scrivere

Un’altra adesione, appena arrivata.
Ne approfitto per dire che c’è ancora tempo, facciamo fino a domenica.
E che i racconti devono essere di 5500 battute circa (e che quelli che superano le 6mila li taglio io, quindi).
E che possono essere spediti entro il 15 di agosto. E che lunedì posto il primo.

Non ho forzato la mano, non ho chiesto, a parte donna laura, a nessuno (mi pare) di partecipare.
Fino a due giorni fa.
Due giorni fa mi sono accorto che una persona che qui a volte interviene e che scrive, scrive per sé al momento, non si è fatta viva. Allora le ho scritto (ma avrei voluto scrivere anche a Titty e Viridian, per esempio), chiedendole, Perché non partecipi?
Per timore.
In rete si incontra di tutto. Chi mi scrive e dice, Io scrivo bene, chi ha timore a mostrarla la sua scrittura.
Allora, non ricordo bene il momento, ricordo che lavoravo in fabbrica, quindi avrò avuto 24, 25 anni, prima insomma di iscrivermi in università.
Fecero un giornale, i colleghi del sindacato. Diedi consigli sugli argomenti da trattare, ma restai in disparte, ebbi insomma paura: no, non di dire le cose, che le cose le dicevo, e se serviva le urlavo in assemblea, ma di dirle scrivendo.
Bloccato, non so dire da cosa.
E lo stesso mi accadde dopo aver scritto il mio primo libro. Lo diedi in lettura a una brava scrittrice ed editor e, mentre aspettavo (la sua risposta mi arrivò dopo otto mesi), mi ribloccai, incapace a scrivere un rigo.
E’ forze per questo che, spesso, di fronte soprattutto a persone timide, cerco di invogliare a scrivere.
Scrivere per pubblicare?
Magari uno ci pensa, poi. Per molti il vero problema iniziale è scrivere e lasciarsi leggere da qualcuno.
E infine.
C’è tanta spocchia in giro. Gente che si lamenta, gente che guarda solo la propria scrittura.
E son tanti quelli che non sanno scrivere in modo decente.
Ma ci sono anche tante belle scritture, in ombra.
E per me questo è un argomento affascinante.
E buona giornata, che la mia sarà dura, fino a quasi mezzanotte.

PS. Ho scritto di getto, in fretta, bevendo un caffè, fumando una sigaretta. rispondendo al telefono. Il primo articolo che scrissi (facevo il portiere di notte, un metronotte mi raccontò Vercelli di notte) lo scrissi impiegandoci una giornata, credo. Era domenica, feci solo quello.
La scrittura ha bisogno di voci, di conferme alla prima domanda: sono chiaro?
E ancora.
Mi succede di ricevere dei racconti (già raccontata questa). Accompagnati magari da una lunga mail. Bene, succede spesso che la mail sia bella e il racconto no. Molti pensano, scrivendo, che occorra stupire con effetti speciali.

E infine: martedì 6 agosto sono a Imperia, zona presidiata (d’estate, ché d’inverno sta inOlanda) da Marino Magliani, un amico, un bravo scrittore. Parleremo anche di Guido Seborga, che sto leggendo e che verrà ricordato nel 2009, centenario dalla nascita.