discorsi vari sull’editoria

Il mio amico Mario Bianco scrive.
Allora, Remo, le voci “inutili” sarebbero quelle interiori che ti mettono dei dubbi, insinuano incertezze, ti creano paure, autocensure e ti fanno esitare mentre scrivi?
Se è così, se ho capito bene, queste voci diventano miti soltanto dopo lunga dimestichezza con la propria scrittura, dopo la costruzione di un proprio stile e, in genere, dopo un pubblico riconoscimento del valore di questo personale stile, l’accettazione, il consenso cioè, da una parte dei lettori.

Tanto le voci “inutili”, quelle che vengono poi normalmente ritenute “utili”, anzi “essenziali” saranno talvolta, o spesso, quelle degli editors che ti diranno si fa così si fa cosà se no non si vende, ’sto cazzo di tuo testo…..
E questa non è una fola.

MarioB.

Caro Mario, provo a risponderti, ma non è facile.
Poi. E’ facile fare proclami. Chessò: se andiamo a vedere tanti blog leggiamo “Odio l’ipocrisia”, e quindi possiamo pensare di vivere in un mondo che ipocrita non è. E invece sono parole, biglietti da visita. Forse vogliamo apparire un po’ tutti più liberi di quello che siamo.
Io non penso di essere “puro”.
Lo fossi stato non avrei accettato una copertina commerciale, per esempio.
Di più: io credo che per essere puri bisognerebbe star fuori da tutto il meccanismo dell’editoria.
L’editoria pubblica ciò che ritiene vendibile, da sempre.
La coscienza di Zeno non era ritenuta pubblicabile, e quindi è storia vecchia, di sempre, il fatto che l’editoria abbia un’anima commerciale.
Sulle “voci”: c’è di tutto di più, da dire.
Provo a spiegare, con un raffronto.
Quando stavo scrivendo La donna che parlava con i morti pensai a una innovazione strutturale: come ben sai Mario, la terza persona è intervallata da degli ” a sé” quasi teatrali, in seconda persona e in corsivo.
Una voce mi disse: Sei sicuro di voler osare?
Chiesi consiglio a due persone, Zena Roncada e Rosella Postorino.
Osa mi disse la Postorino. L’uso del corsivo aiuta il lettore, fallo pure, mi disse Zena.
Quando scrissi Il quaderno e volevo osare una voce mi diceva, Stai tranquillo, che non sei nessuno.
Che dici Mario ero troppo poco temerario quando scrissi Il quaderno o mi son montato la testa, ora?

Sulla crudeltà dell’editoria commerciale.
Saramago è… commerciale?
Io dico che Saramago è bravo e commerciale.
Il discorso è quello di sempre: l’editoria esclude.
Ieri su facebook ho letto lo sfogo di un ragazzo. Ha scritto (vado a memoria) che smette di scrivere e proporre il suo manoscritto perché ha capito, anzi no, perché gli han fatto capire, che i migliori restano ai margini, esclusi.

Comunque. Non ho mai avuto pressioni dagli editor o dagli editori.
Io già considero una pressione il fatto di dover fare le presentazioni dei miei libri, affinché ci sia il passaparola.
Poi magari on è così, anche perché la parola “pressione” è vittima delle nostre percezioni.
Tuttigli scrittori dicono che sono liberi e belli e io, mene sto accorgendo, sto facendo ora la stessa cosa.
Però ho visto una cosa, caro Mario.
Ancor prima degli editor e degli editori sono gli stessi scrittori che fanno dei discorsi diciamo commerciali, per esempio: se scrivo sul sessantotto ho più possibilità di essere pubblicato perché quest’anno (l’anno scorso) cade in cinquantenario.
Per me un ragionamento così ci sta.
Soprattutto per un esordiente.
Io credo che le “voci” in negativo, quelle che sottintendono una volontà di prostituirsi pur di arrivare a pubblicare con una grande casa editrice, non interferiscono quando si scrive, interferiscono semmai quando si vive.
Se frequento il tal ambiente o il tal giornalista ne ottengo dei benefici.
Però facciamo così, ora.
Si va avanti e chi vuole scriva.
E si procede nei commenti.

E comunque.
L’editoria esclude così come fanno i lettori.
L’editoria pesca uno scrittore, e magari sbaglia, perché non sceglie quello giusto.
Ed è lo stesso meccanismo della libreria: noi peschiamo un libro, e capita, no?, di beccare una fregatura.
Certo, più soldi abbiamo e più tempo abbiamo e più la nostra scelta sarà buona.
Ma l’anomalia italiana, parlo di editoria ora, dove la mettiamo?
Solo in Italia, tutti i giorni, le case editrici sono inondate da manoscritti per lo più illeggibili e di gente che non legge.
E noi magari ce la prendiamo con le blogger che pubblicano le loro scopate.
Che l’editoria sia un mondo imperfetto e crudele e magari corrotto non ci piove. Che decine di migliaia di persone si lamentino del fatto che loro sono geni incompresi della letteratura non ci piove e non ci grandina.
Così è.
Ed è un bel casino, insomma.

Ancora una cosa (ho fatto tardi, la lavanderia a quest’oraha chiuso).
C’è gente, oggi, che mi manda qualcosa da leggere, scrivendo, anche: Io so scrivere. Io, su questa affermazione, rifletterò sempre, con varianti. Per hi scrivo? e soprattutto, Mi farò capire?
C’è gente, invece, che sa scrivere e sta in disparte.
Io, quando scrissi il Quaderno, avevo bisogno di conferme.
Dai miei complimenti non mi son mai fidato: son voci percolose, quelle.

14 pensieri su “discorsi vari sull’editoria

  1. E per dire un’ultima cosa, personale, per dimostrare che non ho uggia per l’editing:
    ho lavorato sul mio romanzo “Di ruggine in rugiada” del 2005 con una editor squisita, Paola Masi, per quindici giorni.
    Abbiamo rivisto il mio testo spalla a spalla, benissimo, e ne sono stato molto soddisfatto.

  2. cara monsia, tu hai scritto (correggo il tuo Lui in Remo, per chiarezza)

    Ma ogni scrittore è figlio della storia personale di un uomo: Remo è stato un operaio, è uomo legato alla terra, al lavoro delle mani, è un giornalista, un curioso della vita, che guarda alla gente fondamentalmente con affetto, non è incazzato col mondo..E scrive per raccontare(si) le storie che incontra. E tutto questo non può non riflettersi nella sua scrittura

    non sono d’accordo.
    fenoglio diceva: lo so solo io perché scrivo…
    perché scrivo, ma veramente, non l’ho mai scritto.
    anche perché, in fondo in fondo, non lo so.
    provo a dire:
    per i fantasmi che ho dentro (si rabboniscono se scrivo);
    perché a differenza di quello che dici io sono incazzato col mondo; sono dalla parte dei calpestati.
    e poi: lo so solo io…
    ciao cara Monia e comunque hai ragione.
    E comunque: quel che conta è il libro, non chi l’ha scritto.
    come avete scritto tu e don gately
    ottimi scrittori possono essere pessime persone.
    c’è gente che legge i miei libri, specie il primo, e dice, Sei una persona piena di umanità.
    No: è Il quaderno delle voci rubate.
    Che magari trabocca di quella umanità che io non ho.

    e comunque.
    sull’editing.
    volevo raccontare le mie esperienze nei vari post sui miei libri.
    ma dal mom,ento che proprio ora sono in fase di editing racconto quanto segue.

    il libro che sta per uscire l’ho fatto leggere a sei, sette persone (a lavori in corso o a lavori ultimati).
    due di queste persone lavorano nell’editoria.
    una invece no, tutt’altro: è una persona che lavora con me, è una brava ragazza (di quanrat’anni) che lavora nel comparto grafico e che, per motivi personali (genitori anziani a cui badare) ha poco tempo per leggere. da anni.
    a questa ragazza ho chiesto di puntellare il manoscritto con punti interrogativi.
    ne ha messi una decina, a due o tre… ho dato ascolto.
    comunque.
    quando ho spedito il manoscritto alla newton mi son detto, ora correggono le bozze, che c’è poco da correggere.
    e invece è comparsa una editor.
    antonella pappalardo.
    ha trovato alcuni nei, che nessuno avevo trovato, che non era facile trovare.
    la complessità di un romanzo non si vede dallo spessore delle pagine.
    se il romanzo è pieno di personaggi e di particolari (che magari possono sembrare insignificanti) occorre conoscerlo menadito, un po’ come chi di notte conosce talmente bene casa sua che non accende la luce.
    ecco, questa editor mi ha fatto capire una cosa: che mi stavo montando la testa.
    credevo di controllare tutto senza fare schede, prendere appunti.
    lei è stata bravissima: ha visto i nei, lei, quei nei che avrei dovuto vedere io.
    (mi consolo: da tempo “gioco” a cercare nei e imperfezioni in libri pubblicati.
    chissà se esitono i libri perfetti.
    forse sì: i diari, o i libri semplici. pochi personaggi, pochi particolari.
    montalban, chandler, piero chiara sono inciampati, a volte.
    di carver si sa.
    eccetera…).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...