Dopo il caffè al solito bar, mentre camminavo pensavo che, oggi, avrei avuto due cose da scrivere.
Una storia di sguardi: persone che rivedo, ogni tanto mentre cammino, per esempio dopo il primo caffè, e che mi sembra siano rimaste ferme nel tempo: a uno sguardo, triste, di anni fa, che si portano sempre appresso.
Però avrei voluto scrivere anche di politica. Ieri sera, casualmente, vedo su un’emittente televisiva piemontese una sorta di Porta Porta alla buona. C’è il leader della Destra, Storace. Che, rivolgendosi a una ex parlamentare di Rifondazione ha, più o meno, detto: Il governo Prodi l’ha fatto cadere Mastella per una questione di malaffare, mentre voi invece avete fatto i soldatini, e avete tradito i vostri principi e i vostri valori. Eravate voi che dovevate far cadere il Governo Prodi, l’aveste fatto il vostro elettorato non vi avrebbe girato le spalle.
Grosso modo: condivido.
Il governo Prodi ha risanato il debito, ma ha fatto finta di non vedere che per le fasce più deboli la vita diventava sempre più difficile.
Avrei voluto, insomma, scrivere sulla sinistra italiana: che ha perso la sua identità, che è diventata casta, che abbassa la testa e non sa avvicinare i nuovi poveri.
Lo farò, forse, oppure no. Anche perché un po’, mentre ci penso e scrivo, m’arrabbio.
E invece apro il blog e vedo che l’ultimo commento è di Elys, Deserti di cioccolato. Era già intervenuta altre volte e quando qualcuno interviene, qui, poi io vado a vedere. Per curiosità, per scambiare il link (che giudico un puro gesto di cortesi), per leggere.
Ho letto.
Elys scrive
se penso all’impossibilità attuale di arrivare a ricevere un “sì” da un editore, mi prende un nodo allo stomaco
E poi dice anche:
mi viene l’irrefrenabile istinto di distruggere ogni cosa creata fino ad ora. Racconti, blog, romanzo.
Tutto. Mi viene voglia di DIMENTICARLA la scrittura. Mi viene voglia d’inventarmi una nuova identità. Che ne so, una senza aspirazioni. Una che non vuole niente. Si vivrebbe meglio. Io, vivrei meglio? Forse no.
Allora.
A volte lo penso anche io. Anzi: a volte quasi rimpiango quando scrivevo e non avevo trovato un editore. L’ho pensato anche nei giorni scorsi, e pensare che, nei giorni scorsi, per la prima volta – mai successo prima – un editore, incontrato al salone del libro, mi ha detto che un mio libro sta vendendo, sta insomma andando bene.
L’ho pensato perché si vive male – e ne conosco, io, di gente che vive male – dopo aver pubblicato un libro. Quello che era un sogno diventa poca cosa. Qualcosa da esibire, altrimenti gli altri nemmeno se ne accorgono. E si diventa patetici. O almeno: io così mi sento.
Ma ora mi fermo. Perché il post di Elys merita attenzioni.
(Anche perché, cara Elys, ti capisco: erano i miei pensieri quando scrivevo i miei primi libri. Ne vale la pena?, mi chiedevo. Ne vale la pena?, mi chiedo. Tu scrivi, e basta. Pubblicare o non pubblicare spesso dipende dal caso).
Buon sabato
Qui il cielo è grigio grigio
Dimenticavo, al Salone del libro di Torino mi ha fatto piacere rivedere alcuni amici blogger. In particolare Viridian (non me ne vogliano gli altri dieci, quindici che ho visto).
E ho avuto il piacere di conoscere personalmente Giovanni Giovannetti, che nella vita fa il fotografo e l’editore. E poi fa altro, per complicarsi l’esistenza.
In questo blog ci sono segnalate le case editrici che mi hanno pubblicato e alcune case editrici di cui ho sentito dire bene (per esempio da Barbara Garlaschelli). C’era anche quella di Giovannetti. Ora c’è: a maggior ragione.


