aquattromani: 10

2 ITALIANS

Avvolto dalla voce di un anziano antiquario come dalla musica di un incantatore di serpenti, Teodoro Forte Magniz, stimato civilista del foro di Milano, sta terminando in via Montenapoleone gli acquisti della vigilia di Natale:
– Questo è l’originale del primo biglietto d’auguri della storia. Disegnato nel 1843 dal pittore J.C.Horsey, raffigura un trittico con temi medievali, gli ornati derivano dal libro delle preghiere di Dùrer, i pannelli laterali raffigurano opere di misericordia: vestire gli ignudi e sfamare gli affamati, quello centrale ritrae ospiti che levano il calice all’indirizzo del destinatario del messaggio augurale.
– Sì, sì, la seguo, ma cinquemilaottocento euro! Biglietti natalizi inglesi di metà ottocento, si trovano a Portobello per non più di quaranta sterline!
– O certo, ma li pagherebbe anche troppo a quel prezzo! Pensi che già nel 1860 la moda dei biglietti di auguri natalizi addirittura imperversava in Inghilterra. Ma oltre ad avere scarso valore artistico, sono arrivati a noi in migliaia di esemplari.
Teodoro sbuffa e si allontana per una telefonata al cellulare. Dopo due minuti torna al bancone e stacca un assegno da novemila euro, controvalore di tre oggetti in argento e del biglietto di Horsey. Nello stesso momento Bruno Castiglia, un giovane e corpulento barbone, nella calca di Piazza San Babila sta cercando inutilmente di accelerare il passo; con un sacco di pane vuole arrivare ai giardini dell’Arena in tempo per rimediare il pranzo dei suoi amici. Appena lasciata la piazza gli si apre dinnanzi un po’ di spazio, così si mette a correre. L’urto è così forte che scaraventa Bruno e l’elegante signore investito seduti uno di fronte all’altro, a gambe all’aria. Dopo alcune interminabili frazioni di secondo una pioggia di oggetti gli precipita addosso: due pacchetti regalo ed un vassoio che rimbalza con un rumore assordante, seguiti da un cartone vuoto, da paglia per imballaggio e da un cartoncino che svolazzando si deposita infine sulla sua pancia.
– AL LADRO, AL LADRO!
Bruno guarda atterrito il signore che ad un metro dalla sua faccia sta urlando a squarciagola. Si alza d’istinto per fuggire ed è già lontano quando sente un fischio che gli intima di fermarsi.

In casa Forte Magniz, di ritorno dalla messa di mezzanotte, tra pochi intimi amici si brinda, nonostante il rancore di Teodoro per il furto del prezioso biglietto non si sia ancora placato. Mentre la moglie annega la delusione per il mancato regalo in un ottimo brandy servito sul nuovo vassoio d’argento, gli ospiti dibattono sulla ormai totale mancanza di sicurezza anche nelle vie del centro: – Comunque, trattandosi di un pezzo unico, se il balordo si azzarda a rivolgersi ad un ricettatore è incastrato!
– Basta che il barbone non sapendo che farsene non se ne sia sbarazzato!
Nelle stesse ore Bruno è placidamente accovacciato sulla panchina più nascosta tra i parcheggi dietro la stazione Garibaldi. Per tutto il giorno ha evitato i soliti luoghi e maledetto la sua sfortuna, che gli ha persino fatto restare tra le dita quel vecchio biglietto d’auguri. Ma se il primo pensiero era stato quello di gettarlo, con il passare delle ore aveva deciso di farne il suo portafortuna ed ora, di fronte a quei sorrisi e a quel brindisi, si sente in pace col mondo e vuole assaporarne ancora per un poco la sensazione. Avverte appena i piccoli cristalli di ghiaccio che gli si formano sulle ciglia e sulla barba e che si sciolgono a contatto della sua pelle ancora tiepida.
Tutti i rumori della strada, ovattati dal battito stesso del suo cuore, nelle orecchie si trasformano in una nenia dalla quale farsi cullare. La spossatezza gli impedisce di riaprire gli occhi, portandolo in uno stato semi-onirico in cui si fondono realtà e immaginazione. Da un lato ha la percezione degli spilloni del freddo che si fanno sempre più pungenti e che ora sente attraversargli i muscoli delle gambe e delle braccia. Dall’altro inizia ad avvertire una dolce sensazione di tepore al petto, proprio dove sa di aver nascosto il prezioso biglietto. Avverte ad un tratto la presenza amorevole di due mani lunghe e sottili che, come uscite dal disegno, gli sfiorano il petto e risalite fino alla nuca, si fanno avvolgenti e materne. Lo pervade un profumo di fanciullezza, di vaniglia, che si spande nel naso, ipnotizzandolo, per poi scendere attraverso la gola fino allo stomaco, donandogli un suadente, dimenticato senso di sazietà.
Ora sente la dolce nenia rallentare, come provenire da un disco suonato a giri sempre più bassi: sono i battiti del suo cuore che rallentano. Sente tutti i muscoli, prima rigidi, ad un tratto rilassarsi. Sul viso si staglia un sorriso, sereno, mentre prende un ultimo respiro, strozzato a metà.

A volte non viene dato peso ad un barbone assiderato, ma oggi gli agenti che hanno provveduto al recupero del cadavere di Bruno sono stati scrupolosi nel perquisirlo, così il venticinque prima di sera Teodoro può consegnare il prezioso regalo: – Cara, Buon Natale!

40 pensieri riguardo “aquattromani: 10”

  1. Non male questa Christmas Carol (così sfoggio anch’io un po’ di Englishness), però la storia è parsa anche a me un po’ manierata.
    Inoltre, in un racconto eviterei espressioni tipo: “uno stato semi-onirico in cui si fondono realtà e immaginazione.” Se un persaggio si trova in uno stato di semi-coscienza (o di semi-incoscienza) preferirei scoprirlo attraverso il narrato, non leggendo una nota del narratore.

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