E non la baciai

Dal libro, Il bar delle voci rubate

Una fitta nebbia si era sostituita alla pioggia. A malapena si scorgevano le luminarie di qualche negozio. Da affollata e caotica, via Po era diventata deserta e un po’ triste, ma a me sembrava bellissima. Lalla era lì, accanto a me, il mio gomito sfiorava il suo. Mi feci coraggio e le presi la mano. Si fermò, mi fissò negli occhi, chinò leggermente il capo verso sinistra.
E io, estasiato dai suoi occhioni neri, non la baciai.

Non fu paura, no. Fu che persi tempo, che calcolai male il tempo. Lasciai passare troppi secondi. E lei, a un tratto mi disse «adesso devo proprio andare.»
A diciotto anni certi errori sono permessi. A trentasette no.
“No resta, voglio tenerti ancora la mano, voglio parlare con te fino a domattina, voglio baciarti, abbracciarti forte, fare l’amore con te” avrei voluto gridare. E invece – accidenti a me – la salutai consegnandola così a Gianfranco.

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