Ferragosto con “La suora”

Breve estratto (estivo) de La suora


«Che ti è successo? Dimmi come stai, non farmi stare in pensiero.»
(…)

Era il pomeriggio del 14 agosto, mi trovavo in Puglia, a Gallipoli, dove ero andato a trovare la mamma. Ha una cugina che, da quando è rimasta vedova e i figli han messo su famiglia, ogni estate la ospita nella sua grande e vuota casa. Mentalmente, non ero pronto a rivedere Nora: la sognavo spesso, forse ogni notte, ma a ogni risveglio mi ripromettevo di dimenticarla. Rivederla poteva essere pericoloso per la mia salute mentale, ma dovevo, dovevo. Era un’amica, no, di più. Era Nora.
Sull’omicidio non sapevo cosa pensare. Non avevo elementi. Risuonavano nella mia testa le parole di Nora. Non riesco a crederci, forse non ci crederò mai. Era lei che mi preoccupava. E comunque non mi spiaceva lasciare una Gallipoli chiassosa e invasa dai milanesi: amo il Salento, ma non ad agosto e men che meno a Ferragosto, il giorno più stupido dell’anno. Meglio quindici ore di auto: mi piace viaggiare da solo, mi piace fermarmi negli autogrill per un caffè, guardare se ci sono sconosciute dallo sguardo triste, che fissano il vuoto.
Stavolta era diverso: solo tappe per pipì e caffè. Avevo fretta. Arrivai di primo mattino, anche Orta era in preda alla follia ferragostana. Faticai a trovare un posto per l’auto, poi dovetti aspettare un’ora e mezzo prima di trovare un posto su un motoscafo che mi portasse all’isola.