Ed ecco – realizzato dalla signora T, con copertina di Mario Bianco – l’ebook di Racconti a quattro mani 2011.
E buone cose.
Uncategorized
leggere un libro triste
Ho riletto Agota Kristof in Salento, durante le ferie. La trilogia. C’è un perché di questa lettura – a parte il fatto che la Kristof sia morta da poco, a parte il fatto che la sua scrittura mi piace (le frasi così scarne, come alberi spogli. E i verbi che cambiano – presente, passato remoto, poi presente poi ancora passato remoto – perché il tempo non ha tempo).
Il perché scelgo di rileggerla è la vita: che ha volte ti dà una spallata e tu barcolli, poi, brancoli.
Come dice la Kristof certe vite sono più tristi del più triste dei libri.
Allora, mancano due tre giorni alle ferie. Non vedo l’ora, sono stanco, più degli altri anni.
Ho voglia di leggere di notte, di camminare tra sabbia e mare, pensando, fumando la mia pipa (che in Salento è cosa strana, nessuna la fuma, e i bambini ti guardano strano se la fumi).
Ho voglia di andare in posti dove nessuno mi conosce.
E sto pensando a queste cose due tre giorni prima di partire, durante una cena nel basso monferrato con pochi amici.
Distrattamente sento un racconto…perché tra gli amici a cena c’è anche un medico, un chirurgo: si occupa anche di malattie brutte, tanto brutte.
Un bimbo sano e un bimbo malato, due fratelli, insomma. Cresciuti con attenzioni – è giusto che sia così – particolari verso il bimbo malato. Molto malato. Non sarà mai normale, insomma.
Succede però l’imprevedibile.
S’ammala il bimbo sano.
Ha pochi mesi di vita, c’è un maledettissimo cazzo da fare.
Imprecare e piangere.
Il bimbo quasi non si accorge di nulla.
Gli ultimi giorni però il bimbo è uno straccio: e non riesce nemmeno più a parlare. E quando suo padre torna a casa non riesce a dirgli Ciao Papà, e si dispera di questo, e piange. Poi muore. Fine della storia.
Triste più di un libro triste.
Più triste: perché vera.
Racconti a 4 mani anno 4°, così andò
Abbinamenti e votazione finale: così è andata (e diecimila grazie alla signora T. e mille grazie ai due giurati Stefania Mola ed Enrico Gregori).
Poi verrà l’ebookde I racconti a quattro mani quarta edizione con i primi sei che verranno impaginati per primi (il premio questo è) e la copertina di Mario Bianco
Irene De Sanctis e Mario Bianco La vedova d’Alfonso 51
E.l.e.n.a e Ivano Porpora Il volo 39
Gloria Gerecht e Francesca Ramacciotti La prima volta 31
Giulia Meli e Lasaramandra smoke on the water 28
Roberta Bianchin e Luca Briante La duecentesima rosa 24
Maria Giovanna Luini e Cristina Pasqua Lo strappo 23
Anna Costalonga e Lucia Tosi Una vita lunga 13
Cristina Vezzoli e Carlo Rossi La lentezza dell’organismo sferico e biancastro 12
Cristina Vezzoli e Martina Marini Lo Sgrumpio 12
Maria Lucia Riccioli e Mavie Parisi Tarocchi di Sicilia 10
Annalisa Ferrari e Donatella Righi Come fu che Malik perse il suo sogno 10
Cristina Bove e Fausto Marchetti La corsa e l’attesa 7
Sandra Mazzinghi e Fabrizio Tummolillo Sanfermines 7
Morena Fanti e Marco Freccero Pantaloni bianchi 5
Silvia Ancordi e Rita Zaghi Zucchero filante 1
Marco Crestani e Paola Mattiazzo Il foglio bianco è davanti a lui 0
Si rivota
Racconti a quattro mani, si rivota, I commenti al post precedente li lascio ma consederateli nulli.
Grazie e buona domenica
Si vota
Si vota. Oggi, sabato e domenica.
Spariscono i commenti in moderazione, quindi.
I racconti son sedici, votarne sei è come avere un esercito con più caporali di soldati ma tant’è: sei su sedici e arrivederci e grazie.
Il primo racconto aprirà l’ebook, poi verranno secondo, terzo e via discorrendo, fino al sesto. Poi verranno gli altri, a caso.
L’impaginazione dell’ebook sarà curata dalla signora T., la copertina sarà di Mario Bianco.
Dopo il voto si conosceranno anche i nomi degli autori.
Modalità di voto.
Possono votare tutti i partecipanti con un commento che abbia due caratteristiche:
1, non sia anonimo
2, proponga una valutazione di sei racconti (non cinque o quattro: sei)
Al miglior racconto si daranno 6 punti: al secondo 5; al terzo 4; al quarto 3; al quinto 2; al sesto 1.
La giuria (composta da Enrico Gregori, Stefania Mola e se vorrà Monia Casagrande) avrà un peso specifico maggiore: 12 voti al primo, 10 al secondo, 8 al terzo, 6 al quarto, 4 al quinto, 2 al primo.
(Io e la signora T, ricordo, non votiamo: perché conosciamo i nomi degli autori).
Poi, alla fine, verrà l’ebook. Con nomi e cognomi.
il… bravo sindaco (intermezzo salentino 2)
Mi son chiesto: possibile che nessuno commenti?
Scusate, scusate e ancora scusate: il rincoglionimento postferie mi aveva fatto dimenticare che avevo messi i commenti in moderazione (con la signora T. le cose insomma funzionavano meglio).
Secondo post sul Salento: l’ho scritto nel sito del giornale che dirigo.
Titolo (fatto da una mia collega):
Applausi al sindaco: sarà pure ladro ma chi se ne importa.
tutte le direzioni (intermezzo salentino 1)
Mentre aspettiamo l’ultimo racconto, vi propongo alcuni appunti da turista. I turisti, si sa, dicono minchiate per non morir di caldo e depressione.
Intermezzo salentino, 1
Saranno le cinque di un pomeriggio qualsiasi.Ché tanto in vacanza lunedì o domenica son lo stesso, perché star lì a controllare, no?
Sono a S., devo fare benzina. Fa caldo, ho sete, e così, mentre faccio il pieno,penso che devo fermarmi a bere qualcosa, e se per primo incontro un bar sarà un bar, se sarà un supermercato sarà birra Dreher, in Salento tutti bevono birra Dreher. Prima di pagare il benzianaio l’occhio cade. patatunpintun, sulla targa della strada: Via Carlo Alberto re d’Italia, c’è scritto.
Fa troppo caldo per fotografare, ma il Salento è così: birra Dreher e “tutte le direzioni” indicano i cartelli.
E comunque, incrocio per primo un piccolo supermarket. Scende mia moglie. Io mi accendo la pipa e, fumando con la testa fuori dal finestrino, resto in macchina col piccolo, che dorme.
Sono sotto un ulivo. Fa caldo, ma non troppo, quindi.
Sotto l’ulivo c’è un contenitore blu della carta.
Carta, c’è scritto. Comune di S.
Da un ramo dell’ulivo scende una cardicella in cui è legato un apribottiglie.
E mentre penso a Carlo Alberto re d’Italia (e perché no? imperatore di tutte le russie) vedo che si avvicina un tipo, birra Dreher in mano. E’ del posto, perché punta subito l’ulivo con apribottiglia penzolante, apre la sua Dreher, se la scola, mi guarda, fa un ruttino, educato però, non sveglia nemmeno il piccolo, e un verso di auto-compiacimento per la bevuta tutto-d’un-fiato, quindi scaraventa la bottiglia nel contenitore della carta. Se quelli del Comune scrivono che Carlo Alberto è stato re d’Italia che vuoi che sia una povera bottiglia Dreher, per di più scolata, nel regno della carta?
Appello a 4 mani
Non sono Remo (si capisce).
Mancano molte note biografiche. Non metto qui l’elenco, tanto ciascuno di voi sa se l’appello lo/la riguarda o no.
Non vale dire “usate quella dell’anno scorso”; usatela, se volete, ma me la dovete inviare: orasesta@gmail.com.
A votazione conclusa impaginerò l’e-book inserendo le “bio” che avrò ricevuto. Per gli altri metterò nome cognome e l’indicazione “note biografiche non pervenute”.
Confido inoltre nella gentilezza e nella disponibilità (come da “tradizione”, ormai) di Mario Bianco per la copertina.
Domani sera il blog ritorna nelle mani del padrone di casa. Approfitto perciò di questa occasione per salutare tutti/e come dal centro del palcoscenico all’ultima serata del tour :)
t.
uno, due, tre, quattromani
uno.
Sul blog di Gaspare Armato (Babilonia61) c’è questa breve intervista al sottoscritto.
due.
Stefano Cafaggi (Fragmenta) ha scritto questa recensione su Bastardo posto.
tre.
i racconti a quattro mani proseguono9 grazie alla signota T.
Io li ricevo lei li posta (lei, come tutti gli anni, farà l’e book finale).
quest’anno, causa un sovrapporsi di impegno a luglio, i racconti sono partiti troppo tardi, gli altri anni, infatti, a fine luglio il più era fatto.
va da sè che per questa edizione ci sarà una maggiore elasticità da parte mia: ho già detto di sì a due partecipanti che potranno inviarmi il racconto oltre ferragosto.
e non penso che alla fine voteremo per i primi sei. votare sei racconti fu un’idea mia il primo anno quando pensai di premiare un quarto dei partecipanti; se non ci sono obiezioni farò così anche quest’anno (per esempio, se ci saranno 16 racconti verranno votati i primi quattro, se saranno 12 o… 11 i primi tre).
ci sarà comunque l’e-book finale, a cui tengo.
lo considero come un portafortuna ormai.
buona giornata
PS vedo che l’aver messo i commenti in moderazione ha fatto calare tensioni e numero di visitatori; meglio così, però. se ci saranno – come spero – altre edizioni i commenti saranno ancora in moderazione.
di libri e d’altro
Uno.
Racconti a quattro mani, ho fatto poco tam tam, quest’anno. Diciassette, forse sedici coppie (la scadenza è fine luglio). Domenica posto il primo racconto.
Due.
Un mese fa, a Cortona, ripreso a fumare la pipa, solo pipa, quindi, e niente più sigarette. Ho dodici, tredici pipe. Ognuna di loro è legata a un ricordo, un periodo della mia vita. Tutte meno una: della più vecchia, che avrò preso quando avrò avuto poco più di vent’anni, non ricordo nulla, buio completo. Ho il terrore del non ricordare. Nei giorni scorsi ho continuato a chiedermi ma come si chiama quello scrittore…? Poi mi sono arreso. Era Rigoni Ster.
Tornando alle pipe. Ne ho fatta aggiustare una. E chi ho fatto pure un post.
Tre.
Sulla prima pagina del mio giornale, oggi, ho messo una fotografia e qualcuno, anche un mio giornalista anche un mio collaboratore, ha storto il naso. La foto mostra il sedere di una novantenne con piaghe da decubito. La foto ci è stata consegnata dalla figlia della donna, per un articolo denuncia contro una struttura per anziani. Anni fa non credo avrebbe fatto scalpore questa foto. Anni fa faceva scalpore un arresto per concussione. Oggi no.
Quattro.
Ad aogosto devo leggere un racconto inedito e un manoscritto di altri. Poi, oggi mi son comperato: Dove nessuno ti troverà, di Alicia Gimenéz-Bartlet; Il tempo delle donne, di Elena Cizova; La stella di Ratner, di Don Delillo; La grande sera di Pontiggia (era usato, in offerta a 2,90).Vorrei iniziare stesera – sarei indeciso tra Elena Cizova e Delillo – ma stesera sono impegnato con fonti storiche e giornalistiche sugli scioperi delle mondine del 1906; poi devo scrivere un racconto, per un’antologia, ho pochissimi giorni di tempo. Se avrò però tempo mi metterò a rileggere, come ho fatto ieri sera e l’altro ieri sera, Agota Ktistof. Mi piace leggerla al rallentatore, lentamente. Come si fa con il miglior vino. Leggendo la Trilogia non mi ero reso conto di quanto potente fosse la sua scrittura.
Cinque.
Ho appena finito l’editing di Vicolo del precipizio, che esce il 9 novembre. Il mio editor è stato Antonio Paolacci, direttore di Perdisa Pop. Ho lavorato bene con lui, Paolacci è scrupoloso come un chimico, schietto, ma rispettoso delle scelte altrui. Io mi son trovato bene con lui, lui non so se si è trovato bene con me. Perché è stato come lavorare con due editor: Paolacci e i miei continui ripensamenti. Un libro andrebbe riscritto 1000 volte. Per poi rendersi conto che magari erano meglio le prime stesture.Un libro è come un castello di sabbia. Basta poco per abbellirlo. Basta un niente per farlo crollare…
a proposito di Agota K.
Non era giornata, oggi, per pensare a internet. Enrico Gregori, però, mi ha, diciamo, stuzzicato.
In fondo la scorsa notte, prima di andare a dormire, ero andato a rileggere qualche pagina della trilogia.
E stavo rischiando di non andarci più a dormire.
E adesso in rete ho trovato una cosa che, su Agota Kristoff, mi è piaciuta:
Merita
Sì, io dico che vale la pena ascoltare
