogni giorno nascondono. I personaggi soffrono, quasi costantemente, ognuno chiuso a combattere la propria battaglia, raramente riescono a parlarsi e anche quando lo fanno sembra non essere abbastanza per combattere il male. È un libro pieno di dolore ma, forse proprio per questo, profondamente umano, dove i personaggi sono pieni di debolezze e fanno fatica a mettersi a nudo.
La scrittura di Remo Bassini è molto poetica, con costruzioni che mi hanno ricordato “Sostiene Pereira” di Tabucchi.
“Bastardo posto” è un libro relativamente breve che riesce però a condensare al suo interno una vivissima rappresentazione della debolezza umana.
(Giulia, 2025)
Le recensioni su IBS (Internet Bookshop) (sono del 2010 e 2011 quando uscì la prima edizione)
Dopo 35 pagine di pensieri sconclusionati, ho cominciato a saltare i periodi cercando qualcosa che indicasse un miglioramento nella stesura di questo libro, alla fine mi sono arresa, ho chiuso il libro senza finirlo e ho concluso. Soldi buttati!
(Mari)
Trovato per caso in una bancarella. Un autore contemporaneo che ha una sua voce, diversa. Buon libro, nervosa la scrittura e un finale strano e giusto allo stesso tempo.
(Silvia)
Una provincia cupa, dove segretti e delitti sono coperti da una cappa di omertà e complicità. Un mondo in cui chi cerca verità e giustizia viene relegato al ruolo di pazzo e messo ai margini. Un mondo in cui tutti hanno una doppia faccia che viene messo in crisi dalla ribellione di un giornalista disperato che finirà per incappare nel più nero dei segreti… quello che coinvolge un prete in odore di santità. Nerissimo e capace di sorprendere il lettore fino all’ultima pagina. Indimenticabile.
(Mariafrancesca)
Romanzo sociale, scritto con mano sicura, con un tambureggiante “pensa Limara” che sembra scandire il ritmo di ogni pagina. Insieme al giornalista Limara che pensa e riflette, il libro ci racconta che le ingiustizie trionfano quasi sempre, e che lo spazio per la speranza si trova solo in due direttrici: quella dei perdenti o destinati a perdere e quella del caso.
(Mattia)
Sono lame che affondano sull’indifferenza le pagine di questo libro, un gran bel je accuse.
(Massimo)
Un libro che sorprende… fino all’ultima pagina mi sono chiesta: ?e adesso che succederà??.
(Tina)
Un libro forse un po’ troppo nero, troppo anarchico, senza speranza. Si salvano alcuni rapporti umani del tutto casuali. Scrittura superba: leggendo, sembra di ascoltare una sinfonia, e non è solo una questione di ritmo.
(Bianca)
gran bella (puntigliosa, profondo video-recensione a Bastardo posto di Valerio Calzolaio, firma di assoluto prestigio per quanto riguarda gialli e noir.
Su Libri e parole, la recensione di Bastardo posto firmata da Valerio Calzolaio.
È morto mio padre, aveva 97 anni.
Gli volevo bene, soprattutto quando ero ragazzo stravedevo per lui. Era un padre-fratello, che mi proteggeva dalle sgridate di mia madre, che mi costruiva fionde, che mi dava soldi (sempre di nascosto dalla mamma).
Gli volevo bene ma col passare degli anni, parlavamo poco. Tra me e lui e tra e mia madre non c’era la stessa confidenza che c’era con mia sorella Silvia.
Diverse volte ho scritto di lui, in questo blog, basta usare la lente della ricerca che c’è sulla destra e digitare la parola babbo.
Gli ho dedicato anche una poesia che a un certo punto dice che io e lui non siamo mai cresciuti.
A 97 anni aveva conservato il suo spirito bambino, mio padre.
Anche un po’ di follia.
Una dozzina di anni fa era al mare a Follonica, con mia madre. Andò a fare la spesa al supermercato. Alla fine, prima di andare alla cassa, si ricordò che gli mancava qualcosa, ma questo qualcosa lui non sapeva dove fosse.
Si rivolse così a un commesso, che lo liquidò dicendo che non aveva tempo. Mio padre, allora, gli disse, indicandogli il carrello (bello) pieno: E allora te lo lascio qua…
Del resto… era una famiglia strana. Anche il padre di mio padre, non era tutto nel suo.
Era un contadino, ma viveva in un piccolo podere che era di sua moglie. Una sera pensò bene di perderlo a carte. Così lo lasciò e andò a mezzadria…
Questo invece è quello che ho scritto su facebook.
“Quando si fa il carbone si diventa neri come il diavolo” scrisse mio padre nel tema, all’esame di terza elementare.
Il carbone gli era familiare. Da quando aveva sei anni, andava a scuola un giorno sì e uno no: il giorno no, era dedicato a fare il carbone. Penultimo di 5 figli maschi (poi c’erano 3 femmine) è cresciuto in quell’Italia povera e contadina ben descritta dai film Novecento e L’albero degli zoccoli.
Non povera, poverissima. Chi dei cinque fratelli si svegliava per primo vestiva il miglior paio di pantaloni. Di cappotti ce n’era uno solo, in genere lo metteva mio nonno quando andava a Cortona.
Di mio padre ricordo soprattutto le mani, grandi, forti. Lui “parlava” con le mani. E non riusciva a capacitarsi della mia scarsa manualità quando mi portava con sé o all’orto o a raccogliere funghi o castagne. Le sue mani, già. Mai una carezza, mai uno scapaccione, uno schiaffo. Ma mi ha stretto la mano due giorni fa, prima di andarsene. Ciao babbo.
Qui sotto una foto che scattai a mio padre due o estati anni fa, a Porta Colonia (trattoria da Mario), Cortona

Oggi esce (nuova edizione) Bastardo posto.
Golem, la mia casa editrice, sta quindi ristampando alcuni miei lavori.
Il primo è stato La donna che parlava con i morti, che uscì per Newton Compton nel 2007. Proprio oggi Daiana, biologa e instancabile lettrice, (lelucidepensiero su instagram) lo ha recensito.

Questo romanzo mi ha sorpresa, credevo si trattasse di un semplice paranormal, ma la storia che si intreccia tra giallo e mistery assume delle note talmente realistiche da far sembrare tutto vero.
Anna, la nostra protagonista, vive quasi passivamente, affrontando giornate che le sembrano tutte uguali, facendo un lavoro che non le piace solo per coprire le spese e porta con sé il dolore di una perdita importante. Un giorno conoscerà un poliziotto di nome Fabrizio, che le ruberà il cuore, ma non molto tempo dopo lui sparisce senza lasciare tracce.
Anna cercherà in tutti modi di capire cosa sia successo, finché non si imbatte in Marta, una donna in grado di parlare con i morti. Da qui la storia prenderà una piega inaspettata e diversi segreti verranno svelati.
Remo Bassini ci regala, senza dubbio, un romanzo particolare e degno di nota, perfetto per gli amanti dei thriller con un tocco di paranormale!
La scrittura è molto originale, ma non per questo meno scorrevole e riesce a trasmettere tante emozioni. È presente anche un pizzico di romance, perché la nostra protagonista è spinta a trovare risposte da un amore bruciante nei confronti dell’uomo che ha perso.

Paolo Roversi, con il romanzo L’innocenza dell’iguana, Maria Rosaria Selo, con Pucundria, e il sottoscritto, con il noir Bastardo posto, a Incontri D’autore, trasmissione condotta da Alessandra Rauti.
La mia intervista, di circa 5 minuti, è dal minuto 10,55 fino alla fine
Sul sito Rai Play Sound, trasmissione di sabato 25 gennaio 2025.
letti d’ospedale, bimbi uccisi, virus veri o presunti pronti per l’uso soprattutto dei media, e poi l’intelligenza artificiale che tutto sa e risolve…
eppure il vento soffia ancora
in queste valli di lacrime
sorridere, comunque, bisogna sempre
auguri
Cortona 31 dicembre 2024

Bastardo posto, la cui ristampa uscirà il 31 gennaio 2025, ha una sua storia.
E tre copertine, che spiego.
Copertina 1, il libro mai uscito. Non ricordo il giorno preciso, l’anno era il 2009. Con la Newton Compton avevo già pubblicato La donna che parlava con i morti (4000 copie di tiratura, più ristampa di 1500; ora ristampato da Golem). La casa editrice nella pubblicazione che fa per il suo quarantennale, annuncia l’uscita di Bastardo posto. Dopo l’editing e la definizione della copertina, ecco il gran giorno, o meglio quello che doveva essere il gran giorno: la stampa del libro. Ricevo però una mail. Meglio rinviare. Incasso il colpo dico: va bene… oddio, avevo anchje prenotato uno spazio al salone del libro, e la scrittrice Laura Costantini, che avrebbe dovuto presentarmi, aveva già prenotato e pagato il biglietto aereo. Comunque, dopo altri mesi di attesa, vedo che la Newton prende ancora tempo. Ci accordiamo per la restituzione del manoscritto.
Copertina 2, quella del libro che pubblicò Perdisa Pop nel 2010. Era andata così. Quando la Newton mi aveva firmato la liberatoria, avevo inviato il manoscritto a sei, sette editori. Il primo a rispondermi fu Luigi Bernardi, creatore della collana Perdisa Pop. Due giorni dopo mi arriva la proposta di pubblicazione da parte di un editore medio-piccolo, ma comunque più grande di Perdisa. Rispondo che pubblicherò con Luigi Bernardi. Forse fu un errore (uno dei miei tanti errori), forse no: perché ebbi la fortuna di trovare in Luigi un maestro e un amico.
Copertina 3, quella realizzata da Golem per il libro che uscirà il 25 gennaio. La foto della copertina nasce da un altra foto, della bravissima fotografa Marina Magri. Un autoscatto. Avrei voluto che fosse la foto della copertina del mio primo libro (Dicono di Clelia, con Mursia), ma non feci in tempo a farla passare in casa editrice. Avrei voluto insomma per copertina la schiena dell’amica blogger, e soprattutto bravissima fotografa, Marina Magri. Dicevo: il libro esce con Golem. C’è stato un altro editore che mesi fa si è fatto avanti, ma anche in questo caso ho risposto che Golem, e la sua ad Francesca Piazza (con la quale collaboro), vengono prima.
Anni fa, in un’intervista dichiarai che per me scrivere è come respirare. Non è più così. E non sento la mancanza – o forse un po’ sì – della scrittura.
I motivi per cui non sta scrivendo? Credo siano essenzialmente due.
Durante il periodo del Covid provai un forte disagio per il clima di odio che si respirava. Di notte guardavo giornali di altri paesi. Rammento che feci un confronto: tra giornali italiani, dove in ogni pagina trovavi improperi contro i no vax, e quelli spagnoli, che la parola no vax non la citavano nemmeno.
Comunque durante il primo o secondo lockdown scrissi La suora. Una sera camminando col cane ricordo che mi domandai: dove vorresti essere ora? Chiusi gli occhi e… mi sorpresi. Invece di vedere il mio paese, Cortona, vidi il lago d’Orta. Tornai a casa e scrissi così il primo capitolo de La suora. Il protagonista vive solo, in una baita in Valsesia: era quello che sognano, credo. Lontano dalla pazza folla.
Secondo motivo. Da qualche anno vedo pochissima gente. Anni fa, quando facxevo il giornalista, invece ne incontravo. Poi la sera andavo nella solita birreria (di un paese vicino) dove leggevo, oppure correggevo bozze, ma ogni tanto mi concedevo delle pause e con qualcuno parlavo.
Oggi passo le mie giornale chiuso nel mio studio. Poca, pochissima attività giornalistica. Evuto gli inviti a incontri, tavole rotonde eccetera. Porto in giro il cane due volte al giorno, vado a trovare il mio vecchio, leggo parecchio, faccio degli editing, valuto degli inediti per la casa editrice Golem e aspetto il fine settimana quando mio figlio (15 anni a gennaio) gioca a basket. Lo porto pure agli allenamenti, ma sto in disparte, per conto mio.
Anni fa dicevo che per scrivere occorrono due cose: leggere tanto, leggere la vita. Ecco, mi sa che non sto più leggendo la vita. Del resto l’ho scritto nell’ultimo libro scritto, due anni fa, Il sentiero dei papaveri. Meglio il silenzio – è questo il senso del libro – al rumore dei social. Che frequento, sempre meno.
A gennaio, comunque esce un mio libro, ma è una ristampa: Bastardo posto. Magari domani ne parlo. E buone cose a chipassa di qui.