perché la scrittura nasconde

Perché la scrittura nasconde, almeno un po’: non sai mai cosa c’è di vero o cosa c’è di falso nella scrittura. Ti ci puoi nascondere dietro, se vuoi. O, forse, il punto è proprio questo: che è impossibile scrivere la verità. Me lo sono chiesta tante volte, e mai sono arrivata a una risposta.
A proposito di quegli inediti che dicevo (scrittori che sono scrittori a tutti gli effetti ma che per luogo comune non si possono definire tali fintanto che i loro fogli dattiloscritti non vengono raggruppati in sedicesimi in un oggetto chiamato libro), a proposto di questi, mi piace scoprire che ci sono un mucchio di cose da imparare anche da chi non è (o non lo è ancora) scrittore.

Alessandra Buschi, Il libro che mi è rimasto in mente, Fernandel.
E’ un romanzo, dove l’autrice parla di sé: del suo essere editor e donna.

Ogni tanto viene a leggere questo blog. Alessandra; di lei ho detto spesso nel primo blog, Appunti. Ha poco tempo per la rete, lei. Ogni tanto qualche suo racconto compare su Tina, la rivistina di Matteo.B. Bianchi.

E poi.
10mila contatti in 22 (quasi 23) giorni: grazie. E scusate se io giro poco per la rete, ma sono a corto di tempo ultimamente.

Buone cose

10 pensieri su “perché la scrittura nasconde

  1. Continua il discorso di ieri, dunque.
    E guarda caso:
    http://squilibri.splinder.com/post/16833178/Allo+specchio
    Stefania parla del libro di Elena Loewenthal, Scrivere di sè. Identità ebraiche a confronto .
    Cito da lì:
    “Usare la “prima persona” vuol dire affidarsi, consegnarsi a un altro che non conosci: il lettore.
    «Accetto il rischio. Scrivendo, io taglio la realtà come mi pare, chi mi legge taglia la storia come piace a lui. È la libertà assoluta, una libertà necessaria.”

  2. succede che la scrittura prenda il sopravvento a volte.
    sia lei più forte del pensiero: succede quando si scrive con le viscere o con le mani…
    poi quel che scriviamo sono a volte gli altri che ce lo sanno spiegare.
    qualcuno mi ha detto cose dei miei libri “a distanza”, facendomi riflettere; altri, che magari vedo tutti i giorni, han detto, ma non ci hanno visto.

    luisito bianchi l’ho conosciuto una sera, in pizzeria; poi avrei dovuto presentare lui e i suoi libri (che è cosa che faccio raramente: ho presentato altri autori tre volte, in tutto).
    comunque questo prete, questo piccolo uomo che t’incanta, disse, parlando del suo libro Sironi, La messa dell’uomo disarmato una cosa che mi colpì.
    Disse, don Luisito, che tante cose della sua scrittura gliele aveva fatte capire Paola Borgonovo, editor di Sironi.
    (e io da allora, sogno di scrivere un libro e di avere per editor Paola Borgonovo).

  3. La scrittura nasconde ma può anche scoprire.
    Con la scrittura puoi dire cose di te che con il verbo, con la quotidianità, non ce la faresti a fare uscire. Con la scrittura puoi dire ciò che eviteresti di dire a qualcuno. Ma lo dici nero su bianco scrivendo. Senza timore. Poi certo si possono travisare le varie realtà. Ma si può sempre scegliere.
    Scegliere se nascondersi o scoprirsi.

  4. Perdiana, Zena,
    che gli dei ti donino grazie e salute,
    che hai nominato Pavese e Tiresia,
    e pubblicamente ti omaggio,
    quasi ti venero
    baci
    Mario:-)))

  5. La scrittura nasconde e rivela a discrezione di chi legge e interpreta. Delineare la verità è cosa assai ardua e ognuno di noi vede ciò che vuole perchè ci sono verità parallele e mai identiche.

  6. (Sto pensando al dirsi e al nascondersi, allo scrivere la vita e al vivere la scrittura, all’inventare la vita e allo scrivere l’invenzione pura o mediata, alla distanza e alla vicinanza, all”auto’ e all”etero’…
    Mi pare che dentro lo scrivere ci stia tutto. E anche dentro la vita. Come Pavese che fa dire a Tiresia : sono vissuto tanto che ogni storia che ascolto mi pare la mia.
    Si è nelle nostre storie e si è anche nelle storie degli altri: ci si rivela o si viene rivelati, ci si riconosce o si è riconosciuti.
    Allora forse vien da dire: è cosa buona se ciascuno trova la sua misura o la sua dismisura e le resta -per quanto può – fedele, la abita e la addomestica col pudore, lo sberleffo, la provocazione…
    chissà)

  7. Forse “la verità” quando si parla di emozioni e ricordi e vita vissuta non esiste: esistono “le verità” che cambiano con noi.
    Però la scrittura, alla fine, credo che sveli più di quanto nasconde. Allo scrittore “va bene” finchè il lettore non conosce le chiavi personali per entrare in quella storia. Ma quando qualcuno che ci conosce bene ci legge, ci trova quasi sempre. (poi certo, si può sempre negare – si deve anzi!:)- e affermare convinti che è solo narrativa. Che peraltro è vero, quanto può esserlo)

  8. Ahhh, mi è piaciuta l’affermazione:
    “che è impossibile scrivere la verità…”
    Infatti già stabilire cos’è vero è assai difficile coi mezzi scientifici, figurarsi co’ le arti e con la narrativa.
    Si percorrono altri binari, altri sentieri,
    quelli della ricostruzione di proprie “verità” edificate coi linguaggi, i mezzi del mestiere, la sensibibilità, l”Agudeza” e varie & eventuali utili al prodotto.

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