Un grande giallista dimenticato

Nel 1978 esce Il caso Kodra, primo giallo di Renato Olivieri. Il protagonista è il Commissario Ambrosio (per la verità nel libro d’esordio è solo vicecommissario; poi Olivieri lo…promuoverà).
Ne usciranno altri e Olivieri riscuoterà un certo successo, soprattutto dopo il film “I giorni del commissario Ambrosio” con Tognazzi (ricordo però che Olivieri, quando creò il personaggio Ambrosio, pensava a Lino Ventura. Un Lino Ventura dai modi eleganti, un po’ inglese, ecco).
Negli anni 90 (anno più anno meno) i libri di Renato Olivieri, però, diventano introvabili.
Io lo conobbi scovandone due (Largo Richini e Maledetto Ferragosto) sulle bancarelle dei libri usati. Penso di averli letti tutti, poi, i suoi gialli. I miei preferiti sono L’indagine interrotta e Il caso Kodra.
Ritengo che Il dio danaro sia invece uno dei meno felici.
Il critico e scrittore Gian Paolo Serino, il 9 febbraio 2013, sulla sua pagina facebook scrisse:
Il grande scrittore Renato Olivieri, il padre del Commissario Ambrosio, è morto ieri pomeriggio a Milano. Un grande uomo. Quando anni fa per Repubblica gli chiesi come mai i suoi libri fossero tutti fuori catalogo mi rispose: “Non ho molto da dire. Quello che penso lo trovate nei miei libri. Che poi non si trovino è un giallo. Di questi tempi è più facile trovare un assassino che parlare con i capi di una casa editrice”
Oggi lo ricordo con una pagina su “Libero”.

Olivieri, infatti, è uno scrittore da ricordare. Sebbene i suoi libri, da qualche anno, siano stati ristampati, Olivieri continua a restare nell’ombra. Avete in mente o sapete di scrittori che ne parlino? Che ricordino i suoi libri? Sempre Serino scrisse (quando Olivieri morì, praticamente ignorato): e’ stato l’unico capace davvero di raccontare la Milano in giallo: i suoi romanzi sono quadri emotivi con atmosfere alla Sironi. Dei capolavori assoluti che nulla hanno a che vedere con la prosa scialba di Scerbanenco.

Un estratto de Il caso Kodra.

«Bonelli!» gridò. «Senti, esco per un paio d’ore, se mi cercano dì che torno alle cinque. Ciao».
Accese una Muratti, scese lo scalone della questura, in cortile aveva la sua Volkswagen Golf color erba (gli piaceva perché era una macchinetta di moda, come una volta la Mini, la R5). Faceva freddo, tre sottozzero secondo il Gazzettino Padano. Alzò il collo della canadese, poi salì in macchina.
“Sono anni che non vedo via Porpora” pensò.
Posteggiò di fronte a un bar, aveva voglia di un caffè.
«Lungo» disse. Era un uomo robusto, col viso segnato, i capelli folti tagliati corti, un’aria svagata,come se si portasse dietro un problema da risolvere, e pensasse a quello soltanto senza trovare la soluzione.
Uscì sulla strada.
Via Catalani non era cambiata, da come la ricordava. Camminava adagio guardando le case di un piano, colorate una diversa dall’altra. Un piccolo hotel (per fare l’amore al pomeriggio), una clinica (qui tolsero le tonsille a Guenzati, compagno di quarta ginnasio), la targa di un tosatore di cani.
Superò il numero 12 bis. Una cosa alla volta.
Guardò gli alberi neri di un giardino. In via Vallazze la nebbia era più fitta.
“Ci passavo in bicicletta” si disse.
Da quando Francesca l’aveva lasciato si raccontava le cose, da solo.

Renato Olivieri su Wikipedia (LEGGI QUI).

I giorni del commissario Ambrosio (LEGGI QUI)


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