“Quasi diario” di uno scrittore di serie D: parentesi sui manoscritti da inviare agli editori / 5

Allora, i miei libri, come sono arrivato alla pubblicazione, eccetera. Sono arrivato al 2006, anno in cui uscì Dicono di Clelia, Mursia, che considero il mio primo libro e di cui ho scritto nel precedente post.

Breve parentesi, ora, sull’invio dei manoscritti.

È vero. Tante case editrici non li leggono. Tante li sfogliano. Alcune, anche grandi, come scrisse Luigi Bernardi, li fanno leggere a giovani inesperti, pagati poco.

Ma non è vero che non serva inviarli, che le case editrici pubblicano solo i raccomandati.
Qua è bene distinguere tra raccomandazione e segnalazione.
Io, diverse volte ho fatto delle segnalazioni (meglio dire facevo, ora ho pochi contatti con l’editoria).
Un editore, specialmente se piccolo, ha poco tempo per leggere tutti i manoscritti che arrivano.
Io ho pubblicato quattordici libri.
Il primo non fa testo, lo pubblicò il giornale in cui lavoravo.
Ma Dicono di Clelia, Lo scommettitore…. per arrivare a Forse non morirò di giovedì, pubblicato da Golem due anni fa, sono diventati libri semplicemente perché io ho inviato dei manoscritti. Posta elettronica e, raramente, cartaceo (odio fare la coda, dovunque).
Su quattordici libri, uno è stato pubblicato grazie a un’agente letteraria (ora non ne ho, preferisco fare da solo). Alcuni, mi sono stati richiesti (racconterò poi quali e perché).

Un consiglio.
Alcune case editrici i manoscritti tendono a perderli o ad archiviarli, altre invece perdono (nel senso che cambiano) direttori editoriali o editor: per questi due motivi non è sbagliato inviare lo stesso manoscritto, magari a debita distanza di tempo, anche due, o tre volte alla stessa casa editrice. Magari cambiandogli titolo.

Poi, secondo consiglio: guai a deprimersi se arriva un rifiuto.
Breve racconto. Prima di conoscere Luigi Bernardi propongo un mio libro, Vicolo del precipizio, ad alcuni editori.
Bene, due case editrici (uno grande e uno piccola ma quotata) mi risposero picche, con queste due motivazioni.
Primo editore: il libro ha diverse pecche, ma il suo punto di forza è il finale.
Editore numero due: il libro ha potenzialità., ma va rivisto. Il finale per esempio non va.
Il finale è il punto di forza del libro, il finale è il punto debole del libro: parere – da rispettare, certo – di due editor… ma comunque un parere. Chi giudica ha parametri suoi, come un lettore, come uno di noi. Non è infallibile.

Vado avanti. E se qualche scrittore o esperto vi dovesse dire che non dovete fare più invii dello stesso manoscritto a una stessa casa editrice, raccontategli quest’altra storiella.

Allora, anni fa sottopongo all’attenzione di un editore “quotato” alcuni manoscritti scritti da altri. Un manoscritto fu pubblicato, un altro ci andò vicino… un terzo fece questa fine. Sembrava dovesse essere pubblicato, ma quando cambiò il direttore editoriale di questa casa editrice il manoscritto sparì. Niente, non si trovava più e poi non fregava un piffero a nessuno, perché l’unico che aveva i contatti con lo scrittore che io avevo segnalato e che aveva anche letto e approvato il manoscritto era uccel di bosco. Per lo scrittore che sperava e pensava di essere pubblicato fu una botta non da poco. Ho deciso che scrivere non fa per me, mi scrisse.
Qualcosa di analogo accadde anche a me, ma fui un po’ più fortunato. Invia un manoscritto e, dopo un paio di mesi, ricevetti la risposta da un editor della casa editrice. “Il suo libro mi interessa, l’ho letto. Ho già letto altro di suo…”. Pensai: è fatta, ma pa quell’editor nono si fece più vivo. Tre quattro mesi dopo gli scrivo io: “Che ne è del mio libro?”. Risposta: “Mi spiace ma… mi hanno licenziato”.
Rispedii il manoscritto. Senza dire che era già stato letto e approvato. Non credo che sarebbe servito.

Infine.
Ci son tanti libri che sono pubblicati e che interrompo presto, anche di autori noti. Se sei un autore noto e attento ai particolari, ma mi fai stare nascosto un uomo di settant’anni e più in un ripostiglio e non ti poni il problema che questo avrà sete, sarà stanco e dovrà fare pipì non ti leggo. Non sei credibile. Altro esempio. Se scrivi che il tuo protagonista va a trovare un suo amico insegnante che sta correggendo i compiti dei suoi alunni, ed è il mese di agosto, qualche domanda me la faccio.
Viceversa, ho letto diversi libri di esordienti di tutte le età che invece mi hanno colpito positivamente. E che, a mio avviso, avrebbero meritato la pubblicazione. Anni fa, sul blog che ho su Il Fatto (dove ora scrivo prevalentemente recensioni) pubblicavo degli estratti di libri mai pubblicati. Un incipit, una sinossi, un secondo estratto del libro, due righe sull’autore. Avrò pubblicato un centinaio di proposte editoriali, bene: cinque, sei o forse sette sono state lette da editori, in genere piccolo ma dignitosi, che poi hanno contattato l’autore e lo hanno pubblicato.
Insomma, mai scoraggiarsi. Insistere, sempre. Non sempre sempre. Luigi Bernardi, prima di morire – e Luigi era un grande scrittore – in una mail mi scrisse: “Cercati un editore, io non ci sono riuscito. L’editoria è un bastardo posto.”
Alcuni libri di Luigi sono stati ripubblicati, ma solo dopo la sua morte.
Cercando in rete si trovano cose che ho scritto (in questo blog oppure in quello de Il Fatto) su di lui.

Lo cito spesso. Scrittore e direttore editoriale di Perdisa Pop, il migliore editore che ho avuto. Ne ho avuti di più grandi, di serie B insomma o forse di serie A, come Newton Compton e Fanucci, ma un editore che crede in te è cosa rara.

Infine, domanda importante a cui bisogna saper rispondere: a quale casa editrice spedire?

Si manda a quelle grandi, in primo luogo. Mondadori eccetera. Poi a quelle medie poi a quelle piccole che abbiano un minimo di distribuzione. Solo quella online va bene? Sarebbe meglio che il libro fosse presente anche in libreria, ma in mancanza d’altro va bene anche la sola distribuzione attraverso determinati canali, Amazon in primis.
E come si fa a sapere se una casa editrice ha un minimo di distribuzione in libreria? Si chiede a un libraio. Magari a un piccolo libraio, di quelli attenti. Oppure si cerca su internet. Cadere nelle grinfie di editori che non ti distribuiscono purtroppo è facile ma va evitato.

Meglio non pubblicare, meglio aspettare. Quanto? Anche anni.
Dal 2006 io pubblico in media un libro ogni due anni. Ma all’inizio ho aspettato. Tanto. Tanti anni, diciamo una decina.
Cosa si fa nell’attesa? Si legge e si scrive. Pubblicare è un obiettivo, ma scrivere è tutto o quasi tutto.

Ho un ultimo racconto da fare. Una cosa già scritta ma che mi piace riscrivere.
Anni fa invio un manoscritto a un editore. Io scrivo e faccio soprattutto di notte (adesso per esempio sono le 4 e 37 minuti, ma domattina posso dormire fino alle 9, anche 9 e 30). Torno a quella notte. Spedisco e poi vado a dormire. Al mattino, appena controllo la posta elettronica, saranno state le 9, vedo che quell’editore mi ha già risposto. Non può averlo letto, magari mi risponde che è interessato, penso, aprendo la mail. Niente affatto. La risposta era questa: “Non mi interessa”. Punto.
Ci restai male, pensai “Vaffanculo, c’è modo e modo di rispondere”.
Mi andò bene, comunque. Quel manoscritto venne poi pubblicato da Fanucci con il titolo La notte del santo.
L’editoria può darti tanto o poco o niente, c’entrano diversi fattori. Chi sa tessere buoni rapporti sul ruffianesco andante avrà qualche carta in più da giocare, gli insistenti in genere raccolgono di più, i timidi come me, invece, partono male e raccolgono meno. Amen.
Ricapitolando. Inviate manoscritti (presentabili e con sinossi), con insistenza. Se avete la fortuna di avere qualche sponsor approfittatene. Ma deve essere uno sponsor sincero. A cui il vostro scritto è piaciuto davvero. Inviare un manoscritto sponsorizzato da qualche persona influente (e che magari non l’ha letto) serve a niente. Un libro che vale poco resterà comunque un libro che vale poco.
E comunque.
Scrivere è come pregare, scrivere è come fuggire, scrivere è.
Ciò che importa – lo dico con convinzione – è scrivere.
Anni fa, in un’intervista dichiarai: “Scrivere per me è come respirare”.
Dal 2021, però, ho praticamente smesso. Dopo La suora mi sono bloccato. Ma questo è un altro discorso.

Puntate precedenti:
1) Un “quasi scrittore” di serie D: LEGGI QUI
2) “Quasi diario: scrivere per fuggire lontano: LEGGI QUI
3) “Quasi diario”: scrivere sorprendendosi. Il mio primo libro: LEGGI QUI
4): “Quasi diario”: la magia della scrittura e il mio terzo libro: LEGGI QUI

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