ci son giorni che me lo vado ripetendo

Dalla mia pagina su facebook, le mie citazioni preferite. Mi dicesso, Salvane una. Salverei l’ultima. Ci son giorni che me la vado ripetendo: io sono un clown e faccio collezione di attimi, io sono un clown e faccio collezione di attimi, io sono un clown…
Poi, per chi non lo sapesse: Fatih Terim è stato un allenatore della Fiorentina.

Chi parla difficile è nemico del prossimo.
(don Lorenzo Milani)

Il primo uomo che ha detto che la donna è bella come un fiore è un genio, il secondo un cretino.

(però non ricordo di chi sia; la diceva spesso a lezione di Storia del teatro Gian Renzo Morteo)

Cosa ne facciamo della letteratura, a cosa ci può servire, se non a smontare le false sicurezze che abbiamo?

(Gianni Celati)

Urlino tutte le ingiustizie del mondo
(Ho Chi Mihn)

Chi è veramente intelligente nasconde di aver ragione

(Elias Canetti)

Non siamo gente che festeggia i compleanni, noi
(mio padre, classe 1927)

Ogni fiore si sente un po’ rosa
ogni fiume si sente un po’Po

(Ernesto Ragazzoni)

Avere paura non serve a non morire

(Fatih Terim)

Ci faccio una fatica nera. La più facile delle mie pagine esce spensierata da una decina di penosi rifacimenti.

(Fenoglio)

I quattro punti cardinali sono tre: nord e sud
(Vicente Huidobro)

Io penso che la vita è una molto triste buffoneria, poiché abbiamo in noi, senza poter sapere né come né perché né da chi, la necessità d’ingannare di continuo, noi stessi con la spontanea creazione di una realtà (una per ciascuno e non mai la stessa per tutti) la quale di tratto in tratto si scopre vana e illusoria. Chi ha capito il giuoco, non riesce più ad ingannarsi; ma chi non riesce più ad ingannarsi non può più prendere né gusto né piacere alla vita. Cosi è.
(Pirandello)

Io sono un clown, e faccio collezione di attimi
(Boll)

è facile smettere di fumare, forse

Allora, sto leggendo il libro E’ facile smettere di fumare (se sai come farlo).  Prime trenta pagine.
Son due mesi che l’ho comprato, ché lo so mica, io, se voglio per davvero smettere di fumare.
Fumare è al contempo piacevole e stupido, molto stupido.
Chi fuma lo sa bene e cerca consolazioni: Tizio è morto e non ha mai toccato una sigaretta.
Oddio, il fumo farà male, e va bene dirlo, ma che faccia anche male il fumo delle marmitte delle non si dice, o comunque: nessuno farà scrivere sulle auto che nuocciono gravemente alla salute.
Torniamo al fumo e al libro, anche.
Avrei preferito leggere un libro intolato Come fumare poco e con gusto (io fumo di tutto: sigari, sigarette, a volte la pipa; avrò smesso 10 volte, la cosa più furba che mi riuscì di fare risale a una quindicina d’anni fa:  per qualche mese riuscii a fumare, e con piacere, o una sigaretta o un sigaro ogni due ore).
Comunque.
La prima volta che fumai non fumai una sigaretta, ma due, una di seguito all’altra. Erano due windsor. Avevo dodici anni.
Mi avevano detto, Ti girerà la testa, non ti piacerà: macché. Quella sera, addormentandomi, ripensavo al gusto di quelle due sigarette. Insomma, sono un tabagista grave.
Quel giorno d’inverno che fumai per la prima volta non ero solo. Un mio amico, di undici anni, mi portò in un posto al fiume Sesia, dove non ci avrebbe visto nessuno. Le sigarette erano sue.
Il padre di questo ragazzo è morto di cancro ai polmoni, lui, invece fumava 80 anche 100 sigarette al giorno: fino a qualche mese fa.
Lo sento al telefono e gli dico: quante ne fumi?
Ho smesso, mi dice.
Minchia. E come hai fatto?
Ho letto il libro…
Ah.
Tra le persone che conosco non è l’unico che ha leto il libro e che smesso. Ora lo leggo e poi vi dico.
Da un lato vorrei smettere. Dall’altro so che non vorrei privarmi del rito della prima sigaretta, la più buona, la più velenosa, al mattino dopo il primo caffè; e del rito di scrivere in una stanza piena di fumo di sigari o sigarette (solitamente: sigari quando scrivo, sigarette nelle fase più noiosa e importante, della riscrittura).

Ho già smesso altre volte, dicevo. Anche per un anno di seguito.
Una domenica mattina di quell’anno senza fumo mi ritrovo a camminare per la città. Avevo come al solito la testa tra le nuvole ma, camminando, mi stavo rendendo conto che non stavo andando né verso casa, né verso il giornale, né verso una delle mie solite destinazioni. Perché percorrevo strade che mi avrebbero portato in periferia? Perché stavo inseguendo il profumo di unsigaro che qualcuno stava fumando, davanti a me.

Stamani mi son detto. Leggo sto cavolo di libro e smetto per vent’anni. Quando avrò settantatré anni ricomincio. Mio nonno è morto a 89 anni prtaticamente col sigaro tra le labbra.

un po’ di de André, insomma ricordi

Avevo sei anni quando mia madre comperò un giradischi. Eravamo poveri, non avevamo né televisore né lavatrice (arrivarono quattro anni dopo, quando nacque mia sorella Silvia) né telefono. E quindi son cresciuto ascoltando la radio e i dischi, soprattutto i 45.
Quelli di mia madre (Iva Zanicchi, Cladio Villa, Luciano Tajoli) non mi garbavano nemmeno un po’. Ma un giorno arrivò a casa con un 45 giri.
Ce l’ho ancora, lo consumai a furia di sentirlo.

Allora, Una delle meno note di de André: è tratta da Tutti morimmo a stento, che è invece il secondo 33 giri  di De André che comperai (il primo era stato La canzone di Marinella).


e questa invece (tratta dall’ultimo concerto) è una delle più note: dedicata a Morena, il travestito di via del Campo.

il mattino è più semplice, invece

Il mattino è semplice, e razionale anche. Se son di fretta e di cattivo umore faccio il percorso alternativa: un bar dove la proprietaria è una di poche parole, ciao è un caffè, ciao buona giornata, un tratto di strata poco frequentato.
Di sera è diverso. Esco, accendo il mezzotoscano, cammino, se incontro qualcuno mi fermo a parlare, se non incontro nessuno penso, cercando di non andare a sbattare contro qualche palo, ché certi pensieri son bizzarri e bastardi, ti portano via.
L’altra sera, solito rituale. Sigaro, camminata (lenta).
A un certo punto vedo gente: che conosco, gente mite e simpatica, con cui parlo volentieri.
Mi son ritrovato, ma senza pensarci troppo, a fare dietro front, camminando veloce e pensando e sperando che non mìavessero visto.
Cazzo fai? mi son chiesto.
Non mi son risposto.
Certi giorni e certe sere e certo notti è così.
Il mattino è più semplice, invece

un folle amore

De André lesse su un giornale locale di Alessandria un trafiletto sulla morte di una prostituta, accidentalmente scivolata sul fiume e quindi morta annegata, di notte.
Da quel trafiletto nacque La canzone di Marinella.
Ci son storie di tutti i giorni che possono ispirare chi scrive.
La storia di questo folle amore, per esempio.
Io ho tratto spunto dal Quaderno di mia madre per scrivere una storia di ricordi, di bestemmie e di amori folli.  Quattro lo hanno bocciato. Vediamo ora le altre quattro a cui l’ho inviato.
Stanotte comunque scrivo: ho in mente un romanzo, spero breve, o forse no.
Ma non ho tratto ispirazione da nessun fatto di cronaca: ho guardato delle persone in faccia, mentre loro non guardavano me. Guardavano il nulla.
Buona notte o buon giorno, dipende.

I gialli nebbia

Sono alle prese con due misteri: uno di un secolo fa, l’altro più recente.
Sparizioni, eventi inspiegabili, documenti sorprendenti ma incompleti, perché non spiegano. E documenti e testimonianze che non ci sono.
E ancora: testimonianze che si contraddicono.
E ancora anaocra: i ricordi, semprepiù sbiaditi.
Per uno di questi due misteri non ho risorse, non ho tempo,  dovrei viaggiare, e quindi dico a me stesso che è un gran peccato non avere un mese per cercare di scavare (e comunque: non sarebbe facile).
Su un altro mistero, invece, ci sto lavorando, a tempo perso.
Vecchi verbali, ricordi neanche troppi lontani, incongruenze, ipotesi: tutto è avvolto nella nebbia, fitta fitta.
Quasi un muro.
Eppure insisterò.
Però ho pensato questo, ho pensato: ai misteri dei libri che ho letto.
E mi son sentito preso un po’ per i fondelli, ecco.
Insomma, un conto è Chandler, Marlowe era invenzione, Marlowe viveva e si comportava come un investigatore irreale. Un conto sono i gialli dove ogni tassello del mosaico, poi, si ricompone. e ti descrivono alla perfezione la questura di Milano o di Bologna o di Firenze.
La vita non è così; e la maggior parte dei misteri restano misteri.
(Ma a chi piacerebbe leggere un giallo dove un ispettore o un commissario si interrogano su morti e sparizioni attorno alle quali c’è solo nebbia e quindi non ci sarà nemmeno uno straccio di finale?).

uno spicchio di arancia, poi olio e sale

(…)
Benedetta si è abbrustolita una fetta di pane e ci sfrega sopra uno spicchio d’arancia, poi la cosparge di olio e di sale.
«A Caserta facciamo così» mi spiega. «Ma le arance di qua non sono buone, ci vorrebbero le nostre».

tratto da “Tutto sarebbe tornato a posto”, di Michele Cocchi, casa editrice Elliot.
insomma: se trovo un’arancia come si deve, magari al mercatino di prodotti biologici, provo.
e comunque: il libro promette bene.

Poi.
Stamattina il barista dove prendo il secondo caffè della giornata (il primo è davanti a pc e posta elettronica), indicando la tasca del mio giubbotto da dove esce un pezzo di libro, mi fa:
L’hai scritto tu, Remo?
No, è un libro che ha scritto una persona che conosco.
Glielo mostro, è il libro su Izzo, scritto da Stefania Nardini (Perdisa).
il barista dove prendo il caffè si mostra sempre interessata alla scrittura e alla lettura: lui, dopo qualche anno di scuola superiore, si è dimenticato la scuola e di leggere, anche. Mai letto un libro.
Stamani mi chiede.
Ma quand’è che esce il tuo prossimo libro?
Facciamo così, non te lo dico, ché porta male.
Ah, porta male?, domanda.
Porta male, ripeto.
Ma quanti ne hai scritti?
(Me l’ha già domandato mesi fa, si è dimenticato, evidentemente. Vorrei spiegargli che ho scritto sei romanzi, quattro pubblicati, uno in attesa, un altro ancora si vedrà; ma preferisco sintetizzare).
Ne ho scritti quattro, dico.
E da quanti anni scrivi?
(Non so se dirgli da sempre o da dodici anni, ci penso sorseggiando)
Da dodici anni.
E quanto soldi hai guadagnato?, mi fa.
Poco più di 3000 euro, forse 3500, rispondo (omettendo quanti soldi ho speso).
Minchia, dice spalancando gli occhi.
Poi aggiunge: 300 euro all’anno?
Già, dico io.
E gli lascio le tre monete, da 50, da 20 e da 20: 90 centesimi per un caffè buono, e veloce anche.
Bel mestiere fare il barista.

meglio le librerie

Che nei supermercati si trovino anche libri validi è indubbio. Che la scelta sia poca è altrettanto indubbio.
Allora, se non ho soldi io ricorro alla bancarelle; se ne ho vado in libreria.
Dove, almeno, c’è più scelta. E dove – dipende dal libraio, certo – magari di dorso, magari impolverato, trovo il libro di cui nessuno sa, o pochi sanno.