“Quasi diario” di uno scrittore di serie D: il terzo libro, e un grave errore (sesta puntata)

Dopo anni di invii di manoscritti e collezione di rifiuti nel 2006 escono due miei libri.
Dicono di Clelia (casa editrice Mursia), di cui ho raccontato, e Lo scommettitore (Fernandel).
Dicono di Clelia passò quasi inosservato o quasi, Lo scommettitore no, tutt’altro. Sembrava fosse il trampolino di lancio per farmi diventare uno scrittore di serie B o addirittura di A.

Lo scommettitore è un giallo politico. Inizia così.

L’origine di tutto si perdeva lontano.
Scommetto che da qui alla scuola riesco a correre senza respirare. Scommetto che se la mamma me le dà col battipanni io non piango. Scommetto che se il maestro mi guarda cattivo io non abbasso gli occhi. Scommetto che se me lo tocco, poi, quando mi piace tanto tanto, riesco a fermarmi.
Scommetto che nessuno ci riesce a fare questo.
Scommetto che se ho sete resisto senza bere. Scommetto che se ho mal di pancia non lo dico a nessuno.
Scommetto che gli altri non sono così bravi…

Lo inviai nell’estate del 2005 a Fernandel, che lo fece uscire a giugno 2006.
Il libro fu recensito da alcuni giornali e blogger, forse per l’argomento che trattava – politica, corruzioni e spioni che lavorano per i politici. Diciamo che il mio personaggio è uno spione pentito.
Non solo.
Nel mese di luglio vengo intervistato dai Radio Rai Tre, trasmissione Fahrenheit.

Ecco l’intervista. CLICCA QUI.

Per chi non lo sapesse, ancora oggi Fahrenheit intervista uno scrittore al giorno e poi i radioascoltatori votano il libro del mese.
Bene, fui votato io. Il premio consisteva in questo: in tutte le librerie Feltrinelli ad agosto 2006 (agosto, mese non felice, ma tant’è) venne esposto un poster: Lo Scommetitore di Remo Bassini, libro del mese Fahrenheit.
Non finì lì. A fine anno, altra votazione per il libro dell’anno Fahreneheit.
Fui rivotato (vedi foto sotto, con l’elenco dei trenta finalisti. Vincerà Saviano).
I finalisti erano convocati a Roma, per la trasmissione finale e la votazione finale (gennaio 2007). Io feci una cosa. Non andai. Dissi a me stesso: Basta che mi citino. Perché non andai? Mettete insieme pigrizia e timidezza e otterrete la risposta. Giustamente non fui citato. Sarebbe stato un buon trampolino di lancio, credo. O almeno: così mi disse gente che di editoria sapeva più di me.

Intanto era successo qualcosa (che forse a me bastava): mi aveva contattato la casa editrice Newton Compton, ma questo lo racconto domani. Anticipo solo una cosa: alla Newton Compton non inviai nessuno manoscritto. Furono loro a cercarmi.

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