L’intervista da incorniciare, anzi no

Pubblicato: 18 gennaio 2021 da remo in Uncategorized

Tra circa un mese esce il mio nuovo libro, Forse non morirò di giovedì, Golem edizioni. E quindi, come succede sempre, un po’ di copie verranno inviate a giornalisti o blogger, nella speranza che ne parlino, così da favorire il passa parola. In genere, qualche recensione o segnalazione i mie libri l’hanno avuta. Lo scommettitore (Fernandel) per esempio approdò a radio rai tre, trasmissione Fahrenheit, e nell’agosto 2006 divenne il libro del mese. QUESTA E’ LA REGISTRAZIONE DELLA PUNTATA, mai ascoltata (non mi riascolto mai, non rileggo mai i miei libri). Non mi lamento, insomma. Potrei ottenere più recensioni, ma anche meno.

Un libro che fu parecchio recensito fu La donna che parlava con i morti, che nel 2007 uscì per la Newton Compton e che nel 2019 è stato ristampato da Il vento antico. Quando uscì per la Newton ottenne diverse recensioni, Famiglia Cristiana, per esempio. E Liberazione, giornale che adesso non c’è più. Era una domenica quando Liberazione pubblicò non una recensione ma una intervista, poi ripresa da Nazione Indiana e che quindi se volete potete leggere QUI.

Quella domenica, dicevo. Mi dissero: domani esce una bella intervista, più di mezza pagina. Pensai: mai successo, vorrà dire che la ritaglio e poi la incornicio. Così mi svegliai e mi precipitai in edicola. Due copie per favore. Apro e l’intervista c’è, sì certo, ma non è da incorniciare. Parla di me, le domande sono quelle che mi sono state poste e alle quali io ho risposto, tutto ok, insomma, anzi no, non è tutto ok: la fotografia con sotto scritto Remo Bassini non è la mia fotografia. E’ la fotografia di uno scrittore (che conosco), Marino Magliani. Insomma, niente da incorniciare. (Sbagliare, invertire foto, è uno degli errori ricorrenti sui giornali di carta. Succede, insomma.)

La tre di notte: Davide

Pubblicato: 15 gennaio 2021 da remo in Uncategorized

Le tre di notte. Spalanco la finestra, bevo un sorso d’acqua, finisco di fumare la pipa guardando facebook. Ho quattro ore di sonno, penso. Già facebook, questa cosa qui che ci ha cambiato il modo di vivere e di comunicare. Che spesso maledico. Finisco nella pagina di una persona, e quando leggo capisco che non dormirò quattro ore.

E scrivo di Davide.

Quando voglio scrivere di mio nonno Giuseppe sono sempre indeciso: come inizio? Antifascista? Analfabeta? Una delle persone più buone che io abbia conosciuto? Buono ma anche folle? Fumatore incallito di sigari toscani girati al contrario e di pipa? Barba bianca? Amante del buon vino e della pastasciutta?

Proviamo a partire dalla sua follia.

Era un piccolo contadino, viveva infatti in un piccolo podere con una casa colonica che era di sua moglie Rosa, mia nonna. Peccato che una sera mio nonno quella casa la giocò a carte e la perse. Cambiando il suo status da povero contadino a poverissimo mezzadro.

Poi, secondo cosa, l’antifascismo di mio nonno che era anche analfabeta e socialista: un analfabeta come fa a diventare socialista? Forse perché vedeva i figli patir la fame, dico io. Ma perché rifiutare la tessera del Fascio e poi essere oggetto di derisione dei camerati che andavano a prenderlo (racconto di mio padre) e deridendolo lo costringevano a indossare una camicia nera e a sfilare con loro.

Sta di fatto che mio nonno (analfabeta) fu uno dei pochi a rifiutare la tessera.

Ma c’è altro. Io di mio nonno ho tanti ricordi, ma sono vaghi. D’estate, per le ferie d’agosto, andavamo a trovarlo. E un giorno mi face arrabbiare, e tanto. Arrivammo con dei regali, lui però adocchiò il barattolo di Nutella che i miei mi avevano comperato, lo aprì, la assaggiò usando il coltellino che ava sempre in tasca, disse buona e poi… e poi la finì tutta. Un barattolo intero, cavolo. Oppure ricordo quando con il bastone minacciava mia cugina che voleva tagliargli barba e capelli.

Comunque, ero troppo piccolo per parlare di politica. Eppure una cosa la so: mio nonno, senza aver letto Marx e nemmeno Gandhi, non tuonava mai contro nessuno. Ascoltava sempre tutti, poi diceva la sua (questo lo ricordo). Mai un insulto a un padrone, a un fascista (mi hanno raccontato). Qualche bestemmia sì, non sarebbe stato un mezzadro toscano.

Quando le ferie finivano, l’ultima sera era sempre la più triste. Andavo sull’aia, c’era lui, da solo, seduto. Vieni qua, mi diceva. Io, con il magone guardavo verso Cortona, lui, invece, guardava oltre, guardava il cielo fumando la sua pipa. Un’immagine forte, che mi ha sempre accompagnato. Voglio invecchiare come il nonno Beppe, penso da tanti e tanti anni. Guardando il cielo.

Volevo scriverne, l’ho fatto. Bene. Dimenticavo. Morì a 89 anni. Attacco di peritonite. Lo caricarono su un’auto per portarlo di corso all’ospedale di Cortona. Troppo di corsa. Disse: Andate piano, altrimenti non crepo solo io.

Una recensione e una segnalazione

Pubblicato: 2 gennaio 2021 da remo in Uncategorized

Una recensione e una segnalazione. La recensione di un libro che ho letto, la segnalazione di un libro che acquisterò e leggerò.

La recensione di Maddalena bipolare scritto da Ornella Spagnulo è pubblicata sul mio blog su Il Fatto. Clicca qua.

La segnalazione di Il forse di Valerio Calzolaio è pubblicata sul giornale online e che dirigo, Infovercelli24. Clicca qua.

Buone cose a tutti quelli che passano di qua.

Forse non morirò di giovedì

Pubblicato: 31 dicembre 2020 da remo in Uncategorized

Forse non morirò di giovedì è il mio tredicesimo libro. Ne ho scritto un quattordicesimo (La suora) che potrebbe uscire nel 2021. Questo libro, dicevo. Parla della vita di un giornale, parla quindi del mestiere del giornalista, ma parla anche di vita di provincia, di omofobia e di amori che fanno male.

“Signorina, è un bel mestiere il nostro. È bello anche perché ci permette di incontrare persone e storie. Ma c’è una storia, quasi mai raccontata: è la storia del giornale stesso e di chi lo fa.”

«Divento pazzo» urlò e, in quel preciso istante, Antonio Sovesci pensò di capire il dolore dei pazzi. Ciò che desiderava di più al mondo era riabbracciarla; ciò che desiderava di più al mondo era cancellarla dalla sua testa.

«Ci sono i giorni belli e i giorni tristi e poi, nel pallottoliere della vita, ci sono i giorni noiosi che noi giornalisti abbiamo la fortuna di non conoscere» diceva Magellani.

Domando (e mi domando): quante volte ci siamo indignati quando abbiamo sentito pronunciare “Finocchio di merda?” È una frase grave, è una frase violenta, è una frase che viene pronunciata tutti i giorni, davanti alla nostra colpevole indifferenza.

I ringraziamenti, infine.

Dedico questo libro a tutti i giornalisti liberi e a due persone in particolare, che non ci sono più: Francesco Brizzolara, che è stato il mio direttore e che mi ha insegnato a fare il direttore, e Ciro Paglia, che non ha bisogno di presentazioni e che è il più bravo giornalista che ho incontrato sul mio cammino.

Un ringraziamento particolare ad Alessandra Buschi, scrittrice, poetessa, editor, carissima amica. Ha rivisto una precedente stesura, contribuendo così a migliorare il testo. E grazie a due amici lettori-scrittori, Marco Florio e Milvia Comastri, e al team di questa bella casa editrice, Paola, Fabrizio e Giancarlo.

Ma il grazie più grande va a Giorgio Levi, a cui ho chiesto di scrivere la postfazione. Con questo, ho pubblicato tredici libri, tra romanzi e raccolte di racconti. Solo due hanno una postfazione: il giallo politico Lo scommettitore, scritta da Marco Travaglio, e Forse non morirò di giovedì, appunto da Giorgio Levi, che è stato giornalista de La Stampa, ma non solo, e che è direttore del Centro Pestelli, a Torino. Un collega preparato e libero. Ci tenevo al suo contributo.

Buon anno e buon rispetto

Pubblicato: 30 dicembre 2020 da remo in Uncategorized

«Gandhi non poteva che essere indiano. È interessante vivere e vedere il villaggio indiano, cominciando dai bambini. Nel villaggio indiano, se due bimbi litigano poi sono capaci di trascorrere la notte per cercare di chiarirsi e di capire l’uno il punto di vista dell’altro.»

(Appunti presi a una lezione di sociologia di Anna Anfossi, nel lontano 1991. Ogni tanto, leggendo alcune discussioni su facebook, mi tornano in mente queste parole).

Buon anno a tutti, alla speranza, alla lotta, alla vita e, anche, alla tolleranza e al rispetto.

Babbo guadda quacqua

Pubblicato: 30 dicembre 2020 da remo in Uncategorized

Ho aggiornato la mia biografia, ma l’ho fatto in fretta, senza pensarci troppo.
Eccola qua.

Poi.

Siamo bombardati da foto, oggi. Ne ho una sola dei primi due anni di vita. Ma ho due foto ricordo stampate in testa.

24 giugno 1991, la discussione della mia tesi di laurea. Si corona un sogno, qualcosa che ho voluto con tutte le mie forze, rinunciando a uscire in primavera, ad andare al cinema, imparando a dormire 4 ore. Alla discussione, con me, ci sono mia sorella Silvia e mia figlia Sonia.

Inverno 2012, giardini pubblici di Vercelli, non ricordo il mese. Sono con mio figlio, Federico Libero detto Cico. Non c’è anima viva. Sto con lui, ma la testa è altrove. Tra un’ora lui andrà dai nonni e io andrò a lavorare in redazione. Ho mille grane. Siamo vicini alla fontana. Lui mi guarda e mi dice: Babbo, guarda l’acqua (babbo, guadda quacqua). Poi lo ripete, severo. Babbo, guadda quacqua. Fu importante quella frase. S’impara, da una frase.

Il fascino bianco

Pubblicato: 29 dicembre 2020 da remo in Uncategorized

Amo la primavera e non vedo l’ora che arrivi, così come amo i giorni e le notti insonni di gran caldo d’agosto eccetera eccetera. Ma la neve, la neve di notte, la neve al risveglio, la neve sui campi o sui tetti, la nove insomma ha un fascino unico, tutto suo, solo suo, unico

Il braccialetto portafortuna

Pubblicato: 29 dicembre 2020 da remo in Uncategorized

Io e mio figlio Cico usciamo dal bar. Ho il mio caffè schiumato da bere, abbiamo due cannoli alla ricotta da mangiare. Ci ferma un ragazzo di colore. Giovane. Gentile. Lineamenti fini. Chiede l’ora. Guardo sul cellulare. Ringrazia. Andiamo, ma lui ci segue. Un euro per mangiare, per favore, mentre sto bevendo il mio caffè. Fammi bere l’ unico caffè che prendo al bar e che consumo in strada, penso. Quando i bar sono aperti ne bevo almeno tre in una mattinata. Sento che parla con mio figlio, io faccio finta di niente, ogni tanto, però, insiste (ma non troppo) e alla fine va via. Cico però ha qualcosa in mano. E’ un braccialetto. Me l’ha regalato, dice. Finisco di bere il caffè, inseguo io ragazzo, lo chiamo, gli porgo due euro. Mi sorride.
Porterà fortuna questo braccialetto.

Inediti e recensioni sul mio blog su Il Fatto

Pubblicato: 27 dicembre 2020 da remo in Uncategorized

Ho un blog su Il Fatto quotidiano.

(Clicca qui)

A volte scrivo recensioni, a volte pubblico estratti di manoscritti (romanzi, ma anche racconti o raccolte di poesie) inediti, nella rubrica “quattro mezze cartelle”. Alcune di queste proposte editoriali sono state adocchiate da case editrici e poi pubblicate.

Le Quattro mezze cartelle (1000 battute circa) sono quelle che mi vengono inviate e che poi pubblico, e cioè:

  • mille battute dell’incipit
  • mille battute di un estratto a scelta
  • mille battute di una ipotetica quarta di copertina
  • mille battute di notte sull’autore con, alla fine, l’indirizzo di posta elettronica. (Il tutto non deve suoperare le 4500 battute). Importante: mi riservo di fare dell’editing senza avvisare l’autore della proposta. L’indirizzo a cui inviare le proposte editoriale (che, ripeto, alterno a segnalazioni di libri) è: 4mezzecartelle@gmail.com Dall’invio alla pubblicazione passano alcuni mesi (dipende dai casini che ho).

L’ultima proposta editoriale che ho pubblicato è questa

L’ultima recensione/segnalazione è questa

Rifiuti editoriali

Pubblicato: 26 dicembre 2020 da remo in Uncategorized

Tra le cose più belle della mia vita c’è anche la scrittura, certo. Senza scrittura non so che farei. C’è sempre stata. Dalla prima poesia scritta a undici anni, al romanzo interrotto quando lavoravo in fabbrica e soffrivo di crisi epilettiche, alle migliaia di pagine scritte e poi bruciate nel camino, che ho avuto per un certo periodo della mia vita. Poi sono arrivate anche le pubblicazioni dei miei libri.

Ecco, pubblicare. È un bel sogno. Poi pubblichi e il sogno svanisce. Se vendi niente sei distrutto, se vendi poco o così così avresti voluto vendere di più, se vendi abbastanza non è mai abbastanza, se ti criticano ti rovinano la giornata, allo stesso modo in cui la giornata era rovinata quando ricevevi un rifiuto da qualche case editrice.

Ho fatto la raccolta, io, di rifiuti (oltreché di non risposte). Ne conservo alcuni, che sono motivati (come Einaudi, Gallimard). Oppure che fan pensare. Di un libro, Vicolo del precipizio, una casa editrice mi scrisse che funzionava, ma il finale no, assolutamente, un’altra casa editrice, invece, mi scrisse che non era convincente ma che aveva un punto di forza: il finale (poi è uscito, grazie a Luigi Bernardi, con quel finale)

C’è però un rifiuto che non dimenticherò mai. Allora, in genere io vado a dormire alle 3 di notte, poi dormo dalle 4 alle massimo massimo 6 ore. E una notte inviai in lettura un manoscritto a un editore. Il mattino mi sveglio, saranno state le 9, guardo la posta elettronica, c’è già la risposta. Leggo.
Non mi interessa. Tre parole, poi, al posto di crepa un punto esclamativo. Non mi interessa! Quel libro, anni dopo, sarà pubblicato da un editore più importante, ma il ricordo amaro di quel risveglio e di quella mail restano. (Avesse scritto: Mi spiace, ma al momento non sono interessato… Avrei comunque apprezzato il “mi spiace” perché ci sta che un editore legga un titolo, le prime righe e pensi che no, quel libro non fa per lui. Ci sta. Ma un pizzico di gentilezza pure, ci sta.)

Natale 2020, e la vita che continua

Pubblicato: 25 dicembre 2020 da remo in Uncategorized

Mi intristiscono bar e cinema chiusi il giorno di Natale. Nella mia infanzia bar, cinema e oratorio erano i luoghi in cui vivevo il giorno di Natale, dopo il pranzo con i miei. Sono legato al Natale come può esserlo chi è nato da una famiglia povera, operaia. Il pranzo significava pasta al forno (gli altri giorni era spesso minestra, che odio), poi altro e poi i pasticcini, che erano un avvenimento: due, tre volte l’anno, non di più.

Ma poi, appena finito di mangiare, c’era la fuga. Perché se vivi con altre quattro persone in una casa di 45 metri quadri al bar e poi al cinema ti sembra d’essere in alta montagna. Bar e cinema chiusi il giorno di Natale in un anno da dimenticare, invece. Oggi.

L’ho già scritto: otto persone che conoscevo, o legate a persone che conoscevo, se ne sono andate. Due di loro avevano altre patologie, ma è stato il covid a dar loro il colpo di grazia. Due, invece, hanno deciso di andarsene, togliendosi la vita. Uccise da questo folle clima? Una non so, l’altra penso di sì. Bar e cinema chiusi forse son chiusi in segno di lutto, chissà. Mio figlio mi chiama, è allegro, lui. A quasi undici anni è giusto esserlo. La vita continua.