Non dissi niente. Niente


C’è un libro di Boll che s’intitola E non disse nemmeno una parola…
Allora.
Il 18 agosto 2005 morì mio fratello Moreno. Da poco aveva compiuto trent’anni, era il più piccolo (19 anni meno di me, 10 meno di mia sorella Silvia).
Da pochi mesi dirigevo La Sesia.
Scrissi una lettera, per ricordarlo e, anche, per spiegare come era andata (vedi sotto, alla fine del post).

Il giorno in cui esce la lettera su Moreno, quando finisco di lavorare vado in pizzeria. C’è poca gente, son giorni di ferie, ancora.

Accanto a me c’è una tavolata di cinque, sei persone. A un certo punto sento che parlano del mio giornale. Una donna dice che non ci sono notizie, non c’è niente da leggere… Non posso non ascoltare: ogni critica, pensavo e penso, va sempre ascoltata, soppesata.
A un certo punto sento che ce l’ha con me. Dice.
«E’ morto tuo fratello, e a noi che cazzo ce ne frega se è morto tuo fratello…»

Non mi voltai a guardarla, non mi interessava.
Anche se quella lettera l’aveva scritta piangendo… non dissi nemmeno una parola.

(La lettera che scrissi e che ogni anno, il 18 di agosto, ripubblico: Clicca qui)

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