la nostra “cultura”

diceva che la nostra cultura è corruttrice; per questo, sosteneva, le migliori persone son quelle che non hanno fatto la quarta elementare.

Noi intellettuali tendiamo sempre a identificare la ‘cultura’ con la nostra cultura: quindi la morale con la nostra morale e l’ideologia con la nostra ideologia. Questo significa: 1) che non usiamo la parola ‘cultura’ nel senso scientifico, 2) che esprimiamo, con questo, un certo insopprimibile razzismo verso coloro che vivono, appunto, un’altra cultura.

Pier Paolo Pasolini

5 pensieri su “la nostra “cultura”

  1. è chiaro che oggi pasolini non scriverebbe più che le persone migliori son quelle che non hanno fatto la quarta elementare.
    non foss’altro perché la televisione bombarda tutti.
    ma qualcosa di un mondo contadinoe magari analfabeta è rimasto.
    e comunque.
    io ho lavorato in fabbrica sette anni (lo so: son noioso).
    ma la cultura di un operaio (ieri un operaio, oggi un interinale, un pendolare, una donna pendolare o interinale, che è ancora peggio) è quella che è per un problema molto semplice: il tempo.
    negli anni Ottanta conoscevo persone che si svegliavano alle 4 del mattino (per raggiungere il posto di lavoro dov avrebbero fatto il turno 6-14) e che sarebbero rincasati alle 16. Dicevano, Lavoro dalla 4 alle 4.
    Potevano essere loro, secondo me, quelli che “non avevano fatto la quarta elementare”.
    Mario, ho scritto (male e in fretta) un libro di racconti, Tamarri.
    Storie di ragazzi senza futuro, ma che credevano ancora nel valore di una stretta di mano. Conoscendoli, ho ripesnato ai ragazzi di vita di Pasolini.
    Credimi, io da loro ho anche imparato.
    E son ragazzi finiti male, e che non leggevano nemmeno Moccia.
    Ecco, quando vedo gente colta che arriccia il naso se sente nominare Moccia ripenso a Pasolini: non credo lo avrebbe arricciato, lui.

  2. :-)
    Vabbè, caro Remo.
    C’è davvero da imparare da chi ha fatto vita dura, talvolta; quasi sempre di più che dai tromboni impaludati, o dai “vincenti”.
    E’ un tutto relativo, la scala è variabile e il mondo mutevole.

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