effetto notte

allora, effetto notte – o effetto cinema – in questo blog, da adesso
poi.
dal momento che sono insoddisfatto di quel che ho scritto fin’ora (un libro pubblicato in loco, tre pubblicati da case editrici vere, due in attesa di pubblicazione) sto ipotizzando due nuovi libri.
anzi no, sto pure scribacchiando qualcosa.
per ora ho solo scritto e distrutto scritto e distrutto.
scritto e distrutto.
20mila battute in una notte: via.
a volte vorrei quasi che mi venisse la nausea, basta scrivere, fai altro: ché lo scrivere diventa quasi un’ossessione.
di giorno aspetto che arrivi la notte: per scrivere.
è l’insoddisfazione di quello che ho scritto finora a farmi scrivere ancora e poi ancora?
risposta: probabilmente sì.

poi, passo ad altro.
al mio lavoro quotidiano, quello del giornalista.
allora dirigo un giornale locale e mi confronto, sempre, con i lettori e con le vendite.
se vendo poco il giornale va kappaò, e son’io il responsabile delle buste paga dei miei colleghi.
però cerco di fare il giornale comunque a modo mio e mediando anche: cercando cioè di interpretare i desideri dei lettori.
anni fa lessi di un’indagine istat.
la gente vorrebbe leggere di salute (primo posto), lavoro (secondo).
ma la gente, lo sanno bene quelli che lavorano nei giornali, magari dice una cosa, quando c’è un sondaggio telefonico, ma di sicuro nei giornali ne cerca un’altra di cosa: la notizia morbosa.
siamo come becchini, noi giornalisti, spesso: si vende tanto quando c’è cronaca nera, quando c’è sangue e morte.
noncisoncazzi.
ma un giornale fidelizza i propri lettori anche con altro.
pagine particolari, per esempio.
e a me, ogni tanto, piace riproporre cose dimenticate, anche vecchie pagine del giornale.
serve il raffronto col passato.
comunque.
ho appena fatto riproporre dei vecchi episodi di cronaca (non necessariamente nera; ci sarà anche quella ma ci sarà, per esempio, anche spazio per lo sport).
allora, succede questo.
ospedale di Vercelli, due infermiere commentano il giornale.
non mi conoscono.
una dice all’altra, Hai visto cosa hanno pubblicato, una cosa del 1970! Si vede proprio che non hanno una cippa da scrivere.
anni fa, anzi, era agosto del 2005,e io ero direttore da pochi mesi.
vado in pizzeria.
accanto a me un tavolo di persone, parlano del giornale.
io avevo scritto una lettera (sottolineo: lettera) per la morte di mio fratello.
una donna disse: Si vede proprio che non hanno un cazzo da scrivere, e chissenefrega che è morto tuo fratello.
(ricordo il tono di voce, il silenzio degli altri due, ricordo la seconda persona usata: e chissenefrega…; non reagii, mi interrogai, quella sera, anche dopo: avevo abusato dalla mia posizione? No, perché pubblico sempre e il giornale ha sempre pubblicato lettere commemorative. La mia inoltre diceva cose anche scomode, era sincera, credo).
tanti e tanti anni fa, invece.
mia figlia faceva le elementari.
va a fare una gita, in un castello. mentre aspettano la guida sente due maestre che parlano di me, che allora facevo il giornalista.
una dice: mi piace come scrive.
l’altra: a me no, e mi sta pure antipatico.
mia figlia mi raccontò.
le spiegai che avevo scritto cose non proprio carine sul padre di quella maestra, dirigente di una municipalizzata.
ci restò comunque male, la bambina.
ci si resta male, a volte.
già.

29 pensieri su “effetto notte

  1. Leggo diversi blog, da anni. Ho sempre scartato quelli con lo sfondo nero che m’incupivano e mi mettevano implacabilmente di fronte ai miei problemi di miope. Perciò, remo, mi stai costringendo a una grande fatica, sappilo!
    Il nero riflette il tuo umore, ne sono sicura e non è un’accusa…(tra l’altro amo il nero come colore del mio abbigliamento).
    Colgo in quel che scrivi un’insoddisfazione generale e mi spiace.Credo sia legata soprattutto al tuo lavoro di scrittore. Come giornalista, invece, non dovresti provare pena. I giornali locali hanno vita grama in Italia e con 12mila copie puoi dormire tranquillo.Dove vivo io c’è un bisettimanale ( da poco diventato trisettimanale) che vende 5000 copie ed è una voce assai letta…pensa un po’. E’ costato e costa lacrime e sudore, poggia sulla caparbietà del suo direttore e su un gruppo di redattori cresciuto professionalmente nel tempo, ma per quanto faccia non vende una copia di più di quelle 5000 che sono il suo zoccolo duro.Di critiche ne riceve parecchie, ma va avanti. Andare avanti è quel che resta da fare, se uno crede in quel che fa.

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