Se n’è andata Mariella Mehr, poetessa che conobbe l’inferno

È morta Mariella Mehr. Poetessa nomade, poetessa ribelle (me ne parlò e mi fece leggere le sua poesie, anni fa, una persona che non c’è più: Terez Marosi).
Marialla Mehr era nata in Svizzera nel 1947, apparteneva all’etnia Jenish. E in Svizzera, per anni, i bambini di questa etnia furono sottratti ai genitori, equiparati a malati di mente, e segregati in orfanotrofi: il nomadismo veniva considerato una malattia ereditaria (stando ai dettami del programma eugenetico Kinder der Landstrasse).
Anni fa il governo Svizzero chiese scusa per questa infamia.
La vita di Mariella Mahr fu un inferno: reclusa, poi affidata a una famiglia svizzera, poi ancora reclusa, stuprata. sottoposta a elettroshock, sterilizzata dopo aver dato alla luce un bambino che le fu sottratto.
Da anni viveva in Toscana. La maggior parte dei suoi libri sono stato pubblicati dalla casa editrice Effigie, di Giovanni Giovannetti.

La morte non cessa di stupirmi. Non mi abbandona mai. Mi accompagna nei miei vagabondaggi attraverso la serra. Guarda con i miei occhi l’allegra attività di cattura dei meravigliosi ibridi.
(Mariella Mehr, Il marchio)