Internet e la scrittura

Per quanto riguarda i libri che leggo e che scrivo ho una predilezione per quelli che leggo, predilezione che diventa scelta per le cose che ho scritto in passato: dai libri, e soprattutto dei gialli, mi piacciono le atmosfere. La Milano di Renato Olivieri, con il commissario Ambrogio che andava a mangiare le uova strapazzate in una trattoria ai Navigli, o la Parigi e certe cittadine della Vandea nei Maigret di Simenon, o la Bretagna descritta nei libri di Jan-Luc Bannalec, oppure la Torino o la Vercelli dei gialli che ho scritto per Fanucci – La notte del santo, e La donna di picche.
Descrivere i luoghi, respirarli, dipingerli nella mente, leggendo o scrivendo.
In un mio giallo (Vegan, le città di Dio) c’è la città di Narbonne: c’è, perché ci sono stato.
Non ci sono, nei miei libri, città o luoghi tratti da internet.
Non mi va, per scelta.
Mi succede, certo, di usare internet, ma quando mi succede lo scrivo.

Più il passato e i legami sono tenuti lontani dall’isola di San Giulio e meglio è: le suore possono così dedicarsi completamente al dialogo con Dio, pregando.
Su YouTube ci sono tanti filmati, con sporadiche interviste, cerimonie. I volti delle suore di clausura di San Giulio sono sempre sereni, felici. Il loro sorriso è un sorriso sincero. Vuol dire che hanno ragione loro. Lì, in quell’isola, dev’esserci Dio.

(da La suora)

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