Se mia vita è prezzo
di non venale acquisto,
accettala quale pallido
raggio rarefatto
della tua luce gratuita
dolce figlio di Maria
e fammi degno
di sedere a mensa
dei santi martiri
di questa terra
che ha nome
Resistenza
(don Luisito Bianchi)
Ieri, domenica, se non fosse che in questi giorni sto “rincorrendo parole” (ho scritto nel bel-blog di donna Laura, ché le parole van rincorse, corteggiate) sarei andato a Cremona.
Dove, per Cremonapoesia, si è svolto uno spettacolo sulla gratuità (o resistenza alla tentazione del baratto).
Simon Mago è un’opera poetica di don Luisito Bianchi.
Qui, sul blog Orasesta, potete vedere qualche immagine e sorattutto avere altre utili informazioni.
La resistenza al baratto…
Avete letto – e qui passo di palo in frasca – di quei due giovani (La Stampa, Liberazione in prima pagina) che non possono sposarsi in chiesa? Il vescovo di Viterbo si è infatti opposto, dal momento che l’uomo, essendo paraplegico, non sarebbe in grado di procreare.
E’ straordinariamente innovativa la chiesa di questi tempi.
(Sì lo so che sbaglio: secondo il diritto canonico – ha ricordato Liberazione – il matrimonio ha finalità copulative).
Allora, due giorni fa ho proposto la simulazione se io fossi nato rom…
M’ha detto che ho sbagliato, qualcuno.
Persevero.
Mi immagino d’essere io nei panni di chi, dopo aver avuto un incidente, dopo mesi e mesi e mesi di riabilitazione pensa che forse non è più il caso di sposarsi, come aveva programmato prima dell’incidente, e lo dice alla fidanzata.
La quale, però, perseverante pure lei, invece, insiste, e gli dice, al fidanzato, che i modi per fare l’amore son diversi, e che poi magari col tempo chissà, metti i progressi della medicina, in fondo in fondo trent’anni fa si moriva ancora per un’ulcera.
Ecco, io mi immagino, anzi non so immaginare lo stato d’animo di quel ragazzo a cui la chiesa ha detto, questo matrimonio non s’ha da fare perché ti mancano le facoltà copulative.

grazie Luca, mi fa piacere trovarti qui.
grazie della visita
Ciao Remo Bassini, mi sono infilato qui dentro senza accorgermi,ero entrato pensavo in incognito, ma di fronte a casa tua preferisco entrare dopo aver suonato il tuo di campanello: avanti amici entrate pure: e io di sicuro, se ti fa piacere, ritornerò leggerò i tuoi pensieri che riguardano il passato, ma sembra già di poterli tenere per il futuro prossimo!
Buona giornata!
Luca Gallina
ohibò, mo’ la chiesa istituzionale solleva dubbi? ancora, dopo che ha ammazzato Cristo secoli fa? Se fossi nato paraplegico mi sarei sposato in comune. problema di facile soluzione e minor costo!
p.s. ora che ci penso mi sono sposata in comune anche senza essere paraplegica!
io , grazie a dio, sono ateo, anzi no, agnostico, così se lei volesse e io vorrei, mi sposerei, ma non in chiesa, ma in comune, o all’aria aperta, vicino al mare, solo noi due e qualche amico, se non ci fossero di mezzo esigenze pratiche; ché torna utile sposarsi in questi casi, in un paese dove non ci sono pacs o similaria
ho scorso un po’ i commenti.
inizialmente volevo scrivere: sì, quei due ragazzi non si possono sposare, e welby non ha avuto il funerale religioso.
c’è una bella vignetta di mauro biani con il cristo in croce che dice più o meno: mi interpellano sempre per questioni di sesso e simili, ma ora su rom, immigrati, prostitute, nessuno mi chiede niente!
e questa è una cosa.
l’altra cosa è che poi all’interno della chiesa ci sono mille rivoli e correnti, per fortuna, e quindi esistono preti coraggiosi e progressisti (ho in mente un prete operaio che sta in monferrato, un altro di lucca; poi alcuni parroci conosciuti in gioventù – fino a 18 anni ero credente! -: bellissime persone, importanti per la crescita di noi ragazzi di allora, e spesso in contrasto con la dottrina cattolica; chissà se ce ne sono ancora, di giovani preti così: l’altro giorno una signora di domodossola mi diceva che in un paesino sui monti non c’è più il parroco perché pretendeva che tutti dicessero la messa in latino e l’han mandato via!).
io non sopporto quelli che sanno, i nati imparati insomma.
quelli che dicono “ma come si fa a…”.
ah.
mah.. io risponderei al Solimano, per dirgli che non è solo!:))
Anch’io di solito mi scorro tutti i commenti del post che decido di leggere. Un po’ perché sono curiosa e un po’ perché mi piace cercare di individuare le persone da quello che dicono, e da come lo dicono, e capire i meccanismi che stanno dietro la partecipazione ad un blog.
In fondo è come stare al bar, seduti ad un tavolino, ed ascoltare le conversazioni degli altri: i comportamenti sono gli stessi. C’è un’infinità di persone che, per questioni di egone, parla da sola, senza ascoltare le risposte, ci sono quelli che entrano al bar solo per attaccare briga, già con il cipiglio guerrafondaio, ci sono quelli che hanno solo voglia di stare in compagnia, quelli che vogliono far amicizia per portare i presenti a casa propria, al blog proprio, quelli che a tutti i costi devono dire la loro su qualunque argomento anche se non ne sanno un tubo, quelli che devono far polemica a tutti i costi e ogni dieci minuti si ripassano tutti i blog per dare rispostacce e si passano così la giornata. I più insopportabili per me sono quelli che, come nelle lettere ai giornali di una volta, o in certe trasmissioni alla radio, alla fine scrivono: scusate lo sfogo. O quelli che fanno un sacco di errori di battitura e di grammatica, chiudono un commento e scrivono subito un altro per dire: scusate, nella foga ho fatto un sacco di errori, ma andavo di fretta. Ma chi te l’ha chiesto?
Chissà a che categoria appartiene il mio commento? Già mi vien da ridere.:)
Conosco – così come ci si conosce, tramite blog o mail – Ilaria da tempo.
poi mi hanno detto di lei dlle persone amiche, che l’hanno conosciuta, apprezzata.
so che Ilaria è una persona gentile, mite.
nei blog va bene anche mandarsi a quel paese, certe volte.
nei blog, purtroppo, spesso si equivoca.
a me l’intervento di solimano è piaciuto.
ma mi spiace se Ilaria si sente l’indice puntato.
posso confermare e mi sento di dover confermare che Ilaria non dà mai lezioni a nessuno.
come solimano, che ha un modo tutto suo, a volte troppo diretto, di dire le cose.
sono io stavolta che saluto, con affetto, solimano e ilaria.
(mi sento tanto democristiano commentando, così…)
Se l’argomento fosse stato “il complesso d’Edipo secondo Freud” o “i nuovi programmi della scuola primaria” o argomenti, come questi, su cui tutti abbiamo un’infarinatura o crediamo di averla e quindi ci sentiamo in diritto di parlare, e se a me, avendo letto magari le pagine esatte in cui Freud parla del complesso d’Edipo, sembrasse di riscontrare qualche inesattezza nei commenti di qualcuno che parla dell’argomento senza averlo approfondito, sarei intervenuta ugualmente per puntualizzare; come faresti tu, Solimano, se si parlasse di cinema e tu riscontrassi qualche inesattezza.
Quel che voglio dire è che io non ho parlato dal punto di vista della fede, ho precisato degli articoli del catechismo che quel vescovo avrebbe dovuto conoscere. Avrei potuto farlo anche se fossi stata atea. Il fatto che io dica: “Lì è scritto così”, non significa necessariamente che io personalmente creda in ciò che vi è scritto. Volevo solo dare un’informazione neutra, non dare un giudizio. Io non sono una “monoteista” o una “cattolica”, sono Ilaria, ho una testa mia e non credo di saperne più di te. Se scambi per accuse o condanne quella che voleva essere un’informazione pura e semplice, forse sei un po’ prevenuto tu… Non ho dato lezioni a nessuno, non possiedo nessuna verità, non mi conosci. E ora veramente saluti a tutti ;-)
Faccio rispettosamente notare che pare che il sig. Siddartha Gautama, detto il Buddha, a suoi tempi, fosse ateo, quanto meno agnostico.
Era per dire, tanto per dire:
lui non sposava nessuno, nè diceva messe.
Così Ilaria:
“chi vuole approfondire può farlo, altrimenti pazienza”
e:
“spesso senza conoscere bene le cose”
e poi:
“ho solo suggerito di informarsi altrimenti fa lo stesso”
Il bello che lo dice bene, con gentilezza. Ma la sostanza non cambia: quelli che sono fuori o sono cattivi o non sanno.
I monoteisti sono così, quasi a livello inconscio, perché in principio è “Io sono il signore Dio tuo. Non avrai altro Dio fuori di me” E i monoateisti (Robespierre, Stalin, Hitler) peggio ancora.
Ilaria prenda atto di un fatto semplicissimo: che io non credo al peccato originale e alla trasmissione della colpa ai discendenti mentre lei ci crede. Preferirei credere che la cicogna porti i bambini, piuttorto che credere ad un Dio così poco simpatico, che punisce pure i figli dei figli dei figli.
Au pair, s’il vous plait.
Approfondire, informarsi, conoscere bene le cose, essere equilibrati… Può darsi che io ne sappia più di lei.
Ma i monoteisti il può darsi non lo praticano. Per questo dico che certe balle, oltre che tribali ed arcaiche, sono pericolose, e si è visto tante volte, nella storia.
Poi c’è il grande mito cristiano, fecondo per secoli, che le donne e gli uomini hanno saputo costruire e la faccenda cambia.
Perché nelle donne e negli uomini io credo.
Si trovano a volte in una valle di lacrime, a volte su una collina di risate, perché la vita è così, non c’è una vita in partenza su un altro binario. Vediamo di viaggiarla bene, la vita, è una cosa possibile.
saludos a Remo e Ilaria
Solimano
figurati Ilaria.
è sempre un piacere dialogare con te.
ciao
P.S. “ignorante” era riferito al vescovo, che certe cose dovrebbe saperle, non a t. o altri!
T., ho espresso solo una piccola opinione personale, non una granitica certezza (che non ho). Ho scritto velocemente (sui blog succede), avrei usato un’altra parola al posto di “attacco”, non le ho dato il senso che intendi tu e non ho espresso giudizi su te o altri, ho solo suggerito di informarsi altrimenti fa lo stesso. Tutto qui, mi spiace se mi son spiegata male :-)
Son d’accordo con Remo e con gli altri sulla rigidità e la lontananza delle “istituzioni” in quanto tali (Chiesa compresa), dico solo che i vescovi e i “pezzi grossi” spesso non rappresentano il vangelo. Ciao Remo, scusate se son sembrata polemica :-)
Non intervengo nella discussione (non ho nemmeno fatto in tempo a legegre tutti gli interventi). Vado fuori tema: meno male che non ce l’hai fatta ad andare a Cremona, ché io ci arrivavo in un lampo, lì, e sarei potuta venire.
Ma non lo sapevo >:(
Remo, tu sai che il mio ideale è quello del “blogger silenzioso” e certamente non uso il tuo blog come sfogatoio.
però.
L’amica Ilaria dice di essere intervenuta in risposta ai nostri (primi tre, per forza di cronologia, tra cui il mio) commenti; dice anche di essere colpita a “vedere l’unanimità di vedute che si crea in genere quando c’è da attaccare la Chiesa, spesso senza conoscere bene le cose”.
Se la logica e la lingua italiana non sono mera opinione, se ne deduce che, invece, conoscendo bene le cose, la Chiesa non la si attaccherebbe.
Questa è La Chiesa Cattolica (dottrinalmente parlando e non in riferimento alle singole persone).
Quella delle granitiche certezze (supportate dal potere).
Quella che definisce “attacco” qualsiasi opinione/convinzione divergente dalla propria e ignorante (voce del verbo ‘ignorare’) chiunque la esprima.
Don Luisito Bianchi, da cristiano, usa sovente l’espressione nel buio della nostra fede”.
Non so se esiste un dio ma se c’è è lì, in quel buio.
Solimano,
aggiungo ancora due cose.
La prima. Molti pensano, sospettano che uno scrittore possa tenere aperto un blog per promuovere i suoi libri. In parte è vero, in parte no. Avevo gli stessi visitatori quando ho pubblicato libri che hanno venduto poco. Se non sei distribuito, il blog non serve a niente. Se sei distribuito, il blog serve a farti venire il sangue amaro, ché arrivano mail, insulti e altro.
Dai blog, poi, si ha una visuale distorta sull’editoria.
Ci sono scrittori che, dal numero di commenti e di visitatori, sembrano famosi, e invece poi, scopri (dalla loro casa editrice) che hanno venduto 200 copie.
Ci sono scrittori che non hanno un blog e possono vivere senza, benissimo.
La mia esperienza sul blog continua a essere incerta. Non so, penso sempre non so, quando penso al blog.
Penso che a volte è pesante come un lavoro, penso che spesso ho voglia di chiudere. Poi non so perché ma vado avanti, lottando con il tempo.E forse se vado avanti è soprattutto perché il blog crea alcuni contatti “belli” con un certo numero, ristretto di persone.
Fanno da contraltare gli spam. E un po’ le richieste di lettura o altro che mi arrivano quasi tutti i giorni. Non riesco a leggere tutto e, a volte, leggere e poi dire guarda che il racconto o il libro che mi hai mandato deve essere rivisto, oppure guarda che prima di scrivere sarebbe meglio almeno leggere un po’ di più o ripassare la grammatica, crea ulteriori grattacapi.
Da tempo sto pensando ad un blog collettivo, fatto con altri, sull’esempio di Habanera.
Perché questo blog, certi giorni “pesanti” perché la vita corre e magari si inciampa sulla vita, è un pèo’ pesante. E avere tanti o pochi visitatori conta poco. Anche perché non è un dato importante. E’ più importante il tempo di permanenza dei singoli visitatori (cosa, questa, che stanno studiando a livello giornalistico editoriale. La gente fa clic, un clic un visitatore. Ma la gente quanto si ferma e si sofferma su una pagina scritta in rete? Poco, sembra. E’ per questo che è ancora vincente – e io spero sia sempre vincente – la carta).
Cara Ilaria,
ieri ho ricevuto la mail di un’amica, credente come te.
Mi ha raccontato che nel 1997 alcuni nomadi furono allontanati da un oratorio in quanto “non graditi” da alcuni genitori.
Lei si prese il maldipancia di scrivere in curia. Sta aspettando risposta, da 11 anni.
Io credo che abbia ragione Luisito Bianchi: questa Chiesa istituzione non è credibile. Banchetta con i potenti, è lontana dagli ultimi. Dove sono gli esempi di carità cristiana? Certo che ci sono, sono anche la salvezza della chiesa, sono la chiesa credibile, ma sono pochi, io credo.
Ciao Ilaria
(oggi ho ricevuto una bellissima poesia sui rom da un sacerdorte: emarginato).
La notizia ha fatto notizia proprio perché rappresenta un’eccezione e nella chiesa non funziona come nella magistratura: non è che se un vescovo dice una cosa, quella diventa legge… Nella mia parrocchia un giovane in quelle condizioni si è sposato tranquillamente con la sua fidanzata, come hanno fatto tante altre coppie in quella situazione, è questa la normalità, e tale resterà. Non è vero quello che dice Jane (e che pensano in tanti, compreso quel vescovo ignorante): basta leggere il capitolo del catechismo dedicato al matrimonio: leggerete che se una coppia non può procreare il suo matrimonio non vale certo meno: ci si sposa per amore e amando ci sono tanti modi per essere generosi e “fecondi”.
Comunque non voglio mettermi a fare il difensore della Chiesa, chi vuole approfondire può farlo, altrimenti pazienza. E non ero intervenuta tanto in risposta al tuo post ma ai commenti. E’ che mi colpisce vedere l’unanimità di vedute che si crea in genere quando c’è da attaccare la Chiesa, spesso senza conoscere bene le cose (non mi riferisco a te, Remo, che nel tuo post sei equilibrato come sempre).
Riguardo a me, ho sempre votato anch’io a sinistra e sempre lo farò; i valori del vangelo li trovo rappresentati soprattutto lì! :-)
Solimano, hai scritto
«Solo che io me li sono letti tutti, uno per uno, i 74 commenti, compresi i mei 2. Li ho letti perché così faccio, nei pochi blog in cui trovo il tempo di scrivere.
E trovo che si è trattato di uno sfogatoio, una gara di corsa per salire il blog, in cui tutti si mettono in punta di piedi di fronte allo specchio dicendosi: “Oh! Che bei pensieri che mi vengono!” con ascolto reciproco pari a zero, proprio come i forum che erano di moda qualche anno fa».
Alora, è vero, è stato un successo, mi pare 520 visitatori.
Se parlo di editoria ne ho di più.
se parlo di chat ne ho di più ancora.
Se scrivo un racconto ne ho di meno.
Se metto incipit o una poesia ancora di mano ancora.
Se parlo di giornalismo, invece, ho un’impennata.
tantissimi visitatori.
Se parlo di suicidio, così così.
Ma il numero die visitatori, caro Solimano, è l’ultimo dei miei pensieri.
Già la mia vita è fatta di numeri.
Quanto vendono i miei libri (già che ci sono: poco, ad eccezione dell’ultimo, che sta andando bene).
Quanto vendo il giornale che dirigo: che se non vende magari son cavoli, perché dipende da me il 27 di dodici persone e un po’ anche di un’ottantina di collaboratori.
Poi tu dici del blog, che è uno sfogatoio. E’ la natura del blog che – a volte – si trasforma in sfogatoio. Metti che io faccio un post, magari lungo ed elaborato, su un argomento interessante.
Cento e più commenti. Uno che ha già un suo blog, viene qui, più che leggere sfoglia, dice la sua, poii se ne va, magari su nazione indiana, e fa la stessa cosa.
Mi pare una cosa abbastanza ovvia e naturale: altrimenti si passa la vita davanti al pc. Sarebbe impossibile se tutti e 100 commentassero i commenti degli altri, quindi ci si limita lasciare un segno.
Ma quel che avviene sul blog non è poi dissimile da certi convegni o ritrovi.
Ciao Solimano
Ilaria, tu scrivi
«Be’, veramente non è stata “la Chiesa”, è stata la scelta sciagurata di UN vescovo. Se chi non può procreare non potesse essere sposato in chiesa, sarebbero tanti a non potersi sposare. La gente viene sposata pure in punto di morte per gravi malattie…».
Cara Ilaria,
e me sembra invece che questa presa di posizione, innovativa, venga dalla Chisa istituzione.
I due vogliono sposarsi, vanno da parroco, il parroco consulta il suo vescovo che, sulla base del diritto canoninco, dice che no, non ci siamo, ci si sposa solo con finalità copulative.
Perché la notizia ha fatto notizia?
Perché tutti eravamo convinti che la Chiesa avesse soprattutto un occhio di riguardo per chi soffre, e che fosse superiore a regole scritte.
Invece la Chiesa istituzione ha fatto la voce grossa, in questo caso, dicendo cosa si può e cosa non si può fare.
E ha indicato la via maestra su ciò che si dovrà fare, in futuro.
Un po’ come le sentenze, che diventano legge dello stato.
Poi siamo d’accordo, c’è una parte della chiesa che salva la stessa chiesa. Sono quei preti che magari hanno vita dura: quelli che non hanno dimenticato la Parola e che magari sono meno osservanti di certe regole.
E soprattutto in Italia questo può succedere. Guardate in Spagna. Se andate in chiesa vedete le ragazze giovani inginocchiarsi per terra se non c’è posto sui banchi, e pregare con intensità e devozione. Poi però votano quel mangiapreti di Zapatero.
Bellissima poesia di don Luisito,
non sono cristiano ma lo sento, lo sento.
Il vescovo ha fatto il suo dovere, come no.
Ha seguito le regole.
Sono i devoti, i credenti che devono abbandonare la chiesa del Vaticano!!!
Ci sono milioni di pagine scritte in tanti secoli contro la Chiesa di Roma e rimango davvero stupito ogni volta che ci si meravigli per i guai, le porcherie, le miserie, le vessazioni, le ingiustizie dele gererchie cattoliche.
E’come pretendere da uno stagno fetido acque purissime.
Volevo tenermi, al massimo scriverne a Remo in posta privata, ma ho deciso di dirlo espresso, per quei pochissimi che -qui- mi leggono e per quel nessuno che -qui- mi ascolta.
I 74 commenti del post precedente sono, dal punto di vista della normale cultura blogghiera, un clamoroso successo, pure apportatore di visite (che male non fanno, guai se no).
Solo che io me li sono letti tutti, uno per uno, i 74 commenti, compresi i mei 2. Li ho letti perché così faccio, nei pochi blog in cui trovo il tempo di scrivere.
E trovo che si è trattato di uno sfogatoio, una gara di corsa per salire il blog, in cui tutti si mettono in punta di piedi di fronte allo specchio dicendosi: “Oh! Che bei pensieri che mi vengono!” con ascolto reciproco pari a zero, proprio come i forum che erano di moda qualche anno fa, che la pulsione a dire la propria era tale da poter cambiare il mondo, salvo accorgersi il giorno dopo che si trattava solo di uno sfogatoio in cui ingenuamente (?) si era caduti.
E qui mi fermerei, salvo una cosa a cui tengo molto, il discorso di bruciare il Vaticano. Già bruciare è un verbo pericoloso, ne abbiamo visto nella storia di bruciamenti. Quand’ero piccolo le buone suore facevano falò in cortile dei giornaletti cattivi fra gli applausi di noi ragazzi, che però sdocchiavamo Pantera Bionda mentre bruciava.
Il Vaticano non va bruciato, è uno dei posti migliori della terra: opere (che vivono di una vita che non invecchia) di ogni tipo: libri, carte geografiche, affreschi, architetture, sculture, musiche etc etc tutte edificate dall’uomo sulla base del fecondo mito cristiano.
Ci sono ben altre cose che andrebbero non dico bruciate, ma riconosciute false, irragionevoli e pericolose: le frescacce tribali di alcuni millenni fa, tipo il paradiso terrestre, il peccato originale, la colpa che ricade sui discendenti, il popolo eletto e via andare, fino anche al porgi l’altra guancia (eh si!).
Chi crede di risolvere tutto prendendosela col Vaticano e non con le antiche balle (pericolose, si è visto) avrà certamente buone intenzioni che però lastricano la dtrada per l’inferno (che non esiste, altra balla che m’ero scordato).
Infine, il narcisismo più duro da schiodare è proprio quello della santità. Questo non è farina del mio sacco, ma l’hanno detto teste forti che nella Chiesa esistevano, ed oggi sono quasi estinte. Chi dice di non essere narciso è il più narciso di tutti.
grazie Remo e saludos
Solimano (narcisissimo)
La Chiesa ha sempre insistito che alla base del matrimonio c’è il dovere di procreare, e a questo fine fa dichiarare agli sposi prima di sposarsi che hanno capito questo, e li permette di annullare il matrimonio se il matrimonio non può essere consumato. L’amore non è prioritario e viene considerata meno se non c’è la possibilità di farlo sfocciare nell’atto fisico.
Insomma, non trombi se non ti sposi, e non ti sposi se non trombi.
Non ha mai insegnato che ci si sposa per amore: chiunque non è in grado di fare l’amore, di procreare, chiunque non giura di allevare i figli nella fede cattolica romana, chiunque non è battezzato in una confessione cristiana riconosciuta ufficialmente dal Vaticano, chiunque abbia contratto in precedenza un matrimonio in Chiesa con un coniuge ancora vivente da cui si è divorziato, non può sposarsi, nemmeno con l’amore della proprio vita.
Per la Chiesa l’amore non basta.
Auguro ogni bene allo sposo e alla straordinaria sposa che ha superato ogni ostacolo convenzionale tanto da volere per sempre quest’uomo per amore, tanto da rinunciare a certe cose normali tra chi si ama, e li consiglio di trovare un sindaco che li può organizzare una bellissima cerimonia in comune, con parole loro o magari scritte dai loro amici.
Una celebrazione legale e riconosciuta del loro amore insomma, lontani da chi non lo riconosce se non include la possibilità erezionale del membro maschile.
Be’, veramente non è stata “la Chiesa”, è stata la scelta sciagurata di UN vescovo. Se chi non può procreare non potesse essere sposato in chiesa, sarebbero tanti a non potersi sposare. La gente viene sposata pure in punto di morte per gravi malattie… Anche i vescovi sono uomini e per un ottuso che mischia le proprie interpretazioni personali alle regole, tutti li altri non finiscono sul giornale ;-)
Riguardo ai Rom, mi sono accorta, proprio ripensando ai tuoi post, che la voce dei Rom sulla discriminazione che subiscono non la sentiamo mai (quella di altre minoranze sì). Qualche settimana fa, quando ci fu quel presunto caso di rapimento di una bambina a Ponticelli, seguito dai purtroppo non presunti assalti a fuoco ai campi Rom, c’era a “Chi l’ha visto?” un rappresentante di un’associazione dei Rom in Italia e gli è stato lasciato pochissimo spazio per esprimere le proprie ragioni. Alla fine è passato per reticente (e quindi un po’ colpevole…)! Mi piacerebbe sentire la voce di qualche Rom anziché solo le nostre (chi pro, chi contro, ma sempre solo “noi”!)…
Eppure una volta lo insegnavano che ci sposa per amore…porca miseria, ora che tutti sanno dei fini copulativi, ci sarà un incremento di gente spostata direi!
…sempre più “umanizzata”(in male) la nostra Chiesa da sostituirsi a Dio stesso…
Indignata, profondamente…e gli alt(r)i valori cristiani dove ce si siamo infilati?
il vescovo ha negato il matrimonio perché lui, paraplegico, probabilmente è anche inabile ad avere rapporti quindi a concepire.
non c’è che dire, la chiesa supera se stessa.
paraplegico, e solo.
l’aspetta giustamente l’istituto che è meglio, altro che affetto amore e matrimonio.
come al 99% di chi ha problemi come lui.
o vogliamo dare lì in chiesa una prova di virilità?
si son sposati civilmente, per me va bene, ma forse per lui non è la stessa cosa.
e bravo vescovo, ci rivedremo all’inferno!?
“…senza interessarsi delle scelte dell’altro…”
sta lì il punto.
la chiesa, barattando la Parola, ha comprato il potere (secolare – in tutti i sensi) di interessarsi di ogni segmento della mia vita.
Con rispetto parlando, di che cazzo di libertà stiamo parlando??
Ironia del destino vuole che anch’io abbia riflettuto a lungo su questa notizia giornalistica. In un primo momento la reazione era stata di fastidio, un pò come è accaduto a te. Ma poi ho pensato che la chiesa, e ancor più ogni singolo individuo che la compone, ha il diritto di comportarsi come meglio crede e che in fondo il consenso o no al matrimonio è un non problema. Nel senso che il valore da dare a un simbolismo è proporzionale alla condivisione degli ideali con esso. E se gli ideali diversificano è giusto che ognuno segua la sua strada, senza interessarsi delle scelte dell’altro. Perchè alla fine è una forma di libertà anche questa. O sbaglio?