A proposito di manoscritti

Al Salone del libro – non vado quest’anno, non ne voglia, ma un po’, confesso, mi spiace di non esserci – c’è anche un gran traffico di manoscritti.
Scrittori e agenti che parlano e propongono manoscritti o a piccoli editori (in genere, gli scrittori) o agli editor di grandi case editrici (in genere, gli agenti).
Si preferisce, insomma, parlare e spiegare, anziché inviare solo una mail.
Io non ho mai proposto un mio manoscritto al Salone, una mia agente, in passato, sì: a grandi editori, o a editori stranieri. È sempre andata buca.

I manoscritti sono un bel tema da affrontare.
Ci si potrebbe scrivere una raccolta di racconti.
Hai scritto per anni e anni un libro, ti dicono che quel libro non ha mercato, ha pecche, e tu ti senti morire, perché eri convinto di aver scritto un capolavoro.
Oppure. Un manoscritto così così, tanto così così, di uno scrittore così così che tu conosci bene e sai che è bravo nelle pubbliche relazioni, diventa libro…
Comunque non è vero che gli editori pubblicano soprattutto i raccomandati… Certo, se sono un editore che pubblica 100 libri all’anno ci sta che una decina siano così così. E tra un così così scritto da un idraulico e uno scritto da un giornalista magari scelgo il giornalista, a meno che non abbia urgenza di un idraulico che, guarda caso, sia anche scrittore.

Questa dove l’ho letta almeno vent’anni fa? Tuttolibri? Millelibri?
Storiella di un manoscritto.
Sottotitolo: l’abito fa il monaco, perlomeno nell’editoria.
Una scrittrice inglese di gialli un giorno viene a sapere che anche il suo giardiniere ne scrive, di gialli, ma dagli editori riceve sempre la stessa risposta: picche.
La scrittrice, che è anche un po’ birbona, allora fa un esperimento con il suo editore.
Una doppia spedizione.
Invia un suo manoscritto, ma con la firma del giardiniere, e invia il manoscritto del giardiniere con la sua firma.
Vince la firma.
(Magari aveva scritto un bel giallo lo scrittore-giornaliere, o forse no: forse era un giallo così così…)

Infine.
Quando iniziai a scrivere mi servì leggere questa frase: se hai scritto un buon libro insisti, prima o poi qualche editore ti pubblicherà. Magari non sempre succede (ci sono grandi autori che non sono stati pubblicati, basta pensare a Svevo che pubblicò, ma a pagamento, La coscienza di Zeno) ma a questa frase, chi scrive, ha l’obbligo di crederci.

Pensiero finale. Sui manoscritti la maggior parte della case editrici non fa un lavoro serio. Aumentano quelle che accettano solo le proposte di agenti. Si sa. Ma è anche vero che le case editrici vengono inondate di robaccia: gente che non legge, che non si confronta con autori contemporanei e del passato, che scrive senza la minima umiltà e che, in pratica, danneggia quei manoscritti che invece meriterebbero attenzioni.

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