La vecchia partigiana

Ho parlato con una vecchia partigiana, ieri. Quando posso mi abbevero delle sue storie. E della storia della sua vita: le sue battaglie, i suoi amori anche.
Sarebbe un bel libro la storia (vera) di questa vecchia partigiana. Ma – io almeno – non lo scriverò: ché lei non vorrebbe.
Fa bene al cuore conoscere persone che non amano esibirsi, che preferiscono restare nell’ombra ad accarezzare i propri ricordi. Sebbene siano grandi ricordi.

Di questo incontro, però, qualcosa ho potuto scrivere.
Mi ha dato il permesso la vecchia partigiana.

Il post su Il fatto:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/18/aprile-giovane-attivista-comunista/

La porta del morto (e i due ceffoni)

Una lettrice di Vicolo del precipizio, tempo fa mi domandava se sapessi qualcosa della “Porta del morto” a Cortona, dove appunto il libro è ambientato.
E a Cortona ho preso informazioni.
L’origine è etrusca.
Entrando in Cortona dalla porta principale, Porta Colonia, e percorrendo via Dardano, ci si imbatte in Palazzo Mancini. C’è una porta: murata.
“La porta del morto”.
L’ultima rimasta. O della quale si sappia.
“La porta del morto” veniva murata subito dopo il passaggio del morto, così da impedire – questa è la credenza etrusca che ha resistito fino al 1600 – il ritorno della morte in quella casa.
Che se ne andasse da altre parti, la morte, a romper l’anima.

Sempre a Cortona, per sdrammatizzare.
Al ristorante.
Ho voglia di fumare un mezzo sigaro toscano.
Le coincidenze delle vita. Accanto al tavolo, dove sono con amici, c’è un signore che, altre donne che son sedute con lui, sta dicendo che avrebbe tanta voglia di fumare un sigaro toscano, anche mezzo, perché lo rilassava, poi però il dottore glielo ha proibito, e quindi, accidenti, non può, però vorrebbe, eccome se lo vorrebbe un mezzo toscano da respirare con l’aria buona, della Toscana.
Se vuoi ti rilasso con due ceffoni, dice una delle tre, la moglie insomma.
Non ha replicato, lui.

Il vicolo non piaciuto

Giuseppe Iannozzi ha sempre recensito positivamente i mie libri. Vicolo del precipizio, però, non gli è piaciuto.
Ci sta, ci mancherebbe.
Per lui manca l’affondo contro l’editoria. Per me c’è, in secondo piano. UN po’ come La donna che parlava con i morti: ha dato il titolo al libro, ma stava sullo sfondo.
Per me il punto di partenza di Vicolo del precipizio è il quaderno di mia madre.
E comunque. Ben venga anche il giudizio negativo di Giuseppe Iannozzi
Oggi sono un autore poco conosciuto. Quando ero molto sconosciuto ebbi comunque alcuni recensori come Stefania Mola, Isabella Moroni, altri. E Iannozzi.
Questo è quanto ha scritto.
http://iannozzigiuseppe.wordpress.com/2012/03/11/remo-bassini-ghostwriter-a-precipizio-recensione-di-iannozzi-giuseppe-aka-king-lear/

 

(Il quaderno di mia madre è un post che si trova nella sezione ricordi di questo blog)

il ricordo da sei soldi

Da piccolo, elementari e medie, leggevo tantissimo. M’importava poco se mia madre mi metteva in “castigo”, proibendomi di uscire perché a scuola collezionavo votacci e note. Di nascosto, o in bagno o sotto le lenzuola di notte, illuminando con una pila, oppure quando mamma usciva dal droghiere, leggevo.
Senza però fare attenzione al nome dell’autore.
Pochi minuti fa. Prendo in mano un vecchio libro, non letto.
La canzone da sei soldi, di Archibald Joseph Cronin. Bompiani 1964 (un regalo).
Leggo di Cronin. E scopro che in bagno, sotto le lenzuola, quando mamma andava dal droghiere avevo letto E le stelle stanno a guardare…