ho due notizie capo, due

– Capo, capo ho due notizie, mi dia due ore di tempo, le faccio due articoli, poi lei titola e passa i pezzi ma, mi creda, son cose grosse, e guardi… in prima pagina ci può scappare un lancio, bello, e qui il titolo se posso potrei suggerirlo io…
– E sarebbe il titolo bomba che dovrebbe lanciare i tuoi due articoli?
– Non è un paese per vecchi…
Il caporedattore guardò il giovane praticante. Era un brufolotico rompicoglioni, non gli piaceva, come si permetteva di suggerirgli i titoli?, ma c’era di peggio in redazione: almeno lui andava in giro, anziché restare. come altri, al giornale ad appiattirsi il culo leggendo le agenzie e cazzeggiando su internet.
– Siediti, fai un bel respiro, e ricomincia da capo, ho capito un cazzo di quello che hai detto…
– Ho due cose per il giornale di domani…
– Che tu abbia due cose l’ho capito, ma se permetti decido io cosa mettere sul giornale di domani…
– Ma certo si figuri…
– Ricomincia, dimmi, ma cerca di essere chiaro, senza farmi perdere troppo tempo, abbiamo ancora tre ore prima di chiudere, non ho voglia di sentire le bestemmie della tipografia, racconta. A proposito, la conferenza stampa della Polizia era tre ore fa, mi spieghi perché hai impiegato tutto questo tempo?
– Perché ho due notizie…
– Ho capito, vai, ma chiaro e veloce, mi raccomando, e respira, che mi fai diventare ansioso, datti una calmata…
– Ma non dovevo fare in fretta?
– Vedi di non farmi incazzare, vai, parla.
Annuì con la testa il caporedattore mentre il giovane cronista gli raccontava del primo fatto: la conferenza stampa, cioè, della questura.
Avevano beccato una banda di zingari-truffatori. E dato ai giornalisti le foto segnalatiche. La novità era che si erano evoluti gli zingari e soprattutto le zingare. Non più anelli e collane ma collant e capelli fatti fare dalla parrucchiera. Insomma, una banda di zingari che non sembravano zingari e che, da giorni, andavano a depredare le case di anziani che viveano soli, in periferia.
– Mica scemi, mica vanno in centro -, disse il giovane cronista al caporedattore intento a guardare la foto segnaletica di una zingara: gli ricordava una sua cugina, carina anche.
– Va bene, questa è buona. Dimmi dell’altra grande notizia che ti ha fatto far tardi – disse con una punta di sarcasmo il boss della cronaca,
– Ho un bloc notes pieno di appunti, capo-, gli rispose il ragazzo.
Che appena cominciò a raccontargli di una casa di riposo fu subito interrotto dal suo capo
– Vuoi che prendiamo un’altra querela, lo sai no?, che questi hanno santi in paradiso?
Non lo sapeva, perché non disse nulla il giovane giornalista. Che aveva tanta voglia di fumare e di andare in bagno, ma non poteva: il caporedattore, accidenti a lui, aveva smesso di fumare, e quindi non transigeva, e poi aveva una fretta bestia. Guardava l’orologio ogni minuto.
Senza guardare il bloc notes gli disse che
– in quella casa di riposo i vecchi…
– Per favore, dì anziani, se ti abitui a parlare in modo corretto poi eviti gli strafalcioni-, lo corresse il suo capo.
I vecchi non autosuffcienti, gli raccontò il ragazzo, quelli che insomma si cacano addosso
– Se avremo la sfortuna di arrivare a novant’anni ci cacheremo addosso anche noi due-, lo interruppe il caporedattore, guardando l’ora (ovvio).
I vecchi che se la fanno addosso, gli raccontò il ragazzo, vengono puliti a intervalli di quattro ore.
– Quattro ore, capisce capo? Se se la fanno…
– Se se la fanno nell’ora sbagliata, cazzi loro -, lo interruppe l’altro. Con un – Vai avanti, forza, sempre che tu mi debba dire altro.
Gli doveva dire altro, il giovane cronista. Che ai vecchi non autosufficienti, il poco personale della casa di riposo, per mancanza di tempo, a pranzo e cena

servono dei beveroni che contengono…
– Che contengono minestra, carne e budino al ciccolato, è vecchia ragazzo, si frulla tutto e si fa prima, lo sapevo. Piuttosto, chi te le ha raccontate queste cose? Fonte attendibile, verificabile? Spero più di una…
– Un infermiere che è anche un sindacalista.
– Usciamo con un’intervista?
– No, dice che poi rischia il posto di lavoro.
– E il giornale dovrebbe rischiare una querela per cose che si sanno?- disse, alzandosi, il caporedattore.
– Appunto, si sanno, quindi noi le scriviamo e se ci querelano poi avremo dalla nostra le testimonianze dei parenti… del personale
– Ragazzo che film hai visto? Se ci quereleno son cazzi, perché nessuno verrebbe, direbbero che hanno paura, o di veder trattata ancora peggio mammà, o di perdere il posto di lavoro… e io sto perdendo la pazienza, vai, vai a scrivere degli zingari, le foto sono buone, specie la zingara, bella gnocca, faccio vedere al direttore, vedrai, il tuo pezzo parte in prima pagina, contento?

(diciamo che questo post frettoloso mi è venuto in mente dopo aver letto, nei giorni scorsi, Loredana Lipperini e Massimo Maugeri, e dopo essermi ricordato di un libro sull’argomento vecchi: La casa del quarto comandamento, di Marco Salvador).
buona giornata

7 pensieri su “ho due notizie capo, due

  1. ho capito gea, è solo che non posso più andare oltre.
    non ci riesco più.
    non è più amore, no, non è più vita: è sopravvivenza, a stento anche…
    è la ragione per cui ero felice se ne andasse prima possibile.
    con più dignità possibile.
    per tutti.

  2. non hai capito, paola.
    è tutto vero quello che dici, ma io non ce la facevo più anche di fare quella vita.
    di essere costretta a chiedere ai miei figli (la piccola undici all’epoca, il grande quindici) di prendersi la responsabilità quando io non c’ero, di non avere più una vita mia, di non riuscire più nemmeno a leggere, che per me è come respirare.
    di dormire quattro ore per notte con il walkie talkie acceso, della fatica fisica, del non riuscire più a ridere con imiei figli perchè ero troppo stanca ed indaffarata.
    non è bello, non è romantico, non è eroico. è merda, e sangue, e sudore, e lacrime secche.
    non è più amore.

  3. gea … ho pregato perchè mio padre morisse e smettesse di soffrire.

    anche se mi salutava io non accettavo quel suo soffrire, era troppo !
    rossa

  4. gea, io non credo ti abbia odiata, credo odiasse la sua sofferenza che l’ha resa più arida.
    ad un certo punto ci si stufa di soffrire, è sovrumano.
    penso che nonna intenda proprio questo: spera di restar lucida per non stramaledire le sofferenze attraverso nessuno di noi…
    mio padre, soffrendo da cani, è morto facendomi l’occhiolino ma lui era un’eroe …
    rossa

  5. ho sempre ritenuto normale assistere gli anziani in casa il più possibile. non dicevo mai di no, e tutti i vecchi della mia famiglia li hanno sempre mollati a me. da quando ero ragazzina. ho giurato che nessuno della mia famiglia, fosse dipeso da me, sarebbe morto solo in ospedale o in ospizio. ci sono riuscita, con un briciolo di fortuna. ho tenuto mia madre con me negli ultimi tre anni della sua vita. io sono divorziata con due figli che ho tirato su da sola, lavorando per mantenerli e facendo i salti mortali per seguirli adeguatamente. e, credetemi, non si può sapere quanto è dura se non si è provato. non tutti gli anziani sono gradevoli e allegri, non tutti capiscono le difficoltà degli altri. soprattutto se uno è malato, e mia madre lo era stata da sempre, è molto assorto in se stesso, ed anche egoista. io mi sono sentita accusare di crudeltà, sequestro di persona, malanimo e avarizia (per essermi rifiutata di comprare ciliegie fuori stagione a 14 euro).

    l’ultimo anno è stato un incubo. dalle cinque del mattino a lavare cambiare nutrire andare a lavorare e po la spesa e lavare cambiare nutrire la scuola dei figli la banca il medico lavorare dinuovo e poi di nuovo lavare cambiare nutrire fino alla mezzanotte e oltre. urlava dal dolore quando la toccavo, mi gridava assassina, e non potevo nemmeno piangere. sarebbe stato un lusso, non era per me. e per lei ero la figlia cattiva.

    io non me la sento di giudicare chi non ce la fa. è morta con me accanto, che le accarezzavo una mano. credo sia morta odiandomi, perchè le avevo fatto un iniezione per il dolore e le aveva fatto male. e, che il dio in cui non credo mi perdoni, quando è morta ho provato sollievo.
    per lei, che ha sofferto più di quanto sia umano soffrire.
    e per me. perchè non ce la facevo più.

  6. non è un paese per bambini – li si posteggia troppo spesso innanzi alla playstation chè le babysitter costano e le madri debbono lavorare.
    non è un paese per adulti – il mondo del lavoro è sempre più difficile da affrontare e si cercano sempre strade più corte evitando di impegnarsi nelle proprie conquiste.
    non è un paese per vecchi – si diventa vittime di un sistema che non garantisce più rispetto dei capelli d’argento perchè i giovani han tropo da fare e non han tempo da perdere con chi neanche è più utile per fare il nonno e, anzi, ha bisogno di aiuto …
    è piuttosto il paese delle badanti – là dove il nonno in questione abbia la possibilità di concedersene il lusso.
    -ma come posso trascorrere il mio tempo, i miei anni migliori guardando bambini e vecchi, frustrata in casa io ? no, magari do lo stipendio alla donna che mi guarda il piccolo e mi tiene d’occhio il vecchio. vado a lavorare piuttosto così almeno esco di casa, che palle ! tutto il giorno fra compiti e pillole, non ne posso più !

    bene, l’altra sera sono stata a cena con una mia collega. dopo cena siamo andate a comprare le sigarette poi saremmo andate a pigliarci un caffè. così, visto che abbiam comprato le sigarette vicino casa di nonna, mi è scattata l’idea e ho detto a Sonia:
    – vuoi divertirti ? ti faccio conoscere la signora Lucia, mia nonna !
    – ma a quest’ora dormirà, non disturbiamo ?
    – no, tranquilla, non disturbiamo !
    entriamo da nonna Lucia. scafatissima, a 81 anni tutta pronta come se potesse immaginare una visita e non un’improvvisata, accende la macchinetta del caffè, ci mette la tovaglietta, ci offre i cioccolatini, ci fumiamo una sigaretta, poi due, poi chiacchieriamo, ridiamo …
    – signora lei ancora sta benissimo e starebbe da sola senza l’aiuto di nessuno ? complimenti !
    – figlia mia, mi auguro di rimanere lucida con la testa anche se piegata nelle ossa. starei meglio io e, soprattutto, farei stare meglio i miei nipoti e i figli miei. sono sicura che se io dovessi aver bisogno mi assisterebbero loro ma spero che il buon Dio renda loro poco difficile tutto…
    – nonna – l’ho interrotta io – se dovessi aver bisogno tu cambierei mestiere io. smetterei di fare la consulente e comincerei a fare la badante. mi vorresti ?
    – visto signorina Sonia ? bisogna che Gesù mi fa stare bene, non tanto per me quanto per i miei figli perchè questa quì, Paola, è come fosse figlia anche mia, non solo di mia figlia.

    sono orgogliosa di nonna Lucia. lei ha lavorato guardando i figli, i suoceri, i genitori e questa nipote qui. io non vorrei mai lasciarla sola, mai.

    quando siamo uscite Sonia mi ha detto:
    – Cingolani … ora capisco a chi somigli. tosta tua nonna, simpaticissima e straordinaria, davvero straordinaria, piena di vita e lucida come pochi. non è opinabile la genetica!

    ho sorriso, è stato un complimento bellissimo.

    rossa

  7. In un Paese in cui si tende a dimenticare, forse ricordare farebbe bene. Soprattutto ricordare che – a meno di una fortunata o sfortunata (decidete voi!) morte prematura – vecchi ci ritroveremo tutti.
    È strano questo Paese. È contraddittorio: se si parla sovente di un problema si tende a ignorarlo, a metabolizzarlo come “normale”. Tutto è “normale” in Italia: la corruzione politica, gli sprechi della Pubblica Amministrazione, gli anziani maltrattati… Tutto diventa ingrediente di un polpettone che, anche se malvolentieri, si finisce sempre col masticare.
    assu
    (ps: bello il nuovo blog!)

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