La porta del morto (e i due ceffoni)

Una lettrice di Vicolo del precipizio, tempo fa mi domandava se sapessi qualcosa della “Porta del morto” a Cortona, dove appunto il libro è ambientato.
E a Cortona ho preso informazioni.
L’origine è etrusca.
Entrando in Cortona dalla porta principale, Porta Colonia, e percorrendo via Dardano, ci si imbatte in Palazzo Mancini. C’è una porta: murata.
“La porta del morto”.
L’ultima rimasta. O della quale si sappia.
“La porta del morto” veniva murata subito dopo il passaggio del morto, così da impedire – questa è la credenza etrusca che ha resistito fino al 1600 – il ritorno della morte in quella casa.
Che se ne andasse da altre parti, la morte, a romper l’anima.

Sempre a Cortona, per sdrammatizzare.
Al ristorante.
Ho voglia di fumare un mezzo sigaro toscano.
Le coincidenze delle vita. Accanto al tavolo, dove sono con amici, c’è un signore che, altre donne che son sedute con lui, sta dicendo che avrebbe tanta voglia di fumare un sigaro toscano, anche mezzo, perché lo rilassava, poi però il dottore glielo ha proibito, e quindi, accidenti, non può, però vorrebbe, eccome se lo vorrebbe un mezzo toscano da respirare con l’aria buona, della Toscana.
Se vuoi ti rilasso con due ceffoni, dice una delle tre, la moglie insomma.
Non ha replicato, lui.

Il vicolo non piaciuto

Giuseppe Iannozzi ha sempre recensito positivamente i mie libri. Vicolo del precipizio, però, non gli è piaciuto.
Ci sta, ci mancherebbe.
Per lui manca l’affondo contro l’editoria. Per me c’è, in secondo piano. UN po’ come La donna che parlava con i morti: ha dato il titolo al libro, ma stava sullo sfondo.
Per me il punto di partenza di Vicolo del precipizio è il quaderno di mia madre.
E comunque. Ben venga anche il giudizio negativo di Giuseppe Iannozzi
Oggi sono un autore poco conosciuto. Quando ero molto sconosciuto ebbi comunque alcuni recensori come Stefania Mola, Isabella Moroni, altri. E Iannozzi.
Questo è quanto ha scritto.
http://iannozzigiuseppe.wordpress.com/2012/03/11/remo-bassini-ghostwriter-a-precipizio-recensione-di-iannozzi-giuseppe-aka-king-lear/

 

(Il quaderno di mia madre è un post che si trova nella sezione ricordi di questo blog)

il ricordo da sei soldi

Da piccolo, elementari e medie, leggevo tantissimo. M’importava poco se mia madre mi metteva in “castigo”, proibendomi di uscire perché a scuola collezionavo votacci e note. Di nascosto, o in bagno o sotto le lenzuola di notte, illuminando con una pila, oppure quando mamma usciva dal droghiere, leggevo.
Senza però fare attenzione al nome dell’autore.
Pochi minuti fa. Prendo in mano un vecchio libro, non letto.
La canzone da sei soldi, di Archibald Joseph Cronin. Bompiani 1964 (un regalo).
Leggo di Cronin. E scopro che in bagno, sotto le lenzuola, quando mamma andava dal droghiere avevo letto E le stelle stanno a guardare…

 

Vicolo del precipizio, su L’Indice

Remo Bassini, VICOLO DEL PRECIPIZIO, pp. 198,
Euro 14, Perdi,a Pop, Bologna 2011

C’è sempre sotteso, nelle storie di Remo Bassini, il tormento della comunicazione, le forme, i modi, anche i mestieri, attraverso i quali dar vita ferma, solida, alla relazione del sé con il mondo. I suoi personaggi, che spesso poi sono un alter ego dell’autore, si portano addosso questo tormento, che gli si torce dentro, li fa malati d’una tensione che quasi mai si risolve positivamente. E lo sfondo che dà spessore all’angoscia del vivere è il vagare delle storie nella memoria della provincia, di una dimensione nella quale rimpianto e frustrazione sono compagni coatti di un viaggio che non ha un termine possibile. Questa volta il protagonista è uno scrittore, anzi un ex scrittore che, pubblicato un libro di successo, vede inaridirsi la vena e la voglia della narrazione, e si consegna allora prigioniero deluso nelle mani di un editor di grido, che lo trasforma in un anonimo ghost writer, tanto abile a dare scrittura e stile a manoscritti inutili quanto incapace di tirarsi via da questa sua prigionia volontaria e ritrovare il coraggio della propria identità. Torino e Cortona, la Torino del suo vissuto quotidiano e la piccola incantevole Cortona della sua memoria adolescenziale, sono i poli ambigui di un itinerario dove realtà e finzione s’intersecano con un docile incastro di piani narrativi.
Mimmo Candito