a pagina 9, sulla scrittura indecente (ma anche realvisceralista)
Per lui il cambiamento si verificò a 33 anni. Fino a quel momento non aveva letto una parola di quello che aveva scritto sua madre. La sua risposta, la vendetta per essere stato chiuso fuori da lei. O forse si era rifiutato di leggerla per difendersi. Forse era quello il motivo più profondo: difendersi dal fulmine. Poi un giorno, senza dire una parola a nessuno, senza dire una parola nemmeno a se stesso, prese uno dei suoi libri in biblioteca. Dopo, lesse tutti gli altri, apertamente, in treno, a tavola. – Cosa leggi? – Uno dei libri di mia madre.
Lui è nei suoi libri, o almeno in alcuni dei suoi libri. E ci sono anche altre persone, che lui riconosce; e ce ne debbono essere molte di più che non riconosce. Sul sesso, sulla passione, la gelosia, l’invidia, lei scrive con una lucidità che lo sconvolge. E’ assolutamente indecente.
pagina 16, sull’immedesimarsi (o pensare come dei pazzi: vedi Flaubert)
– I nostri ascoltatori devono sapere che stiamo parlando di un libro di grande intensità. Ma le riesce facile scrivere dalla prospettiva di un uomo?
(…) – Facile? No, se fosse facile non varrebbe la pena farlo. La sfida è nell’alterità. Nell’inventare qualcuno che è altro da sé.
Elisabeth Costello di J.M. Coetzee, Einaudi (9 euro e 80, 192 pagine).
Il libro parla anche dello scrittore davanti al male.
E poi.
Su Racconti ho postato il mio contributo a No Tag, Sottovoce, il giornale di Paolo Pedrazzi.
E’ il primo racconto che io e Pedrazzi, eravamo di fretta, abbiamo titolato Se l’anima si sporca…
Poi, come succede spesso, mi è venuto in mente un altro titolo: Il fascino indiscreto dell’editoria.
Buon martedì

io a Bukowski preferisco Francisco De Quevedo (1580 – 1645),
era per dire,
tanto per dire
Ecco:
E così vorresti fare lo scrittore?
Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo.
a meno che non ti venga dritto dal
cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.
se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla
macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.
se lo fai solo per soldi o per
fama,
non farlo.
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.
se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.
se devi aspettare che ti esca come un
ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro.
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.
non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e pretenzioso, non farti consumare dall’auto-compiacimento.
le biblioteche del mondo hanno
sbadigliato
fino ad addormentarsi
per tipi come te.
non aggiungerti a loro.
non farlo.
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo.
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da
sé e continuerà
finché tu morirai o morirà in
te.
non c’è altro modo.
e non c’è mai stato.
( C.Bukowski )
io l’adoro questa sfida dell’alterità (ma penso che sotto sotto negli altri ci sia sempre una parte di me; et viceversa)