racconto a più mani – 4

Gli impreparati alla vita, come Giulio.
Anna, che di professione fa l’assistente sociale, ma se facesse altro, tipo rappresentante di tanga e ragazza cubo sarebbe meglio, mi ha detto: “Tina, cosa credi, guarda che Giulio ha quarantatré anni”.
Quarantatré, ma come quarantatré, ne dimostra più di sessanta, pensavo io.
Giulio ha dentro secoli, ma questo io non lo sapevo.
Io volevo sapere chi fosse, ringraziarlo, per questo avevo chiesto di lui a quell’oca di Anna.
(incipit)
”Ha avuto un trauma, sai?”
Aveva l’aria soddisfatta, mentre lo diceva. Appagata da questa sua diagnosi spicciola.
Un trauma spiega tutto, no? Anche i serial killers ne hanno avuto di certo uno. E bello grosso.
Ma Giulio non è un assassino.
Non quel tipo di assassino, almeno.
(Gea Polonio).
Non uno che avesse scelto di ammazzare qualcuno insomma, ma uno che ci si era trovato perché la vita, chissà perché, ce lo aveva portato, proprio lì, in quella famiglia, in quella cucina, quella sera.
Perché di un ragazzino sconvolto, che afferra il coltello della cucina e che, con un colpo solo, uccide il padre che da una vita ammazza di botte moglie e figli, tutto si può dire, ma non che sia un assassino.
(Elena del blog motivixalzarsialmattino.splinder.com/)

primo contributo

Ma gli anni avevano lavato via il sangue di quello scannatoio. Niente terapie, solo la coscienza di sé stesso. Di poter tornare a esistere, a spuntare qualcosa nel gratta-e-vinci della vita.
Ma all’improvviso Anna. Quel bastone tra i raggi, per lui che faticosamente aveva ripreso a pedalare
.

secondo contributo.

“Una mela non cade lontano dal melo”, aveva detto la gente, commentando il fattaccio di cronaca. Se il padre era una bestia d’uomo, il figlio non poteva essere una pasta di ragazzo. Nessuna pietà, se non qualche accenno sparuto dai più benevoli. Giulio era stato per tutti “quel poveretto finito al riformatorio”. Si capivano le motivazioni del gesto cupo e rabbioso, ma si considerava in fondo la storia un pessimo romanzo d’appendice. Roba da bassifondi. Non solo un’Anna, nella vita di Giulio: una teoria. A partire da Suor Caterina.

Terzo contributo.

Dove fosse poi sparito per tutti quegli anni dopo l’Istituto, non era stato possibile saperlo con certezza, aveva detto Anna. Di sicuro si era comunque tenuto lontano dai guai, perché di lui non si era più saputo niente, e per una vita iniziata in quel modo, non era cosa da poco.
Che poi avesse dentro tante altre vite, accumulate confusamente, una sopra l’altra, lo si capiva guardandolo negli occhi, per chi avesse avuto voglia di guardare negli occhi un uomo come Giulio.
Uno che faceva del suo meglio per passare inosservato e che però, quella sera, nel parco, non aveva esitato a correre in mio aiuto.

Racconto a più mani – 3

Gli impreparati alla vita, come Giulio.
Anna, che di professione fa l’assistente sociale, ma se facesse altro, tipo rappresentante di tanga e ragazza cubo sarebbe meglio, mi ha detto: “Tina, cosa credi, guarda che Giulio ha quarantatré anni”.
Quarantatré, ma come quarantatré, ne dimostra più di sessanta, pensavo io.
Giulio ha dentro secoli, ma questo io non lo sapevo.
Io volevo sapere chi fosse, ringraziarlo, per questo avevo chiesto di lui a quell’oca di Anna.
(incipit)
”Ha avuto un trauma, sai?”
Aveva l’aria soddisfatta, mentre lo diceva. Appagata da questa sua diagnosi spicciola.
Un trauma spiega tutto, no? Anche i serial killers ne hanno avuto di certo uno. E bello grosso.
Ma Giulio non è un assassino.
Non quel tipo di assassino, almeno.
(Gea Polonio).
Non uno che avesse scelto di ammazzare qualcuno insomma, ma uno che ci si era trovato perché la vita, chissà perché, ce lo aveva portato, proprio lì, in quella famiglia, in quella cucina, quella sera.
Perché di un ragazzino sconvolto, che afferra il coltello della cucina e che, con un colpo solo, uccide il padre che da una vita ammazza di botte moglie e figli, tutto si può dire, ma non che sia un assassino.
(Elena del blog motivixalzarsialmattino.splinder.com/)

Si va avanti (sempre che arrivino altri contributi su raccontiaquattromani@gmail.com) fino a lunedì, ore 10.
Poi, sempre lunedì, dalle 12 alle 17, si vota.
Poi si avanti, forse.
E buon sabato.

Naturalmente, man mano che arrivino dei contributi, continuerò a postare.
Ricordi che tutti possono partecipare, tutti possono votare.

dunque

da mezzogiorno alle 17 si vota.
(ché prima devo vedere se si aggiunge qualcun altro).
si vota qui (inutile fare il copia incolla, vero?)
e poi si va avanti, vediamo quanto.

io devo fare un po’ di cose; rivedere un manoscritto nuovo e un racconto vecchio, poi devo scrivere due racconti, uno ispirato a un quadro di un giornalista-noto vignettista di Vercelli (a cui ero molto affezionato), si chiamava Francesco Leale, morto dieci anni fa, e uno per Blog&Nuvole (che parte il 15 settembre).

Mezzogiorno è scoccato, si può votare, qui.
e buon sabato

racconto collettivo – 1

Allora, ora si prosegue. Chi ha commentato (tutti possono meno gli anonimi sospetti o a me sconosciuti) hanno optato per l’ipotesi numero quatro, di Gea Polonio.

Gli impreparati alla vita, come Giulio.
Anna, che di professione fa l’assistente sociale, ma se facesse altro, tipo rappresentante di tanga e ragazza cubo sarebbe meglio, mi ha detto: “Tina, cosa credi, guarda che Giulio ha quarantatré anni”.
Quarantatré, ma come quarantatré, ne dimostra più di sessanta, pensavo io.
Giulio ha dentro secoli, ma questo io non lo sapevo.
Io volevo sapere chi fosse, ringraziarlo, per questo avevo chiesto di lui a quell’oca di Anna.
(incipit)

”Ha avuto un trauma, sai?”
Aveva l’aria soddisfatta, mentre lo diceva. Appagata da questa sua diagnosi spicciola.
Un trauma spiega tutto, no? Anche i serial killers ne hanno avuto di certo uno. E bello grosso.
Ma Giulio non è un assassino.
Non quel tipo di assassino, almeno.
(Gea Polonio).

Chi vuole continuare (tutti, possono) invii il suo contributo a
raccontiaquattromani@gmail.com
(che domani si vota e si riparte, vediamo fino a dove).

Primo contributo.
(…)
Non quel tipo di assassino, almeno.

Credo. Non è che ne sapessi molto, allora, di assassini. E di Giulio, quasi niente. Che aveva 43 anni e non 60, un vestito scuro stropicciato, occhi chiari e sorriso faticoso, un’amica come Anna, e la frequentazione del suo ufficio di assistente sociale. Immaginavo non dovesse passarsela troppo bene: i sospiri e il rotear d’occhi di Anna erano stati abbastanza eloquenti. Un trauma nel passato e sospiri nel presente.
C’era da chiedersi se fosse il caso di insistere o se non fosse meglio lasciar perdere.
Ma mi sentivo in dovere, e a me il senso del dovere mi ha sempre fregato, in un modo o nell’altro.

Secondo contributo.
(…)
Non quel tipo di assassino, almeno.

Girava una storia, o forse una leggenda. Giulio che lavorò nei Servizi. Non nei ranghi ufficiali, ma che fosse comunque nel libro paga. Informatore, dicevano. E quando chiedevi come facessero a saperlo, ti rispondevano “guarda strano, come una spia”.
Se ne infischiavano, ovviamente, se quello sguardo fosse dolore. Solo un maledetto e fottuto dolore.

Terzo contributo.
(…)
Non quel tipo di assassino, almeno.

A valanga Anna, maestra del genere, mi aveva rovesciato addosso un mare di informazioni.
Oddio, informazioni. Pettegolezzi, più che altro. Gira voce che.
Che era stato sposato, che aveva perso, male, la moglie, si diceva incinta. Che beveva, o forse addirittura si drogava.
Certo era che a casa sua non c’era mai stato nessuno, che mai era stato visto sorridere o scambiare due parole con qualcuno.
Io quello che sapevo per certo era che aveva un buon odore. E che mi aveva salvato la vita.

Quarto contributo.
(…)
Non quel tipo di assassino, almeno.

Se Giulio ha mai ucciso qualcuno…ha ammazzato sé stesso. Giorno per giorno, con metodo, tra il bere, il fumare e una vita da gente così così, come cantava Vecchioni al Signor Giudice
( si mangi l’arancino, col suo pomodorino…). Non che si fosse perso in qualche guaio grosso, lo frenava una timidezza profonda, che ha il difetto di isolare da ciò che il mondo di buono può dare, ma anche dagli scivoloni netti in fondo alla scarpata delle illusioni perdute. Piccole cose, furtarelli. Restando tuttavia quel bel cuore che era nato, in un giorno di maggio e come tale era restato, pur offeso nell’età migliore. Un lampo nero nel chiarore. Era giovane, allora, Giulio. E tale sembrava

Quinto contributo.
(…)
Non quel tipo di assassino, almeno.

Non uno che avesse scelto di ammazzare qualcuno insomma, ma uno che ci si era trovato perché la vita, chissà perché, ce lo aveva portato, proprio lì, in quella famiglia, in quella cucina, quella sera.

Perché di un ragazzino sconvolto, che afferra il coltello della cucina e che, con un colpo solo, uccide il padre che da una vita ammazza di botte moglie e figli, tutto si può dire, ma non che sia un assassino.

Sesto contributo.
(…)
Non quel tipo di assassino, almeno.

Aveva le mani piccole. Ricordo di essermi soffermata tanto su quel particolare. Non stavano mai ferme per un tempo lungo abbastanza. Se le tormentava continuamente. Il pollice destro percorreva in su e in giù ogni centimetro del palmo e proseguiva il massaggio fin sulle punte dei polpastrelli. Quando aveva terminato con la destra ripeteva la stessa identica procedura muovendo il pollice sinistro alla ricerca di qualcosa che mi era ignoto. Avrei voluto fermarle, bloccare quel moto quasi perpetuo.

Settimo contributo.
(…)
Non quel tipo di assassino, almeno.

Ma di questo, vale a dire della strage che gli s’imputava- curiosissima moria per avvelenamento di tutte le cornacchie della Val di Non- racconterò in seguito.
Intanto, quel fatto del trauma m’incuriosiva parecchio. I principali sintomi dovuti ad un evento traumatico sono:
Flashback: un vissuto intrusivo dell’evento che si propone alla coscienza, “ripetendo” il ricordo dell’evento.
Numbing: uno stato di coscienza simile allo stordimento ed alla confusione.
Evitamento: la tendenza ad evitare tutto ciò che ricordi in qualche modo, o che sia riconducibile, all’esperienza traumatica (anche indirettamente o solo simbolicamente).
Incubi: che possono far rivivere l’esperienza traumatica durante il sonno, in maniera molto vivida.
Hyperarousal: caratterizzato da insonnia, irritabilità, ansia, aggressività e tensione generalizzate.
Dunque non c’era da meravigliarsi se l’inverno fosse calato di botto sul viso di quell’uomo. E io sono quel tipo di persona che ama attraversare le tormente.

racconto collettivo

Si vota ancora per un paio d’ore, poi posto:
incipit (mio) e continuazione (rivelando il nome dell’autore o autrice)
e poi si procede col racconto collettivo:
chi volesse provare a dare il proprio contributo potrà, ma solo dopo la pubblicazione del prossimo post, scrivere a
raccontiaquattromani@gmail.com
e poi si va avanti finché non ci si incarta.
e se ci son domande, fate.

E comunque.
Ringrazio tutti quelli che hanno provato a proseguire un incipit non facile, poco vago.

racconto a più mani: 7 ipotesi

Prima ipotesi.

Gli impreparati alla vita, come Giulio.
Anna, che di professione fa l’assistente sociale, ma se facesse altro, tipo rappresentante di tanga e ragazza cubo sarebbe meglio, mi ha detto: “Tina, cosa credi, guarda che Giulio ha quarantatré anni”.
Quarantatré, ma come quarantatré, ne dimostra più di sessanta, pensavo io.
Giulio ha dentro secoli, ma questo io non lo sapevo.
Io volevo sapere chi fosse, ringraziarlo, per questo avevo chiesto di lui a quell’oca di Anna.

Ovvio che avevo sbagliato referente. Anna, ben conscia delle sue parole, aveva denigrato Giulio ai miei occhi. Mi domandai perché. E ci misi poco a scoprire che lei lo voleva per sé. Tutto per se, la stronza.

Seconda ipotesi.

Gli impreparati alla vita, come Giulio.
Anna, che di professione fa l’assistente sociale, ma se facesse altro, tipo rappresentante di tanga e ragazza cubo sarebbe meglio, mi ha detto: “Tina, cosa credi, guarda che Giulio ha quarantatré anni”.
Quarantatré, ma come quarantatré, ne dimostra più di sessanta, pensavo io.
Giulio ha dentro secoli, ma questo io non lo sapevo.
Io volevo sapere chi fosse, ringraziarlo, per questo avevo chiesto di lui a quell’oca di Anna.

Per questo quel sabato ero lì, a chiedermi se avevo fatto bene, a guardare le scarpe troppo eleganti, a sentire i chili di troppo, a specchiarmi nella vetrina del caffè e a non riconoscermi in quella signora vestita di scuro così diversa da quella che mi sentivo.
Ancora dieci minuti, poi vado, avevo pensato.
Va bene i ringraziamenti, va bene anche il traffico, va bene quel che mi aveva detto Anna, ma non avevo tempo da perdere, io.
O se anche l’avevo, non volevo dimostrarlo così, subito, in quell’attesa.

Terza ipotesi.

Gli impreparati alla vita, come Giulio.
Anna, che di professione fa l’assistente sociale, ma se facesse altro, tipo rappresentante di tanga e ragazza cubo sarebbe meglio, mi ha detto: “Tina, cosa credi, guarda che Giulio ha quarantatré anni”.
Quarantatré, ma come quarantatré, ne dimostra più di sessanta, pensavo io.
Giulio ha dentro secoli, ma questo io non lo sapevo.
Io volevo sapere chi fosse, ringraziarlo, per questo avevo chiesto di lui a quell’oca di Anna.

Anna sa sempre di tutti; non la invidio per niente. Come faccia a stare dietro a tutti quei gossip da paese me lo sono sempre chiesta. Poi, a dirla tutta, chissà cosa racconta di me, chissà cosa andrà a dire in giro adesso. Senza sapere, senza domandare. Senza rispetto.
Rispetto mi ripetevo, Giulio merita rispetto…

Quarta ipotesi.

Gli impreparati alla vita, come Giulio.
Anna, che di professione fa l’assistente sociale, ma se facesse altro, tipo rappresentante di tanga e ragazza cubo sarebbe meglio, mi ha detto: “Tina, cosa credi, guarda che Giulio ha quarantatré anni”.
Quarantatré, ma come quarantatré, ne dimostra più di sessanta, pensavo io.
Giulio ha dentro secoli, ma questo io non lo sapevo.
Io volevo sapere chi fosse, ringraziarlo, per questo avevo chiesto di lui a quell’oca di Anna.

”Ha avuto un trauma, sai?”
Aveva l’aria soddisfatta, mentre lo diceva. Appagata da questa sua diagnosi spicciola.
Un trauma spiega tutto, no? Anche i serial killers ne hanno avuto di certo uno. E bello grosso.
Ma Giulio non è un assassino.
Non quel tipo di assassino, almeno.

Quinta ipotesi.

Gli impreparati alla vita, come Giulio.
Anna, che di professione fa l’assistente sociale, ma se facesse altro, tipo rappresentante di tanga e ragazza cubo sarebbe meglio, mi ha detto: “Tina, cosa credi, guarda che Giulio ha quarantatré anni”.
Quarantatré, ma come quarantatré, ne dimostra più di sessanta, pensavo io.
Giulio ha dentro secoli, ma questo io non lo sapevo.
Io volevo sapere chi fosse, ringraziarlo, per questo avevo chiesto di lui a quell’oca di Anna.

Al solito Anna aveva commesso lo sbaglio di non giudicare, come insegnano ad ogni assistente sociale che si rispetti (si dice “sospendere il giudizio”) e con il passare degli anni si stava accorgendo che a furia di “non giudicare” spesso non “coglieva”.

Sesta ipotesi.

Gli impreparati alla vita, come Giulio.
Anna, che di professione fa l’assistente sociale, ma se facesse altro, tipo rappresentante di tanga e ragazza cubo sarebbe meglio, mi ha detto: “Tina, cosa credi, guarda che Giulio ha quarantatre anni”.
Quarantatre, ma come quarantatre, ne dimostra più di sessanta, pensavo io.
Giulio ha dentro secoli, ma questo io non lo sapevo.
Io volevo sapere chi fosse, ringraziarlo, per questo avevo chiesto di lui a quell’oca di Anna.

Facile buttar lì “quarantatré!”, a mani giunte e voltando gli occhi in su, con quel movimento del capo che indica riprovazione e sconforto.
” E’ stato un caso. Solitamente non sa quel che si fa. T’è andata bene che sarà stato ai primi giri di bianco, di bar in bar, o non avrebbe avuto i riflessi tanto pronti!”
” Sì, ma se non mi avesse afferrata per un braccio, il ragazzetto in motorino m’avrebbe presa in pieno! M’ha tratta in salvo e se n’è andato subito, quasi avesse vergogna di sé…”.
Ha vergogna di sé, Giulio. Di avere un sorriso zoppo, perché gli mancano alcuni denti davanti e guarda negli occhi, fisso, la gente, soltanto per pochi attimi, poi volge lo sguardo a terra e se ne va al più presto, col suo passo un po’ incerto, bravo a fuggire quando vede Anna ed altre come lei, caritatevoli. Ispide.

Settima ipotesi.


Gli impreparati alla vita, come Giulio.
Anna, che di professione fa l’assistente sociale, ma se facesse altro, tipo rappresentante di tanga e ragazza cubo sarebbe meglio, mi ha detto: “Tina, cosa credi, guarda che Giulio ha quarantatré anni”.
Quarantatré, ma come quarantatré, ne dimostra più di sessanta, pensavo io.
Giulio ha dentro secoli, ma questo io non lo sapevo.
Io volevo sapere chi fosse, ringraziarlo, per questo avevo chiesto di lui a quell’oca di Anna.

Non fosse stato per lui, quella sera, attraversando il parco, ché da scema avevo pensato di far prima per arrivare al parcheggio, non so che fine avrei fatto.

Lui era lì, seduto sulla sua panchina, e aveva visto quei due arrivare da dietro. Allora si era alzato, mi era venuto incontro, e prima che capissi cosa stava succedendo, mi aveva fissato con due occhi chiari, mi aveva teso la mano e mi aveva detto:”Venga, si fidi.” Io non avevo potuto fare altro che lasciarmi prendere a braccetto, come se l’avessi sempre conosciuto, e arrivare con lui al parcheggio.

Date un solo voto a una di queste ipotesi.
E poi si va avanti o si procede.
Io, renderò noto solo il nome di chi ha scritto il pezzo che riceverà maggiori consensi.
La continuazione è aperta a tutti.
Il mio contributo – lo ricordo – è l’incipit, in corsivo.
Poi vediamo cosa fare, cammin facendo e cammin improvvisando.
Notte oppure buon venerdì.

un racconto a più mani

Allora, facciamo così, proviamo.
Ieri ho trovato un pezzo di manoscritto che pensavo d’aver buttato via.
Copio l’incipit.


Gli impreparati alla vita, come Giulio.
Anna, che di professione fa l’assistente sociale, ma se facesse altro, tipo rappresentante di tanga e ragazza cubo sarebbe meglio, mi ha detto: “Tina, cosa credi, guarda che Giulio ha quarantatré anni”.
Quarantatré, ma come quarantatré, ne dimostra più di sessanta, pensavo io.
Giulio ha dentro secoli, ma questo io non lo sapevo.
Io volevo sapere chi fosse, ringraziarlo, per questo avevo chiesto di lui a quell’oca di Anna.

Bene, chi volesse continuare mi scriva a raccontiaquattromani@gmail.com.
Mi mandi poche righe, che continuano la storia.
Anche solo una frase.
Io, poi, le posterò (anonime) e i commentatori decideranno.
Avrà la precedenza chi mi scrive per primo.
Mi sa che non sarà facile gestire, e che non è una buona idea, questa.
O magari sì.

Primo contributo (per ora anonimo: io svelerò solo chi viene prescelto dai commenti).

Gli impreparati alla vita, come Giulio.
Anna, che di professione fa l’assistente sociale, ma se facesse altro, tipo rappresentante di tanga e ragazza cubo sarebbe meglio, mi ha detto: “Tina, cosa credi, guarda che Giulio ha quarantatré anni”.
Quarantatré, ma come quarantatré, ne dimostra più di sessanta, pensavo io.
Giulio ha dentro secoli, ma questo io non lo sapevo.
Io volevo sapere chi fosse, ringraziarlo, per questo avevo chiesto di lui a quell’oca di Anna.
Ovvio che avevo sbagliato referente. Anna, ben conscia delle sue parole, aveva denigrato Giulio ai miei occhi. Mi domandai perché. E ci misi poco a scoprire che lei lo voleva per sé. Tutto per se, la stronza.

Secondo contributo.

Gli impreparati alla vita, come Giulio.
Anna, che di professione fa l’assistente sociale, ma se facesse altro, tipo rappresentante di tanga e ragazza cubo sarebbe meglio, mi ha detto: “Tina, cosa credi, guarda che Giulio ha quarantatré anni”.
Quarantatré, ma come quarantatré, ne dimostra più di sessanta, pensavo io.
Giulio ha dentro secoli, ma questo io non lo sapevo.
Io volevo sapere chi fosse, ringraziarlo, per questo avevo chiesto di lui a quell’oca di Anna.
Per questo quel sabato ero lì, a chiedermi se avevo fatto bene, a guardare le scarpe troppo eleganti, a sentire i chili di troppo, a specchiarmi nella vetrina del caffè e a non riconoscermi in quella signora vestita di scuro così diversa da quella che mi sentivo.
Ancora dieci minuti, poi vado, avevo pensato.
Va bene i ringraziamenti, va bene anche il traffico, va bene quel che mi aveva detto Anna, ma non avevo tempo da perdere, io.
O se anche l’avevo, non volevo dimostrarlo così, subito, in quell’attesa.

Terzo contributo

Gli impreparati alla vita, come Giulio.
Anna, che di professione fa l’assistente sociale, ma se facesse altro, tipo rappresentante di tanga e ragazza cubo sarebbe meglio, mi ha detto: “Tina, cosa credi, guarda che Giulio ha quarantatré anni”.
Quarantatré, ma come quarantatré, ne dimostra più di sessanta, pensavo io.
Giulio ha dentro secoli, ma questo io non lo sapevo.
Io volevo sapere chi fosse, ringraziarlo, per questo avevo chiesto di lui a quell’oca di Anna.
Anna sa sempre di tutti; non la invidio per niente. Come faccia a stare dietro a tutti quei gossip da paese me lo sono sempre chiesta. Poi, a dirla tutta, chissà cosa racconta di me, chissà cosa andrà a dire in giro adesso. Senza sapere, senza domandare. Senza rispetto.
Rispetto mi ripetevo, Giulio merita rispetto…

Quarto contributo.

Gli impreparati alla vita, come Giulio.
Anna, che di professione fa l’assistente sociale, ma se facesse altro, tipo rappresentante di tanga e ragazza cubo sarebbe meglio, mi ha detto: “Tina, cosa credi, guarda che Giulio ha quarantatré anni”.
Quarantatré, ma come quarantatré, ne dimostra più di sessanta, pensavo io.
Giulio ha dentro secoli, ma questo io non lo sapevo.
Io volevo sapere chi fosse, ringraziarlo, per questo avevo chiesto di lui a quell’oca di Anna.
”Ha avuto un trauma, sai?”
Aveva l’aria soddisfatta, mentre lo diceva. Appagata da questa sua diagnosi spicciola.
Un trauma spiega tutto, no? Anche i serial killers ne hanno avuto di certo uno. E bello grosso.
Ma Giulio non è un assassino.
Non quel tipo di assassino, almeno.

Quinto contributo

Gli impreparati alla vita, come Giulio.
Anna, che di professione fa l’assistente sociale, ma se facesse altro, tipo rappresentante di tanga e ragazza cubo sarebbe meglio, mi ha detto: “Tina, cosa credi, guarda che Giulio ha quarantatré anni”.
Quarantatré, ma come quarantatré, ne dimostra più di sessanta, pensavo io.
Giulio ha dentro secoli, ma questo io non lo sapevo.
Io volevo sapere chi fosse, ringraziarlo, per questo avevo chiesto di lui a quell’oca di Anna.
Al solito Anna aveva commesso lo sbaglio di non giudicare, come insegnano ad ogni assistente sociale che si rispetti (si dice “sospendere il giudizio”) e con il passare degli anni si stava accorgendo che a furia di “non giudicare” spesso non “coglieva”.

Sesto contributo

Gli impreparati alla vita, come Giulio.
Anna, che di professione fa l’assistente sociale, ma se facesse altro, tipo rappresentante di tanga e ragazza cubo sarebbe meglio, mi ha detto: “Tina, cosa credi, guarda che Giulio ha quarantatre anni”.
Quarantatre, ma come quarantatre, ne dimostra più di sessanta, pensavo io.
Giulio ha dentro secoli, ma questo io non lo sapevo.
Io volevo sapere chi fosse, ringraziarlo, per questo avevo chiesto di lui a quell’oca di Anna.

Facile buttar lì “quarantatré!”, a mani giunte e voltando gli occhi in su, con quel movimento del capo che indica riprovazione e sconforto.
” E’ stato un caso. Solitamente non sa quel che si fa. T’è andata bene che sarà stato ai primi giri di bianco, di bar in bar, o non avrebbe avuto i riflessi tanto pronti!”
” Sì, ma se non mi avesse afferrata per un braccio, il ragazzetto in motorino m’avrebbe presa in pieno! M’ha tratta in salvo e se n’è andato subito, quasi avesse vergogna di sé…”.
Ha vergogna di sé, Giulio. Di avere un sorriso zoppo, perché gli mancano alcuni denti davanti e guarda negli occhi, fisso, la gente, soltanto per pochi attimi, poi volge lo sguardo a terra e se ne va al più presto, col suo passo un po’ incerto, bravo a fuggire quando vede Anna ed altre come lei, caritatevoli. Ispide.

Settimo contributo


Gli impreparati alla vita, come Giulio.
Anna, che di professione fa l’assistente sociale, ma se facesse altro, tipo rappresentante di tanga e ragazza cubo sarebbe meglio, mi ha detto: “Tina, cosa credi, guarda che Giulio ha quarantatré anni”.
Quarantatré, ma come quarantatré, ne dimostra più di sessanta, pensavo io.
Giulio ha dentro secoli, ma questo io non lo sapevo.
Io volevo sapere chi fosse, ringraziarlo, per questo avevo chiesto di lui a quell’oca di Anna.
Non fosse stato per lui, quella sera, attraversando il parco, ché da scema avevo pensato di far prima per arrivare al parcheggio, non so che fine avrei fatto.

Lui era lì, seduto sulla sua panchina, e aveva visto quei due arrivare da dietro. Allora si era alzato, mi era venuto incontro, e prima che capissi cosa stava succedendo, mi aveva fissato con due occhi chiari, mi aveva teso la mano e mi aveva detto:”Venga, si fidi.” Io non avevo potuto fare altro che lasciarmi prendere a braccetto, come se l’avessi sempre conosciuto, e arrivare con lui al parcheggio.

Ottavo contributo (?… poi ci si ferma, si vota, io dico di chi è il contributo scelto, e si va avanti finché non ci si incarta o non si scrive il primo grande…)

Facciamo così. Si possono inviare “contributi” fino a mezzanotte. Poi si vota.
E poi si andrà avanti.

esempi

Presso il salone del…
Quindici punti all’ordine del giorno del consiglio comunale di…
Abbiamo intervistato…
Giovedì si è svolto…

Nella cronaca, spicciola e meno spicciola, chi ha poca esperienza di cose giornalistiche inizia gli articoli in questo modo.
A scrivere sui giornali, però, volendo si impara.
Questi sono alcuni esempi di attacchi, o lead.
E buona giornata.

ATTACCO A: criterio nominale
Si comincia con una frase senza verbo, un’affermazione decisa che dia il senso generale della situazione.In questo caso la notizia dovrà poi essere precisata nella frase successiva.
Esempi:
– Tempi duri per i contrabbandieri.
– Ancora scontro sulle pensioni.
– Dibattito acceso ieri in Giunta.
– Nessuna notizia del medico rapito.

ATTACCO B: criterio dell’enumerazione
Elencare fatti o decisioni, per poi spiegare dove si sono verificati.
Esempi:
– Quattro morti, decine di feriti e le comunicazioni tra Parigi e Lione bloccate per ore. E’ il bilancio della sciagura avvenuta questa notte….
– Stangata dei prezzi, riduzione del debito pubblico e situazione politica sono all’ordine del giorno…
– Aumento delle imposte, tagli nella sanità, decreto per i terremotati.Il Consiglio dei ministri ha deciso oggi di…

ATTACCO C: criterio dell’enunciazione
Si sfrutta subito ad effetto, nella prima frase, l’elemento più importante della notizia.Deve però essere semplice e immediato.Funziona se la frase è corta ma contiene tutti gli elementi significativi.
Esempi:
– Il sindaco si è dimesso.
– Gli italiani che guidano l’auto sono 24 milioni, le donne meno della metà.
– Un aereo della TWA è scomparso ieri al Polo Nord.Si teme…

ATTACCO D: interrogativo
Quando ci presentiamo con un dubbio.
Esempi:
– Suicidio o omicidio?
– Ce la farà questa volta il Presidente del Consiglio?

ATTACCO E: criterio del virgolettato
Quando iniziamo riportando le dichiarazioni di qualcuno.
Esempi:
– «Non ho mai detto che mi dimetterò» precisa, arrabiatissimo, il Ministro.
– «Finalmente giustizia è fatta»: Caterina Rossi è felice dopo essere stata assolta.
-«Un’intesa debole e incerta».Così il il commento del…
– «O vinco o mi ritiro»: questa volta Alberto Tomba fa sul serio.

ATTACCO F: criterio del particolare
Porta il lettore nell’atmosfera del fatto.
Esempi:
– Riverso sulla poltrona, il pugno ancora serrato sul trenino elettrico che voleva regalare al figlio di 5 anni: così un vicino ha trovato il cadavere di…
– L’altra notte, nell’ufficio del Procuratore verdi, la luce è rimasta accesa fino all’alba.

ATTACCO G: criterio del personaggio
Una frase breve, che mette a fuoco la personalità di chi è al centro della notizia.Deve essere una frase significativa.
Esempi:
– Sulla scrivania di Marco Verdi, accanto alla foto della moglie che sorride ai due bambini, c’è un piccolo ritratto di Fidel Castro.
– Da 30 anni, quando sono le 6,30 del mattino, Luigi Rossi ha già fatto diverse telefonate ai suoi collaboratori.

Gli ultimi due attacchi, secondo me, van bene anche per “raccontare storie”.
Mesi fa lessi l’attacco di un pezzo di nera sulla Stampa di Torino. Avrei voluto riproporlo: meglio di tanti incipit.
Poi mi son dimenticato, e ora non ho voglia di cercare.

s’arrabbiarono

la poesia iniziava così
I miei occhi hanno pianto e le mia mani tremavano
Ma a loro questo non importava
e hanno preso le mie valige, e hanno preso i miei ricordi
(…)
Il mio biondo amore mi è passato vicino
ma non mi ha riconosciuto e io
ho implorato sette volte la morte
poi non ricordo

erano gli anni degli Inti illimani, del Cile e del Che.
delle prime letture (quanto capivo dei Quaderni dal carcere di Gramsci?).
Delle poesie: a me piaceva Garcia Lorca, Neruda poi nemmeno tanto.
Delle belle canzoni
E correndo mi incontrò lungo le scale
quasi nulla mi sembrò cambiato in lei

oppure
Un giorno credi di essere giusto
e di essere un grande uomo
in un altro ti svegli e devi
cominciare da zero

e io, sedicenne, scrissi quei versi, andai al bar e agli amici di allora dissi che era di Pablo Neruda. Conoscendomi (non ho l’animo burlone, io) mi credettero e dissero Bella, uno addirittura la ricopiò. Erano più grandi di me, facevano la Statale a Milano (io per non andavo d’accordo con loro, perché ho sempre avuto in uggia Stalin e anche Mao).
Non osavo dire che avevo scritto io. Lo dissi mesi dopo, s’arrabbiarono.

Tanti anni dopo lessi su Millelibri lo scherzo fatto da una giallista inglese.
Scopre che il suo giardiniere scrive pure lui dei gialli.
Prende un manoscritto del giardiniere e lo invia alla sua casa editrice, dicendo L’ho scritto io. Poi prende un proprio manoscritto, lo invia, ma con la firma del giardiniere.
Risultato: la casa editrice dice che è ok il primo.
L’abito, insomma, nell’editoria fa il monaco (e di scherzi così ne son stati fatti. Ne ricordo un altro, di un dipendente di una casa editrice, che si spacciò per Borges, e ci credettero).
Questo per dire che se io fossi un editore ai lettori di manoscritti darei solo il manoscritto.
(Ed è stato questo pensiero a proporre che la prima pubblicazione dei raccontiaquattromani, qui, non riportasse il nome degli autori. Io, nelle mie valutazioni, ero più condizionato di chi leggeva e non sapeva).

E buona giornata

PS. Questo blog ha una media di 500, 600 visitatori al giorno, 700 a volte.
Durante la pubblicazione dei raccontiaquattromani i visitatori sono stati sempre più di 1000, con una punta record di quasi 1800, quando fu l’ora del voto.
Ne sono contento: per tutti quelli che hanno partecipato.

Scrittura e suicidi

Non dimenticare il lettore. Non il lettore massa da accudire nel suo legittimo bisogno di qualche ora di distrazione, né il lettore snob da accontentare nelle sue piccole voglie da gravidanza isterica. Non si scrive per sé, come ti dice l’esordiente quando ti porge il manoscritto, né si scrive per gli altri, come dicono gli apologeti della letteratura commerciale o i missionari della letteratura sociale. Si scrive per quel sé che coincide idealmente con gli altri.
(Pontiggia)
L’intero decalogo di Pontiggia è qui.

Poi, cose di vita quotidiana.
Nelle grandi città si disperdono, credo. Ma in quelle piccole no, restano nell’aria parole e silenzi quando qualcuno si toglie la vita.
Uno dice magari dipende da.
L’altro dice che non si fa, e che e che.
E ci si interroga sul fatto che erano mesi che non ce n’erano stati di suicidi e che poi, nell’arco di pochi giorni, ce ne sono stati due più un altro, tentato.
E tutto resta sospeso, come altre volte. Come sempre.
Chissà dove si posa il loro ultimo pensiero.

L’eBook (e altro)

Tre cose tre.
uno:
L’E-BOOK DI RACCONTIAQUATTROMANI
(con copertina di Mario Bianco).
(e grazie a Orasesta che lo ha realizzato).

due.
una recensione di Marina sul mio terzo romanzo, Lo scommettitore.

tre.
Sabrina Manca ha lanciato una proposta, una sorta di appendice a Raccontiaquattromani. Prendere un racconto, magari uno dei più criticati, e farne un editing.
Dite la vostra, ora.
Io son perplesso. Ho curato l’editing di un libro (pubblicato), ma l’ho fatto sentendomi sempre con l’autore. Gli scrivevo (posta elettronica), Così non va per questo o per quest’altro, oppure, Semplifica, oppure, Io qui farei così, ma lascio a te la decisione. Era, quindi, un confronto.
Prendere un racconto e riscriverlo (editing pesante) non è cosa che mi esalti.

PS.
Dopo 17 giorni di assenza il mio gatto, dimagrito e impaurito e assestato, è tornato a casa.
Stasera una gattara mi ha detto che il merito può essere anche il mio, perché l’ho cercato di notte per tutta la città.
Dice questa gattara che i gatti ritornano, ma hanno bisogno di sentire o il loro odore o quello di qualcuno che conoscono.
Io sapevo che sarebbe tornato. A Marsiglia ho trovato per terra due monete, una da un centesimo, nuovissima, splendeva quasi, e un’altra da 5 centesimi.
Porta fortuna, credetemi, raccogliere monete.
Bene.

una scelta, a ogni capoverso

Ho scritto una dozzina di righe per la quarta di copertina dell’E-book, Raccontiaquattromani.
Ho scritto cose banali. Che c’è stato il mio invito, e che, in un mese e mezzo – grazie a internet – si è proceduto a fare quello che era impensabile fare.
Insomma, grazie alle mail (e con l’ausilio o della chat o del telefono) si è potuto scrivere un racconto nel modo più difficile: con una persona lontana.
E, in alcuni casi, con una persona lontana e anche sconosciuta.
Bene.
Provare a immaginare che ora quesi 24 racconti vengano sottoposti ad editing.
O revisione degli stessi autori: il prodotto, già buono, potrebbe diventare un signor prodotto.
Scrivere con un’altra persona non è facile, scrivere con un’altra persona che sta lontano è ancor più difficile, scrivere con una persona che sta lontano e che non si conosce è un’impresa ardua.
Ci siamo, ci siete riusciti però.

Ma cos’è un racconto?

Vado a rileggermi Tondelli (Under 25: presentazione, da Un wekend postmoderno).

Quel che comunque ritengo importante è una disponibilità alla riscrittura e al ripensamento del lavoro. Ho trovato qualche difficoltà a spiegare ai ragazzi cosa intendessi per “riscrittura”. Sinceramente non lo so con precisione. So che il segreto della scrittura è quello di buttar via e di riprovarci senza paura e senza noia; la consapovolezza che lavorare con le parole e i racconti è un gioco divertente ma anche faticoso, poiché a ogni capoverso devi fare una scelta e non sai mai, fino alla fine, dove questo ti potrà portare. Per questo, per scrivere un racconto non è importante pensare o avere tante idee. E’ importante buttare giù.

Già.