Voglia di un mare lontano

Ho scritto e detto che tra me e Romolo Strozzi, io narrante del mio libro La suora, c’è una grande somiglianze: entrambi non abbiamo radici.

Sono nato in collina, a Cortona, tra Toscana e Umbria, poi a due anni mi hanno portato a Vercelli, dove sono cresciuto e dove, a volte, mi sembra d’essere nato, soprattutto se guardo lo spettacolo delle risaie allagate, ma solo a volte, ho scritto, perché è come se, quando sono a Vercelli, vivessi nell’attesa di tornare Cortona, dove son nato, almeno un po’…(Durante i giorni delk lockdown sognavo di camminare per i vicoli di Cortona…)

Ma poi c’è il mare.Il mare che conosco è quello ligure, a Varigotti, oppure a Celle, oppure a Vernazza, anche Boccadasse, quello toscano, Follonica o Castiglion della Pescaia, quello del Salento…

Il mare dicevo.
Non mi piace stare in spiaggia, il bagno lo faccio a volte sì e a volte no, odio il ferragosto, il casino. Ma al mare, io rinasco. Se vado a dormire alle 4 di notte poi alle 7 sono sveglio per una passeggiata col cane, in riv al mare, aspettando che apra un bar. E respiro l’aria del mare a pieni polmoni.
Ed ho la consapevolezza – che è cosa rara per me – di stare bene.
Non solo. Dopo la seconda dose Pfizer soffro di acufeni (e non solo). Ma non quando vado al mare.
In un libro (Bastardo posto) il mio protagonista sogna di lasciare una cittadina del nord per andare a vivere in un paese, nei mari del sud, scrissi.
Vivrei in un posto di mare. Forse perché non mi stanco mai di guardarlo, il mare, anche quando è infuriato e fa paura.

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