Teste di zucca

Ho sempre detto che non dirò mai male dei libri che non mi piacciono, almeno qui.

Ho sotto gli occhi un’antologia.
Le antologie, dunque.
Solitamente funziona così. Un giorno arriva la telefonata o di uno scrittore, o di un editor, o di un editore. Stiamo facendo una antologia sulle teste di zucca, ti va di partecipare?
(Poi arrivano altre precisazioni. Partecipa anche questo o quello. Non pagano, pagano poco, avrai solo cinque copie omaggio. Massimo 12mila battute, entro…).
Il problema vero, però, sono le teste di zucca.
La conoscenza dell’argomento.
Eccerto che no: perché se uno è scrittore è chiaro scrive, e quindi se scrive saprà bene cosa scrive, e quindi scriverà che le teste di zucca sono…

Ho un elenco interminabile di minchiate fatte in vita mia.
Potrei farci il blog della vergogne. Dei peccati incoffessati e inconfessabili. Cento post in una sera poi mi nascondo.
Vado in Madagascar.
Ma potrei anche aprire un piccolo insignificante blog dove scrivere delle (poche) cose di cui mi vanto.
E restare. So mica come si sta in Madagascar.

Un amico scrittore, un paio di mesi fa, mi ha chiesto un racconto per un’antologia.
Non ho avuto tempo di prepararmi sull’argomento, era sulle teste di melone, l’argomento, che comunque un po’ conoscevo, e che mi tentava, ma comunque ho declinato. Mi son detto: fai la persona seria se ti riesce. Ci son riuscito, pare (facendo così un favore a quell’antologia, che penso sarà interessante, di più senza il mio apporto).

Altre volte, invece, m’è successo il contrario. Ho saputo di antologie il cui argomento, invece, mi era familiare; avrei, insomma, avuto qualcosa da raccontare. Niente. Penso di pagare il fatto di conoscere quattro scrittori in croce, un paio di editor e basta. Ma va bene, perché in campo editoriale io penso comunque d’essere stato fortunato.

Ma ho davanti a me, in questo momento, un’antologia, che parla di teste di zucca, e vedo, tra i nomi degli autori, che ci sono persone che di zucche non sanno nulla perché hanno altri palati.
Però funziona così.
Però mi girano, e sapete perché mi girano? Perché se mi avessero chiesto io avrei detto che io di teste di zucca so niente ma c’è un blogger, che non ha mai pubblicato ma che scrive bene, che avrebbe potuto, invece.

Scusi lei è?
Scrittore.
Ah.

E comunque, sì già che ci sono vado fuori, ma di tanto, tema.
Si dice che non si scrive per sé ma per essere letti. Per essere pubblicati.
Io stanotte mi son messo a scrivere poi, una volta finito, mi son chiesto se… e poi mi son fermato.
Una volta finito o prima di iniziare (ma sarebbe meglio di no) si può pensare di tutto: di vincere il Nobel o di riciclare la carta per pulire culi d’elefante.
Ma è quando si scrive che le interferenze devono stare lontane, altrimenti è finita.
Sentirsi liberi di scrivere, a prescindere.