Il libro più sofferto

Il libro più difficile da scrivere è stato l’ultimo, La suora.
Tre anni fa il mio editore era Fanucci.
Un editore a cui sono riconoscente. Con lui (Sergio Fanucci) avevo pubblicato due gialli: La notte del Santo, che era andato benino come vendite, e La donna di picche.
Fanucci credeva, e molto, nella Donna di picche.
Il manoscritto di questo libro gliel’avevo inviato a fine giugno di tre anni fa. Poi, dopo alcune notti insonni, avevo avuto un ripensamento, e alla fine di luglio avevo fatto un secondo invio. C’era un nuovo finale: Sono la donna di picche, quella che non dimentichi…
Mi rispose scocciato. Non sì fa così, e che cavolo.
Ma dopo un mese mi era arrivata la sua risposta: il libro gli era piaciuto, e tanto.
Credo anche io che sia un buon libro. Sta di fatto che La donna di picche ha venduto poco, pochissimo.
Mesi dopo mi venne in mente di scriverne un altro. La protagonista è un’avvocatessa che ha iniziato tardi, a cinquant’anni suonati.
Ne scrissi a Fanucci, che mi rispose secco: Voglio un libro all’altezza de La donna di picche.
Pensai: non è possibile. La donna di picche è uno dei miei migliori.
Poi arrivò il lockdown, l’avvocatessa era l’inizio di un libro mai continuato, ma una sera scrivo un racconto, un incontro notturno ambientato a Orta che diverrà il primo capitolo de La suora.
A Fanucci non piacque. Non gli piaceva nemmeno il titolo. Fa ridere, mi scrisse.
Gli risposi che La suora era meglio de La donna di picche.
Il libro è poi uscito per Golem, casa editrice di Torino che non ha certo né la distribuzione di Fanucci né il suo catalogo, con diversi autori stranieri di spessore.
Non so se scriverò ancora (un giorno vorrei, il giorno dopo no) ma di una cosa son sicuro. Sergio Fanucci mi ha indicato la strada giusta. Se e quando scrivi un libro devi pensare che dovrà essere più bello del precedente. Mica facile.
La suora è dunque il libro più sofferto ma alla coprotagonista, Nuora, che diventerà suor Beatrice, penso ogni giorno.
Le ossessioni non sono mai belle, eccetto Nora.

Un pensiero su “Il libro più sofferto

  1. Bello. Difficile definire bello, in narrativa. È più bello il cacciatore di aquiloni o il cardellino? Musashi o Stoner?
    Assassinio allo specchio o cecità?

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