L’eBook (e altro)

Tre cose tre.
uno:
L’E-BOOK DI RACCONTIAQUATTROMANI
(con copertina di Mario Bianco).
(e grazie a Orasesta che lo ha realizzato).

due.
una recensione di Marina sul mio terzo romanzo, Lo scommettitore.

tre.
Sabrina Manca ha lanciato una proposta, una sorta di appendice a Raccontiaquattromani. Prendere un racconto, magari uno dei più criticati, e farne un editing.
Dite la vostra, ora.
Io son perplesso. Ho curato l’editing di un libro (pubblicato), ma l’ho fatto sentendomi sempre con l’autore. Gli scrivevo (posta elettronica), Così non va per questo o per quest’altro, oppure, Semplifica, oppure, Io qui farei così, ma lascio a te la decisione. Era, quindi, un confronto.
Prendere un racconto e riscriverlo (editing pesante) non è cosa che mi esalti.

PS.
Dopo 17 giorni di assenza il mio gatto, dimagrito e impaurito e assestato, è tornato a casa.
Stasera una gattara mi ha detto che il merito può essere anche il mio, perché l’ho cercato di notte per tutta la città.
Dice questa gattara che i gatti ritornano, ma hanno bisogno di sentire o il loro odore o quello di qualcuno che conoscono.
Io sapevo che sarebbe tornato. A Marsiglia ho trovato per terra due monete, una da un centesimo, nuovissima, splendeva quasi, e un’altra da 5 centesimi.
Porta fortuna, credetemi, raccogliere monete.
Bene.

una scelta, a ogni capoverso

Ho scritto una dozzina di righe per la quarta di copertina dell’E-book, Raccontiaquattromani.
Ho scritto cose banali. Che c’è stato il mio invito, e che, in un mese e mezzo – grazie a internet – si è proceduto a fare quello che era impensabile fare.
Insomma, grazie alle mail (e con l’ausilio o della chat o del telefono) si è potuto scrivere un racconto nel modo più difficile: con una persona lontana.
E, in alcuni casi, con una persona lontana e anche sconosciuta.
Bene.
Provare a immaginare che ora quesi 24 racconti vengano sottoposti ad editing.
O revisione degli stessi autori: il prodotto, già buono, potrebbe diventare un signor prodotto.
Scrivere con un’altra persona non è facile, scrivere con un’altra persona che sta lontano è ancor più difficile, scrivere con una persona che sta lontano e che non si conosce è un’impresa ardua.
Ci siamo, ci siete riusciti però.

Ma cos’è un racconto?

Vado a rileggermi Tondelli (Under 25: presentazione, da Un wekend postmoderno).

Quel che comunque ritengo importante è una disponibilità alla riscrittura e al ripensamento del lavoro. Ho trovato qualche difficoltà a spiegare ai ragazzi cosa intendessi per “riscrittura”. Sinceramente non lo so con precisione. So che il segreto della scrittura è quello di buttar via e di riprovarci senza paura e senza noia; la consapovolezza che lavorare con le parole e i racconti è un gioco divertente ma anche faticoso, poiché a ogni capoverso devi fare una scelta e non sai mai, fino alla fine, dove questo ti potrà portare. Per questo, per scrivere un racconto non è importante pensare o avere tante idee. E’ importante buttare giù.

Già.

racconti, ancora

Di questa iniziativa mi disse Lucia (Cronomoto) mentre era in pieno svolgimento Raccontiaquattromani.
E io la invitai a mandarmi una mail, così da postarla.
Buone cose

Caro Remo

anzitutto permettimi di ringraziarti per l’opportunità di far conoscere, partendo proprio da “casa tua”, il progetto Blog&Nuvole

Blog&Nuvole è un’iniziativa per vocazione collettiva, che si rivolge contemporaneamente al mondo del fumetto e a quello della narrativa. Suo duplice intento è di contribuire a valorizzare la scrittura breve, in particolare quella dei blog, e di suggerire all’arte del fumetto altre possibili strade d’espressione. Da un lato, infatti, si intende garantire una maggiore visibilità, tra le migliaia di brani pubblicati quotidianamente nella Rete, alle narrazioni più apprezzabili, che rischierebbero altrimenti di auto-divorarsi nel meccanismo frenetico della pubblicazione; dall’altro, come detto, si vogliono offrire al fumetto nuovi spunti d’ispirazione, attraverso l’incontro fra l’universo espressivo delle parole e quello delle immagini.

L’idea è stata presentata qualche tempo fa da Cristina (Fruscii) e dalla sottoscritta alla Triennale di Milano, dove ha ricevuto consensi e un vivo incoraggiamento a proseguire. La Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte (istituzione no profit attenta a salvaguardare e rilanciare i mestieri d’arte tradizionali e contemporanei) sostiene il progetto istituendo un concorso per i migliori incontri scrittura-immagini, che costituirà l’ossatura dell’iniziativa.

Un ringraziamento particolare, come potrai immaginare, devo proprio a Cristina che, con tanto coraggio e due soli foglietti striminziti che riassumevano l’idea, si presentò un anno e mezzo fa ai responsabili della Triennale: tanta buona volontà, tanta semplicità e soprattutto un ottimismo che ha via via contagiato ogni persona che abbiamo incontrato.

Tornando al progetto: alcuni blogger si sono prestati come “cavie” con alcuni loro scritti, mentre autorevoli artisti del fumetto e illustratori ci hanno accompagnato per mano nel dar vita alle prime fusioni, fuori concorso, che già danno un’idea precisa degli obiettivi che ci proponiamo. Per questo saranno pubblicate come tracce, a partire dall’apertura del concorso, il 15 settembre. A tale proposito l’eccentrico Aquatarkus, equilibrista delle piattaforme, ha creato una stravagante formula di sito-blog, tutta da scoprire.

Ora il progetto sta per entrare nella sua fase più importante: la raccolta del maggior numero possibile di narrazioni brevi nella Rete, fra le quali una giuria “di qualità” potrà poi scegliere le migliori. Perché ciò avvenga è ovviamente necessario che l’iniziativa trovi la più ampia diffusione fra i blogger narratori: e qui entrano in scena tutti coloro che, come te, vorranno aiutarci a promuovere Blog&Nuvole.

Le regole cui i partecipanti dovranno attenersi sono molto semplici: le storie potranno essere nuove oppure già pubblicate in precedenza, l’importante è che vengano rispettati in linea di massima i cinque temi-guida proposti, e non si superi per nessun motivo il limite delle battute previste. Altre importanti informazioni nel sito-blog.

PS Il Pdf (insomma l’E-book parziale, attendendo la copertina di Mario Bianco e dieci righe mie di quarta di copertna) di Raccontiaquattromani.
http://files.splinder.com/1599d527defa5ec4313fb93f14de301a.pdf
(grazie T.)

Marsiglia, ultimo giorno

Raccontiaquattromani: T. scrive: si accettano consigli per la copertina.

Notte tra il 18 e il 19 agosto: per me significa un triste ricordo.
Da ricordare.
Ciao fratello fragile.

Penultimo giorno di ferie, ultimo giorno di permanenza a Marsiglia, oggi. Ieri sera sono andata da Paul, ristorante citato da Izzo.
In una grande libreria di Marsiglia ho visto libri di Baricco, Tabucchi, Eco, Camilleri.
Non ho visto libri di Izzo, che strano.

Buona giornata

Mi pare, anzi ne son certo: questo commento di Biancamara merita maggior risalto.

oggi, Remo, approfitto del tuo spazio per dare visibilità ad una faccenda che mi sta a cuore e che è davvero poco ludica: il licenziamento, da parte di Trenitalia, di Dante De Angelis, macchinista ed Rls, che si è permesso di denunciare la poca sicurezza degli ETR “danneggiando gravemente l’immagine dell’azienda”.
conosco Dante personalmente. E’ un uomo generoso e impegnato nei temi della sicurezza sui luoghi di lavoro. Per questo, per aver detto anziché taciuto, ha perso il suo lavoro.
Ringrazio, a nome di Dante, tutti coloro che vorranno lasciare il proprio sostegno.
per tutti coloro che vorranno dimostrare la loro solidarietà a Dante, una delle tante iniziative di questi giorni la troveranno qui:

Solidarietà per Dante De Angelis

marsiglia

Bevono pastis, o vino bianco. Sono in piedi, e fumano, le spalle rivolte al bancone, i piedi al confine tra ingresso e strada, né dentro né fuori insomma.
Uno è piccolo, capelli ricci e raccolti a coda di cavallo, ha un piccolo cane.
L’altro, occhi verdi e sguardo triste, sembra Yves Montand.
Il terzo ha un orecchino e pancia. Non parlano, ma quando si salutano si salutano con un bacio affettuoso, che sa di vero.
Sono in un bar del porto della Marsigla di Izzo.
Un vecchio bar, pavimento in legno, fotografie appese al muro.
Osservo questi cinquanta sessantenni con tatuaggi, sguardi da duri, o da belli e perdenti, chissà.
Vedono ma hanno uno sguardo assente.
Forse, ma non ne son certo, ora capisco qualcosa in più dei libri di Izzo.
La ragazza che serve pastis e vino bianco ha grandi tette, fuoriescono dal reggiseno, e un berretto militare. Ogni tanto, quello che sembra Yves Montand, le dice qualcosa, lei gli sorride, ma non si guardano.
Fuori, intanto, si è seduta una signora di mezzà età, bionda, vestita di nero, bella.
Né elegante né trasandata. Fuma due sigarette, una dietro l’altra, bevendo un caffè.
Guarda il vuoto.
Sembra un film, francese naturalmente.
Manca Lino Ventura.
Mi alzo. Saluto.
Cammino.
Una signora, anziana ed elegante, inveisce contro di me.
Avrà ottant’anni, ha un bastone  in una mano, una sporta per la spesa sull’altra.
La guardo e le dico, Tanto non ti capisco, parlo mica il francese, io.
Smettila, mi urla.
Minchia, penso.
Marsiglia, insomma. Con occhi di chi non sa.
E buona giornata.

troppo?

ho riletto due racconti di calvino, stamani. uno, mentre aspettavo il mio turno per il prelievo del sangue, l’altro in macchina (son quasi a marsiglia, ora).
e ho pensato ai “nostri” racconti.
c’è troppo, spesso.
in “Gli amori difficili”- quante saranno, 20mila battute? – Calvino racconta di una donna che, facendo il bagno in mare, s’accorge di non avere più gli slip. alla fine – delle 20 mila battute – arriva una barca, con padre, figlio e una gonna, provvidenziale. padre e figlio s’erano accorti della nudità della donna andando sott’acqua. il resto (i pensieri della donna, sulla vergogna ma anche sul rapporto con il proprio corpo) è bella scrittura.
un po’ datata, forse, ma sempre da assaporare.
soprattutto nelle descrizioni finali, che sanno di dopoguerra e di Liguria.

buona giornata

PS Si vota dal 16 al 18, forse. Dipende se per il 15 avrò tutto tutto.
L’eBook sarà pronto per il 20, credo.
Ma son condizionato dalla bntà degli invii.

sotto il castello

Il forestiero che arriva a Vercelli per la prima volta resta impressionato dalla bellezza di un castello, con ponte levatoio. E’ il castello Visconteo, che fu anche dei Savoia.
Per i vercellesi, però, quel castello non è un bel castello: è solo il tribunale, quello.
Da evitare, se possibile.
Sotto il ponte levatorio, e lungo il fossato che delimita il perimetro del castello, ci sono degli orti, ben curati, non so da chi.
Nei giorni scorsi una gattara mi ha mostrato una cosa.
Ci son anche delle galline, lì.
Non sono sole. Da un annetto hanno adottato un gatto (quando l’ho raccontato a zena-colfavoredellebbie quasi non ci credeva) che, riconoscente, ogni tanto va a sdrusciarsi a quelle galline, contente di farsi sdrusciare.

Poco distante c’è un bar. Frequentato da… ragazzi. Non so dire che ragazzi siano. Penso studino, penso stiano bene, ché han macchine o moto.
Una volta il mio vecchio mi disse che alcuni di quei ragazzi son delle teste di minchia.
Gli chiesi, Perché babbo?
Perché quando passo in bicicletta cercan di farmi cadere, mi rispose.
Non ci feci caso. So che a volte esagera. So che saprebbe difendersi. Fino a pochi anni fa, una decina penso, era ancora in grado di sollevare un quintale da terra; e ogni tanto, dice: Se solo avessi dieci anni di meno (settanta quindi).
(L’ultima che ha detto è questa, un paio di mesi fa. Se ad agosto sono ancora vivo vado a Follonica e mangio una forma di pecorino al giorno. E’ ancora vivo, è a Follonica. Una forma no, ma mezza al giorno penso proprio che se la mangi).
Comunque.
Una gattara mi ha raccontato che un giorno alcuni di questi ragazzi hanno ucciso a calci un gatto.
Se ne imparano di cose, cercando gatti.

diciamo

… che ci son problemi tecnici di trasmissione per un paio di racconti.
e che di uno, pubblicato, sto attendendo che gli autori mi inviino anche note biografiche e procedura.
(e poi: manca un’altra biografia su altro racconto già pubblicato).

la prossima volta faccio il vigile, per intanto sentitamente ringrazio:
chi ha sfondato con le battute (e non di poco),
chi ha spedito al mio indirizzo di posta elettronica anziché a raccontiaquattromani,
chi non ha fatto la verifica ortografica (scrivendo perchè anziché perché),
chi mi ha scritto Mi chiamo enrico con la e minuscola (ogni riferimento a Gregori è puramente casuale),
(ma il premio speciale va a quelle due persone che, per le note biografiche, mi hanno scritto: Fai tu… FAI TU???).

maremma maiala, vien voglia di dire, no?
va beh, buona giornata

esterofilia?

In coda a un mio post (battute, gatti e libri), Sabrina Manca (italiana che vive in Francia) fa una considerazione sul prezzo dei libri: in Francia, dice Sabrina, pochi mesi dopo l’uscita di una novità esce anche l’edizione tascabile, ergo: i libri in Francia costano di meno.

Non so come mai.
Io so questo. Che quando scelsi di pubblicare con la Newton feci anche una scelta ideologica, sul prezzo: ché i libri della Newton sono economici (9,90 La Donna che parlava con i morti; se si compra al supermercato, poi, c’è uno sconto del 15 per cento).
Stavolta nessuno mi ha detto, Non ti ho comprato perché i libri costano troppo. In passato sì. In passato mi scrisse un disoccupato napoletano e mi scrissero anche dei ragazzi, dipendenti di cooperative. Per chi prende meno di 1000 euro al mese un libro costa troppo.

Ma torno per un attimo al post.
Dove ho scritto che vedendo una libreria d Narbonne, la più grande e la più centrale, ho avuto l’impressione di tanti autori francesi pubblicati e pochi italiani e (questo non l’avevo scritto ) pochi stranieri. Pochi “non francesi” insomma.
Spiego quel “pochi”. Per pochi intendo pochi rispetto all’Italia.
Ma forse ero condizionato, chissà.
Da questo. Allora. Io per pochi mese ho avuto un’agente letterario. Brava persona, capace, esperta. Poi le nostre strade si son divise, cose che capitano nell’editoria.
Quella signora mi disse che lei aveva anche scrittori francesi e tedeschi e non aveva difficoltà a farli tradurre in Italia; le difficoltà, mi disse, le trovo nel far tradurre gli italiani in tutta europa, perché i francesi preferiscono leggere i francesi e i tedeschi i tedeschi.
Questa cosa, aggiungo, oltre a dirla a me la disse al Salone del libro di Torino, in un’intervista.
Credo che anche questo aspetto (e sottolineo il credo: che è dubitativo) condizioni le scelte degli editori italiani quando si tratta di pubblicare degli esordienti.

E buona giornata

ancora

Ripeto.
I racconti vanno inviati a raccontiaquattromani@gmail.com
le battute devono essere all’incirca 5500
insieme al racconto ho bisogno di:
– titolo
– due note sugli autori
– una breve descrizione sul metodo usato.
grazie
(e chi mi ha mandato un racconto ma senza note biografiche o procedura utilizzata per favore rimandi, preferibilmente in un unico documento).

battute, gatti e libri

Numero di battute (in eccesso, poi basta per favore eh).
Avevo scritto 5500 battute, ma avevo scritto anche che avrei accettato racconti con 100 o 200 battute in più. E ho portato avanti il tutto senza pensarci: davo per scontato che i racconti avessero quelle dimensioni.
Poi una sera ne prendo uno che mi sembra lungo e verifico: son mille in più.
Poi faccio un’altra cosa: in dieci minuti, ripeto dieci minuti, taglio avverbi, aggettivi, frasi che possono essere tagliate. Guardo le battute: non sono 5500, ma se ricomincio so che in dieci minuti ulteriori di potatura ce la posso fare. E penso anche che il racconto sta diventando più leggibile (parere mio, certo).
Guardo altri racconti: qualcuno c’è stato nelle 5500, qualcuno no.
Qualcuno (come la mia amica Lucia Marchitto) ha pensato spazi esclusi, altri, suppongo io, magari sono andati a occhio.
Così penso.
Potrei lavorarci io, oppure rispedire a chi ha sfondato e farmeli rispedire: però mi chiedo: che male ho fatto?
Dal momento che di escludere non mi andava, decido di lasciare così, indicando però il numero delle battute.
Certo che mi spiace, poi, quando leggo che Sabrina Manca ha chiesto al suo socio di stare entro il tetto previsto. La capisco. E ho capito il suo sfogo.
Ma tutto il gran casino che ne è derivato poi, no. Perché – ripeto – bastava un mio supplemento di lavoro, e nessuno – ripeto nessuno – avrebbe potuto dir niente, dal momento che l’editing è ed era previsto.
Spero d’essermi spiegato.
Concludo dicendo che Enrico Gregori ha scritto: a me non disturba (e lui è stato dentro le 5500) ma se qualcuno quando si vota vuol penalizzare chi ha sfondato io lo posso anche capire.

Alla ricerca del mio gatto scomparso mi son fatto una cultura di gatti e gattare.
Perché mi son rivolto alle gattare della mia città.
Una mi ha rimproverato. Mi fa. Se i gatti li si lascia liberi prima o poi non tornano.
Sono stato zitto.
Ma non sono d’accordo. Se il mio gatto ha fatto una brutta fine posso consolarmi, pensando che ha avuto una casa ma è stato anche libero di scorazzare, combattere, cercare femmine.
Se io fossi nato gatto avrei voluto così.

Mercoledì a Imperia sono stato intervistato prima da Radio Rai, per i notiziari regionali, poi dai Rai Tre Liguria. Hanno ripreso anche parte della mia presentazione. MI hanno chiesto, sia radio che tv, del mio prossimo libro.
L’ho spiegato in un minuto, poi ho detto anche il titolo.
Bastardo posto.
Qui non l’avevo mai scritto. Qui avevo solo scritto che è il titolo più corto, scelto per un mio romanzo.
Durante la presentazione ho detto, tra le altre cose, che le televisioni di Berlusconi ci hanno rincoglionito, e rincoglioniscono, e quindi influiscono anche sui gusti dei lettori e sull’editoria. E era vado a spiegare perché, ora, ho scritto questa cosa.

Le mie ferie son durate due giorni, fino a oggi. Imperia, ospite di Marino Magliani per la presentazione del libro, e poi – per poco più di un giorno – Narbonne, in Lingua d’oca.
Dove vado, vado sempre a vedere le librerie.
Propro nella piazza centrale di Narbonne ce n’è una, imponente, grande, ben fornita.
Mi son detto: voglio vedere chi sono gli italiani tradotti.
In mezzo a tante e tante Vargas (che sarà brava ma per me è anche sopravvalutata: meglio Mankell) non vedevo italiani. Nessun Manfredi (che in Spagna avevo trovato dappertutto), Camilleri, Lucarelli. Dopo venti minuti vedo il primo, evviva.
Moccia.
L’unico italiano ben visibile, ben distribuito, insomma.
Così mi son chiesto: ma è davvero colpa di Berlusconi? E qui, allora?
Comunque. Poi, nascosto, di dorso, ho trovato un Dante Alighieri e poi, uscendo, tra i libri religiosi (sic), c’era un libro della Tamaro che ho letto, che non è religioso, e del quale libro ora non ricordo il titolo né mi importa di di ricordarlo.
Preferisco ripetere: Moccia.
Poi, nascosti, Dante e Tamaro.
Che Moccia sia tradotto mi fa piacere per lui. Che sia l’unico italiano ad essere visibile mi ha fatto pensare.
Come fa pensare che in Francia trovi soprattutto autori francesi.
Noi invece…
Forse la sapete. Ma  si dice si dice, so mica se è vero, ma me l’han detto in tanti, compreso un critico) che alcuni editori italiani facciano scrivere gialli ambientati negli usa da scrittori italiani, che poi si firmano Robert, o Tom, o Harry.

E buona domenica

PS E’ arrivato il racconto numero 22; penso di postarlo stasera.

in viaggio

Allora, l’ultimo racconto. E’ arrivato e io l’ho postato, appena saputo che Monia lo aveva letto. Insomma, in fretta (con connessione telefonica). Ho visto che non aveva titolo. In realtà i due autori (sono stato contattato telefonicamente ma non potevo intervenire) il titolo l’avevano scritto come nome dell’allegato: Quattromani (simile ad altri file). Ora correggo, e leggo anche i commenti. So, dopo aver letto la posta elettronica, che c’è una discussione accesa sul numero delle battute. Non mi ripeto, ché ho già spiegato quello che penso, ma non è stato certo l’unico intoppo. Per esempio. A un paio di racconti ho fatto un po’ di editing, ma l’avevo specificato dall’inizio. E le varianti son tante. C’è chi ha scritto con una persona che non conosceva, c’è chi ha liigato, chi si è ritirato, c’è chi mi ha mandato il racconto daopo 24 ore chi me lo manderà il 14 di agosto. Un racconto non l’ho accettato, ma spero di averlo fatto in modo “gentile”, ché non mi frega di giocare al piccolo editore. C’è chi mi ha fatto un po’ penare e un po’ no, c’è chi sa scrivere bene e dè stato randellato, c’è chi ha scritto per la prima volta e si è mortificato per certe randellate, c’è chi è stato randellato e nei commenti è stato davvero signorile, complimentandosi. E c’è chi se l’è presa per certi giudizi perentori (diritto sancito da più costituzioni, quello di Prendersela) ma non ha replicato. E c’è diversa gente che si è divertita prendendo raccontiaquattromani per qualcosa di serio. Bene, sto scrivendo mentre viaggio. So tornando a casa. Quel bischero del mio gatto è una settimana che è sparito, prima di rivolgermi a Chi l’ha visto voglio andare a cercarlo, almeno un po’. Poi magari faccio – se ci riesco, forse, magari – una settimana di ferie, in compagnia dei vostro racconti e commenti. E buona giornata