aquattromani: 4

RACCONTO ‘MBRIAGO (FORSE, NON SO, FATE VOI)

Italia di oggi, Italia di ieri, Italia che viene Italia che vai, vai a quel paese, quale? Prendi l’Alitalia? Boh, intanto la Maria sta cantando mio fratello è figlio unico e la Giuliana si è risposata per la terza volta, mentre Mario ieri – oh sentite a me ha detto così – ieri, dicevo, Mario entra in un cesso di un bar di periferia, che per l’appunto è anche un cesso di bar, gli scappa la pipì ma vuole anche un attimo di intimità, voglia di piangere, niente di che, così sceglie il cesso con la tazza, ché lo sciacquone porta via lacrime e piscio, solo che quando entra, sorpresa: dentro, seduto, “Comodo, comodo, stia comodo”, c’è un vecchio gay, ma garbato, che mostrandogli un pennarello gli dice: “Posso scrivere sul suo ombelico?”, e Mario lo lascia fare, e anche se gli scappano lacrime e pipì scopre la pancia, ma poco, e l’altro, col pennarello, dove c’è l’ombelico gli scrive, Ciao e grazie. Si salutano, poi.
“Io sono Mario”,
“Io sono gay”.
“Ciao”.
“Ciao”.
“Alla prossima”.
“Alla prossima”.

Dicevo poi che la Maria invece, che qui nel punto dove lo stivale è slacciato, si chiama solo Maria, canta ancora una canzone che fa: Mio fratello è figlio unico dimagrito declassato sottomesso disgregato e ti amo Mariù. Lo dice a se stessa, Maria. Dovrebbe forse dire: “Io sono figlia unica crepata coi capelli color melanzana le varici e le rughe che la crema Nivea da euri tre non ci fa mica i miracoli sopra e ti odio, Mariù”. Questo dovrebbe cantare. Ma poi, Maria, Mariù mette cinquantacentesimi nel buchetto del carrello e come la iena va a procacciare il cibo morto per i figli. Ma c’è poco da ridere anche per una iena.

E Giuliana si prova il vestito grigio perla, perlamadonna quanto cazzo costa, però l’ha comprato, ché al terzo matrimonio sembra brutto andare in bianco. E’ l’era, pensa Giuliana, delle famiglie extra large. Gli svedesi da mò che si sono allargati, però il tasso di suicidi in Svezia è altissimo perdio, Giuliana, che ti metti a pensare ora? Non leggi mai i giornali. Spòsati, intanto. Poi ridivorzi. Poi ti riallarghi. Poi ti suicidi pure tu, forse. Auguri!

Vedi, provo a parlare di Berlusconi adesso e mi viene in mente che ci
ha i capelli come il dottor Chierichini, che faceva il dentista davanti a casa mia. Era pazzo. E la moglie pur’essa. Lui si spalmava sulla testa, ogni mattina, un amalgama misterioso. Usciva per strada come sui mattoncini del lego. Tornato a casa, che fungeva, o fingeva fate voi, anche da studio, cavava i denti al pari di uno sciamano, con gli occhi fuori dalle orbite, e la moglie schizofrenica, dal buco della serratura, controllava se per caso qualche femmina avesse l’intenzione di baciarlo, infilandogli la lingua insanguinata in bocca. Non si è mai saputo che fine facessero i denti cavati. Io credo che la moglie li raccogliesse lesta per farsene una collana. Erano altri tempi. Forse era un Italia migliore? A me sembra di si. Chi andava in Vespa mangiava le mele; le mele erano già avvelenate ma facevano bene con la buccia inzuppate nel diserbo, e poi qualcuno che vinceva lo scudetto c’era sempre e morto un Papa ne abebamus subito un altro, e Pippo Baudo, il sabato sera, ci faceva tanto divertire, poi si andava a letto presto e le mogli non davano fastidio ai mariti e i mariti, sognando la Carrà, non si lasciavano dare fastidio ché l’indomani, domenica, prima si distribuiva l’Unità poi si andava al cinema, nell’Italia di allora, altrochecazzi, c’erano cinema che proiettavano due film al prezzo di uno, era già lunedì quando finiva il secondo, così non c’era il trauma del sabato del villaggio, che sarebbe poi domenica, e comunque, proprio bella bella non è mai stata l’Italia, diciamocelo, tre morti sul lavoro al giorno non tolgono nessun medico di torno, ambulanza, stop, condoglianze, stop, rammarico del padrone, incazzati che poi ti passa, c’è Sanremo, c’è Andreotti, e raccomanda tu che raccomando anch’io, però almeno, un attimo, diciamolo, dai, ferma tutti: ci-si-incazzava-ci-si, almeno-no?
Non per nulla il dentista Chierichini, che era pazzo, e la di lui moglie pure, furono sgozzati un giorno dalla donna di servizio, che era di origini francesi e conviveva con un pastore belga, ma allora nessuno disse “via gli stranieri dall’Italia”, “ce l’ho duro“, “ce l’ho così così”, cielo cielo manca, via via, vieni via con me, diciamolo, un po’ meglio era l’Italia dei fantastici anni fate voi fratelli, che dite? Sessanta? Settanta? Ottanta? La paura fa Novanta, basta, fermiamoci, a quando c’era chi vestiva alla marinara e chi con le pezze al culo, però si sperava, almeno, allora. Vedrai vedrai vedrai che cambierà… una cippa. Sì si sperava, sì era meglio, almeno un po’, forse, fate voi. Io, come vedete che ne so?, io, non faccio testo, e non so mica se è vera la storia che mi ha raccontato Mario, la storia siamo noi, quando?, non so, ecco. Quello che so è che Pippo Baudo non morirà mai e questa certezza, nella bufera, è per me fonte di una bizzarra consolazione. Forse.

aquattromani: 3

LA TELEFONATA

– Uffa, non mi viene uno straccio di idea. Dell’Italia di oggi, dice. Dovremmo saperne qualcosa, no?
– Ci sarebbe da metterci di tutto, dalla politica al lavoro nero, ai barconi che vomitano persone a Lampedusa come se fossero pesci andati a male, alle badanti rumene e polacche, alla prostituzione di ogni colore. Ma che ne sappiamo veramente di queste cose, tranne quello che ci arriva dai giornali, dalla televisione e da qualche sporadica conoscenza di riporto?
– Va bene, la carne al fuoco è molta, forse troppa, ma di buono cosa c’è? La libertà d’informazione no. Ci dicono quello che vogliono e poi dobbiamo immaginare più verità possibili.
– I canali televisivi sono di parte, questo ormai l’abbiamo capito. Ognuno tira l’acqua al suo mulino. Forse potremmo capire qualcosa quando litigano, agli uomini la verità scappa sempre appena gli vengono i nervi.
– Si dice In vino veritas, se mi consenti, traduco in latino maccheronico, tanto al mondo, ormai, è tutto maccheronico: In nervis stat veritas, ti piace?
– Non solo gli uomini, se permetti, si infuriano in diretta televisiva e tutti sparano le rispettive pecche senza riflettere che accusando si accusano.
– Però io continuo a non avere le idee chiare, gli argomenti possibili sono davvero troppi. Che mi dici della condizione femminile?
– Paleolitica, ecco. E devo dirlo a mio svantaggio. Anche se il maschio non trascina più la femmina per i capelli come nelle barzellette tradizionali, siamo ancora lontani secoli da una vera parità.
– Ieri mi è venuta a trovare un’amica e ha pianto, parlava di violenza psicologica del marito.
– Per fortuna tu questo problema non lo hai…
– Già, però questo non è un problema dell’Italia di oggi, è una storia di sempre e del resto non si può generalizzare.
– E chi generalizza? ci sono sempre le eccezioni che confermano la regola, ah, ah, ah.
– Tutto vero. Intanto io sono ancora senza idee per questo racconto a quattro mani.
– E pure io. Ma mica ce l’ha ordinato il medico di partecipare, se non ci va ci cancelliamo e amen.
– Certo che possiamo, però, prima di arrivare a tanto, mi piacerebbe proprio mettere in piedi un bel racconto, di quelli che fanno magari “audience”, tanto per restare in tema.
– Uhm, a me pare che in fondo potremmo anche rimaneggiare quel tuo racconto sul caporeparto e farlo passare per nuovo, in fin dei conti è attuale anche il tema.
– Ma no, dai, è meglio rinunciare. L’argomento va troppo nel particolare.
– Forse hai ragione tu. Vabbé, allora glielo scrivi tu a Remo che ci ritiriamo, per mancanza di idee?
– Senti, che ne diresti di raccontare di quel mio amico che si fa crescere la barba lunghissima per sembrare un islamico?
– Ma a chi vuoi che importi?
– A nessuno. Allora senti queste: i vecchi abbandonati dalla famiglia all’ospizio e i cani scaricati sull’autostrada o comunque sulla strada per farsi la vacanza in pace.
– In pace dici? Ma non senza rimorsi. Quand’ero piccola ho letto sul sussidiario la storia di quel nonno trascurato a cui cade la tazza della colazione e si rompe, allora il nipotino tenta di aggiustarla e, quando il papà gli chiede cosa faccia, risponde: “Voglio riparare la tazza per darla a te quando sarai vecchio”. Altro che Italia di oggi, questa è storia antica e gli animali sono stati sempre abbandonati, però la fissazione della vacanza a tutti i costi per fare crepare d’invidia amici e nemici con le cartoline spedite dall’Egitto o dall’isola esotica, questa sì, potrebbe essere un’idea, tu che hai attraversato il Sahara a dorso di cammello…
– Sì, sì, prendimi in giro. Piuttosto, secondo te il razzismo è veramente superato o cova sotto sotto per riesplodere a luogo e momenti opportuni? Guarda la violenza negli stadi, vanno lì a divertirsi e si ammazzano come niente, ciao mamma, ciao papà, e il figlio non torna mai più .
– Io dico sempre: poveri genitori. E che mi dici delle stragi del sabato sera, di ritorno dalle discoteche? E’ un argomento troppo triste, vedo le famiglie straziate. Ormai è un’abitudine planetaria, come se ci fosse un orgoglio a chi resiste di più al sonno, alle pasticche, ad agitarsi ballando e facendo gli scemi. Intanto i genitori aspettano e sperano senza essere capaci di frenare i figli.
– Potremmo continuare all’infinito, questa è la verità, ma non abbiamo risolto il nostro problema, che ci mettiamo in questo racconto a quattro mani?
– Ho una certa confusione in testa, non mi viene un briciolo d’ispirazione,
– Aspetta, io ho bisogno della tinta, perché non mi accompagni dalla parrucchiera? Lì sì che se ne sentono di storie! Così mentre io mi faccio sistemare la chioma tu aguzzi l’udito e prendi appunti.
– Questa mi sembra proprio buona, anche io dal barbiere ne sento delle belle. L’ultima era di un vecchio che per sposare la badante ha divorziato dalla moglie ottantenne.
– Certo che ormai non ci si meraviglia più di niente!
– Infatti, pensa che la badante ha solo ventisette anni.
– Cose da pazzi!
– Allora cosa gli scriviamo a Remo per dirgli che rinunciamo?
– La verità, che non abbiamo trovato un’idea decente, ecco.

Aquattromani: 2

UFFICIO RECLAMI

Spesso, per una mia patologia maniacale, vengo qui: davanti all’ufficio reclami, e trovo un’informe e mostruosa montagna che straborda dal bianchiccio stanzone.
Ci sono talmente tanti ricorsi da far paura, per una loro proprietà associativa si sono accartocciati e pressati insieme in una stella di neutroni: materia densissima, pesante, che nereggia e puzza. Mi capita qui, talvolta, di osservare un fenomeno singolare cioè, quando può, il neutrone che fa da scorza al reclamo come la stagnola del Bacio Perugina esplode.
Ne scoppia uno adesso, ma è una nocciolina, fa solo “pling”:
All’ufficio di Piazzale Accursio non mi avete voluto fare la carta di identità nell’agosto dell’85 perché la mia foto tessera non era a capo scoperto. Nella foto avevo gli occhiali da sole in testa, come un cerchietto, mi si vedeva la faccia o no? Non era un cappello o un burka, erano occhiali. Ho dovuto rifare le foto, per una spesa di lire 2000.

La porta dell’ufficio reclami dovrebbe esserci ma praticamente è chiusa, o meglio non si vede nemmeno più. Ne emerge solo l’angolo superiore destro.
Una volta, nel 2001, ho fatto, cioè ho sporto, qui un reclamo.
Allora si vedeva ancora quell’uscio: sembrava che trapelasse un filo di luce da una fessura. Poi si spense tutto. Però all’inizio del corridoio c’è ancora un orario di ufficio ma l’ufficio è impraticabile, il numero verde è occupato, e permane solo un segnale rosso che debolmente sfrigola, trictracca.
La stella di neutroni non è sempre uguale.
Due mesi fa ha preso la forma di un aleph, alla Borges, schiaccia reclami di tutti i tempi. Quando ne scoppia uno io sto attento: guarda qui, questo è di Tomasi di Lampedusa… Questo è di un morto ammazzato sull’impalcatura, quello è di mio zio che lo hanno licenziato a cinquantadue anni. Un altro crepitante di una donna calabrese a cui i magistrati dettero ragione ma non protezione e le decapitarono il marito. Quello ridicolo di uno scrittore ingenuo che afferma che gli editori non leggono i manoscritti inviati loro. Poi ho sentito anche lo scoppiettio di una triste cosa così:
Egregio direttore
Perché a me che sono invalido civile vero non mi date l’accompagnamento mentre lo assegnate a un cieco finto che guida la macchina e magari è amico di chi so io e anche suo?

Ho visto che si sviluppava pian piano una bolla che poi si è sparsa in minuscoli lapilli sanguinanti e mormorava così:
Stim. dott. Giudice
Mio fratello e mio cugino sono morti bruciati in fonderia. A noi è rimasta un po’ di cenere. Perché gli ispettori, gli ingegneri dell’ASL non controllavano mai i forni e loro tutti i giorni tornavano a casa mezzo asfissiati?

Ho chiesto quattordici mesi fa all’ultimo sparuto usciere presente nel corridoio chi dirigesse quest’ufficio. Lui indicando con un dito lo scrostato soffitto mi ha sussurrato con sussiego: “Sua Eccellenza il Superiore”.
Ormai è circa un anno che arrivo qui ogni lunedì mattina, e sono sempre solo. Dietro la porta sento rumori sordi, sfrigolii.
Allora c’è qualcuno dentro, oppure qualcosa…

Mi siedo su una panca polverosa nel corridoio e spio i movimenti sottili della stella e i suoi inquietanti scoppiettii. Oggi vincendo lo schifo per la massa, tuttavia affascinato dalla stessa, e rischiando qualche scheggia neutronica mi sono avvicinato come mai a quel che rimane della “porta” e l’ho temerariamente toccata. Ho avuto una sorpresa terribile e illuminante: ho constatato de visu che quella sagoma era dipinta in finto legno mogano.
Ho ancora osato. Ho accostato l’orecchio a quella forma residua e frammezzo a un fastidioso zzzzzzz continuo ho udito una sorta di voce rara che scandiva:
Qui c’è un nano-dispositivo ad autonomia illimitata. Voi state fuori e vi lamentate, ma lui opera, lui addensa, sincro-ammortizza più veloce della luce. Tutto intorno c’è il vuoto siderale e armonico del Disporre. Un algoritmo algido e perfetto. Così adeguato che è in grado di auto-lamentarsi e auto-disattivare il reclamo stesso. Voi che state fuori, tutto questo non lo saprete mai. Vedrete per sempre la massa informe di reclami che ogni due minuti lui sputa fuori, mista a collante ultraneutronico …
Ho sentito ancora che vivevo nel più bel Paese del mondo, una patria piena di bellezze, di opere d’Arte, ove ogni cosa va al suo posto se uno è ottimista, ha fede, è operoso, e collabora coi superiori, ove sono inutili i reclami perché espressi solo da gente disfattista: per questo le lamentele vengono ormai trasformate in materia ecocompatibile.
Ho capito in un amen di aver avuto l’immensa fortuna di percepire un’eco della parola del “Superiore” e che la mia costanza, che prima pareva assurda cocciutaggine, è stata premiata.
Ciò mi è stato ancora più manifesto quando all’uscita dell’Edificio ho incontrato un distintissimo uomo in doppio petto blu, il Sovrintendente in persona, che senza dir parola mi ha sorriso, battuto una mano su una spalla e appuntato sul bavero una grande coccarda azzurra: un magnifico premio.

Aquattromani: 1

COME CORPO MORTO

Mi sveglio sempre alla solita ora e bevo il caffè in piedi, prima di radermi.
Il pennello si tuffa nella schiuma da barba. Né cappuccino, né brioche. Il bar è un miraggio, un ologramma.
Al mare, d’estate, ci tuffavamo tutti. La vacanza perfetta della mia perfetta vita. Quindici giorni alla “Conchiglia”, confusi tra quelli come noi: la cabina meglio di no, troppo cara, ma l’ombrellone sì, e anche due lettini. Sveva, Stella, Fabio e io: I Quattro Moschettieri della Spiaggia: a Stella piaceva tanto sentirmelo dire. Rideva di cuore, spalancando la piccola bocca puntellata di vuoto tra un dente e l’altro.
“Ma io non sono un maschio, papà”, protestava.
“Giusto. Sei la mia Sirena”, mi correggevo, accarezzandole la guancia.
La prossima estate i nostri lettini resteranno chiusi. È difficile spogliarsi dell’orgoglio da postelegrafonico che, prima, con millecinquecento euro al mese si tuffava nella quotidianità. Grigia come i miei pantaloni, sicura come la cinta che li regge.
Oggi tremo, vacillo davanti allo specchio. Mi rado con mano incerta mentre mi vedo sommerso dalle pratiche, con un occhio alle scartoffie e uno alle lancette. Un incubo quel quadrante, implacabile orologio che cronometra al secondo la mia angoscia. Ogni giorno guardo l’orologio e penso: fermati, cazzo. Smetti di girare. Che quelle lancette restino paralizzate dalla stessa ruggine che mi sta corrodendo l’anima. È così tutto il giorno, una lotta contro il tempo. E ogni notte a difendermi da lenzuola stritolanti come le serpi di Medusa. Mi si attorcigliano intorno al corpo, m’impediscono di tuffarmi nel sonno.
La notte mi regala ormai un buio liquefatto che penetra goccia a goccia nella pelle, e quando mi sveglio e mi rado so già che intorno all’una ho un appuntamento con me stesso. E penso a me, che prima mi tuffavo, e che invece adesso cado. Annodo la cravatta. Ho uno spezzato grigio e blu, perché lo stile è importante quando si nuota tra le pratiche.

Vorrei che la pausa pranzo non arrivasse mai. Vorrei non dover rispondere che no, al bar non vengo. Io non posso più permettermi di volere “due tramezzini-chinotto-caffè”. “Cinque euro, dottore. E mi saluti la famiglia”, borbottava sempre Pino. E io saluto, saluto, saluto, continuo a salutare anche se al bar non vado più. Saluto Sveva, Stella e Fabio, con tre baci che sanno di salsedine.
“Da parte di Pino, il barista”. Sveva sa. Non gliel’ho mai detto a chiare lettere, ma lei sa. L’ha capito, come sempre, solo guardandomi negli occhi. E da quando l’ha capito il suo viso è imploso.
La osservo e non vedo più il suo sguardo, ma solo un mare grigio. Ed è l’unico mare che vedrò, d’ora in avanti. “
Ti sarai mica fatto l’amante, che non vieni più a pranzo con noi?” mi dice Lamonica, scherzando ma non troppo.
“Ma no, se la tira. Non gli va di mischiarsi con noi, poveri mortali!” rincara Marietti, che mette una mano sulla spalla di Lamonica e lo trascina via.

Cinque euro al giorno sono centocinquanta euro al mese.

Ogni giorno aspetto che Lamonica e Marietti escano per infilarmi la giacca e tuffarmi tra gli odori di chi non ha cravatta, né spezzato blu e grigio.
Odori acri, disgustosi, anche se talvolta mi arriva un’ondata di dopobarba o di profumo. D’istinto cerco con lo sguardo qualcuno che mi somigli. Abiti di buon taglio si confondono nel mare delle donne e degli uomini defraudati dall’atrocità dell’as-senza: creature prive d’individualità, corpo, attenzioni.
“Ma no, se la tira”, mi risuonano nella mente le parole di Marietti. Allungo il collo per rendermi conto di quante persone mi precedono: c’è il solito derelitto con i capelli lunghi e bianchi, e i baffi ingialliti.
Una volta mi è capitato di fianco, teneva in mano la scodella da riempire, come me: puzzava di vino e sudore e di notti stritolate da serpi di cartone. Mi pare di aver capito che si chiama Luigi. Non siamo poi tanto diversi, noi due: non andiamo in vacanza, e siamo poveri. L’unica differenza è che lui lo è da più tempo di me: i mesi, i giorni, le ore hanno moltiplicato la quantità e la qualità dei suoi senza. Tuttavia, se non troverò la forza, se non imparerò a nuotare controcorrente, tra qualche anno anch’io sarò il Luigi di qualcuno.

“Papà, mi ha morso una medusa”, mi aveva detto Fabio una volta, tenendosi una caviglia. “Non ti morderà più. Scommettiamo?” avevo risposto.

Non siamo poi tanto diversi, Luigi e io: sia le mie lenzuola che i suoi cartoni hanno tentacoli.

Ricapitoliamo (post, questo, da tenere a mente, grazie)

Brutta sensazione. Rispetto all’anno scorso mi sembra che si stia decollando male con i raccontia4mani.
Provo a ricapitolare.
Il filo conduttore dei racconti è: L’ITALIA DI OGGI.
Ci si iscrive a coppie; a chi mi ha chiesto di partecipare, e non aveva un socio di scrittura, ho semplicemente “girato” la mail di un altro partecipante senza socio, dicendo: Vedete un po’ se trovate affinità nello scrivere un racconto di 5mila battuta, entro la fine di luglio, massimo primi giorni di agosto.
Ho posto dei paletti.
Accetto che qualcuno partecipi in forma anonima, ma a due condizioni.
La prima, che sia già noto in rete, come blogger.
La seconda, che non sia anonimo con il sottoscritto.

Odio le regole nella vita ma, memore dell’esperienza dell’anno passato, penso che sia bene, da subito, chiarire le regole.
Ci si può iscrivere anche tra dieci giorni. L’importante è mandare il racconto entro fine luglio.
Si può partecipare (come è successo l’anno scorso) anche con due racconti, ma con due soci diversi.
I racconti verranno postati, la prima volta, in forma anonima.
Poi, chi partecipa (è obbligatorio) vota: 6 voti al primo, 5 al secondo, 4 al terzo, 3 al quarto, 2 al quinto, 1 al sesto.
Servirà, questa graduatoria, ai fini dell’aimpaginazione dell’e-book.
Il racconto che otterrà più voti sarà il primo a essere impaginato, il secondo sarà l’ultimo, il terzo sarà il secondo racconto, il quarto il penultimo, il quinto e il sesto saranno impaginati più o meno a metà.
Nell’e-book non si farà cenno a vincitori.
Ci sarà una copertina, ci saranno due righe scritte da me.
Nell’e-book, oltre al nome degli autori, ci sarà una loro biografia, scritta in terza persona.

Altra cosa, ma è da valutare. Ci sono un paio di persone di buona volontà e di cui mi fido (Chiara Granocchia e Laura Costantini) che sono disposte a fare dell’editing. Sarebbe una cosa buona e giusta e impegnativa. Ma se verrà fatto, verrà fatto solo prima dell’impaginazione dell’e-book.

C’entra nulla, poi. Partecipo anche io. Anche l’anno scorso avrei dovuto partecipare, ma io e la mia socia non ci trovammo. Vediamo quest’anno.
Tra i partecipanti ci sono degli illustri sconosciuti e persone che hanno pubblicato, oppure blogger che scrivono davvero bene. Io farò il tifo per gli illustri sconosciuti.
E poi. Io sono l’unico a essere dispensato dal voto. Organizzo e partecipo, so quindi anche “cose” dietro le quinte; non sarei obiettivo.

E ora posto (in ritardo) il primo racconto.

anonimi-no (salvo eccezioni)

Allora, ieri mi telefona una persona amica, ma amica per davvero.
E sui Raccontia4mani mi dice: Ci penso ma se aderisco lo faccio in forma anonima.
Ho detto, Va bene.

Sono arrivate altre richieste analoghe: vorremmo partecipare ma in forma anonima.
Mi spiace, No.
Non capisco, se non rarissimamente, l’anonimato. Nel blog si ricevono commenti e spesso insulti anonimi, al giornale ricevo lettere anonime (tante) e la richiesta di pubblicare lettere, ma senza il nome (a volte, in caso di ritorsione sul posto di lavoro, oppure per vicende legate alla criminalità o per salvaguardare un minore va bene, è legittimo, ma se uno mi scrive che c’è un sindaco coglione faccia la cortesia di firmarsi).
Anche sulla rete, e quindi per i Raccontia4mani, è giusto ci siano delle eccezioni. Faccio un esempio: la blogger Caterpillar. La conosco di persona, da anni è presente in rete come Caterpillar. E mi sta bene che alcuni blogger, da sempre anonimi, partecipino con il rispettivo nick.
Ma da ieri sera a oggi ho ricevuto troppe richieste di partecipazione in forma anonima.
No, solo in casi particolari, solo se si tratta di blogger.

Abbinamenti (provvisori, potrebbero esserci variazioni)
1. Roberta Bianchin e Allerta.
2. Massimo Bignardi e Chiara Ravasenga.
3. Elys e Sylvie.
4. Gaja Cenciarelli ed Enrico Gregori.
5. Sandra Giammarruto e Barbara Garlaschelli.
6. Paola Cingolani ed Elisa Strobbia.
7. Chiara Granocchia Lelieur e Lorenzo Mazzoni.
8. Mario Bianco e Francesca E. Magni.
9. Maria Teresa Valle e Rossana Massa (Flavia).
10. Laura e Lory.
11. Morena Fanti e Paolo Zardi.
12. Dario D’Angelo e Barbara Delfino.
13. Eva Carriego ed Eventounico.
14. Marta Forno e Anna Maria Curci.
15. Maria Lucia Riccioli e Andrea Blasina.
16. Melania Ceccarelli e Noncorrere
17. Rita Zaghi e Silvia Ancordi.
18. Caterpillar e Bobboti.
19. Inbianco, Cristina Bove.
20. Giuseppe Guidotti e Mitia Chiarin.
21. Paola Mattiazzo e Mario Borghi.
22. Biancamara/Piera Ventre – CalMa/Mauro Calenda
23. Daniele Guarneri e Simona De Marchis.
24. Isabella Moroni con persona dal nick da definire (ma a me nota)
25. Irene (opi) e Remo Bassini
26. Gian Luca Peluso e Daniela Granieri.
27. Domenica Luise e Cristina Bove.
28. Andrea Blasina e Francesca E. Magni.
29. Cristina Vezzoli e Claudio Martini.
30. Cristina Vezzoli e Flavia Massa.

racconti a 4 mani: improvvisando anche un po’

Abbinamenti (provvisori, potrebbero esserci variazioni)
1. Roberta Bianchin e Allerta.
2. Massimo Bignardi e Chiara Ravasenga.
3. Elys e Sylvie.
4. Gaja Cenciarelli ed Enrico Gregori.
5. Sandra Giammarruto e Barbara Garlaschelli.
6. Paola Cingolani ed Elisa Strobbia.
7. Chiara Granocchia Lelieur e Lorenzo Mazzoni.
8. Mario Bianco e Francesca E. Magni.
9. Maria Teresa Valle e Rossana Massa (Flavia).
10. Laura e Lory.
11. Morena Fanti e Paolo Zardi.
12. Dario D’Angelo e Barbara Delfino.
13. Eva Carriego ed Eventounico.
14. Marta Forno e Anna Maria Curci.
15. Maria Lucia Riccioli e Andrea Blasina.
16. Melania Ceccarelli e Noncorrere
17. Rita Zaghi e Silvia Ancordi.
18. Caterpillar e Bobboti.
19. Inbianco, Cristina Bove.
Singoli.
Giuseppe Guidotti.
Cristina13.
Pia Barletta.
Paola Mattiazzo.
Mario Borghi.
Irene (Opi).
Mitia Chiarin.
Writer.
(Remo Bassini)

Da domenica sera si parte: il primo racconto è arrivato.
Sarà pubblicato senza il nome dei due autori. Li conoscere solo dopo il voto. Dopo il voto, ri-publlicherò prima qui (e poi se “T” mi dà una mano) i racconti con
– due righe sugli autori
– qualche riga sul metodo di lavoro utulizzato
Potranno votare solo i partecipanti, è un lavoro di gruppo questo, il voto è finalizzato solo all’impaginazione dell’e-book.
Ci sarà qualche partecipante anonimo ma, regola che ho preteso anche l’anno passato, non a me.
Chi vuole chiarimenti mi scriva a
raccontiaquattromani@gmail.com

PS I racconti verranno pubblicati così come me li mandate. Nell’e-book mi piacerebbe di no. Spero, con l’aiuto di chi lo sa fare (e io lo so fare poco e male, ché non è facile credetemi) di aggiustarne alcuni con degli editing che non stravolgano.
Vedremo, comunque, come butta.
Esattamente come ho fatto l’anno passato: improvvisando anche un po’.

Dimenticavo, vale la regola dell’anno passato: ci si può iscrivere anche due volte, con un socio diverso s’intende.
Mi sa che quest’anno partecipo pure io.

omertà e libertà

copio e incollo, da un commento di Anfiosso
(e gli faccio i complimenti)

Viviamo [se ne parlava jersera con un amico / compagno di sventura] in una società di microsistemi omertosi?
La Rete ha molti svantaggj, ma un vantaggio almeno: permette di recuperare tutta la gratuità, e anche l’assolutezza del messaggio scritto, secondo me: ha quella caratteristica che avevano le radio libere di un tempo, di permetterti di lanciare un messaggio chissà dove – ma non nel vuoto -, consentendoti, anche, di sottrarti al reticolo di false convenzioni e convenienze, timori e impaccj, dover per forza dire e dover per forza tacere che avvelenano l’esistenza ‘normale’ di molti, credo, tra cui sono anch’io.
Non avrei amato una radio libera, come medium, m’affretto a precisare, e le somiglianze col blog – ci mancherebbe; e poi dipende da quello che ci si scrive – si fermano lì. Ma in ambo i casi si tratta di media, di mezzi, appunto, i quali, faute de mieux, &c.
Per me il blog potrebbe essere anche la parete di un cesso: io me lo tengo, ché a qualcosa continua a servirmi. E non è nemmeno questione di ’sfogo’ estemporaneo, o di conato (nel senso del recere) espressivo, o volgare ricerca di compagnia, o che altro. E’ una questione, nel vero senso del termine, di libertà.

raccontia4mani: aggiornamento

Abbinamenti (provvisori, potrebbero esserci variazioni)
1. Roberta Bianchin e Allerta.
2. Massimo Bignardi e Chiara Ravasenga.
3. Elys e Sylvie.
4. Gaja Cenciarelli ed Enrico Gregori.
5. Sandra Giammarruto e Barbara Garlaschelli.
6. Paola Cingolani ed Elisa Strobbia.
7. Chiara Granocchia Lelieur e Lorenzo Mazzoni.
8. Mario Bianco e Francesca E. Magni.
9. Maria Teresa Valle e Rossana Massa (Flavia).
10. Pier Giuseppe Poli e Cristina Bove.
11. Laura e Lory.
12. Morena Fanti e Paolo Zardi.
13. Dario D’Angelo e Barbara Delfino.
14. Eva Carriego ed Eventounico.
15. Marta Forno e Anna Maria Curci.
16. Maria Lucia Riccioli e Andrea Blasina.
17. Melania Ceccarelli e Noncorrere
18. Rita Zaghi e Silvia Ancordi.
19. Caterpillar e Bobboti.
Singoli.
Mitia Chiarin.
Giuseppe Guidotti.
Cristina13.
Pia Barletta.
Paola Mattiazzo.
Mario Borghi.
Inbianco.
(Remo Bassini)

Si voterà come l’anno scorso, per stabilire i primi sei. E vorrei che fosse visto, il tutto, come un lavoro di gruppo. Ci son dentro anche io, in questo lavoro di gruppo. Allora, l’anno scorso persi un bel po’ di tempo perché, con l’aiuto di Monia, prima della prima pubblicazione, qui sul blog, anonima, feci un miniediting e anche le correzioni che portano via un sacco di tempo (virgole messe ssenza tenere conto deli spazi, errori ortografici). Quest’anno la prima pubblicazione sarà pari pari a come quella che ricevo.
Nell’e-book, poi (vedrò in che modo) vorrei che ci finissero dei lavori perlomeno dignitosi. Affinché lo siano dovrebbero essere, prima, sottoposti a un duplice lavoro: da correttore di bozze e da editor.
Dal momento che non riuscirò a farlo io, a meno che non vengano fuori dei volontari, si procederà così: ogni coppia sarà diciamo editata da un’altra e magari anche da me. Insomma, un lavoro di gruppo.

Chi non è stato ancora abbinato mi scriva su raccontiaquattromani@gmail.com

Ci son da fare un bel po’ di abbinamenti, e io voglio indicazioni. Quella preferita è: Vorrei il tal socio; a seguire: abbinami con chi vuoi, che è lo stesso. Quella che va meno bene è: trova il socio che fa per me.
Nel caso qualcuno dovesse restare fuori ci sarò anche io, ma preferirei di no.
Infine.
Ringrazio Barbara Garlaschelli, che partecipa. E’ il nome di punta, mi pare. Ha deciso, sportivamente, di mettersi in gioco. E’ un’amica, una brava scrittrice, una persona generosa.

l’italia di oggi

Tema dei raccontia4mani sarà l’Italia di oggi, dunque.
Ecco una lettura istruttiva, dell’Italia di oggi.
Di Andrea Tarabbia.

Poi se volete c’è un’altra lettura, che vi consiglio, ma tanto: perché questa è davvero l’Italia di oggi.
Di Giovanni Giovannetti.

Sui raccontia4mani, per favore: scrivetemi nella mail apposita, appunto

raccontiaquattromani@gmail.com

sabato procederò al sorteggio, fino a sabato cercherò, se possibile, di fare abbinamenti. Ma ho bisogno, specie da parte di coloro che non conosco, di almeno due righe due di autobiografia. Segno zodiacale, il gelato preferito, poi se ci scappa anche qualche libro letto.

Raccontia4mani: a che punto siamo

Punto primo, le adesioni le raccolgo solo qui (e non su Face, per esempio).
Punto secondo, si fa esattemente come l’anno scorso: chi partecipa vota anche, così da stabilire poi un criterio di impaginazione.
Punto terzo, fino a sabato c’è tempo per l’adesione di coppie, per gli altri procederò con il sorteggio, e se il numero dei partecipanti sarà dispari sorteggerò anche il mio nome.
Il fine è quello di passare un po’ di tempo con la scrittura, confrontarci con un’altra persona, confrontarci poi con altri racconti e altri giudizi, altre percezioni.
La classifica finale, o classifica di impaginazione, l’anno scorso non ha fatto male a nessuno. Le incazzature sono venute con la pubblicazione (anonima) dei racconti, e relativi commenti.
Allora, nella scrittura, anche nella scrittura, l’abito, a volte, fa il monaco: perché alcuni racconti, scritti da persone che avevano pubblicato, sono stati massacrati, i quasi.
(Punto quarto, non ho voglia di farmi venire il sangue amaro. L’anno scorso mi sono divertito, quest’anno sarà un po’ più dura perché non avrò una spalla. E quindi fatemi divertire, lavorando: e basta).

Altre cose.
Un (mio) malumore dell’anno passato.
Poi. Il tetto delle 5mila battute, spazi compresi, sarà un tetto da non superare.
L’argomento resta “L’Italia di oggi”, poi magari si cerca un titolo più appropriato per l’e-book.
Dal momento che nessuno si è fatto avanti per fare il giurato (ma io non dispero), chi partecipa ha diritto di voto: mi scriverà su raccontiaquattromani@gmail.com. 6 punti al primo, 5 al secondo…., 1 al sesto. Il primo racconto sarà impaginato per primo, il secondo per ultimo, il terzo sarà proprio a metà, il quarto sarà il secondo, il quinto sarà il penultimo, e il sesto finirà ancora in mezzo, subito dopo il terzo. Nell’e-book non ci sarà traccia di tutto ciò.

Aggiornamento partecipanti.

Abbinamenti.
1. Roberta Bianchin e Allerta.
2. Massimo Bignardi e Chiara Ravasenga.
3. Elys e Sylvie.
4. Gaja Cenciarelli ed Enrico Gregori.
5. Sandra Giammarruto e Barbara Garlaschelli.
6. Paola Cingolani ed Elisa Strobbia.
7. Chiara Granocchia Lelieur e Lorenzo Mazzoni.
8. Mario Bianco e Francesca E. Magni.
9. Maria Teresa Valle e Rossana Massa (Flavia).
10. Pier Giuseppe Poli e Cristina Bove.
Singoli.
Barbara (Rael).
Laura Costantini.
Lory Falcone.
Sandra Biondo.
Cristina13.
Pia Barletta.
Paola Mattiazzo.
Silvia Ancordi.
Maria Lucia Riccioli.
Mitia Chiarin.
Anna Maria Curci.
Morena Fanti.
Rita Zaghi.
Bobboti.
Melania Ceccarelli.
Mario Borghi.
Eventounico.
Eva Carriego.
Inbianco.
Marta Forno.
Andrea Biasina.

Chi vuole che sia io a tentare un abbinamento mi scriva su raccontiaquattromani@gmail.com qualcosa di autobiografico.

Una partecipante mi ha chiesto (su mail): come si scrive a quattro mani?
Non so, le ho risposto. Mai provato.
Io ed Enrico Gregori abbiamo in mente di scrivere dei racconti, ma distinti. Il punto di vista della grande città (lui) e quello della provincia (io). Vediamo cosa partoriremo, anche perché io sono un po’ anarchico e lui è un po’ fascista. C’è quell'”un po’” che ci unisce.