compagno di scuola

P. ha 37 anni. Lavora e si intende di alta finanza. Lavora di numeri, insomma. E’ credente. Legge. Per esempio Lucarelli, Camilleri, Santo Piazzese.
Li alterna a Il sole 24 ore, Milano Finanza, le ultime dalla Reuters, le ultime sul Torino, di cui è tifoso.
E ha letto anche La donna che parlava con i morti.

Domenica scorsa, appena mi vede, tra il serio e il faceto mi fa:
– Ho una storia da raccontare, tu la apprezzerai, credo.

La storia. P. da un po’ di tempo soffre di dolori alle gambe. Strani dolori. Così prenota delle visite di controllo. Teme, lui, che possano essere disturbi di circolazione.
Prima di andare a fare questi accertamenti gli succede di incontrare una donna, per strada. Che lo ferma, lo saluta. Ciao, ti ricordi?
Sì, P. si ricorda. E’ la mamma di un suo compagno di classe delle medie, morto a dodici anni. Male incurabile. P. vive in un posto che non è un paese e nemmeno una città: un posto, insomma, dove la gente mormora. E sa.
P. sa, perché la gente lo dice e lo racconta, che la madre di quel suo compagno morto dice di essere in contatto con il figlio. Attraverso la scrittura automatica.
Insomma. La donna sono anni che va da qualcuno (P. non sa chi sia questo qualcuno) che, attraverso la scrittura automatica, la mette, o metterebbe, in contatto con il figlio.
Allora, torniamo all’incontro.
Prima domanda. Ciao ti ricordi?, gli aveva chiesto la signora.
E lui. Certo, come va signora?
E lei, subito: Come va la schiena?
La schiena?, guardi che forse si confonde con mia sorella, mia sorella soffre di dolori alla schiena.
La donna lo guarda, dice niente.
Si salutano.
Pochi giorni dopo lui va a fare gli esami. Non è un problema di circolazione. Ma di schiena: ernia del disco.
(fin)

Una precisazione, ora. C’è gente che mi chiede. Anche che mi racconta. Nel mio libro c’è una frase: E’ difficile riuscire a credere, è difficile riuscire a non credere.
E’ la frase che pensai dopo aver incontrato la donna che parlava con i morti.
Mi avevo sorpreso. Tanto. Lei non poteva sapere che e che e che.
Io non so dire e forse non saprò mai dire. Mi interrogo. E’ facile suggestionarsi.
La stessa donna che parla con i morti, a una mia richiesta (c’era una persona che voleva parlarle), mi disse: Il mio vero problema è che mi cercano persone che non hanno un equilibrio interiore.
Traduzione: che ancor prima di andare da lei sanno già che lei li metterà in contatto con il caro estinto.
Dicevo che mi interrogo.
Penso spesso al transfert, e a persone che, senza essere psicologi, magari hanno una sorta di transfert naturale: e magari non sono loro a dire, ma noi.
Seconda traduzione: noi magari pensiamo che a parlare sia il caro estinto quando in realtà siamo noi, con il trasfert, che condizioniamo e ci lasciamo condizionare.
Ma l’incontro con la donna che parla con i morti mi fa dire anche questo: che il mistero è mistero, e per quanto noi ci arrabattiamo a spiegare a non spiegare a confutare e a dire, mistero resta.
Per dirla alla Guccini
… tutti chiusi in tante celle
fanno a chi parla più forte
per non dir che stelle e morte

fan paura…
Buon sabato