Ciao Fabrizio, ora sei tra le stelle

Un sabato tristissimo. E’ morto Fabrizio Falchero, un amico, una persona fantastica, che nascondeva le sue tristezze dietro un sorriso dolce e ironico al tempo stesso. Non so bene quanti anni avesse, suppongo tra i 50 e i 55.
Se sono approdato alla casa editrice Golem lo debbo a lui. Era un giorno di luglio di alcuni anni fa, mi chiamò per dirmi che stava leggendo Forse non morirò di giovedì.
«Ma non è un giallo? pensavo che fosse un giallo perché è scritto come un giallo».
«No, un romanzo sul buon giornalismo e soprattutto sul cattivo giornalismo.»
«Comunque mi piace… forse perché ha il ritmo di un giallo».
Poi l’ho visto alcune volte, per esempio al salone del Libro, una bella giornata insieme a Francesca Piazza, oppure ci sentivamo al telefono. Non dimenticherò mai una sera a cena, in una pizzeria di Torino. Parlammo di editoria, poi di malattie. E lui, fissando il vuoto, disse: «Sono fatalista, ci penso poco…» E sempre percepivo quel suo essere vero, ma distaccato un po’ da tutto. Sembrava interessarsi di tutto e, al tempo stesso, di nulla. Ciao Fabrizio, non ti dimenticherò

Caro Fabrizio, sei il terzo Fabrizio della mia vita.
Il primo è stato un mio fratello, morto quando io avevo sei, sette anni (facevo seconda elementare) e lui 10 mesi.
Gli volevo un bene dell’anima. Badavo a lui quando mamma usciva per la spesa. Non sapevo che avesse la sindrome di down, e che soffrisse di cuore. Ricordo però “quel mattino”. Mamma mi sveglia e mi dice “Remo devo dirti una cosa”.
Avevo sei sette anni, ma bastò quella frase a farmi capire che Fabrizio non c’era più.
Poi c’è stato un Fabrizio che ho solo visto da lontano, ma che è stato la colonna sonora di tanti anni della mia vita. Le canzoni di De Andrè continuano a farmi compagnia ancora oggi (tant’è che sono andato a Genova, a via del Campo, e che ho conosciuto alcuni suoi amici…):
Ce ne sarebbe un altro. Il Fabrizio di cui è innamorata Anna Antichi nel mio romanzo La donna che parlava con i morti. Era un omaggio al mio fratellino (anni dopo ne perdò un altro, di fratelli, Moreno).

Caro Fabrizio non rideremo mai pià insieme.
Ora mi accontento di pensarti insieme a mio fratello. Dopo la sua morte, io e mio padre ci stendevamo su una coperta in terrazzo e lui, guardando le stelle, mi diceva: Fabrizio è lì…
Siete lì, tra le stelle.

Le tre copertine di Bastardo posto

Bastardo posto, la cui ristampa uscirà il 31 gennaio 2025, ha una sua storia.
E tre copertine, che spiego.
Copertina 1, il libro mai uscito. Non ricordo il giorno preciso, l’anno era il 2009. Con la Newton Compton avevo già pubblicato La donna che parlava con i morti (4000 copie di tiratura, più ristampa di 1500; ora ristampato da Golem). La casa editrice nella pubblicazione che fa per il suo quarantennale, annuncia l’uscita di Bastardo posto. Dopo l’editing e la definizione della copertina, ecco il gran giorno, o meglio quello che doveva essere il gran giorno: la stampa del libro. Ricevo però una mail. Meglio rinviare. Incasso il colpo dico: va bene… oddio, avevo anchje prenotato uno spazio al salone del libro, e la scrittrice Laura Costantini, che avrebbe dovuto presentarmi, aveva già prenotato e pagato il biglietto aereo. Comunque, dopo altri mesi di attesa, vedo che la Newton prende ancora tempo. Ci accordiamo per la restituzione del manoscritto.
Copertina 2, quella del libro che pubblicò Perdisa Pop nel 2010. Era andata così. Quando la Newton mi aveva firmato la liberatoria, avevo inviato il manoscritto a sei, sette editori. Il primo a rispondermi fu Luigi Bernardi, creatore della collana Perdisa Pop. Due giorni dopo mi arriva la proposta di pubblicazione da parte di un editore medio-piccolo, ma comunque più grande di Perdisa. Rispondo che pubblicherò con Luigi Bernardi. Forse fu un errore (uno dei miei tanti errori), forse no: perché ebbi la fortuna di trovare in Luigi un maestro e un amico.
Copertina 3, quella realizzata da Golem per il libro che uscirà il 25 gennaio. La foto della copertina nasce da un altra foto, della bravissima fotografa Marina Magri. Un autoscatto. Avrei voluto che fosse la foto della copertina del mio primo libro (Dicono di Clelia, con Mursia), ma non feci in tempo a farla passare in casa editrice. Avrei voluto insomma per copertina la schiena dell’amica blogger, e soprattutto bravissima fotografa, Marina Magri. Dicevo: il libro esce con Golem. C’è stato un altro editore che mesi fa si è fatto avanti, ma anche in questo caso ho risposto che Golem, e la sua ad Francesca Piazza (con la quale collaboro), vengono prima.