la processione comunista del venerdì santo

Sono a Cortona, ho appena fatto la spesa, quanto mi serve per il pranzo, giornali, sigarette.
Per pranzo ho preso pecorino di Pienza media stagionatura, dei grossi carciofi sott’olio, pane toscano e Nero d’Avola.
Per strada ci sono due donne che stanno rincasando, avranno settanta e forse più anni.
Si stanno facendo gli auguri.
A voce alta (come si usa a Cortona).
Finita la tiritera del salutami questo e quest’altro una dice:
Allora ci si vede.
E l’altra: Mah speriamo.
E ridono. Potrebbero salutarsi, lasciarsi così e andare incontro ai preparativi pasquali, invece quella che ha detto “Mah speriamo” dice a quell’altra: “Ma hai saputo della pora Rosa, l’han trova morta in casa”.
E ripigliano a cicalare.

(Non è un racconto, è tutto vero, salvo il nome, Rosa, che è inventato; si chiamava così mia nonna paterna, che riposa nel camposanto di Cortona).

Più bello un siparietto serale. Una giovane coppia, in auto (una Smart) domanda a un pensionato se sta arrivando la Processione del venerdì santo.
Non siamo di qui, precisano (e in effetti l’accento è nordista).
Lui li guarda e dice, Arriva arriva, ma fate attenzione, son tutti del partito comunista.
I due si guardano increduli e poi guardano l’uomo che si incammina: devono chiedere indicazioni ad altri.
Io per la cronaca ero fuori da una trattoria a fumare. Verdure sott’olio come antipasto, gnocchi con carciofi e taleggio di primo, due bicchieri di Chianti, cantuccini e vin santo prima del sipario.
Mi sono allontanato dalla piazza mentre arrivava la banda e la Processione comunista del venerdì santo.

5 pensieri su “la processione comunista del venerdì santo

  1. Ah ah… Pure le processioni del venerdì santo sono comuniste! Si aggiungono alla lista dei giudici, del giornali, delle televisioni…
    Mi hai fatto venir fame, Remo, con quel tuo menù!

    Buona Pasqua, caro amico, a te, a Francesca, al piccolino e a tutta la famiglia.

  2. Anche io ho un ricordo del Venerdì Santo, risale al ’79 , 25nne sposato da poco, responsabile di produzione della fonderia artistica del mio paese.
    Sapevo che alle 3 del pomeriggio nelle fabbriche si suonava la sirena e ci si fermava in un attimo di silenzio o raccoglimento per i credenti ma ero imbarazzato , non sapevo se a qualcuno degli operai avesse dato fastidio, non l’avevo mai fatto prima, temevo commenti o risatine o altre cose del genere. Mario lo spazzolatore cinquantenne sempre in tuta blu, sporco fino agli occhi per quel maledetto lavoro si levò di testa il basco spense la sua macchina e l’aspiratore mi venne incontro dicendo :- la suono io la campanella-
    Mario si avvicinò alle donne del montaggio e chiese loro di dire una qualche preghiera. Fu un momento speciale, una lezione che non scorderò più. Diventammo amici io e lui per quel poco tempo che ancora rimasi in fabbrica.

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