scrivere è cosa facile?

Forse non lo sapete ma per scrivere occorrono delle lenti, oltre alla propria vista.
Allora, prendiamo una storia.
Più o meno tutti sanno raccontare una storia.
Il primo problema è che questa storia si incrocia con altre storie che, a loro volta, si incrociano con altre storie.
Ogni storia, chiaro che sì, ha un suo contesto (si svolge qui o qui), un tempo (in cui si svolge), un passato (ad accezione della storia di Adamo ed Eva), dei personaggi.
Poi una storia può avere balbettamenti, può avere ricordi, punti chiari e punti oscuri ma,
ma,
torniamo al punto di partenza.
Dobbiamo raccontare una storia.
Allora, c’è l’incipit che può essere o meno bello: ma l’incipit segna il punto di inizio, e questo vuol dire scegliere.
Parto dall’inizio, dalla metà, dalla fine o da niente?
Poi, comunque parto, e racconto una storia.
Chiaro che sì: io di questa storia, mentre scrivo, dovrò, a un certo punto, sapere non tutto, ma tutto tutto.
Solo quando saprò tutto, ma tutto tutto, potrò avviarmi alla stesura definitiva.
C’è un ma, a questo punto: non posso raccontare tutto tutto, devo scegliere.
Magari scelgo, e, scrivendo, forse nemmeno me ne accorgo che sto scegliendo.
Alcune cose le descriverò come le vedono i miei occhi, altre le salterò a piè pari, altri le descriverò con vista miope, altre da lontano, da molto lontano, sfumerò insomma.
Altre cose, invece, le descriverò con accuratezza, quasi come avessi una lente di ingrandimento.
E così farò per le storie che si incrociano con la mia storia, con i personaggi, le strade e i lampioni e le stagioni e i gatti randagi oppure no.
Scrivere è semplicemente (semplicemente?) scegliere.
Consapevolmente oppure no.

Poi dovrò usare le parole giuste e, per far questo, dovrò fare un’altra scelta: usare il mio vocabolario o usare invece quello che intendono i più?

Dite, che mi interessa.

19 pensieri su “scrivere è cosa facile?

  1. Appunto, raccontare.
    Raccontare viene prima di scrivere, l’oralità viene prima della scrittura.
    Arte che sembrava persa, l’oralità, con l’avvento degli accrocchi tecnologici, dalla lavagna luminosa in poi. Parlare in pubblico, per essere più chiaro.
    Arte difficile, molti hanno creduto di farcela con gli accrocchi. Ma non è così: annoiavano prima, annoiano tuttora.
    Perché dico questo? Perché lo scrivere, più somiglia al racontare a voce meglio è. Senza compensatori ricami preliminari. Senza bellurie dal respiro corto. Ci sarà tempo dopo: oggi, con la scrittura in rete, si può cambiare ogni volta che ci si legge. Ma perché raccontare una storia? Si può raccontare tutto: un film, un quadro, una bestia, una cosa. Seguendo il principio del proprio piacere, piacere necessitato, altro che grafomane!
    Se il movente è fare soldi o altro, si scrive male, a parte che i soldi non si fanno, auguri agli speranzosi…

    grazie Remo e saluti a tutti
    P.S. Grandi esempi di oralità che ho visto e sentito: La Pira, Ernesto Balducci, Pasolini, Zeri
    Oggi: Galimberti, Cacciari, Riccomini.
    Parlare come respirare, parlare è respirare.

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