c’era del marcio in danimarca

«In Italia essere furbi è qualcosa di positivo, in Danimarca è una cosa brutta».

Martin Jorgensen, ex giocatore della Fiorentina appena rientrato in Danimarca ha dichiarato queste cose.
Insomma: “c’è del marcio in Danimarca” va mica più bene.
Dice altre due cose, Martin Jorgensen: «
In Italia avete tutto, ma lo rovinate».
Magari ha ragione: mica conosco la Danimara, io, mai stato.
Poi, sulla furbizia aggiunge:
«Ci vorrebbe più rispetto per le regole».
Poteva dire, Ci vorrebbe più rispetto, e basta.
Io son rimasto stupito dei bagni in Spagna: quelli degli uomini sono puliti, e non sembra vero. Mica c’è scritto che bisogna tirare l’acqua.

Che poi, mica vero che solo gli uomini son sporcaccioni.
Allora, mese di agosto del 2008, sono a Imperia, Marino Magliani presenta me e il mio libro, uscito per la Newton.
Prima di inziare succede che mi scappa.
Vado in bagno, c’è qualcuno che impiega troppo.
Qualcuno mi suggerisce di andare in quello delle donne.
Vabbè, mai fatto, ma visto che si sta facendo tardi, e che c’è pure una troupe della Rai, e ci sono, miracolo, cinquanta persone, vado nel bagno riservato alle donne.
E incrocio una bella, bella ragazza.
Bella tanto. Lei esce dal bagno, io entro.

Ed ccomi dentro: la bella ragazza ha lasciato uno schifo da vomito.
Immaginate, se volete, che io mi fermo.
Ci son rimasto, ma come, pure le belle ragazze?, mi son chiesto mentre – turandomi il naso – facevo pipì davanti alla scritta che diceva di non gettare assorbenti…

vecchia piccola editoria…

Su Nazione Indiana ho appena finito di leggere un bell’articolo (onesto, sincero articolo, mi pare) di Helena Janeczek, editor che lavora per Mondadori.
Il post è questo.
Allora, mi sto interrogando: cosa penso io del pubblicare o meno con un’editrice il cui azionista di riferimento sia Silvio Berlusconi?
Facciamo prima un passo indietro (giuro: sarò onesto).
Ho mai pensato di pubblicare con Mondadori, Einaudi, Frassinelli eccetera?
Sì, l’ho presa in considerazione questa ipotesi.
Perlomeno tre volte.
1. Una volta rivolgendomi proprio ad Helena Janeczek. Più o meno le scrissi, Ti allego la sinossi e qualche capitolo del mio primo libro, Il quaderno delle voci rubate, che in pratica, dopo l’editing che mi fece Laura Bosio, fu pubblicato ma solonella mia città, Vercelli.
Helena Janeczek mi rispose più o meno così: Dammi del tempo, ho tanta roba arretrata, ma prima o poi ti dirò qualcosa.
2. Due, tre mesi fa ho inviato in lettura a Frassinelli, Einaudi e Piemme (ma anche a Rosella Postorino di Stile Libero) il mio ultimo manoscritto, Di bestemmie e folli amori.
3. Tra le amicizie che ho su facebook c’è anche Sandrone Dazieri. Allora, Di bestemmie e folli amori avrei voluto inviarlo a Mondadori, ma con le stesse modalità seguite da un esordiente; e un esordiente, stando alle indicazioni del sito, deve prima telefonare per ricevere le indicazioni sulla spedizione. La telefonata va fatta entro le 10,30. Ho un problema io (e i lettori di questo blog lo sanno). Dormo, e dormo bene, solo dalle 5 alle 10. Da anni. E al mattino, alle 10, sono incapace di intendere ma non di volere: voglio solo silenzio, un caffè, la prima sigaretta, poi il secondo caffè, poi il primo sigaro. Allora, ho scritto a Dazieri: Mi sai dire a che indirizzo spedire? Ché sul sito non è chiaro. Nessuna risposta. Nessun problema: non ho spedito Di bestemmie e folli amori a Mondadori e va bene così.
3. Vengo ora a Bastardo posto, il libro che doveva uscire con la Newton Compton già l’anno scorso, al salone del libro. Allora, Bastardo posto non uscirà più con la Newton. Uscirà, credo e spero, comunque. Non dico con chi né quando: che porta sfiga dire.
Ma questa estate un, o una non importa, agente mi diede un consiglio: dal momento che la Newton sta cincischiando tu mandalo in lettura a queste tre case editrici (senza dire che il libro potrebbe uscire con la Newton). Una delle tre aveva come azionista di riferimento Silvio Berlusconi. Non feci nessun invio. Non mi sembrava corretto: né nei confronti della Newton né nei confronti degli editor di quelle tre case editrici, ai quali editor avrei dovuto spedire spacciando Bastardo posto per un manoscritto in cerca di editore, mentre in realtà era un libro in uscita.
Certo, quello o quella agente (che non è il/la mia/mio agente) ci aveva visto giusto, avrei dovuto seguire il suo consiglio. O forse no. Il destino di Bastardo posto era un altro.

Prima di spedire a editori che fanno riferimento a Silvio e Marina Berlusconi, però, qualche tentativo “alternativo” l’avevo fatto.
Credo mi credano in pochi, ma a me interessa pubblicare con un buon editore, non con un graande editore.
Per esempio ho provato con Stampa alternativa.
Ho già inviato loro due, tre proposte editoriali, utilizzando il loro sito. Nessuna risposta.
Altri editori mi hanno risposto (però so mica se mi avrebbero risposto se fossi stato un esordiente).

Ecco, perdonate la sbrodolata (su io e le case editrici del signor silvio) e seguite, ora, quel che penso davvero.

Che la mia rabbia maggiore non è, oggi, nei confronti di Silvio Berlusconi o della Lega o di chi sta facendo dei pericolosi discorsi razzisti, ché dagli all’extracomunitario o alla zingaro serve, eccome se serve: a far dimenticare alla gente che si vive male, si respirano veleni, siamo curati male, se diventeremo vecchi e saremo poveri rimpiangeremo di non essere morti prima, paghiamo una casta di politici privilegiati.
E di questo non è responsabile solo chi ci governa.
Ma chi tace e finge di fare opposizione.
Quel che avviene e livello politico avviene a livello editoriale: una grande omologazione.
Anche sul passato e sulla sinistra avrei da ridire: quando lavoravo in fabbrica il Pci di Berlinguer era contro la riduzione di orario di lavoro ed era filonucleare. E la sinistra era asservita al Vaticano né più né meno come oggi. Mi sembra.
E il mondo della cosiddetta cultura alternativa o di sinistra è comunque legato – felice di esserlo – alle logiche di mercato.
Ho saputo di complessi musicali, che cantano belle canzoni della tradizione operaia, chiedere soldi, mica basta loro un rimborso spese, a lavoratori in sciopero da mesi. Storia di sempre, comunque. Niente di nuovo.

Oggi però mi sembra che ci sia un grande nemico in più: l’ignoranza. Berlusconi è stato bravo ad annichilire i cervelli, con le sue tv; e la sinistra è doppiamente colpevole; perché gli ha lasciato fare quello che voleva, perché oggi non sa comunicare.
Prendere o lasciare ma è così: se parla Berlusconi la massaia capisce; se parlano Fassino o Veltroni o Rutelli la massaia cambia canale.
Non vedo rabbia, non vedo reazioni.
Solo una grande farsa.
(E come giornalista ho un solo grande avversario, salvo poche eccezioni: il Potere).
(E in Bastardo posto, che forse è un giallo forse un noir, forse altro, questo c’è).

Torno a miei progetti editoriali.
Tre anni fa sempre un o una agente letteraria mi disse: Voi scrittori pur di pubblicare sareste disposti a quasiasi cosa.
Liberi tutti, ora, di non credermi, ma non è così.
Provengo da una famiglia contadina. Vedevo, quando ero piccolo, i miei zii che si toglievano il cappello quando arrivava il padrone.
Mondadori e Il piccolo fiammiferaio editore: non mi voglio togliere il berreto, io.
Ho scritto un libro, La donna che parlava con i morti, che ha venduto bene, era ben distribuito, ne hanno scritto un bel po’ di giornali, Repubblica, La Stampa, Famiglia Cristiana, Pulp.
Vuol dire niente di niente di niente, questo.
Quel libro, ora, è fuori catalogo, io in questo momento posso – e mi spiace, ci mancherebbe – correre il rischio di essere dimenticato.
E c’è gente che ha venduto di più, magari più brava di me, ora dimenticata.
Ma prima di tutto viene la dignità.
Disposto – ci sto pensando – ad autoprodurre un mio libro. Lo faccio stampare, lo vendo tramite questo blog a 4, massimo 5 euro spedizione compresa, se qualcuno mi invita vado a presentarlo.
Voglio morire, spero il più tardi possibile, spero non dentro un ricovero dove si respira merda, spero senza troppi rimorsi, con la tasche piene di dignità.

eh già

al giornale, ci sono abituato, ricevo tante lettere anonime.
quell’appalto è truccato, quel concorso pure.
oppure: tizio è l’amante di tizia.
oppure, dirette a me: dirigi un giornale che fa schifo.
poi anche: fascista.
e anche: bastardo comunista.

eppoi ricevo lettere.
una (tenterò di riassumerla), arrivata nei giorni scorsi, mi invita a un uso più corretto della lingua italiana, ché evidentemente il mio è contaminato.
nel catenaccio di un titolo ho scritto (titolo di prima pagina, fatto quindi da me medesimo).
… perché i rifiuti già ci sono.
il già è in neretto nella lettera.
è un già contaminato, mi scrive il signore, da un modo di dire e di scrivere del centro italia e del sud italia, poi, fa lo spiritoso e aggiunge, isole comprese.
lui vuole e pretende… perché i rifiuti ci sono già.

Bene, buona domenica, bella giornata, oggi

Il verde più verde

Se cerco di non pensare, e rilassarmi, da un po’ di tempo penso sempre e solo al mare: a quello del Salento; a quello di Boccadasse (Genova); a quello di Follonica.
Oppure m’immagino di essere qua, nel paese dove son nato, Cortona. Fuori dale mura e oltre la porta più importante e imponente, Porta Colonia. C’è un piazzale, questo è il limite.
Da qui guardando a sinistra

si vede questo panorama. La chiesa si chiama Santa Maria Nuova, mia madre e quelli che ven di fretta dicono Santamarinova.

Sono colori invernali, questi, e le foto son fatte con l’iPhone.
Tra qualche mese il verde sarà più verde e il cielo più cielo.
E buone cose a tutti

effetto notte

allora, effetto notte – o effetto cinema – in questo blog, da adesso
poi.
dal momento che sono insoddisfatto di quel che ho scritto fin’ora (un libro pubblicato in loco, tre pubblicati da case editrici vere, due in attesa di pubblicazione) sto ipotizzando due nuovi libri.
anzi no, sto pure scribacchiando qualcosa.
per ora ho solo scritto e distrutto scritto e distrutto.
scritto e distrutto.
20mila battute in una notte: via.
a volte vorrei quasi che mi venisse la nausea, basta scrivere, fai altro: ché lo scrivere diventa quasi un’ossessione.
di giorno aspetto che arrivi la notte: per scrivere.
è l’insoddisfazione di quello che ho scritto finora a farmi scrivere ancora e poi ancora?
risposta: probabilmente sì.

poi, passo ad altro.
al mio lavoro quotidiano, quello del giornalista.
allora dirigo un giornale locale e mi confronto, sempre, con i lettori e con le vendite.
se vendo poco il giornale va kappaò, e son’io il responsabile delle buste paga dei miei colleghi.
però cerco di fare il giornale comunque a modo mio e mediando anche: cercando cioè di interpretare i desideri dei lettori.
anni fa lessi di un’indagine istat.
la gente vorrebbe leggere di salute (primo posto), lavoro (secondo).
ma la gente, lo sanno bene quelli che lavorano nei giornali, magari dice una cosa, quando c’è un sondaggio telefonico, ma di sicuro nei giornali ne cerca un’altra di cosa: la notizia morbosa.
siamo come becchini, noi giornalisti, spesso: si vende tanto quando c’è cronaca nera, quando c’è sangue e morte.
noncisoncazzi.
ma un giornale fidelizza i propri lettori anche con altro.
pagine particolari, per esempio.
e a me, ogni tanto, piace riproporre cose dimenticate, anche vecchie pagine del giornale.
serve il raffronto col passato.
comunque.
ho appena fatto riproporre dei vecchi episodi di cronaca (non necessariamente nera; ci sarà anche quella ma ci sarà, per esempio, anche spazio per lo sport).
allora, succede questo.
ospedale di Vercelli, due infermiere commentano il giornale.
non mi conoscono.
una dice all’altra, Hai visto cosa hanno pubblicato, una cosa del 1970! Si vede proprio che non hanno una cippa da scrivere.
anni fa, anzi, era agosto del 2005,e io ero direttore da pochi mesi.
vado in pizzeria.
accanto a me un tavolo di persone, parlano del giornale.
io avevo scritto una lettera (sottolineo: lettera) per la morte di mio fratello.
una donna disse: Si vede proprio che non hanno un cazzo da scrivere, e chissenefrega che è morto tuo fratello.
(ricordo il tono di voce, il silenzio degli altri due, ricordo la seconda persona usata: e chissenefrega…; non reagii, mi interrogai, quella sera, anche dopo: avevo abusato dalla mia posizione? No, perché pubblico sempre e il giornale ha sempre pubblicato lettere commemorative. La mia inoltre diceva cose anche scomode, era sincera, credo).
tanti e tanti anni fa, invece.
mia figlia faceva le elementari.
va a fare una gita, in un castello. mentre aspettano la guida sente due maestre che parlano di me, che allora facevo il giornalista.
una dice: mi piace come scrive.
l’altra: a me no, e mi sta pure antipatico.
mia figlia mi raccontò.
le spiegai che avevo scritto cose non proprio carine sul padre di quella maestra, dirigente di una municipalizzata.
ci restò comunque male, la bambina.
ci si resta male, a volte.
già.

Cinzia Pierangelini e Bobboti: segnalazioni

prima segnalazione; martedì 26 alle 18, alla Libreria Feltrinelli di Palermo, in Via Camillo Benso Conte di Cavour, 135 Angela Mannino (del Giornale di Sicilia) e Francesca Marceca (presidente Agedo Palermo) discuteranno con il pubblico e l’autrice il romanzo di Cinzia Pierangelini, ‘A jatta, edizioni GBM

seconda segnazione. un e-book
D’atemi s’intendu
datemi il tempo
17 testi di Gianni Cossu (che è noto ai blogger come Bobboti e che è, diciamo, noto pure a questo blog, perché partecipò all’iniziativa dei raccontiaquattromani).
il link dell’ebook lo trovate alla fine e nel titolo di questo post, sul blog di orasesta.

i primi tre del 2010

Dopo la poesia di… R. H. Ash

Là tali cose sono. Il giardino e l’albero
il serpente alla radice. il frutto d’oro
la donna tra l’ombra dei rami
lo scorrere dell’acqua e la luna erobosa.

ecco l’incipit

Il libro era nero e spesso e coperto di polvere. La copertina era incurvata e grinzosa; doveva essere stato maltrattato, ai suoi tempi. La costola non c’era più, o meglio sporgeva tra i fogli come un segnalibro voluminoso.

A. S. Byatt, Possessione, Einaudi.

——————————————————————————-
Le tre di notte. Margherita non poteva dormire. Un tremito le aveva preso mani e stomaco. L’aveva piegata all’improvviso e lei era caduta, in ginocchio. Per alzarsi si resse alla porta del frigo, che si aprì lentamente. Mentre cercava un ordine nel ricordo degli ultimi giorni, il fremito si spostò nella gola, e nelle ragioni, sempre le stesse. Doveva trovare Ninì, doveva trovare sua figlia.

Blanca, Patrizia Rinaldi, Dario Flaccovio editore, Palermo 2009.
206 pagine, euro 14
————————————————————————————-

Di mia madre mi era rimasta solo un’anfora intarsiata. Il suo era un mosaico di tessere acquachiara, turchese e cobalto, cosicché, da qualsiasi parte lo si guardasse, in ogni curva sembravano rifrangersi le onde di un mare ancestrale. Nel tavolo del mio salotto custodivo l’anfora come un idolo nel tempio. Finché l’idolo è impazzito. Allora ho afferrato il vaso e l’ho scagliato contro il muro.

Marilù Oliva, Repetita, Perdisa, Bologna 2009
pagine 170, 14 euro

insomma: i primi tre libri letti (oltre a  due manoscritti e cose varie in rete, e giornali del Novecento e biografie sfogliate, alla veloce) del 2010.
Allora, Possessione. Il più bel libro noioso e d’amore che io abbia letto; non solo d’amore: di ricerca storico letteraria, di psicologia, di occultismo. L’aveva iniziato due volte, anni fa, poi riposto: richiede (succede èper tanti libri) una dedizione particolare. Alla fine ci si affeziona. E resta impresso.

Poi Blanca poi Repetita, letti giorni fa.
Due bei romanzi di un’editoria che minore non è. Due libri che quindi consiglio.
E buone cose

scrivere è cosa facile?

Forse non lo sapete ma per scrivere occorrono delle lenti, oltre alla propria vista.
Allora, prendiamo una storia.
Più o meno tutti sanno raccontare una storia.
Il primo problema è che questa storia si incrocia con altre storie che, a loro volta, si incrociano con altre storie.
Ogni storia, chiaro che sì, ha un suo contesto (si svolge qui o qui), un tempo (in cui si svolge), un passato (ad accezione della storia di Adamo ed Eva), dei personaggi.
Poi una storia può avere balbettamenti, può avere ricordi, punti chiari e punti oscuri ma,
ma,
torniamo al punto di partenza.
Dobbiamo raccontare una storia.
Allora, c’è l’incipit che può essere o meno bello: ma l’incipit segna il punto di inizio, e questo vuol dire scegliere.
Parto dall’inizio, dalla metà, dalla fine o da niente?
Poi, comunque parto, e racconto una storia.
Chiaro che sì: io di questa storia, mentre scrivo, dovrò, a un certo punto, sapere non tutto, ma tutto tutto.
Solo quando saprò tutto, ma tutto tutto, potrò avviarmi alla stesura definitiva.
C’è un ma, a questo punto: non posso raccontare tutto tutto, devo scegliere.
Magari scelgo, e, scrivendo, forse nemmeno me ne accorgo che sto scegliendo.
Alcune cose le descriverò come le vedono i miei occhi, altre le salterò a piè pari, altri le descriverò con vista miope, altre da lontano, da molto lontano, sfumerò insomma.
Altre cose, invece, le descriverò con accuratezza, quasi come avessi una lente di ingrandimento.
E così farò per le storie che si incrociano con la mia storia, con i personaggi, le strade e i lampioni e le stagioni e i gatti randagi oppure no.
Scrivere è semplicemente (semplicemente?) scegliere.
Consapevolmente oppure no.

Poi dovrò usare le parole giuste e, per far questo, dovrò fare un’altra scelta: usare il mio vocabolario o usare invece quello che intendono i più?

Dite, che mi interessa.

ti abbraccio forte amica mia

un messaggio notturno, un sms.
il dolore di un’amica.
un grande dolore.
potessi, la raggiungerei.
le mando un grande abbraccio, da qui, mi sembra giusto farlo qui: perché è qui che ci siamo incontrati, la prima volta. sul mio blog.
se ci siamo visti davanti al suo mare, poi, dobbiamo dir grazie a questa cosa qui.
ora è tempo di silenzio, però.
ti abbraccio forte, amica mia.
(e ora, amica mia, spengo il computer, vado in cucina, mi preparo il caffè; e intanto guardo quella vecchia foto che mi inviasti; di te con Lui).