Aggiornamento sulle partecipazioni dei racconti a 4 mani.
Per ora le coppie sono tre, più quattro che hanno aderito e che quindi, abbinati, portano il numero delle coppie partecipanti a cinque.
Ho deciso di partecipare anche io.
Poi, sugli abbinamenti: la cosa più veloce per me sarebbe sorteggiare.
guccini in cassetta
Guccini, in pratica, non lo ascolto più; magari ricorro a youtube, perché le vecchia canzoni di Guccini io le ho, ma in cassetta, che oggi dire “in cassetta” fa quasi effetto, o si hanno i cd o niente.
La prima prima canzone di Guccini di cui mi innammorai è Incontro.
Penso che la mia preferita sia La canzone della bambina portoghese.
Questa (per me) è una delle migliori.
(E poi sono in debito con Guccini, che il titolo al mio ultimo libro lo ha suggerito lui; oddio, Piccola città bastardo posto non è tra le mie preferite)
A 4 mani: le prime adesioni
Partecipano:
1 – Morena Fanti e Marco Freccero
2 – Sandra Mazzinghi e Fabrizio Tummolillo
3 – Cristina Bove e Fauso Marchetti
3 – E.l.e.n.a (e…)
4 – Daniela Penzavalle (e…)
5 – Cristina Vezzoli (e…)
6 – Remo Bassini (e…)
Presentazione di Daniela Penzavalle, così da facilitare gli abbinamenti
Le mie avventure scrittorie includono per ora diversi racconti che
aspettano di essere portati a termine, più idee e abbozzi vari in
attesa di maturazione.
Con il nome di Daniela Carrea ho pubblicato tre racconti sul vecchio
blog di Barbara Garlaschelli. Due di questi sono stati letti nel
programma Illogica Allegria di Lifegate Radio.
Un mio racconto ha ricevuto la segnalazione della giuria all’edizione
2011 del Premio Castelfiorentino.
Per adesioni e delucidazini scrivere a bassini.remo(chiocciola)gmail.com
racconti a 4 mani: in ritardo ma si faranno
Un anno fa partiva la terza edizione dei Racconti a quattro mani.
Ecco il regolamento dell’anno passato.
Prima di valutare eventuali modifiche e postare il regolamento definitivo dei Racconti a quattro mani 2011, quarta edizione, comunico, però, quanto segue.
Per ora ci si può iscrivere, null’altro, o a coppie già fatte e consolidate o singoli in cerca di partner di scrittura.
E se volete scrivete pure le 6mila battute per ogni singolo racconto; però non inviatemelo questo mese. Faremo tutto ad agosto e la votazione avrà luogo all’incirca a metà settembre.
Le iscrizioni si possono fare fino a fine luglio. Scrivetemi pure alla mia mail personale bassini.remo(chiocciola)gmail.com.
I racconti a quattro mani 2011 si faranno se ci saranno almeno una quindicina di coppie partecipanti.
Quando posterò i racconti (che ricordo, nella prima fase saranno rigorosamente anonimi) ulizzerò l’opzione dei commenti in moderazione.
Buone cose e buona giornata
Liliana
Nel piccolo camposanto vicino alla Madonna del Calcinaio, leggo vecchie lapidi del 1800 e del 1900, si scriveva tanto, allora. Prima o poi verrà tutto rimosso, Maria, donna proba che dopo la tragica morte del marito spirato al fronte crebbe con amorevoli cure i due piccoli figli eccetera, ecco di Maria verrà cancellati tutto: avanti i prossimi.
Vedo una tomba coperta dalle sterpaglie. Si chiamava Liliana, era una bella donna morta giovane negli anni Sessanta. Nemmeno quarant’anni. Mi abbasso, sposto le infestanti che coprono la sua immagine, e vedo che l’immagine in bianco e nero di Liliana è diversa dalle altre, sembra abbia posato per un film o una rivista: sorride, e il capo è eccessivamente reclinato all’indietro per essere una foto seria ma va bene, dico io, va bene così, a Liliana, ne son convinto, piaceva e sarebbe piaciuta, ché non sembra la foto di una morta. E’ la foto di una donna che guarda gli uccelli del cielo, e pensa che la vita corre in fretta, quindi.
La Sesia on line
Allora, questo è il nuovo sito del giornale che dirigo.
E’ ancora in rodaggio, spero che, entro breve, migliori ancora.
Ho voluto un sito diverso (credo) da quelli di altri giornali locali. Ci saranno infatti, accanto alle notizie vercellesi, del Piemonte orientale e del Piemonte, anche informazioni e commenti nazionali.
Comunque.
Nelle rubriche ce n’è una, mia. Ecco cosa ho scritto.
Sempre nelle rubriche c’è la recensione di un libro, scelto da Carlotta Vissani.
E per chi volesse conoscere un po’ Vercelli, sempre nella home page, c’è questo filmato realizzato dal giovane regista Davide Celoria (lo stesso che ha realizzato il booktrailer di Bastardo posto). (Anche la voce recitante, dell’attrice Alice Monetti, è la stessa)
ed eri così giudizioso, tu
Compagno di scuola, compagno di niente… Mesi fa mi hai chiesto l’amicizia su facebook,ho accettato, ma non ti ho detto nemmeno ciao, non mi hai detto nemmeno ciao, eppure avrei voluto salutarti, ne son passati di anni. Ho solo visto le tue poche fotografie, tu avrai visto le mie. Stamattina mi hanno detto che ti sei ucciso, cristo. A scuola dicevi sempre che facevo il pazzo, io, tu erì così buono, così mite, così in disparte. Ed eri così giudizioso, tu.
Cazzo hai fatto?
Guarda che io ho gran rispetto per chi decide di.
l’armonica e i ricordi
L’avevo adocchiata da tempo. E mi ero ripromesso di entrare e chiedere, Quanto costa quell’armonica a bocca. Che poi, io, mica la so suonare l’armonica a bocca. So strimpellare a orecchio e solo con una mano il pianforte; se uno mi chiede fai Imagine io eseguo. Ma l’armonica a bocca ce l’avevo da ragazzo. Sapevo suonare due tre cose. Il silenzio, per esempio. Poi il motivetto che fa “il cow boy sul sua bianco cavallo, nel far west un bel dì tornerà”. Però su yuotube avevo visto che c’erano corsi, trucchi per suonarla. A me avevano sempre detto che si suona a orecchio, e che se non ci tieni la lingua vicina fa “l’effetto fisarmonica”. Io comunque non c’ero mica entrato in quel negozio di strumenti musicali che c’è vicino a casa mia. Però stamattina ci sono passato davanti. Avevo un mal di testa infernale: mi ero addormentato alle 3 e alla 6 ero già sveglio colpa del piccolo, di Federico Libero che voleva giocare. Passa davanti al negozio e proprio davanti al negozio c’è il proprietario, che è anche un bravo suonatore di jazz. Come li invidio io quelli che sanno suonare. E mentre passo, cercando di tenere il piccolo che si rifiuta di dare la mano e cercando anche di non pensare al mio mal di testa, d’istinto, dico al proprietario del negozio: Quanto costa una armonica a bocca proletaria? Si parte dai 4 euro, mi dice lui, gentile. Entro col piccolo. MI fa vedere le armoniche a bocca. C’è qualla piccina da 4 euro, c’è quella più grande da 12. Le prendo tutte e due, dico. Poi in strada il piccolo si è stupito e sorrideva: che io sapevo ancora suonare Il silenzio e quella che fa “Il cow boy sul suo bianco cavallo…”. Impegnandomi, durante la giornate ho provato l’Ave Maria di Shubert, Bandiera Rossa e Mamma mia dammi cento lire. Volevo – guardando su youtube ma non ne ho avuto il tempo – imparare a suonare Yesterday. Vedremo nei prossimi giorni. Perché oggi (o ieri fate voi, sono le 3 di notte passate da 16 minuti, ora) ho lavorato per il nuovo sito del giornale e poi, dopo cena e dopo aver portato in giro il cane, mi son messo a lavorare su Vicolo del precipizio, il libro che esce l’8 novembre di quest’anno per Perdisa. Magari sull’aletta di copertina suggerisco a Paolacci (direttore della collana Perdisa Pop ed editor) di mettere una frase nemmeno orginale, credo, ma che rappresenti l’essenza del libro.
A un certo punto della vita, se ti volti, vedi che restano solo i ricordi.
Ora vado a letto, che è meglio.
cara Monia ti scrivo
Ti continuo a leggere sempre, e sempre mi stupisco di quanto poco si parli della tua scrittura. Sono meccanismi strani che non capisco bene, ma da lettrice ho la presunzione di immaginare che molti e molti altri lettori vorrebbero leggere storie come le tue. Un saluto dalle Marche, Remo.
Sono due giorni che penso a queste tue poche righe, cara Monia, e vorrei poterti rispondere ma mi è difficile. Ti spiego: per risponderti vorrei avere a disposizioni almeno due bocche, ma forse tre sarebbero meglio, così da poter dire cose diverse ma vere, contemporaneamente.
Allora provo a risponderti con altro, cara Monia.
Il mio prossimo libro è sulla scrittura, per esempio, ma lo è ancora di più sul tempo e sui ricordi: sono l’unica cosa che ci resterà quando diremo addio a questo mondo.
I ricordi, e non i libri (anche se, io, ora, senza scrittura, senza lettura, senza libri non saprei vivere).
Sai Monia, c’è anche chi dice che io scriva schifezze. Alcuni ce l’hanno con me per partito preso, ma altri no, son sinceri.
Qui sul blog c’è un vecchio commento che incornicerei.
Una donna mi racconta di aver letto La donna che parlava con i morti, e mi ringraziava per averlo scritto. Ma il bello di quel commento era il modo in cui questa donna, di cui non so l’età e non ricordo il nome, so solo che vive a Genova, arrivò ad avere tra le mani il mio libro. Glielo avevo portato suo marito, che lavora in una discarica. Vedendolo galleggiare tra i rifiuti aveva pensato di avere una moglie che leggeva tanto e che forse avrebbe apprezzato.
Mi sono rimasti impressi tanto la storia del libro recuperato dalla discarica quanto questa donna, che dopo averlo letto mi aveva cercato su google, per scrivermi.
Ma non posso dimenticare nemmeno che qualcuno o qualcuna aveva pensato che quel mio libro meritava di galleggiare tra i rifiuti.
Quando si scrive, cara Monia, si soffre di depressione, perché ci si sente poco capiti, e si diventa dei frustrati. Sospettosi, anche.
Una volta (sempre a proposito de La donna che parlava con i morti) mi capita di ricevere una mail di una certa Silvia.
Diceva che il libro l’aveva stregata. Diceva che lei e sua sorella erano andate allo stand del salone del libro e ne avevano comperate due copie. Diceva altro quella mail, che io catalogai come scherzo di qualcuno (pensai, qui è qualcuno dei due tre che l’han con me e quando possono vanno in giro per la rete a dire che scrivo cazzate) così la archivia, ma non la distrussi.
C’è voluto facebook per capire che non era uno scherzo: quella Silvia esiste per davvero, e mi ha chiesto l’amicizia su facebook confermando quanto aveva scritto. Io non ho avuto il coraggio di dirle che aveva ipotizzato fosse uno scherzo.
Però son contento, cara Monia, quando tu e qualcun altro dite bene dei mie libri, chiaro. Mi va bene così, e mi basta così diceva Adriano Pappalardo in una sua canzone che ascoltavo al juke boxe quando ero ragazzo.
In fondo quando ero ragazzo io sognavo di scrivere un libro, mica altro. Ricordo un film, in bianco e nero: c’è uno scrittore che tutte le mattine aspetta che il postino gli porti buone nuove da qualche editore. Quello volevo, io: scrivere, attendere. Era meglio il sogno, ma non devo nemmeno lamentarmi.
La vita è bastarda e corre via, ho scritto nel quaderno delle voci rubate.
Ti abbraccio Monia, grazie.
PS Avrai tempo tra un mese a farmi da segretaria di redazione alla quarta edizione dei Racconti a quattro mani? E la signora T. che non sente da tempo farà ancora l’e-book?
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http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=A7q7Zgve2iI
i miei libri: il punto
E’ confermato, dunque: il 9 novembre esce il mio sesto romanzo, Vicolo del precipizio, con Perdisa. Sono contento di uscire di nuovo con Peridisa (a cui sono approdato grazie a Luigi Bernardi), meglio un piccolo editore serio che uno medio grande ma menefreghista. Mai avuto, io, la fregola di pubblicare con l’editoria nota e potente (quella più distribuita, quella che ti fa guadagnare di più, quella che ti fa ottenere qualche recensione in più).
L’editore più grande con cui ho pubblicato è stato Newton Compton. Mi contattarono loro, avevo scritto Lo scommettitore (che, pubblicato da Fernandel, era diventato il libro del mese a Fahrenheit nell’agosto 2006 e che fu anche finalista per il libro dell’anno Fahrenheit) e sul mio blog avevo annunciato che stavo scrivendo un altro libro, La donna che parlava con i morti.
La Newton mi chiese la sinossi e un capitolo, dopodiché mi proposero un contratto. Dissi di sì a loro e ignorai altre possibilità: la Newton era stata la prima a farsi avanti e io diedi la precedenza alla casa editrice di Raffaello Avanzini.
(Non solo: La donna che parlava con i morti io l’avevo già proposta agli editori con cui avevo già pubblicato, cioè Mursia e Fernandel, appunto perché non vado alla ricerca spasmodica della grande editoria; dallo sguardo “a entusiasmo zero” dei miei interlocutori avevo però capito che era meglio battere ad altre porte).
A novembre, quindi, esce Vicolo del precipizio, il prossimo anno, invece, dovrebbe uscire un’antologia della Marcos y marcos con otto racconti noir (e uno degli otto è il mio) ambientati a Milano e dai quali verranno tratti dei cortometraggi. E con i racconti Marcos y marcos proporrà il cd dei cortometraggi (forse un cofanetto), che prima verrà trasmesso da Sky.
Il progetto è partito da alcuni giovani registi milanesi.
Intanto devo scrivere due racconti per due antologie e procedere con un altro romanzo, il settimo.
La situazioni dei miei libri è comunque questa.
Il quaderno delle voci rubate, che fu pubblicato nel 2002 dal giornale La Sesia (allora ero giornalista, ora lo dirigo) è fuori commercio. Il romanzo, che ebbe una diffusione solo locale, è in lettura da alcuni editori, per una ristampa.
So che la mia agente lo ha proposto anche ad editori stranieri. Vedremo.
Lo scommettitore, pubblicato da Fernandel nel 2006, si trova ancora: basta scrivere alla casa editrice.
Dicono di Clelia, Mursia 2006, stessa cosa; credo che Dicono di Clelia sia il mio libro andato peggio. Poche recensioni, poche vendite. E’ in vebndita su Ibs.
La donna che parlava con i morti, Newton Cmpton 2007, è fuori catalogo e io sono rientrato in possesso dei diritti del libro. Per ora è al vaglio di Perdisa per una eventuale ristampa nel 2012.
Tamarri, raccolta di racconti (molti dei quali già comparsi in rete) pubblicati da Historica è ancora in vendita su Ibs.
Bastardo posto, Perdisa Pop 2010, è ancora in circolazione; in libreria si trova poco, la casa editrice comunque ha ancora copie; e a luglio farò un’altra presentazione, a Torino.
Il monastero della risaia, racconto lungo pubblicato da SenzaPatria, è ancora reperibile: in qualche libreria, su Ibs.
E adesso è quasi tempo di editing per Vicolo del precipizio, libro strano, questo. Il protagonista è un editor che lavora per un agente letterario e che insegue i ricordi suoi e della sua famiglia, in quel di Cortona, che è il mio paese. Alcuni ricordi sono boccacceschi, i richiami all’editoria, invece, hanno il sapore dell’invettiva. In pratica: il mio protagonista dice dell’editoria quello che ho sempre pensato e detto, in questo blog.
Ma il punto di partenza vero è stato il quaderno di mia madre.
la stretta di mano e il carillon
Tra le nove e le dieci di stamattina.
Ho parcheggiato dove c’è il viale più bello di Vercelli, ho il didietro appoggiato alla mia auto, sto aspettando qualcuno, e poiché l’attesa non sarà breve, calcolo più o meno venti minuti mezz’ora, ne approfitto per leggere.
Non è una bella giornata di sole, ma il tempo non è nemmeno malaccio, sicché sul viale un po’ di vita c’è: pensionati che vanno a spasso e, soprattutto, mamme con bimbi.
E tanti piccioni.
E io leggo, tranquillo.
Davanti a me passa un signore tra gli ottanta e i novanta: lui non sa chi sono io, io invece (basta essere un giornalista che non frequenta rotary o salotti ) so chi è lui: uno studioso, un ex insegnante, una brava persona.
Lo guardo un attimo, mi preme leggere.
Lui si avvicina e mi tende la mano.
Voglio stringerle la mano perché sta leggendo, solo per questo, mi dice, e se ne va.
Pochi minuti fa.
Sto cazzeggiando su youtube prima di rimettermi a leggere.
Trovo una canzone che pensavo di non conoscere: la ascolto, mi piace, mi fa però pensare che io, tanti anni fa, ma chissà dove e chissà come, conoscevo il ritornello, almeno quello.
Ci sono arrivato in pochi minuti.
Era la musica – e solo ora so di che musica si trattava: della colonna sonora di Giulietta e Romeo di Zeffirelli – di un carillon che regalai a mia figlia quando nacque.
Era il 1980 e io, che avevo 23 anni, volli farle il primo regalo. Sul carillon una ballerina girava su se stessa.
la strada
Davanti a casa mia c’è la Caritas. La disperazione, insomma.
Alla Caritas non so che orari facciano, di sicuro al mattino da lunedì a venerdì, poi non so dire. So che spesso, fuori, c’è gente che suona il campanello, implora, magari piange, spesso non capisce l’italiano.
Oddio, a volte vedi gente che vanno alla Caritas – ben vestiti, ben pettinati e ben muniti di telefonino – che proprio sofferenti non sembrano, ma i più lo sono, le madri specialmente.
E ci va il mondo, alla Caritas. Una volta non era così, una volta erano facce da stranieri. Ora no, non solo stranieri.
Saranno state le sette di sera. Sto uscendo. Appena in strada vedo due persone che stanno suonando alla Caritas. Faccio finta di niente e mi dileguo.
Quelle due persone, che suonavano con insistenza, erano una coppia, gente come me. Improvvisamente disperati.
Non potevano sapere, loro, che per i disperati c’è un orario: tutte le mattine da lunedì e venerdì.
E c’è, sempre vicino a casa mia, un signore che ogni sera dà da mangiare ai gatti.
E’ un uomo molto curato, sempre ben rasato, elegante, vive in una bella casa.
Quando mi vede mi saluta, sorride al mio bimbo se c’è (una volta gli ha detto: Guardando te i tuoi generi vedono il futuro, io non ho nessun futuro da guardare), a volte mi chiede del mio gatto zingaro.
Anche lui ha un gatto, bianco e rosso, che certe sere invece di seguirlo preferisce restare in strada. Guarda – gli dice – che resti fuori tutta notte.
In effetti vive al secondo piano di un piccolo, elegante stabile con porticina bunker, da cui non passa nemmeno una lucertolina.
Il gatto lo sa che se resterà in strada poi strada sarà. Tutta notte.
C’è una sorta di gioco, che dura minuti: il gatto guarda la strada, il suo padrone gli parla, tenta di convincerlo, ma lui niente, fa il sordo e, alla fine, se ne andrà, gatto ingrato.
