e buzzati disse “mi cacceranno”

Buzzati dichiarava con il candore, però sapiente, che era uno dei suoi fascini maggiori, di credere all’ispirazione: l’ispirazione era “l’idea giusta”, che però poteva nascere anche da un fatto di cronaca, da un aspetto insignificante della vita: un cane che passa per strada, due che litigano (Giuliano Gramigna)

Sto rivedendo Buzzati e Il Corriere, inserto del Corriere della Sera, giugno 1986.
Lo comprai e lo lessi perché stavo muovendo i miei primi passi da giornalista, sapevo niente, allora, di giornalismo.

Parte da lontano, quell’inserto.
1906, il 16 ottobre nasce Dino Buzzati.
Quel giorno Il Corriere annuncia che a Milano sono cominciati i lavori per la nuova stazione (finiranno nel 1931); che forse il Nobel per la letteratura verrà assegnato a Carducci; e, che il generale russo Uchiakoff insegue per tutta Europa, arma alla mano, la moglie fuggita con un capitano: a Madrid gli amanti “partecipano a un redattore la loro inquitedudine”.

Scrisse libri, commedie, posie, articoli Dino Buzzati. Scrisse anche lettere, per trent’anni, ad un amico, Arturo Brambilla e scrisse anche un diario.
Nel 1928 fu assunto al Corriere.
Annotò: Oggi sono entrato al Corriere, presto sarò cacciato come un cane.

Invece divenne un bravo redattore. Uno scandalo in un ospedale di Milano lo titolò “Nove coinvolti in pubbliche lenzuola”.
(Un titolo inconsueto, per l’epoca).

Nel 1958, all’età quindi di 52 anni e con trent’anni di carriera al Corsera, Buzzati con il libro “Sessanta racconti” vinse lo Strega.
Non si cresce mai: era rimasto quello nche annotava su diario “mi cacceranno”. Infatti, quando a Villa Giulia, presenti altri scrittori, critici, attrici, politici, invitano Buzzati a ritirare lo Strega Buzzati non c’è. C’è ma si nasconde, troppo timido per affrontare una premiazione così.

Aveva pochi amici, che non amasse gli intellettuali lo si capisce dal suo diario.
!955, è a Parigi, dove conosce Camus. Scrive: “Una faccia, grazie a Dio, non da intellettuale; se mai da sportivo, chiara, popolaresca… una facca da garagista”.

Amava i cani, era ipocondriaco, aveva una 500. Prima di morire (era il 1972, aveva 66 anni) alla giovanissima moglie Almerina (si erano sposati che lui aveva 60 anni e lei 25) disse: Non fare la vedova, risposati subito, odio il cordoglio.

Ma mi piace chiudere su Buzzati con una testimonianza di Montanelli.
Non l’ho mai sentito rimpiangere le ore, le giornate, gli anni spesi sul banco della redazione per ricostruire delittucci o delittoni. Seguitò a farlo anche dopo essere diventato un autore di fama internazionale.

(E mi viene da pensare al mestiere del giornalista. Buzzati accettava ogni incarico, di seguire ogni fatterello. Pensate che i giornalisti e gli aspiranti giornalisti siano come lui, per caso? Uno ogni cento, forse).
Buona giornata

E poi.
La sinistra italiana (e tanti che hanno fatto politica nel 68) è arrogante quando parla.
Ciò che sa lo devono sapere anche gli altri, popolo bue.
C’è un’interessante discussione su Vibrisse in proposito.

E poi.
L’idea l’hanno avuta Barbara Garlaschelli ed Enrico Gregori. Un racconto da postare alla stessa ora, partendo da una parola-tema, Ascensore.
Il racconto che più è piaciuto è Lift 1965, è di Gea, che spesso viene qui e che ho conosciuto al salone del libro di Torino.

Vite ai margini, da barboni.
Leggendo storie di questo tipo ci si rende conto di come il tragico non sia affatto morto: ha solo girato l’angolo. Finisce per strada chi ha scoperto il suo destino; chi non può liberarsi del destino finisce in strada?
scrive Anfiosso. Che fa una recensione, davvero bella, del libro Vite perdute per strada, di Fabrizio Filosa. Da leggere.