Una macchia di sangue sull’asfalto, e un gatto

Domenica 27 aprile 2008, in auto, da Vercelli a Montemagno (andavo a trovare un amico). Il cielo era grigio, c’era traffico in quelle strade del Monferrato astigiano.
Lo vidi, stava morendo. Con la dignità che solo i gatti hanno. Avevo un bloc notes, con me.

Per strada un gatto, bianco e rosso.
Accanto a lui, sull’asfalto, una grande macchia, di sangue.
Parrebbe adagiato, come usano fare i gatti quando dormono, ma la testa è eretta, pare staccata, non appartenere al corpo.
Fissa il vuoto, maestoso.
Sembra irreale, scolpito, di pietra.
Aspetta.
Piove, appena appena.

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