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Ho un bimbo di otto mesi, si chiama Federico Libero, gli avrò fatto trecento fotografie con l’Iphone.
Da quando c’è lui dormo di meno, leggo di meno, scrivo di meno ma in compenso ascolto più musica: perché Federico Libero, ogni risveglio è così, deve sentire le sue canzoni preferite.
Ho provato con Belle et Sebastian, Charlotte, Lady Oscar, Furia è il cavallo del west, Quarantaquattro gatti.
Niente, lui ha scelto Memory, cantata da Barbara Streinsand, cone canzone da sentire tutti i giorni. Fino a due mesi fa, per la veità, al posto di Memory c’era la verisone jazzata di Hasta siempre comandante, di Garbarek, che adesso è al secondo posto nella hit parade.
Al terzo c’è Per te, di Jovanotti e al quarto Bella ciao, versione dei Modena City Rambler.
Al quinto una vecchia canzone popolare: Mamma mia dammi cento lire.

Dicevo delle foto.
Non le ho mai amate, nel senso che non mi piace farmi fotografare né mi piace fotografare.
Eccezion fatta per Federico Libero, già, ma non solo.

Nel 1980, quando nacque mia figlia Sonia e io lavoravo in fabbrica, comperai una Minolta. Le scattavo le foto mentre dormiva, al mattino presto, prima di andare a lavorare.

E nella mia testa le foto più belle sono due.
Io e Federico Libero al risveglio.
Sonia a Parigi, nel 1988, che mi guarda e sorride.

E buona giornata

 

 

 

 

 

 

 

 

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