aggiornamento

1. Paola Cingolani – Elisa
2. Cristina Bove – Cinzia Pierangelini
3. Biancamara (1) – Mario Bianco
4. Biancamara (2) – Aitan
5. Gea – Enrico GrEgori
6. Laura e Lory – Antonio Consoli
7. Barbara (Rael) – Damiel
8. Remobassini – Donna Laura
9. Irene Leo – Libra
10. Stefano Mina – Morena Fanti
11. Elys – Dario
12. Al3sim – Silvia Leonardi
13. Biancamara (3) – Demetrio Paolin
14. Annalisa – Bepi Vigna
15. Simona Loiacono – Massimo Maugeri
16. Roberta B. – Allerta
17. Katia – Roberto M.
18. Aitan (2) -E.L.E.N.A.
19 Cristina Bove (2) – Armando Tranchino
20. Flavia – Gaja Cenciarelli
21 Giorgio Bona – …
22 Sabrinamanca – Laurent
23 Lucia Cronomoto – Arimane
24 Sandra Biondo – Dante A. Ristori
25 Flounder – Manginobrioches
26 Flavia – Gaja Cenciarelli
27 Simone di Firenze (45 anni) – ….
28. Maria Lucia Riccioli – Luigi De Rosa
29. Aitan (3) – Zaritmac
30. Assunta Altieri –

E poi.
Diciamo che, grosso modo, la consegna deve avvenire entro metà agosto.
E che le battute non devono superare le 5500 (non sono previste multe per chi ne fa 5545).
Che la prima pubblicazione apparirà qui con titolo del racconto e racconto, ma senza ilnome degli autori, e questo fino a quando non verranno pubblicati tutti i racconti; e che una seconda pubblicazione, invece, comprenderà anche il nome degli autori del racconto, due righe su di loro, una manciata di righe sul metodo utilizzato per raccontare a quattro mani.
Diciamo che l’ipotesi di una pubblicazione su carta è da dimenticare, archiviata.
Diciamo che resta un gioco, un esperimento, una scommessa, e che comunque spero venga fuori qualcosa di dignitoso; per questo continuerò a farmi aiutare da Criscia e da Monia che, insieme a m, leggeranno in anteprima i racconti. Nel caso ci siano errori o incongruenze chiederemo agli autori di intervenire.
Nella prima fase, quella della pubblicazione anonima, permane la regola (anche agli anarchici piace inventarsi delle regole) di far votare ma solo chi partecipa (mentre, è sottinteso, tutti possono intervenire).
Useremo il sistema (antipatico) di anobii: una stelletta (brutto), due (così così), tre (bello), quattro (eccezionale veramente).
Voteranno anche gli autori, ma il loro voto io non lo considererò.
Voteranno anche Monia e Criscia.
Io non voterò.
Non estendo il voto ai milioni di visitatori di questo blog per evitare che siano costrette al voto non, zie e cugine varie.
Regola, anche per i commenti. Va bene mi piace e non mi piace. Chi scrive è un capolavoro oppure è uno schifo deve dimostrare sul campo la propria infallibilità di giudizio.
Chi mi legge, qui nel blog, dice e sostiene che io sono una persona moderata e mite.
Allora.
Ieri sera, presentazione del libro di Franz Krauspenhaar, Era mio padre, a Vercelli. Alla fine si è avvicinato a me una persona. che non mi sta simpatica. E’ insistente. Lei deve, mi dice sempre. Io, per dieci minuti ho cercato – gentilmente: giuro – di spiegargli che io non devo niente a nessuno. Ma lui niente. Lei deve.
Lei deve, e poi ancor Lei deve.
Io devo pensare ad altro, ora, e ora lei si leva di torno, ho detto.
No, non l’ho detto. E’ stato un tuono. Succede raramente ma succede.
Ecco, nella vita reale qualche volta ho degli scontri. Qui no, vorrei continuare ad avere questo blog per evadere dal tran tran quotidiano, scribacchiare qualcosa, scambiare informazioni eccetera eccetera.

E buon sabato a tutti

PS
La presentazione del libro di Krauspenhaar è stata doppia, per la verità. Prima a Vercelli, poi a Trino Vercellese. E’ andata bene. A Vercelli c’erano poche persone, dieci. Ma alla fine si è avvicinata una persona che mi ha detto, Mi sono emozionata. A Trino, invece, è andata benissimo. Più di trenta persone, la sorpresa di vedere comparire Mario Bianco, dieci libri venduti (perché quelli avevamo), la gente che, finita la presentazione, è rimasta a parlare con Franz.
Ed è andata bene anche perché a me e a Franz piace improvvisare, andare fuori tema, scherzare con la gente. A Trino, a un certo punto, una signora fa, Ma lei è di Cortona, il paese di Jovanotti, oh scusi, non c’entra…
Ma no, abbiamo parlate anche di Jovanotti, per cinque minuti. Una sorta di intervallo, piacevole.

e ancora

Nuovo aggiornamento.
Partecipano:
1. Paola Cingolani – Elisa
2. Cristina Bove – Cinzia Pierangelini
3. Biancamara (1) – Mario Bianco
4. Biancamara (2) – Aitan
5. Gea – Enrico GrEgori
6. Laura e Lory – Antonio Consoli
7. Barbara (Rael) – Damiel
8. Remobassini – Donna Laura
9. Irene Leo – Libra
10. Stefano Mina – Morena Fanti
11. Elys – Dario
12. Al3sim – Silvia Leonardi
13. Biancamara (3) – Demetrio Paolin
14. Annalisa – Bepi Vigna
15. Simona Loiacono – Massimo Maugeri
16. Roberta B. – Allerta
17. Katia – Roberto M.
18. Aitan (2) -E.L.E.N.A.
19 Cristina Bove (2) – Armando Tranchino
20 Eva Carriego – …
21 Giorgio Bona – …
22 Sabrinamanca -…
23 Lucia Cronomoto – Arimane
24 Sandra Biondo – Dante A. Ristori
25 Flounder – Manginobrioches
26 Flavia – …
27 Simone vita da outlet-

Se nessuno ha obiezioni direi a Francesco Giubilei che la sua proposta è ben accetta.
(Io, magari sbagliando, ma ho sempre fatto così: ho pubblicato con il primo editore che si è dimostrato interessato alle mie cose).
Copio incollo la presentazione che ha fatto di sé Francesco Giubilei

I nostri libri sono pubblicati con codice ISBN e stiamo per sottoscrivere un contratto con un importante distributore Del Porto (distribuisce fra gli altri Einaudi, guardate il sito).
Poi, per rispondere ad Al3sim, abbiamo un grafico ed un impaginatore e anche un editor che contattiamo quando ci serve (in questo caso lo farebbe Remo).
Inoltre stiamo sempre trattando con vari uffici stampa per la promozione di libri.
L’attività vera e propria incomincia dopo l’estate, per ora pubblichiamo “solo” una rivista letteraria e abbiamo già pubblicato un libro di narrativa “Le colpe dei padri” di lauraetlory, che dovremmo ristampare dopo l’estate.*
Questo per dire che anche se ho 16 anni non sono un dilettante allo sbaraglio, dilettante forse sì ma non allo sbaraglio :))

Dell’editing me ne occupererò io insieme a Monia e Criscia.
Insieme a Enrico Gregori valuteremo i titoli dei singoli racconti e qello dell’intera raccolta.
Mi piacerebbe poi:
Che della copertina si occupasse Alessandro (Al3sim), raccordandosi con me e Francesco Giubilei.
E che alla fine del racconto, oltre alle tre righe tre sui duei autori, ci fosse una postilla: spiegando come i due autori – alcuni già si conoscevano, altri per niente – hanno lavorato.

Per il resto vale quello che ho già detto.
Fatemi sapere.
Chi si è fatto avanti, fino a oggi, lo reputo abile e arruolato. Se non si trova il socio mi offro io.
E buone cose a tutti

dunque (anche su carta?)

1. Paola Cingolani – Elisa
2. Cristina Bove – Cinzia Pierangelini
3. Biancamara (1) – Mario Bianco
4. Biancamara (2) – Aitan
5. Gea – Enrico GrEgori
6. Laura e Lory – Antonio Consoli
7. Barbara (Rael) – Damiel (attendo conferma)
8. Remobassini – Donna Laura
9. Irene Leo – Libra
10. Stefano Mina – Morena Fanti
11. Elys – Dario
12. Al3sim – Silvia Leonardi
13. Biancamara (3) – Demetrio Paolin
14. Annalisa – Bepi Vigna
15. Simona Loiacono – Massimo Maugeri
16. Roberta B. – Allerta
17. Katia – Roberto M.
18. Aitan (2) -E.L.E.N.A.
Poi: Flounder, Eva Carriego, Sabrinamanca che se se partecipano migliorano la qualità del giochetto.
Se ho dimenticato qualcuno scrivetemi a
raccontiaquattromani@gmail.com
La prossima settimana pubblico il primo racconto.
Al momento ne sono arrivai due. Cercate di stare entro le 5500 battute (in rete meno si scrive e meglio è).
All’incirca c’è ancora un mese di tempo per inviare racconti.
Che verranno pubblicati ma senza svelare gli autori. Solo chi partecipa al gioco può (se vuole) votare: ma avrà un valore simbolico e poi mi servirà a scandire un eventuale e-book (il miglior articolo aprirà la raccolta, il secondo la chiuderà, il terzo starà in mezzo, e così via).
Tutti potranno commentare.
Gli autori poi li svelerò o alla fine o a rate, dipende dal numero non delle adesioni (che si fa presto ad aderire) ma dai racconti fatti e finiti.
Prima della pubblicazione i racconti verranno letti da me e da Monia, che frequenta questa blog, che conosco come attenta lettrice. Ci può stare che un racconto non sia bello. Ma che sia scritto male, no, e quindi il compito mio, di Monia e di chi vuole fare del comitato di lettura sarà quello di “interrogare” il racconto, così da girare gli eventuali dubbi interpretativi agli autori.
E poi.
Negli accoppiamenti c’è di tutto. Gente che si conosce anche di persona, gente che si è conosciuta, ora.
Non venite a chiedere a me come si scrive un racconto a quattro mani, e per di più a distanza, perché non lo so.
credo che la cosa migliore sia quella di intravedere una piccola storia e fare poi una scaletta, oppure scrivere, e passare come se le poche righe scritte fossero una carta da gioco.
Sicuramente ho dimenticato qualcosa o qualcuno, sicuramente non pensavo di fare una cosa che somigli, anche se vagamente, un concorso (ché li ho sempre detestati, io).
Piccola riflessione (che fece già Mozzi su Nazione Indiana, secoli fa): le donne che scrivono son più degli uomini (in questo caso sono 23 contro 14) però a pubblicare sono di più gli uomini, mi pare.
Così esco un po’ dal tema gioco del racconto a quattro mani.
E buona giornata.
PS Accetto consigli, poi decido di testa mia.
Accetto di pubblicare anonimi (quindi si firmeranno con nick) purché la loro identità sia nota almeno a me.

E poi.
Se qualcuno passa dalle mia parti venerdì c’è la presentazione, doppia, del libro di Franz Krauspenhaar, Era mio padre (Fazi). Alle 18 a Vercelli, alla libreria Mondadori, e poi alle 21 circa a Trino Vercellese, dove saremo ospiti (perché sarò io a dialogare con Franz) dell’associazione Senza sede.

Oggi. Vita, amore, morte, ricordi: oggi insomma

Mi è venuta in mente un’idea balzana.
Una proposta.
Vi invito a scrivere dei racconti da postare, poi qui.
Ma a coppie. Che si accordano per scrivere insieme.
Allora.
Chi vuole si mette d’accordo. Metti Aitan con Biancamara, Gea con Enrico Gregori. Io con… Donna Laura, o Annarita Briganti, o RedPasion oppure con Mario Bianco. Anche due uomini o due donne.
Poi: qui vengono persone che non hanno un blog, ma che scrivono, penso a Giorgio Bona e Simona Loiacono.
(Se Laura e Lory vogliono partecipare, dal momento che hanno sempre scritto insieme, penso sarebbe giusto se si trovassero un socio o una socia).
Anche gente che non conosco, ma che mi dice, io parteciperei ma non conosco: in questo caso proverei io a chiedere, trovare, formare insomma una coppia.
(L’idea mi è venuta perché io a, non so scrivere racconti e b, io non ho mai scritto mai a quattro mani).
Si formano le coppie, insomma, e si decide che si va avanti per un po’, magari due mesi, magari meno, magari di più.
Mi mandate per posta elettronica e io copio e incollo ma – questo è importante – senza svelare chi sono gli autori del racconto.
Lascio il racconto per due giorni e, in questi due giorni, si vota così come si vota su anobii: una stella (brutto), due stelle (così così), tre stelle (bello), quattro stelle (bellissimo).
Hanno diritto di voto (però) solo i partecipanti.
Voteranno, quindi, anche gli autori del racconto, a provvederò io a non tenerne conto ai fini della classifica finale.
Gli altri, se vorranno, potranno commentare.
Propongo anche il tema.
Oggi.
Vita, amore, morte, ricordi: oggi insomma.

Alla fine creerò una pagina come questa. Oppure si può creare un e-book. Condue righe due sugli autori.
E io parteciperò, ma non avrò diritto di voto.

Ora ditemi, ché se mi die che è un’idea troppo balzana va bene lo stesso, così faccio altro.
Buona notte, perché penso che a quest’ora stiate tutti dormendo.

Chi vuole aderire mi scriva.
raccontiaquattromani@gmail.com

Da un minimo di sei sette racconti a un massimo di trenta (poi chiudo).

E vi segnalo che è uscito BlogTime, di Titty e d’altri, con lei.
(Grazie Titty per la pagina dedicata dalla Donna).

intervista(to)

Su Fernandel (rivista dell’omonima casa editrice che un volta usciva su carta e adesso solo in rete) c’è un’intervista al sottoscritto sui blog.
L’ho riletta (rispondo sempre di getto, senza pensarci troppo) e non rinnego nulla. E faccio i miei complimenti a Silvana Rigobon, l’intervistratrice. Dico solo che mi trovo sempre un po’ a disagio quando debbo citare (o non citare) altri blog.

E poi.
Mi piace il commento fatto da Biancamara (Piera Ventre) al post teste di zucca. Sul rapporto scrittura-blog.
Lo copio incollo, qui.

buoni i risotti alla zucca.

quando io dico che scrivo per me, la maggior parte delle persone mica ci crede. allora perché hai un blog?, il più delle volte è la domanda. c’è qualcuno che, ancora, si illude che la scrittura in rete possa dare una qualche visibilità e farti diventare il caso letterario dell’anno. c’è qualcun altro che si preoccupa che le sue preziosissime cose possano essere copiate, plagiate, esportate, vincere il nobel per la letteratura senza che lui, l’autore, (l’autentico/il solo/l’unico) ne sappia niente.

la domanda: perché scrivo?, mi ritorna ad intervalli regolari. spesso sono io stessa a formularla a me. la risposta, quando arriva veloce, ed è la più sincera, è “per stare meglio” o “perché mi fa bene, anche se mi fa male”.

non so attribuire valore alle mie cose. non ne sono capace – non so se questo accada a tutti quelli che ci provano, dai più navigati ai novellini -, ma, in tutta franchezza, non credo sia questo il punto determinante. non è colui che scrive a doversi un giudizio “estetico” – di stile, di contenuto, di forma –

Sai, Remo, io credo che la via d’uscita sia sempre quella di lasciare spazio al gioco. E’ la nostra parte creativa che chiede asilo e via d’uscita. Quando si comincia a pensare alla scrittura, alla fotografia, all’arte in genere – che sia “domestica” o “istituzionalizzata”, poco importa – come ad un prodotto, temo si arrivi all’aridità del compromesso, dell’iniziare a fare qualcosa per gli altri, accomodando gusti, aggiustando il tiro.

non so. scusate, forse ho scritto un sacco di stupidaggini – appunto -, ma, quando dalla mia testa/tastiera esce fuori qualcosa che mi fa dire “questo mi pare giusto così”, ho la stessa soddisfazione di quando preparo un ottimo risotto alla zucca.

ciao Remo. ciao tutti.

Segnalazione.
Sul blog di Amalteo, Carlo Rivalta legge Pontiggia.

Teste di zucca

Ho sempre detto che non dirò mai male dei libri che non mi piacciono, almeno qui.

Ho sotto gli occhi un’antologia.
Le antologie, dunque.
Solitamente funziona così. Un giorno arriva la telefonata o di uno scrittore, o di un editor, o di un editore. Stiamo facendo una antologia sulle teste di zucca, ti va di partecipare?
(Poi arrivano altre precisazioni. Partecipa anche questo o quello. Non pagano, pagano poco, avrai solo cinque copie omaggio. Massimo 12mila battute, entro…).
Il problema vero, però, sono le teste di zucca.
La conoscenza dell’argomento.
Eccerto che no: perché se uno è scrittore è chiaro scrive, e quindi se scrive saprà bene cosa scrive, e quindi scriverà che le teste di zucca sono…

Ho un elenco interminabile di minchiate fatte in vita mia.
Potrei farci il blog della vergogne. Dei peccati incoffessati e inconfessabili. Cento post in una sera poi mi nascondo.
Vado in Madagascar.
Ma potrei anche aprire un piccolo insignificante blog dove scrivere delle (poche) cose di cui mi vanto.
E restare. So mica come si sta in Madagascar.

Un amico scrittore, un paio di mesi fa, mi ha chiesto un racconto per un’antologia.
Non ho avuto tempo di prepararmi sull’argomento, era sulle teste di melone, l’argomento, che comunque un po’ conoscevo, e che mi tentava, ma comunque ho declinato. Mi son detto: fai la persona seria se ti riesce. Ci son riuscito, pare (facendo così un favore a quell’antologia, che penso sarà interessante, di più senza il mio apporto).

Altre volte, invece, m’è successo il contrario. Ho saputo di antologie il cui argomento, invece, mi era familiare; avrei, insomma, avuto qualcosa da raccontare. Niente. Penso di pagare il fatto di conoscere quattro scrittori in croce, un paio di editor e basta. Ma va bene, perché in campo editoriale io penso comunque d’essere stato fortunato.

Ma ho davanti a me, in questo momento, un’antologia, che parla di teste di zucca, e vedo, tra i nomi degli autori, che ci sono persone che di zucche non sanno nulla perché hanno altri palati.
Però funziona così.
Però mi girano, e sapete perché mi girano? Perché se mi avessero chiesto io avrei detto che io di teste di zucca so niente ma c’è un blogger, che non ha mai pubblicato ma che scrive bene, che avrebbe potuto, invece.

Scusi lei è?
Scrittore.
Ah.

E comunque, sì già che ci sono vado fuori, ma di tanto, tema.
Si dice che non si scrive per sé ma per essere letti. Per essere pubblicati.
Io stanotte mi son messo a scrivere poi, una volta finito, mi son chiesto se… e poi mi son fermato.
Una volta finito o prima di iniziare (ma sarebbe meglio di no) si può pensare di tutto: di vincere il Nobel o di riciclare la carta per pulire culi d’elefante.
Ma è quando si scrive che le interferenze devono stare lontane, altrimenti è finita.
Sentirsi liberi di scrivere, a prescindere.

e buzzati disse “mi cacceranno”

Buzzati dichiarava con il candore, però sapiente, che era uno dei suoi fascini maggiori, di credere all’ispirazione: l’ispirazione era “l’idea giusta”, che però poteva nascere anche da un fatto di cronaca, da un aspetto insignificante della vita: un cane che passa per strada, due che litigano (Giuliano Gramigna)

Sto rivedendo Buzzati e Il Corriere, inserto del Corriere della Sera, giugno 1986.
Lo comprai e lo lessi perché stavo muovendo i miei primi passi da giornalista, sapevo niente, allora, di giornalismo.

Parte da lontano, quell’inserto.
1906, il 16 ottobre nasce Dino Buzzati.
Quel giorno Il Corriere annuncia che a Milano sono cominciati i lavori per la nuova stazione (finiranno nel 1931); che forse il Nobel per la letteratura verrà assegnato a Carducci; e, che il generale russo Uchiakoff insegue per tutta Europa, arma alla mano, la moglie fuggita con un capitano: a Madrid gli amanti “partecipano a un redattore la loro inquitedudine”.

Scrisse libri, commedie, posie, articoli Dino Buzzati. Scrisse anche lettere, per trent’anni, ad un amico, Arturo Brambilla e scrisse anche un diario.
Nel 1928 fu assunto al Corriere.
Annotò: Oggi sono entrato al Corriere, presto sarò cacciato come un cane.

Invece divenne un bravo redattore. Uno scandalo in un ospedale di Milano lo titolò “Nove coinvolti in pubbliche lenzuola”.
(Un titolo inconsueto, per l’epoca).

Nel 1958, all’età quindi di 52 anni e con trent’anni di carriera al Corsera, Buzzati con il libro “Sessanta racconti” vinse lo Strega.
Non si cresce mai: era rimasto quello nche annotava su diario “mi cacceranno”. Infatti, quando a Villa Giulia, presenti altri scrittori, critici, attrici, politici, invitano Buzzati a ritirare lo Strega Buzzati non c’è. C’è ma si nasconde, troppo timido per affrontare una premiazione così.

Aveva pochi amici, che non amasse gli intellettuali lo si capisce dal suo diario.
!955, è a Parigi, dove conosce Camus. Scrive: “Una faccia, grazie a Dio, non da intellettuale; se mai da sportivo, chiara, popolaresca… una facca da garagista”.

Amava i cani, era ipocondriaco, aveva una 500. Prima di morire (era il 1972, aveva 66 anni) alla giovanissima moglie Almerina (si erano sposati che lui aveva 60 anni e lei 25) disse: Non fare la vedova, risposati subito, odio il cordoglio.

Ma mi piace chiudere su Buzzati con una testimonianza di Montanelli.
Non l’ho mai sentito rimpiangere le ore, le giornate, gli anni spesi sul banco della redazione per ricostruire delittucci o delittoni. Seguitò a farlo anche dopo essere diventato un autore di fama internazionale.

(E mi viene da pensare al mestiere del giornalista. Buzzati accettava ogni incarico, di seguire ogni fatterello. Pensate che i giornalisti e gli aspiranti giornalisti siano come lui, per caso? Uno ogni cento, forse).
Buona giornata

E poi.
La sinistra italiana (e tanti che hanno fatto politica nel 68) è arrogante quando parla.
Ciò che sa lo devono sapere anche gli altri, popolo bue.
C’è un’interessante discussione su Vibrisse in proposito.

E poi.
L’idea l’hanno avuta Barbara Garlaschelli ed Enrico Gregori. Un racconto da postare alla stessa ora, partendo da una parola-tema, Ascensore.
Il racconto che più è piaciuto è Lift 1965, è di Gea, che spesso viene qui e che ho conosciuto al salone del libro di Torino.

Vite ai margini, da barboni.
Leggendo storie di questo tipo ci si rende conto di come il tragico non sia affatto morto: ha solo girato l’angolo. Finisce per strada chi ha scoperto il suo destino; chi non può liberarsi del destino finisce in strada?
scrive Anfiosso. Che fa una recensione, davvero bella, del libro Vite perdute per strada, di Fabrizio Filosa. Da leggere.

Non mi lamento, non imploro, non piango

Non mi lamento, non imploro, non piango,
Tutto passerà come il fumo dai bianchi meli;
Preda all’oro dell’appassire,
La mia giovinezza, lascerò.

E tu toccato dal freddo, o mio cuore,
Come ora più non batterai;
E il paese di betulle d’indiana
A camminare scalzo più non mi tenterà:

Anima vagabonda! Sempre più di rado
Tu agiti la fiamma delle labbra.
Mia perduta freschezza, furia
Degli occhi, pieni dei sensi!

Sono oggi più avaro di desideri, mia vita?
O ti ho soltanto sognata?
Sembra che in un sonante
Mattino di primavera
Io abbia cavalcato sopra un roseo cavallo.

Lento cola dagli aceri il rame delle foglie…
Sia dunque in eterno benedetto
Ciò che viene a fiorire e a morire.

Ogni tanto si torna a parlare di Esenin, dei suoi amori, donne o uomini che fossero.
E della sua fine misteriosa.
Forse si ammazzò, forse (il dubbio c’è) l’ammazzarono.
Trent’anni (1895-1925) di vita, cinque mogli, amanti uomini, il sogno di una russia libera e giusta di un poeta contadino.
E’ merito di Angelo Branduardi se in Italia lo si conosce un po’ di più. A volte una (bella) canzone può fare tanto. I miei due libri con le poesie di Esenin io li comprai dopo averla ascoltata e imparata a memoria.
Confessioni di un malandrino.
… sul tappeto magnifico dei versi
voglio dirvi qualcosa che vi tocchi…