La melodia della risaia vercellese in primavera

Quando terminarono di leggere La suora i miei attuali editori (Golem) si chiesero e mi chiesero come catalogarlo: perché in effetti era un giallo, ma anche no.
Ne La Suora si fondono due storie.
Una ambientata ai nostri giorni, l’altra no. Ecco un paio di estratti.

Primo estratto.

È fredda questa notte di primavera del 1945, ma alla ragazza non importa, altrimenti si abbottonerebbe il cappottino nero, che sua mamma ha rivoltato. Una ragazza così giovane non dovrebbe andare in giro di notte. La guerra è finita, ma è ancora tempo dei regolamenti di conti, di bande di falsi partigiani, di caccia al fascista, al delatore, al fiancheggiatore che ora nega tutto. Per le strade deserte si respirano odio e paure. È tutto diverso ora. La folla che un anno addietro faceva a gara nel cercare di stringere la mano al prefetto massacratore di ebrei e partigiani, adesso applaude il Comitato di liberazione nazionale. Viva i partigiani, viva i garibaldini: ciak si gira un nuovo film.
La ragazza, ora, cammina radente al muro, c’è solo lei che si sta aggirando sotto i portici della piazza, deve stare attenta. Non dovrebbe essere lì, lo sa bene. Lo ripetono ogni giorno, con l’altoparlante.
«Per disposizione del Comando Militare Alleato il coprifuoco ha inizio alle ore 23 e avrà termine alle ore 5. Per circolare durante il coprifuoco occorre un permesso rilasciato dal Questore. Fanno eccezione le pattuglie di partigiani e quelle della Polizia.»
Se la fermeranno si inventerà qualcosa, non ha paura di loro. È angustiata da altro. Dicono tutti che lui è morto, ma lei non si vuole arrendere perché sente che non è vero. È appena stata dove c’era l’altalena, è lì che si sono conosciuti, è uno dei loro posti segreti. «Camilla, non dirlo a nessuno che te la facevi con quello là» le ha detto sua madre, ma non c’è stato verso: continuerà a cercarlo di giorno e di notte.

Secondo estratto.

Tua mamma si è alzata. È una notte d’inverno, fa freddo, copre le spalle di tuo papà che sta dormendo girato su un fianco, si alza, indossa la vestaglia blu e, senza accendere la luce, si avvicina al tuo lettino per accarezzarti i piedini, appena appena. Poi infila il suo mignolo destro nella manina sinistra che tu hai portato alla fronte. La manina – sembra una magia – si chiude.
«Domani ci sarà una grande festa, tutta per te…» sussurra.
Domani è il tuo secondo compleanno. Alla festa ci sarà anche nonna Margherita, che sta dormendo di sopra, e ci saranno il giardiniere con sua moglie, il padrino e la madrina del tuo battesimo. Vivono in una dépendance della villa, si trovano benissimo con la signora e suo marito; nonna Margherita trascorre tanto tempo con loro, hanno in comune le origini contadine. È la luna che dice loro quando seminare, tagliarsi i capelli, imbottigliare il vino.
Chiude gli occhi, ora, Camilla. L’ha sentito.
Camilla non sa se sia giusto o meno, ma è arrivato ed è – da sempre e sempre sarà – il benvenuto. Se l’era portato appresso per tanti e tanti anni, poi lui sembrava essersi offeso: da quando è comparsa la bimba non si era più fatto vivo.
Camilla esce dalla stanza, adesso è in bagno. Non ha acceso la luce, le basta il riverbero dei lampioni che s’infrange sul vetro opaco della finestra. Ora può aprire la vestaglia, sedersi per terra, spalancare le gambe, anche. Lui è lì, con lei.
E a lei pare di sentire i grilli e le rane che cantano, tutto intorno. È la melodia della risaia vercellese in primavera.

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